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mercoledì 26 maggio 2010

OSHO...AFORISMI...

Se pensi alla strada che devi percorrere
ti trovi tremendamente a disagio
e la vita diventa troppo complicata.
Se smetti di pensare e cominci invece a camminare,
il tuo fardello si alleggerisce
e inizi a intuire il tuo percorso,
a scoprire una tua “visione”.
Osho

Devi capire che le parole sono solo parole: rumori con un significato convenzionale e null’altro. E’ così, devi capirlo! Prima di tutto distaccati dalle parole: se ci riesci, potrai vedere che sono solo rumori. E’ come nelle caserme, dove si usano i numeri: “soldato centouno”, quella persona si identificherà con quel numero; [...]
Osho

ConsapevolezzaDa non perdere

Autosservazione: tratto da un brano di Anthony de Mello

CONSIGLIATISSIMO:
"Qual è la cosa più importante in assoluto? Si chiama autosservazione. [...]
Non significa essere assorti nei propri problemi, essere preoccupati di sé. Non è di questo che sto parlando: parlo dell'autosservazione. E cosa sarebbe?
Significa osservare tutto ciò che è all'interno di noi stessi e intorno a noi, fino al punto più estremo, e osservarlo come se accadesse a qualcun altro.
Cosa significa quest'ultima frase? Significa che non si personalizza quel che ci accade. Significa guardare alle cose come se non si avesse alcun legame con esse.
Il motivo per cui soffrite a causa della vostra depressione e delle vostre ansie è che vi identificate con esse. Dite: «Sono depresso». Ma ciò è falso. Voi non siete depressi.
Se voleste essere precisi, potreste dire: «In questo momento sto attraversando una fase di depressione». Non è invece corretto dire: «Sono depresso». Voi non siete la vostra depressione.
Non si tratta che di una sorta di inganno della mente, uno strano tipo di illusione. Siete stati indotti a pensare - pur non essendone consci - che siete voi la vostra depressione, che siete voi le vostre ansie, che siete voi la vostra gioia e le emozioni che provate.
«Sono contento!». Di certo non siete contenti. Può darsi che la contentezza sia dentro di voi in questo momento, ma aspettate un po', e le cose cambieranno; non durerà: non dura mai; le cose cambiano di continuo, cambiano sempre. Le nubi vanno e vengono: alcune sono nere e altre bianche, alcune grandi, altre piccole.
Se vogliamo seguire l'analogia, voi sareste il cielo, intento a osservare le nubi. Sareste osservatori passivi, distaccati. So che questo atteggiamento può essere per voi assurdo, soprattutto nella cultura occidentale. Non interferite. Non dovete farlo. Non «fissate» nulla. Guardate! Osservate!
Il problema della gente è che si affanna a fissare cose che non riesce nemmeno a capire. Siamo sempre lì a fissare delle cose, non è vero? Non ci viene mai in mente che le cose non hanno bisogno di essere fissate, assolutamente. Questa è una grande illuminazione. Le cose devono essere capite: se le si capissero, cambierebbero".

Jiddu Krishnamurti... frasi...

CONSIGLIATO:

La scelta c’è dove c’è confusione. Per la mente che vede con chiarezza non c’è necessità di scelta, c’è azione. Penso che molti problemi scaturiscano dal dire che siamo liberi di scegliere, che la scelta significa libertà. Al contrario, io direi che la scelta significa una mente confusa, e perciò non libera. (Jiddu Krishnamurti)


La più alta forma di intelligenza umana è la capacità di osservare senza giudicare.
Jiddu Krishnamurti

martedì 25 maggio 2010

MEDITAZIONE DINAMICA

O come trovare l’illuminazione mentre laviamo i piatti.

Nella confusione del mondo moderno, è possibile riuscire a trovare un’oasi di calma e di bellezza semplicemente dedicandoci a qualcosa.

E soltanto a quella, di qualunque cosa si tratti.

Siamo costantemente e selvaggiamente intrappolati ogni giorno tra email, telefonate, dialoghi, rumori, notizie, domande e lamentele.

La nostra mente arranca, invischiata nei brutti ricordi del passato o angosciata dalle preoccupazioni per il futuro, mentre ogni sorta di distrazione ci attira lontano dal momento presente, dal qui e ora.

Ma quando riusciamo a focalizzarci e a concentrarci su qualcosa, come d’incanto il caos e la confusione spariscono, le ansie e le paure si dissolvono, subentrano pace e silenzio.

Non importa di quale attività si tratti: camminare, scrivere, leggere, lavare i piatti o stirare. Quando riusciamo a focalizzarci su un’attività, siamo in grado di liberarci da preoccupazioni, pensieri, rabbia e distrazioni. E questo semplicemente grazie alla nostra capacità di concentrazione.

Quando fai qualcosa, allora, dedicati a quella e soltanto a quella. Sii presente con tutto te stesso, mantieni consapevolezza e focus in ciò che stai facendo, con tranquillità e armonia.

Anche lavare i piatti o spazzare il pavimento possono diventare la tua forma di meditazione, la tua via per vivere il presente in tutta la sua bellezza, senza ansie e preoccupazioni, nell’incanto di ogni singolo istante, nella poesia del qui e ora.

C’è qualcuno di straordinariamente profondo e meraviglioso nella semplicità.

Ti trovi nel mezzo della giornata, preso tra una selva di pensieri, sensazioni, cose da fare, appuntamenti e impegni.

Proprio in quel momento, allora, fermati. Respira. Lascia andare.

Semplicemente, focalizzati su una singola cosa, su un’unica attività. E dedicatici con gentilezza, pienezza e passione. Lascia scivolare distrazioni e pensieri. Quando si affacciano, semplicemente assumine consapevolezza e poi lasciali andare, gentilmente.

Se stai lavando i piatti, fallo lentamente, dolcemente, ascolta la sensazione dell’acqua sulle tue mani. Se stai mangiando un frutto, assoporalo, gustalo, con calma e intensità, assumi consapevolezza del tuo appetito o della tua sazietà. Se stai scrivendo, metti il tuo cuore nelle parole, riempi la pagina con le tue emozioni, falla diventare viva, donale un’anima.

Questo è tutto ciò di cui hai bisogno.

Fonte: tratto interamente dal curatissimo sito
http://www.vivizen.com/

lunedì 24 maggio 2010

Jim Carrey presenta Eckhart Tolle

Osho: La paura del giudizio altrui

OSHO LIBRI:


