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mercoledì 30 giugno 2010

STORIA ZEN ...LA VECCHIA E LA SPILLA

"In un villaggio dell'India Settentrionale viveva una vecchina molto saggia e molto dolce e che per questo era amata da tutti. Un giorno gli abitanti del villaggio la videro che cercava con ansia qualcosa di fronte alla sua casetta (in quel tempo il villaggio stava attraversando grandi difficoltà nei rapporti interni).
Immediatamente tutti accorsero per chiederle cosa avesse smarrito, e la vecchina rispose che le era caduta una spilla antica che le era stata donata da sua madre che, a sua volta, l'aveva ricevuta da sua nonna, e per questo era molto affezionata a quell'oggetto. Naturalmente tutti si diedero da fare per aiutarla nella ricerca. Dopo alcune ore di ricerca senza esito, un giovanotto sbottò e disse: "ma nonnina, sapresti dirci almeno in che punto piu o meno pensi che la spilla ti sia caduta?". Candidamente la vecchina rispose: "dentro casa, vicino al focolare!". Il giovanotto, visibilmente irritato, chiese di rimando se per caso fosse impazzita a cercare fuori dalla casa cio che era stato smarrito all'interno. Con un sorriso la vecchina rispose: "nelle questioni materiali siete tutti bravi a sapere cosa fare, perché dunque continuate a cercare la felicità fuori di voi e non vi rendete conto che così facendo non la troverete mai?".

Fonte: tratto dall'ottimo sito
http://www.meditare.net/consapevolezza/cenni-sulla-consapevolezza
 

domenica 27 giugno 2010

L'AMORE....Osho

CONSIGLIATO:
L’amore può avere tre dimensioni.
Una è la dipendenza, nella quale vive la maggioranza della gente.
La moglie dipende dal marito, il marito dipende dalla moglie: si sfruttano e si dominano a vicenda, si possiedono a vicenda e riducono l’altro ad una merce.
Questo è ciò che accade nel mondo nel 99% dei casi, ecco perché l’amore, che dovrebbe aprire le porte del paradiso, apre soltanto le porte dell’inferno.
La seconda è l’indipendenza, questo accade una volta ogni tanto.
Ma anche questa possibilità porta infelicità, perché il conflitto è costante.
Nessun accordo è possibile: entrambi sono assolutamente indipendenti e nessuno dei due è pronto a scendere a compromessi.
Essi danno libertà all’altro, ma essa è più simile all’indifferenza che alla libertà.
Entrambi vivono nei propri spazi e il loro rapporto sembra solo superficiale, entrambi hanno paura di penetrare la profondità dell’altro, perché entrambi sono più attaccati alla propria libertà che non all’amore.
La terza possibilità è l’interdipendenza.
Accade tra due persone né dipendenti, né indipendenti – ma in profonda sincronia tra loro, come se respirassero uno per l’altra, un’anima in due corpi: ogni volta che accade, accade l’amore.
Solo in questo caso è amore.
Negli altri due casi non è vero amore: sono solo degli accordi – sociali o psicologici o biologici – ma solo accordi.
Nel terzo caso l’amore ha qualcosa di spirituale. Accade assai raramente, ma ogni volta che accade una parte di paradiso cade sulla terra.
Fonte: tratto dall'ottimo sito 
http://cosmos.netsons.org/cosmos/?p=616 

venerdì 25 giugno 2010

TUTTO E' ENERGIA

Fonte: https://pixabay.com/it/corridore-fitness-in-esecuzione-557580/

Tutto è energia.
Il mare, il vento, il fuoco, gli esseri umani e ogni cosa è energia.
Non puoi arrestarla ma i tempi di oggi sembrano tentarci. Un tempo eravamo immersi nella natura, la gente usava la totalità delle sue energie per procurarsi il cibo e la mente era solo un mero strumento.
Oggi che l'umanità si è allontanata dalla natura, quella stessa energia che prima fluiva nel corpo ora attraversa la mente. L'energia infatti non la puoi reprimere, se non la fai fluire, correndo, nuotando o compiendo qualsiasi altra attività, l'energia dovrà trovare un'altra strada. Così la mente adesso brucia tantissima energia in un vortice di pensieri inutili che da mero strumento la fanno diventare padrone.
Allora nuota con intensità, corri fino a