Non ascoltare sempre le autorità esterne, non andare sempre in cerca dei pareri altrui. Diventa più indipendente, diventa più sensibile e dà minor spazio ai tuoi pensieri.
Guarda una rosa e non ripetere come un pappagallo: “Che bella!”. Forse è solo un’opinione, qualcosa che gli altri ti hanno detto. Fin dall’infanzia hai sempre udito tutti che dicevano: “La rosa è bella, è un fiore speciale!”. Perciò, quando vedi una bella rosa, ripeti semplicemente come un computer: “Che bella!”. È davvero una tua sensazione? È una tua sensazione interiore? Se non lo è, non dire niente.
Guarda la luna e non dire: “Che bella!”, a meno che non sia una tua sensazione interiore. Rimarrai sorpreso nel sapere che il 99% delle nozioni stipate nella tua mente è formato da concetti presi in prestito da altri. In questo 99% di nozioni accumulate, di pattume inutile, è andato perso, è annegato l’1%: il tuo intuito.
Lascia perdere tutto il tuo nozionismo, riscopri il tuo intuito! Solo grazie al tuo intuito conoscerai il divino.
Gli esseri umani hanno sei sensi: cinque sono esterni e ci raccontano il mondo. Gli occhi vedono la luce. Le orecchie odono i suoni: senza l’udito non conosceresti i suoni e così via. Poi hai un sesto senso, l’intuito, che ti mostra chi sei, che ti dice qualcosa di te stesso e della sorgente suprema delle cose. Devi riscoprire questo sesto senso.
La meditazione non è altro che la scoperta del tuo intuito.
Nel mondo la paura più grande che affligge l’essere umano è la paura dell’opinione altrui. Nel momento in cui non avrai più paura della folla, non sarai più una pecora, diventerai un leone. Dal tuo cuore scaturirà un ruggito, il ruggito della libertà.
Il Buddha l’ha chiamato proprio così: “Il Ruggito del Leone”; quando un uomo raggiunge lo stato di assoluto silenzio, ruggisce come un leone.
Per la prima volta puoi conoscere la libertà, poiché ora non hai più paura dell’opinione di nessuno. Non ti interessa più ciò che la gente dice di te. Non importa che ti definiscano santo o peccatore: Dio è il tuo unico e solo giudice. E con il termine Dio non si indica una persona, ma l’intero Universo.
Il problema non è affrontare una persona; devi entrare in contatto con gli alberi, i fiumi, le montagne, le stelle, l’intero Universo. E questo è il nostro Universo, noi tutti ne siamo parte; non dobbiamo averne paura, non dobbiamo nascondergli niente. Di fatto, anche se tentassi di nascondere qualcosa, non potresti farlo; il Tutto lo conosce già, il Tutto ti conosce più di quanto tu conosca te stesso.
Il secondo punto è ancora più significativo: Dio ti ha già giudicato. Non è qualcosa che accadrà in futuro, Dio ti ha già giudicato. Quindi sfuma anche la tua paura del giudizio divino. Non ci sarà un grande giorno del giudizio finale: non devi affatto tremare.
Il giudizio è già accaduto all’inizio, nell’istante in cui ti ha creato. Dio ti ti ha giudicato. Ti conosce, sei una sua creatura. Se andrai a finire male, non sarà colpa tua: il responsabile è il divino. Come potresti essere responsabile tu? Non ti sei creato da solo. Se dipingi e sbagli qualcosa, non puoi incolpare il dipinto del tuo errore: sei tu, in quanto pittore, il responsabile.
Pertanto non devi aver paura della folla o di un Dio immaginario che, alla fine del mondo, ti chiederà conto delle tue azioni e di ciò che non hai fatto. Il divino ti ha già giudicato, il suo giudizio è già accaduto: è un fatto significativo; in questo caso tu sei libero. E nell’istante in cui scopri che hai la libertà di essere te stesso, la tu avita comincerà ad avere una qualità dinamica. La paura ti incatena, la libertà ti dà le ali.
Tratto dal libro di Osho: Coraggio

venerdì 14 maggio 2010

IL RESTO VA DA SE' NON LO SO...

Una canzone credo illuminante di Jovanotti... il resto va da sè non lo so

....mi ha detto ho letto libri per tutta una vita e adesso io li sto cancellando, li rileggo tutti quanti al contrario dimenticando quello che so e poi mi fermo a ciò che mi resta... il RESTO VA DA Sè NON LO SO...

L'ANSIA E IL DESIDERIO... OSHO

CONSIGLIATO:
Non è vero che sia il desiderio, come normalmente si crede, a creare l’ansia. È l’ansia che crea il desiderio. L’uomo è ansia. Proprio l’altro giorno, vi dicevo che gli animali non conoscono l’ansia, perché non devono divenire... sono già. Un cane è un cane, e una tigre è una tigre: questo è tutto! La tigre non cerca di diventare una tigre. Lo è, lo è già! Non vi è coinvolto nessun divenire. Nel mondo degli animali non esiste l’ansia. Né la si incontra nel mondo dei Buddha: essi sono arrivati, sono realizzati. Sono siddha: sono degli esseri. Non esiste più alcun obiettivo da raggiungere, non c’è più alcun movimento. Il viaggio è terminato. Sono arrivati a casa. Tra l’animale e il Buddha, si trova l’uomo: metà animale e metà Buddha. Qui esiste l’ansia. L’ansia è questa tensione. Una parte di te vuole ritornare animale... cerca di trattenerti a sé, ti blandisce, ripetendoti: “Torna! Era così stupendo... dove stai andando?”. L’altra parte è proiettata nel futuro. In qualche modo indiretto, sai perfettamente che essere un Buddha è il tuo destino: il seme è lì! E il seme continua a dirti: “Trova il terreno, il terreno adatto, e diverrai un Buddha. Non tornare indietro! Va’ avanti...”. Questo tiro alla fune costituisce l’ansia. ‘Ansia’ è uno dei termini più importanti da comprendere, perché non solo è una parola: è la situazione caratterizzante l’uomo. Essere o non essere? Essere questo o essere quello? Dove andare? L’uomo è fermo a un bivio: di fronte a sé vede aprirsi tutte le possibilità. Questo è l’ansia: dove andare? Cosa fare? Ma qualsiasi cosa fai, l’ansia rimarrà. Se diventi un animale, la parte buddhica continuerà a ribellarsi contro l’animale. Questo è l’ansia. E quest’ansia è prettamente esistenziale. Non è che qualcuno ne soffra e qualcuno non ne soffra... niente affatto. È esistenziale. L’ansia, per gli esseri umani, è innata. È il loro campo di battaglia. È il problema da risolvere... è il problema che devono trascendere. Ci sono due modi di trascenderlo. Uno è quello del mondo: lo puoi chiamare desiderio. Il desiderio è il modo per nascondere quest’ansia. Ti butti a capofitto in una frenetica corsa al denaro. Sei tutto assorbito nel guadagnare sempre più denaro, così che dimentichi tutta l’ansia esistenziale. I veri problemi non hanno più importanza; non hai più tempo per pensare a loro. Li metti da parte e ti getti nella ricerca di come fare sempre più soldi. E man mano che ne guadagni, sorgono sempre più desideri. Questa smania di denaro o di potere politico, non è che una scappatoia dalla tua ansia... Il desiderio è un modo per evitare l’ansia, ma solo per evitarla. Non la puoi distruggere per mezzo suo. E il desiderio ti dà piccole ansie; ricorda, piccolissime ansie, che non sono esistenziali. È naturale che quando sei impegnato a guadagnare denaro, sarai preda di svariate ansietà: il mercato e le quotazioni in borsa, e cose di questo genere, e i prezzi... E hai investito così tanto denaro... ci guadagnerai o ci perderai? Queste sono piccole ansie. Non sono nulla in confronto alla vera ansia: sono solo espedienti per evitare la realtà fondamentale. Il desiderio è un camuffamento dell’ansia. È un espediente, una strategia per nasconderla. E la meditazione serve, invece, a rivelarla... La vera meditazione non è una tecnica. La vera meditazione non è che un rilassamento, uno star seduti in silenzio, lasciando che accada... di qualsiasi cosa si tratti. Permettere che tutta l’ansia emerga alla superficie. E osservarla. E non fare niente per trasformarla. L’essere un testimone è la vera meditazione. Rimanendo un testimone, la tua buddhità diverrà sempre più ricca. La testimonianza è il nutrimento della tua buddhità. E più la tua buddhità è ricca, meno ansia esiste. Il giorno in cui la tua buddhità sarà totale, tutta l’ansia sarà sparita.

Osho, "Dall’assoluto all’amore"

PIANIFICARE IL FUTURO... OSHO

CONSIGLIATO:
Domanda: è possibile vivere senza pianificare? Senza contare i sogni riguardo a un vago futuro, vedo che gran parte della mia attività mentale consiste nel fare piani – per la prossima settimana, per il mese prossimo. E quando cerco di agire in modo spontaneo sembro una banderuola che non sa da che parte tira il vento.

Risposta: la pianificazione del futuro è una cosa, mettersi a vivere nel futuro un’altra. La pianificazione del futuro avviene nel presente. E più sei nel presente, meglio riuscirai a pianificare: l’attività di pianificazione è nel presente. Il problema con la mente è che si mette a vivere nel futuro. Inizia a pensare ai fantastici giorni che verranno… un roseo futuro. Questo non è pianificare, è sognare a occhi aperti. Posso capire che tu faccia dei piani, ma ricorda, pianificare per il futuro non significa vivere nel futuro. Pianificare è un’attività del momento attuale. E più sei presente, maggiori saranno la tua chiarezza e lucidità, così riuscirai a fare piani senza alcuna fumosità, senza essere insidiato dai sogni. Dici: “Vedo che gran parte della mia attività mentale consiste nel fare piani – per la prossima settimana, per il mese prossimo”. Questo non è essere nel presente. Se sei nel presente, la mente non c’è. La mente non può esistere nel presente e quando non c’è la mente, c’è chiarezza, chiarezza assoluta, e con tale chiarezza puoi vedere il futuro; allora ti accadrà qualcosa di incredibilmente importante. Ma l’attività mentale è un puro vivere nel futuro: la prossima settimana, il mese prossimo, l’anno prossimo, la prossima vita. Rinvii la vita, nel nome della pianificazione. Dovresti vivere, non rimandare! Dovresti vivere il momento presente e mentre vivi il presente – con la chiarezza che esso ti dà – puoi avere un’intuizione, una visione. Non si tratta di attività mentale. Puoi visualizzare un momento migliore che sta per arrivare: hai vissuto questo momento presente, sai che può diventare persino più intenso, sai di poter gioire di più, non c’è limite. E quando arriva il momento successivo, lo vivi immediatamente con maggiore intensità, con più gioia, con più giocosità, con più allegria. Hai solo un momento alla volta. Se dunque sei capace di vivere il momento, attraverso questa intensità puoi pianificare l’intera vita. Hai avuto un assaggio della realtà, nel momento successivo puoi averne un pezzo ancora più grosso. Ma non hai bisogno di pianificarlo, perché nel pianificare ti dimenticherai di vivere. All’uomo che vive in modo spontaneo accadono due cose: primo, non rimanda mai; secondo, vive il futuro attraverso il presente, attraverso la sua esperienza del presente. In quel caso la pianificazione non è un’attività mentale, ma un’espansione della consapevolezza, la comprensione che la vita diventa più intensa giorno dopo giorno. E più intenso sei, più belle, umane, e compiute saranno le tue azioni. Dici anche: “E quando cerco di agire in modo spontaneo sembro una banderuola che non sa da che parte tira il vento”. Non hai bisogno di sapere. L’uomo spontaneo… proprio come la banderuola – la banderuola non si preoccupa mai se il vento soffia da sud o nord o est o ovest: da qualunque direzione soffi il vento, la banderuola gira semplicemente da quella parte. Indica in quale direzione soffia il vento. Non oppone resistenza. È del tutto libera di girarsi in qualunque direzione. Non lotta con il vento. È assolutamente spontanea e non vive mai nel passato né nel futuro. Rappresenta sempre il presente. Hai scelto un termine bellissimo, ‘banderuola’, per indicare una vita spontanea. Ma che senso avrebbe per la banderuola sapere da quale direzione soffierà il vento? La tua mente vuole sapere da dove soffia il vento, perché la mente ha i suoi piani, antagonisti all’esistenza. Vuole che il vento soffi verso ovest, e invece soffia verso est. E così rimane frustrata, si arrabbia, e in qualche modo comincia ad andare, con grande riluttanza, verso est. Ma appena lo fa – e il vento non sa nulla della tua mente o del soddisfacimento delle sue aspettative – il vento comincia a soffiare verso ovest e la mente si sente di nuovo frustrata e dice: “Che strano: quando voglio andare a ovest il vento soffia verso est, quando acconsento – ‘Va bene, andiamo a est’ – il vento cambia”. Sono persone come queste che hanno creato il proverbio: l’uomo propone, dio dispone. Non c’è alcun dio e nessuno che dispone. L’atto stesso di proporre è sbagliato. Proporre qualcosa da parte tua significa che non hai fiducia nell’esistenza. Limitati a essere una banderuola, che si muove lentamente, senza riluttanza, senza resistenza, in qualunque direzione soffi il vento. E si gode tutte le direzioni. La vita dev’essere assaporata interamente, l’esistenza deve essere gustata in tutti i suoi colori. Ma la mente è una delle cose più stupide che ti porti dietro. Al mattino desidera che venga la sera, e alla sera desidera il mattino: è la causa principale di ogni nostra infelicità e frustrazione. E che bisogno c’è? Non riesco a capire per quale motivo la banderuola dovrebbe voler conoscere da che parte tira il vento. Riesci a spiegarlo? Ce n’è bisogno? Gli alberi sanno da che parte tira il vento? E le stelle lo sanno? Ad eccezione dell’uomo, nulla nell’esistenza è riluttante a seguire l’esistenza. Ecco perché ogni cosa è felice, beata. Non hanno ricchezze; cosa posseggono questi poveri alberi? Essi tuttavia hanno la spontaneità: quando soffia il vento danzano, quando non soffia si riposano. Entrambe le situazioni sono egualmente gradite. Tra la terra, il cielo, il vento e il sole esiste un’immensa fiducia. Quando al mattino il sole inizia a sorgere, gli alberi si svegliano. Non hanno bisogno di una sveglia. E quando il sole tramonta, si preparano ad andare a dormire. Con il calar del sole, gli uccelli iniziano a tornare ai loro nidi – è tempo di riposare. Nessuno insegna loro ad andare a letto presto. Nessuno glielo insegna… la mattina, con il sorgere del sole, si svegliano tutti, iniziano a cantare – sono suoni di gioia – celebrano e danno il benvenuto a un nuovo giorno. La vita fa regali in tale abbondanza – il cielo è di nuovo lì, e il sole, e la bellezza del mattino; gli uccelli sono così felici che non riescono a contenersi. Il loro canto non è pianificato. La sera, quando erano andati a riposare nei loro nidi, non avevano pianificato: ‘Domani mattina, qualunque cosa accada, mi metterò a cantare!’. Non è necessario. Quando sopraggiunge il mattino, il canto arriverà da solo. Si tratta di sincronicità, di una profonda comunione con l’esistenza. I fiori non decidono, non hanno comitati, non hanno documentazioni; non prendono alcuna decisione, né fanno piani per il futuro. Quando arriva la primavera sbocciano, e quando giunge l’autunno gli alberi si spogliano, tutte le foglie cadono. Non c’è tristezza: gli alberi non sono in lacrime, perché le foglie se ne sono andate. No, sono felici anche di questo. Quando si staglia nudo contro il cielo, un albero ha una bellezza tutta sua. È bello quando mette le foglie, ma quella è una bellezza diversa: l’esistenza veste tutti i colori e nessuno, ad eccezione dell’uomo, fa piani. E nessuno è pieno di problemi come l’uomo, perché con tutto il tuo pianificare, in realtà stai tentando di rimandare il vivere. Non c’è bisogno di sapere da che parte tira il vento. Seguilo e basta. Non ti porterà mai fuori strada, perché questa intera esistenza è tua, ovunque andiamo a finire, è casa nostra. Il vento non può portarti fuori dall’esistenza, la tua mente invece ti porta fuori dall’esistenza. Solo la mente è in grado di portarti dentro sogni che non esistono, che sono irreali, illusori… e ci rimani invischiato a tal punto da dimenticare che l’esistenza non ti fa mai sbagliare strada – non può! Solo l’uomo spontaneo è in armonia con l’esistenza. E solo l’uomo spontaneo è sempre felice, perché, qualunque cosa accada, egli si trova immediatamente in sintonia. Non ha desideri suoi, né proiezioni, né proposte. Ha semplicemente accettato se stesso come parte del cosmo. E dovunque vada il tutto, ci va anche lui, con gioia, perché il tutto è di certo più saggio della parte. E noi siamo parti così minuscole che tutti i nostri piani ci fanno sembrare stupidi. In questo intero universo non ci sono pianificazioni. Tutto si muove senza alcun piano, ogni momento va più in profondità. Solo l’uomo rimane in superficie, senza vivere... continua a pensare di vivere prima o poi, ma quel momento non arriva mai. La mente ti allontana ininterrottamente dalla realtà. Ad eccezione della mente, tu non hai alcun problema, né peccati né cattive azioni delle vite passate, né un dio che ti ha scritto il destino in fronte o sulle linee della mano o nelle stelle. Il tuo problema, se lo comprendi, è molto semplice: la mente ti allontana costantemente dall’esistenza. Quando dico sii spontaneo, intendo una sola cosa, sempre un’unica cosa: non essere una mente! Perché la mente non può mai essere spontanea. La mente è un meccanismo per rimandare. Non ti lascerà mai vivere! Ho sentito di un uomo che ha compreso di essere stato vivo solo dopo morto. Allora, all’improvviso ha capito: ‘Dio mio, sono stato vivo per settant’anni, ma non ho mai vissuto”. E cosa puoi fare nella tomba? Non puoi neppure girarti, perché non ti lasciano molto spazio nella tomba. Giaci supino per l’eternità. Il mio suggerimento è che potrai pianificare nella tomba. Avrai abbastanza tempo e potrai fare tutti i piani che vuoi, i più assurdi. Ora, mentre sei vivo, vivi; quando sarai morto non ci sarà alcun problema – puoi lasciare che la mente faccia i suoi piani. In realtà sarà d’ottima compagnia nella tomba: in tale solitudine, il chiacchierio della mente sarà un ottimo diversivo. Mentre sei vivo, però, devi impedire alla mente di funzionare per conto suo, devi farla fermare, a meno che tu non la voglia usare. Deve essere trattata come un servitore. Ora è diventata la padrona. La spontaneità la riporterà alla realtà. È solo un meccanismo. Non era fatta per fare la padrona. La consapevolezza è la padrona. Sebbene le persone che studiano lo yoga si mettano a testa in giù, l’esistenza non aveva mai pensato di farti stare a testa in giù, altrimenti ti avrebbe dotato di gambe sulla testa, simili a due corna, o ti avrebbe fatto come un tripode – tre gambe perfettamente bilanciate – o gambe con le ruote, in modo tale che potessi muoverti sulla testa… L’esistenza sicuramente vuole che tu stia in piedi sulle tue due gambe, non sulla testa, ma l’uomo è strano. La mente ti è stata data per essere usata come servitore. E in qualità di servitore è bella e va benissimo. È un bio-computer e nulla più. Ma tu l’hai fatta diventare padrona. E il padrone è stato messo a dormire. Quando i servitori diventano padroni, il più grande pericolo è che, come prima cosa, distruggono il padrone. Una volta che il servo si trova nella posizione di padrone, il suo primo atto sarà di sopprimere il padrone in modo tale che non possa ritornare. Questa è la sua sola paura. Se il padrone ritorna, dovrà scendere dal trono. La tua consapevolezza è stata esiliata nell’oscurità, la tua luce è stata trasformata in buio, i tuoi tesori sono stati nascosti, il tuo essere è stato scollegato. La mente deve fare tutte queste cose per rimanere al potere. Un meditatore cerca di rimettere a posto le cose. La mente deve essere un servitore e la consapevolezza deve essere riportata sul trono. E immediatamente avrai una vita spontanea. Non esiste altro tipo di vita.

Osho, "Sat Chit Anand", # 25

mercoledì 12 maggio 2010

RACCONTO ZEN

Studente Zen:
"Ebbene, Maestro, l'anima è immmortale, oppure no?
Noi sopravviviamo alla morte del nostro corpo, oppure veniamo annientati?
La nostra anima si dissolve e si divide in elementi che vengono riciclati,
oppure entriamo, in quanto singola unità, nel corpo di un organismo biologico?
Inoltre, conserviamo i nostri ricordi, oppure no?
E' forse falsa la dottrina della reincarnazione?
E' forse giusta la nozione cristiana della resurrezione?
E se è così, si risorge in quanto corpi, oppure la nostra
anima entra in una sfera spirituale meramente platonica?"

Maestro:
"Guarda che ti si raffredda la colazione".

Commento:
Questa è la via dello Zen: portarti "QUI E ORA".
La colazione è molto più importante di qualsiasi paradiso.
La colazione è molto più importante di qualsiasi concezione di Dio.
La colazione è molto più importante di qualsiasi teoria sulla reincarnazione, sull'anima, sulla rinascita e su simili assurdità.
Perché la colazione è "qui e ora".


(Osho Rajneesh - Racconti Zen)

consiglio di lettura del giorno:
101 Storie Zen
a cura di Nyogen Senzaki e Paul Reps
Voto medio su 2 recensioni: Da non perdere

martedì 11 maggio 2010

ELIMINARE LE SEGHE MENTALI

MI SONO ISPIRATO A...

Consapevolezza Da non perdere
Cosa è più stupido? mangiare,parlare,camminare e contemporaneamente pensare alle più assurde seghe mentali o vivere con quella spontaneità di quando si è bambini?
La mente, i pensieri vanno benissimo se sono utili, se sono strumenti per aiutarci nella vita, altrimenti non vanno bene.
La mente non deve dominarci, ripeto: è solo uno strumento.
Il 90 per cento dei nostri pensieri, e non lo dico io, sono inutili,classificabili come seghe mentali, tuttavia crediamo di non poterne fare a meno e soprattutto pensiamo che una volta risolti i nostri dilemmi mentali saremo felici per sempre... ma ne siamo davvero sicuri?
Non vi è già capitato nella vita di avere un pensiero che giudicavate irrisolvibile e che consideravate come il vostro ostacolo per la serenità? E vi è capitato che nel momento in cui lo avete superato,nel momento in cui non avevate più quel pensiero, ne avete percepito tutta la futilità? e soprattutto, ben presto, non sono apparsi altri pensieri?
Vi siete mai accorti che la mente sta sempre nel passato e nel futuro e MAI nel presente?
Se siete intensamente assorbiti da una situazione (qualunque essa sia) il pensiero scompare, ci siete solo voi con tutta la vostra energia e vitalità! E questo perchè? perchè la mente, i pensieri vi hanno abbondonato per un attimo e in quell'attimo voi avete vissuto totalmente.
Per cui, non credo si debba guardare con ammirazione chi si vanta di pensare 24 ore al giorno, perchè indubbiamente è il più grande segaiolo mentale che esista!
Ma come fare a usare la mente come uno strumento? come fare a non avere sempre gli stessi pensieri inutili?
La soluzione è così semplice che molti, io per primo, la consideravo una boiata assurda! Ma funziona....
La soluzione più semplice(almeno secondo me che non sono un illuminato!) è ESSERE CONSAPEVOLI DI OGNI COSA CHE SI FA, come ricorda anche la dottrina dello zen.
Cosa vuol dire essere consapevoli? vuol dire che mentre cammini  non hai bisogno di pensare a quella persona che ti sta sulle......... vuol dire che mentre mangi non hai bisogno di pensare che dopo un'ora hai una riunione importantissima, vuol dire quindi una cosa semplicissima: MENTRE MANGI MANGIA E MENTRE CAMMINI CAMMINA... ad es. mentre cammini senti il contatto con i piedi sull'asfalto, guarda gli alberi, le auto, ma fai attenzione: GUARDA E BASTA! (non pensare:ecco un albero!) ASCOLTA I RUMORI che ti stanno intorno e BASTA(non pensare: sto sentendo un clacson) 
All'inizio affioreranno mille pensieri ma tu non risolverli, non dar loro attenzione e ritorna costantemente a quello che fai: se ti lavi i denti non pensare alla tua ragazza(p.s. non vorrei aver fatto deprimere i singles!) ma lavati i denti,OSSERVA,ASCOLTA,lavati i denti e non pensare al tuo cane, non pensare neanche che non stai pensando! anche quello è un pensiero! 
Ma la mente è astuta e cercherà mille volte di distrarti.
La mente arriverà persino a farti pensare che se non pensi a quel problema la tua vita sarà peggiore! (ma anche quello è un pensiero non seguirlo e torna a quello che stai facendo qui e ora!!!)
All'inizio è difficile essere consapevole ma col tempo sarai sempre più PRESENTE in quello che fai e i pensieri diminuiranno di numero e di intensità!
Se ogni giorno, anche per pochissimo tempo, svilupperai la pratica della consapevolezza, ti accorgerai che, pian piano, riuscirai a gestire meglio qualunque pensiero, anzi... tu non devi fare proprio nulla! il pensiero cadrà da solo se non cercherai di risolverlo! col tempo andrà via da solo e in minor tempo rispetto al nostro folle,continuo e stressante tentativo di risolverlo.
Proprio il tentare di risolvere una inutile sega mentale non fa altro che rafforzarla! Siamo noi che le rafforziamo costantemente e neanche ce ne rendiamo conto, è paradossale!é l'inganno della mente: rafforza il problema nel tentativo di risolverlo!
All'inizio è molto difficile vedere affiorare il pensiero e tornare alle cose che fai ma col tempo ti verrà sempre più facile. In fondo tu finora hai sempre "fatto", hai sempre pensato, hai sempre provato a risolvere... prova invece a "NON FARE", a non risolvere le seghe mentali ma a essere PRESENTE nelle cose che fai e dovunque tu sia. Esci dalla testa!
E la cosa più bella è questa: la tua PRESENZA nella REALTA' (e non nei pensieri) aumenterà da sola, occorre soltanto che tu praticherai la consapevolezza, anche per poco tempo(ovviamente più lo fai meglio è, ma non c'è alcuna fretta, non pensare a una meta! anche quello è pensare! non pensare se pratico la consapevolezza diventerò Buddha! NOooo! E ricorda: NON PROVARE A RISOLVERE LE SEGHE MENTALI, perchè non c'è nulla da risolvere! I pensieri sono legati a impulsi neuronali quindi si attivano da soli, è lo stesso funzionamento della droga, e quindi più cerchi di risolverli più si rafforzano, rafforzi l'impulso neuronale. 
Se il pensiero da risolvere è di questo tipo:ad es come organizzo lo studio.. allora va bene... pensaci, risolvilo! Ma se il problema è: perchè penso ancora a quella ragazza che mi ha lasciato negli anni 80? allora quello è un pensiero inutile oltre che comico...
Inoltre, un' ultima precisazione: nel momento in cui praticherai la consapevolezza e quindi ripeto: quando mangi mangia, quando fai la doccia fatti la doccia ecc... potrebbe capitarti che, pensieri anche passati, affioreranno in te, ma tu continua a praticare la consapevolezza, NON RISOLVERLI con la mente: LA MENTE NON PUO' RISOLVERE UN PROBLEMA CREATO DALLA MENTE STESSA!
NON TI DICO DI SFORZARTI DI NON PENSARE!!! NO!!!! sarebbe sbagliato... ti dico di essere presente nelle cose che fai e quando affiora un pensiero non risolverlo, non soffermarti su di esso ma TORNA A ESSERE IN QUELLO CHE FAI!!! TORNA A LAVARTI I DENTI!!! 
Coma fare a sapere se la pratica funziona? semplice: quando sei veramente PRESENTE in quello che fai, ti senti FELICE, perchè sei nel QUI E ORA, l'unico luogo e l'unico tempo in cui i pensieri non esistono e in cui SENTI di essere vivo... così finalmente un giorno penserai: ma non è stupido che l'unico momento che esista è il PRESENTE e io invece sto sempre nel passato o nel futuro?( ma anche quello è un pensiero eheh... quindi riconoscilo come tale e torna a fare qualunque cosa tu stia facendo) 
Per cui non sentiamoci stupidi quando pratichiamo la consapevolezza, perchè l'essere consapevoli è il nostro stato naturale!!! Invece l'unica cosa stupida è pensare tutto il giorno in maniera convulsa!
Inoltre praticando la consapevolezza non diventate scemi! anzi... il cervello diventa molto più REATTIVO e ACUTO quando veramente serve, quando lo tirate in ballo come strumento!
Ho volutamente mantenuto un profilo banale e comico per ricordarmi che la VITA si onora con una risata!
 Alberto 

Di seguito riporto un brano di Buddha, un uomo che sicuramente non aveva seghe mentali...


brano tratto dalla "Vita di Siddharta il Buddha" di Thich Nhat Hanh:
"Bambini, dopo avere sbucciato un mandarino, potete mangiarlo con consapevolezza o distrattamente. Cosa significa mangiare un mandarino con consapevolezza? Mangiando un mandarino, sapete che lo state mangiando. Ne gustate pienamente la fragranza e la dolcezza. Sbucciando il mandarino, sapete che lo state sbucciando; staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, sapete che lo state staccando e portando alla bocca; gustando la fragranza e la dolcezza del mandarino, sapete che ne state gustando la fragranza e la dolcezza. Il mandarino che Nandabala mi ha offerto aveva nove spicchi. Li ho messi in bocca uno per uno in consapevolezza e ho sentito quanto sono splendidi e preziosi. Non ho dimenticato il mandarino, e così il mandarino è diventato qualcosa di molto reale. Se il mandarino è reale, anche chi lo mangia è reale. Ecco cosa significa mangiare un mandarino con consapevolezza.
Bambini, cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza? Mangiando un mandarino, non sapete che lo state mangiando. Non ne gustate la fragranza e la dolcezza. Sbucciando il mandarino, non sapete che lo state sbucciando; staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, non sapete che lo state staccando e portando alla bocca; gustando la fragranza e la dolcezza del mandarino, non sapete che ne state gustando la fragranza e la dolcezza. Così facendo, non potete apprezzarne la natura splendida e preziosa. Se non siete consapevoli di mangiarlo, il mandarino non è reale. Se il mandarino non è reale, neppure chi lo mangia è reale. Ecco cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza.
Bambini, mangiare il mandarino con presenza mentale significa essere davvero in contatto con ciò che mangiate. La vostra mente non rincorre i pensieri riguardo allo ieri o al domani, ma dimora totalmente nel momento presente. Il mandarino è totalmente presente. Vivere con presenza mentale e consapevolezza vuol dire vivere nel momento presente, con il corpo e la mente che dimorano nel qui e ora".



lunedì 10 maggio 2010

DIVENTA IL TESTIMOME... OSSERVA I TUOI PENSIERI COME FOSSERO NUVOLE CHE SCORRONO, SENZA GIUDICARLI COME BUONI O CATTIVI, NON ETICHETTARLI,NON MODIFICARLI. LASCIALI SCORRERE "TRANQUILLAMENTE" COME SE FOSSERO NUVOLE

...sperimenterai un fenomeno molto strano: per la prima volta vedrai i pensieri scorrere davanti a te, e tu diventerai il testimone. È proprio come lo schermo di un film: i pensieri scorrono e tu li osservi.

Di solito non sei un testimone, sei identificato con i pensieri. Se c'è rabbia, diventi rabbia. Se un pensiero emerge, non sei un testimone, ma diventi tutt'uno con quel pensiero, t'identifichi e cominci a muoverti insieme ad esso. Diventi il pensiero, prendi la forma del pensiero. Quando c'è sesso diventi sesso, quando c'è rabbia diventi rabbia, quando c'è avidità diventi avidità. Qualunque pensiero emerga, diventa identificato con te; non c'è discontinuità tra te e il pensiero.

Ma se focalizzi la tua attenzione(..........) di colpo diventi un testimone. (......) puoi vedere i pensieri scorrere come fossero nuvole in cielo, o persone che passano per la strada.
.OSHO


Questo brano di Osho è davvero fantastico ma credo che prima di osservare i pensieri sarebbe meglio sviluppare la consapevolezza(di cui parlo in moltissimi post... ad es.mangiare consapevolmente,camminare consapevolmente,lavarsi consapevolmente... eheh lo so fa ridere anche me, ma forse ci dovrebbe far ridere di più il fatto che spesso mentre mangiamo o camminiamo per strada siamo vittime delle nostre seghe mentali!  
Quella è la verra follia, la follia della mente... e intanto il mondo ci sfugge...
Vi esorto tutti a RIDERE RIDERE E VIVERE QUI E ORA!!!

OSHO... OSSERVA IL CIELO AZZURRO

OSHO LIBRI:
Osserva semplicemente il cielo azzurro e continua a osservare.

Non pensare, non dire che è bello. Non dire: “Com’è splendido!” Non fare apprezzamenti sul suo colore, non pensare affatto. Se inizi a pensare, ti sei bloccato. Ora i tuoi occhi non si stanno perdendo nell’azzurro, nell’azzurro infinito. Osserva semplicemente, e non pensare. Non creare parole: diventeranno barriere. Non dovresti nemmeno dire ‘cielo azzurro’. Non verbalizzare.

Dovrebbe essere solo uno sguardo puro e innocente che osserva il cielo azzurro. Non ha limiti; tu puoi continuare a guardare e, all’improvviso, poiché non esiste alcun oggetto, ma solo un vuoto, diventerai cosciente del tuo Sé. Perché se esiste un vuoto, i sensi diventano inutili. Essi servono solo se c’è un oggetto.

Se guardi un fiore, stai guardando un oggetto: il fiore c’è. Il cielo non c’è. Cosa intendiamo con ‘cielo’? Qualcosa che non c’è. Cielo vuol dire spazio. Tutti gli oggetti sono presenti nel cielo, ma il cielo non è un oggetto. È solo il vuoto, lo spazio in cui gli oggetti possono esistere. Il cielo, in se stesso, è puro vuoto. Osservalo.

Che accadrà? Nel vuoto, non ci sono oggetti che possano essere afferrati dai sensi. E poiché non ci sono oggetti da afferrare, a cui attaccarsi, i sensi diventano inutili. Se guardi il cielo azzurro, senza pensare, senza pensare, di colpo sentirai che ogni cosa è scomparsa: non c’è più nulla. In questa scomparsa, diventi consapevole di te stesso. Guardando il vuoto, diventi vuoto.

Se osservi il vuoto, non c’è nulla che possa essere riflesso – o puoi dire anche che c’è solo il cielo azzurro e infinito. Se viene riflesso, se senti lo stesso cielo infinito all’interno, diventerai sereno, troverai la serenità dentro di te.

Come può la mente funzionare nel vuoto? Si ferma, scompare. Con questa scomparsa della mente – la mente che è tesa, preoccupata, colma di pensieri rilevanti e irrilevanti – con questa scomparsa della mente, serenità.


Tratto da: Osho, The Book of Secrets

OSHO.... LA TRISTEZZA...

La tristezza può diventare un’esperienza di grande arricchimento. Devi lavorare su di essa. È facile sfuggire alla tristezza – e tutte le relazioni di solito sono dei modi per scappare. Così continui a evitarla, ma una corrente sotterranea è sempre lì presente. Può scoppiare tante volte, persino all’interno della relazione. Allora uno tende ad attribuire la responsabilità all’altro, ma questo non è il punto vero. La solitudine è tua, la tristezza è tua. Non sei ancora riuscito a trovare un modo di vivere con loro, quindi continueranno a riemergere.

Puoi sfuggire buttandoti nel lavoro. Puoi sfuggire impegnandoti in qualche occupazione o relazione o nella società, in questo e in quello, nei viaggi, ma non se ne andrà, perché è parte del tuo essere.

Ogni uomo nasce da solo – nel mondo, ma da solo. Arriva attraverso i genitori, ma da solo. E ogni uomo muore da solo, di nuovo quando esce da questo mondo lo fa da solo. E tra queste due solitudini, continuiamo a illuderci, a ingannare noi stessi. Bisogna farsi coraggio ed entrare in questa solitudine. Per quanto all’inizio possa apparire duro, difficile, i risultati sono straordinari. Quando hai trovato un modo di conviverci, quando inizi a goderne, quando non la percepisci come tristezza ma come silenzio, quando comprendi che non c’è modo di sfuggirla, ti rilassi.

Non ci si può fare nulla, e allora perché non godersela? Perché non andarci in profondità e provarne il gusto, vedere che cos’è? Perché temerla senza alcuna necessità? Esisterà comunque, è un fatto, esistenziale, non accidentale. Allora perché non trovare un accordo? Perché non esplorarla e scoprire che cos’è?

Quando ti senti triste, siedi in silenzio e permetti che la tristezza emerga; non cercare di evitarla. Diventa più triste che puoi. Non evitarla – questa è l’unica cosa da ricordare. Piangi, singhiozza…provane tutto il gusto. Piangi fino a morirne… buttati giù e rotolati per terra; lascia che se ne vada da sola. Non costringerla ad andarsene; se ne andrà, perché nessuno può rimanere permanentemente nello stesso stato d’animo.

Quando se ne andrà, ti sentirai alleggerito, del tutto liberato, come se la forza di gravità fosse scomparsa e potessi volare, privo di peso. Questo è il momento di andare dentro di te. Ma prima fai emergere la tristezza. La tendenza comune è quella di non permetterlo, di trovare tutti i mezzi per poter guardare da un’altra parte; di andare al ristorante, in piscina, di incontrare gli amici, leggere un libro o guardare un film, suonare la chitarra; di fare qualcosa, in modo da rimanere occupati e mettere l’attenzione da qualche altra parte.

Devi ricordare questo: quando ti senti triste, non mancare questa opportunità. Chiudi la porta, siediti, e sentiti il più triste possibile, come se il mondo intero fosse solo un inferno. Vai in profondità…affondaci dentro. Lasciati penetrare da ogni pensiero, animare da ogni emozione di tristezza. Piangi, singhiozza e dici cose – le puoi dire anche ad alta voce, non c’è nulla di cui preoccuparsi.

Per prima cosa vivi la tristezza per alcuni giorni, e nel momento in cui l’energia della tristezza se ne va, ti sentirai molto calmo, pieno di pace come ci si sente dopo una tempesta. In quel momento siediti in silenzio e goditi il silenzio che arriva per proprio conto. Non sei stato tu a crearlo; tu hai portato la tristezza. Quando la tristezza se ne va, nella sua scia, arriva il silenzio.

Ascolta quel silenzio. Chiudi gli occhi. Sentilo… sentine la struttura, la fragranza. E se ti senti felice, canta e danza.

Osho: Meditation: The First and Last Freedom

OSHO... LA MENTE....

La vita continua a cambiare e i tuoi schemi sono fissi, perchè la mente è una macchina.
La mente non può cambiare da sola.
A meno che tu non diventi davvero consapevole e cominci a usare la mente consciamente,la mente continuerà a fornirti formule preconfezionate.
Hanno funzionato in altre situazioni, ma non possono essere rilevanti per sempre,
perché la vita non è mai uguale nemmeno per due istanti consecutivi.
Una persona responsabile è sveglia,attenta e non agisce mai in base al passato, ma agisce in base alla sua consapevolezza presente.  Altrimenti sarà sempre "datata", fuori tempo.
E la gente è cosi, sempre fuori tempo.
Continua a dare risposte a domande che non sono state poste.
Continua a fare cose che non sono altro  che uno spreco di tempo e di energia,
perché la situazione non le richiede. 

(Osho)

AFORISMI OSHO... CONSAPEVOLEZZA

Sii cosciente! Qualunque cosa fai, falla coscientemente. E insisto: qualunque cosa fai! Non vi dico che dovete fare certe cose e non altre, no. Basta che tu sia consapevole di tutto quello che fai e, un po' alla volta, ogni tua azione ti renderà sempre più asciutto. Imparerai ad essere distaccato, perchè il distacco è una conseguenza della consapevolezza.
Bhagwan Shre Rajneesh - L'armonia nascosta - Vol. II - Re Nudo, Ed. 1979, p. 23

E aggiungo che il distacco non è indifferenza ma il suo contrario... è partecipazione totale alle cose, agli eventi e alle persone.

mercoledì 5 maggio 2010

"Siate semplicemente consapevoli" (Jiddu Krishnamurti)

 Da: Sulla mente ed il pensiero (Astrolabio ed.)

Bombay, 28 febbraio 1965

Vi prego di prestare ascolto a ciò che sto per dire. Fatelo mentre parlo. Non pensate a farlo, ma fatelo ora. Ecco, siate consapevoli degli alberi, delle palme, del cielo; ecco il corvo che gracchia; guardate la luce sulle foglie, il colore di quel sari, di quel volto, e poi tornate a voi, interiormente. Potete osservare, potete essere consapevoli incondizionatamente delle cose all’esterno, è molto facile. Ma portare l’attenzione a noi stessi ed essere ugualmente consapevoli, senza condannarci, né giustificarci, senza paragonarci a qualcun altro, è molto più difficile. Siate semplicemente consapevoli di ciò che accade dentro di voi, le vostre convinzioni, le paure, i dogmi, le speranze, le frustrazioni, le ambizioni e tutto il resto. Allora lo svelarsi del mondo conscio e inconscio comincia. Non dovete fare nulla.
Siate semplicemente consapevoli; questo è tutto ciò che dovete fare, senza giudizi, senza forzature, senza cercare di cambiare ciò di cui diventate consapevoli. Allora noterete che è come quando sale la marea, non potete impedire a una marea di arrivare; potete costruire un muro, potete fare quello che volete, ma la marea giungerà con la sua energia dirompente. Allo stesso modo, se siete consapevoli in modo incondizionato, l’intero campo della coscienza comincia a schiudersi. E mentre si schiude, dovete seguirlo, e ciò diventa incredibilmente difficile: seguire nel senso di stare con il movimento di ogni pensiero che sorge, di ogni sensazione, di ogni desiderio segreto. Diventa molto difficile nel momento in cui vi opponete, nel momento in cui dite: “Questo è spiacevole”, “questo è bene”, “questo è male”, “tratterrò questo”, “rifiuterò quest’altro”.
Perciò, cominciate con le cose all’esterno e poi muovete dentro di voi. Allora troverete, nell’interiorità, che esterno e interno non sono due cose diverse, che la consapevolezza di ciò che è all’esterno non è differente da quella rivolta all’interno, che entrambe sono la stessa cosa. Allora scoprirete che vivete nel passato; che non c’è mai un momento di vita attuale, presente; solo quando né il passato né il futuro vengono a esistere si è nel momento attuale. Scoprirete che vivete sempre nel passato, nei ricordi: ciò che avete vissuto, ciò che eravate, quanto eravate intelligenti, bravi, cattivi. Questa è la memoria. È per questo che dovete comprendere la memoria, non negarla, sopprimerla, o fuggirla. Se qualcuno ha fatto un voto di celibato, e si ricorda continuamente di quella decisione, quando smette di trattenere quel ricordo, o se ne scorda, si sente in colpa e questo soffoca la sua vita.
Allora voi cominciate a osservare ogni cosa, e per questo motivo diventate molto sensibili. Perciò, nell’ascoltare (cioè nell’osservare non solo il mondo esterno, i gesti esterni, ma anche la mente al suo interno, che vede e che, di conseguenza, sente, prova sensazioni), nell’essere così incondizionatamente consapevoli, allora non si genera alcuno sforzo. E di grande importanza comprenderlo.

Da La sola rivoluzione
CONSIGLIO DI LETTURA

martedì 4 maggio 2010

CONSAPEVOLEZZA (JIDDU KRISHNAMURTI)

CONSIGLIATO:
Conoscere se stessi significa conoscere la nostra relazione con il mondo, non solo del mondo delle idee e della gente, ma anche con la natura e con le cose che possediamo.
Questa è la nostra vita, essendo la vita relazione con il tutto. La comprensione di questa relazione richiede specializzazione? Ovviamente no! Ciò che richiede è la consapevolezza necessaria per confrontarsi con la vita nel suo insieme come totalità. In che modo dobbiamo essere consapevoli? Questo è il nostro problema. Come si deve fare per avere quell'attenzione, se posso usare questa parola senza che sembri una specializzazione? Come deve fare uno che vuole affrontare la vita nella sua totalità? Ciò non significa solo le relazioni personali con i vicini, ma anche con la natura e con le cose che possiedi, con le idee, con le cose che la mente produce come illusioni, desideri e così via. Come possiamo essere coscienti di questo processo globale di relazioni? Sicuramente è questa la nostra vita, non è vero? Non esiste vita senza relazione; comprendere questa relazione non significa isolamento. Al contrario richiede pieno riconoscimento e totale consapevolezza del globale processo della relazione. Come si fa ad essere consapevoli? Come siamo consapevoli di qualcosa? Come sei consapevole della relazione con una persona? Come sei consapevole degli alberi, del richiamo di un uccello? Come fai ad essere consapevole delle tue reazioni quando leggi un giornale? Siamo coscienti delle risposte superficiali della mente quanto che delle reazioni profonde? Come siamo consapevoli di qualcosa? In primo luogo siamo consapevoli, (non lo siamo forse?) di una reazione ad uno stimolo, e questo è un fatto evidente; vedo qualcosa di bello e c'è una risposta, quindi una sensazione, contatto identificazione e desiderio. Questo e il processo ordinario, non è vero? Possiamo osservare quello che accade nel momento senza studiare dei libri per farlo. Così è attraverso l'identificazione che abbiamo piacere e dolore. La nostra "abilità" consiste in questa preoccupazione di cercare il piacere e di evitare il dolore, non trovate? Se sei interessato a qualcosa, ti da piacere ne nasce subito una "capacità" immediata, c'è la consapevolezza istantanea di quel fatto, e se si tratta di qualcosa di doloroso quella capacità consiste nel sapere com'evitarlo. Così sino a che cerchiamo un'"abilità" per comprendere noi stessi siamo destinati a fallire, perché la comprensione di noi stessi non dipende da questa "capacità". Non si tratta di una tecnica che sviluppi, coltivi e accresci con il tempo, attraverso un costante affinamento. Questa coscienza di sé si può ottenere solo nell'atto della relazione; può essere sentita nel modo in cui in cui parliamo e in cui ci comportiamo.
Guardati senza nessuna identificazione, senza alcun confronto, senza alcuna condanna, guarda soltanto e noterai che accade una cosa straordinaria. Non solo poni fine ad un'attività inconscia - la maggior parte delle nostre attività sono inconsce ­- non solo metti fine a ciò, ma sei anche consapevole delle motivazioni della tua azione, senza indagare e senza scavare. Quando sei consapevole vedi il processo globale del pensiero e dell'azione, ma ciò può accadere solo quando non ci sono condanne. Quando condanno qualcosa non lo comprendo, è un modo per evitare qualunque tipo di comprensione. Molti di noi lo fanno di proposito, condanniamo immediatamente, e così pensano di aver capito.
Se invece, non condanniamo, ma osserviamo con cura, e siamo consapevoli, il contenuto ed il significato di quell'azione si dischiude. Provatelo personalmente e vedrete dai voi stessi. Semplicemente sii consapevole, senza nessun senso di giustificazione, potrebbe apparire piuttosto negativo, ma non è negativo. Al contrario ha quella qualità della passività che è azione diretta, scoprirete questo, se provate a sperimentare. Dopo tutto se vuoi comprendere qualcosa devi avere un atteggiamento passivo. Non puoi mantenere il pensiero fisso su di un problema speculando e analizzando. Devi essere abbastanza sensibile da percepirne il contenuto. Come una pellicola fotografica. Se voglio comprenderti devo essere di una passività consapevole e allora incominci a raccontarmi tutte le tue storie. Non si tratta certo di una questione d'abilità o di specializzazione. In questo processo iniziamo a comprendere noi stessi, non solo gli strati superficiali della consapevolezza, ma i più profondi, che sono molto più importanti, perché là giacciono tutti i motivi che ci guidano e le intenzioni, le nostre domande nascoste e confuse, le ansie, le paure e gli appetiti. Esteriormente possiamo tenerli tutti sotto controllo, ma interiormente, si agitano. Sino che questo non è stato completamente compreso attraverso la consapevolezza diretta, ovviamente non potrà esserci libertà, non ci potrà essere felicità e non ci sarà intelligenza. Essendo l'intelligenza la totale consapevolezza del nostro processo può essere un fatto di specializzazione? Potrà tale intelligenza essere coltivata attraverso qualche forma di specializzazione? Perché è proprio questo che sta accadendo, no? Il prete, il dottore, l'ingegnere, l'industriale, l'uomo d'affari, il professore abbiamo la mentalità di quella specializzazione.
Per realizzare la più alta forma d'intelligenza che è la Verità, che è Dio e che non può essere descritta crediamo di dover diventare degli specialisti. Studiare, crescere, cercare e con la mentalità dello specialista ed inseguendo lo specialista; studiamo noi stessi per sviluppare una capacità che ci possa aiutare a svelare i nostri conflitti e le nostre miserie.
Il nostro problema è: siamo consapevoli che i conflitti, le miserie ed i dolori della nostra esistenza quotidiana non possono essere risolti da qualcun altro, e se non possono esserlo, come possiamo affrontarli? Comprendere un problema ovviamente richiede una certa intelligenza, e quest'intelligenza non può derivare dal coltivare la specializzazione del pensiero. Si manifesta solo quando siamo passivamente consapevoli di tutto il processo della nostra coscienza, che significa essere consapevoli di noi stessi senza scelta, senza scegliere quanto è giusto e quanto è sbagliato. Quando si è passivamente consapevoli si riconosce che da quella passività, che non è pigrizia, che non è sonno, ma estremo stato di allerta, il problema ha un significato assai differente, cioè non esiste più identificazione con il problema, quindi non c'è più giudizio e allora il problema inizia a rivelare il suo contenuto. Se sai costantemente mantenere questo stato, allora ogni problema può essere risolto dalle fondamenta, non superficialmente. La difficoltà è che la maggior parte di noi non è in grado di essere passivamente consapevole, lasciando che il problema riveli la sua storia senza che siamo noi ad interpretarlo. Non sappiamo come guardare un problema spassionatamente. Non ne siamo capaci, sfortunatamente, perché vogliamo sempre una soluzione del problema, vogliamo una risposta, ne cerchiamo la fine; oppure cerchiamo di tradurre il problema secondo i nostri principi di piacere e dolore, o abbiamo già una risposta pronta su come affrontare il problema. Quindi affrontiamo un problema che è sempre nuovo con i vecchi schemi. La sfida è sempre il nuovo, la nostra risposta è sempre vecchia, e la nostra difficoltà è quella di confrontarci in modo adeguato con tutto ciò, pienamente. Il problema è sempre un problema della relazione, con le cose con la gente, o con le idee; non c'è altro e per confrontarci con il problema delle relazioni, con le sue sempre diverse domande, per affrontarlo nel modo giusto e adeguatamente, si deve avere una consapevolezza passiva. Questa passività non è il prodotto della determinazione, della volontà o della disciplina; inizia quando vediamo e riconosciamo che, nello stato iniziale, non siamo passivi. Essere consapevoli che ci aspettiamo una particolare risposta a un particolare problema, è sicuramente l'inizio: consiste nel conoscere noi stessi in relazione al problema e a come ci confrontiamo con esso. Allora appena iniziamo a conoscere noi stessi in relazione al problema, e al modo in cui reagiamo secondo pregiudizi, aspettative e scopi, nel confronto con questo la consapevolezza rivelerà il processo del nostro pensiero, della nostra natura interiore e in ciò c'è liberazione. Ciò che è certamente importante è la consapevolezza senza scelte, perché la scelta porta con sé il conflitto. Colui che sceglie è nella confusione, quindi sceglie, se non c'è confusione non c'è scelta. Solo la persona confusa sceglie quello che dovrebbe o non don dovrebbe fare. Nessun che sia nella chiarezza e nella semplicità sceglie: è ciò che è. L'azione basata su un'idea è ovviamente l'azione della scelta e tale azione non è liberatoria, al contrario, crea solo ulteriore resistenza e ulteriore conflitto, in relazione a quel pensiero condizionato. La cosa importante quindi, è l'essere consapevoli, momento per momento, senza accumulare l'esperienza che la consapevolezza offre, perché nel momento che si inizia ad accumulare, si è consapevoli solo in rapporto a quanto si ha accumulato, in accordo con quello schema e con quella esperienza. La tua consapevolezza,è l'accumulo dei condizionamenti e quindi non c'è più osservazione, ma mera traduzione. Dove c'è traduzione c'è scelta, e la scelta crea conflitto, e nel conflitto non c'è comprensione. La vita è un fatto di relazione, e per comprendere la relazione, che non è statica, ci vuole una consapevolezza flessibile, una consapevolezza allerta e passiva, non aggressivamente attiva. Come ho detto questa coscienza passiva non è prodotta da qualche forma di disciplina, o attraverso delle pratiche. E' semplicemente essere consapevoli, momento per momento, del nostro pensare e del nostro sentire, non solo quando siamo svegli perché come vedremo quando ci entreremo più profondamente, anche iniziando a sognare tireremo a galla tutti i tipi di simboli che tradurremo in sogni. In questo modo apriamo la porta a ciò che è nascosto e che diventa conosciuto, ma per trovare l'ignoto dobbiamo andare oltre la soglia, certamente è questa la nostra difficoltà. La Realtà non è una cosa che possa essere conosciuta dalla mente, perché la mente è il risultato del conosciuto, del passato e quindi la mente deve riconoscere se stessa ed il proprio funzionamento, la sua verità e solo allora è possibile all'ignoto essere
CONSIGLIATO:

lunedì 3 maggio 2010

ASCOLTA IL SILENZIO... (OSHO)

Ascoltando l'oceano, o ascoltando il tuonare del temporale o ascoltando la pioggia che cade battente, metti da parte l'ego, perché non ti serve... L'oceano non ti attaccherà, né lo farà la pioggia; gli alberi non ti attaccheranno - non hai bisogno di difenderti. Se sei vulnerabile alla vita come tale, all'esistenza come tale, avrai continuamente di questi momenti. Presto diventeranno tutta la tua vita.

Dovunque tu sia - a casa, al lavoro, o sulla strada per andare dall'uno all'altro - puoi usare la presenza di qualunque suono, di qualunque rumore, come opportunità per andare dentro di te fino a uno spazio di silenzio e di quiete interiore."

Fonte:
http://www.osho.com/main.cfm?Area=Meditation&Sub1Menu=ActiveMeditation&Sub2Menu=Dynamic&Language=Italian

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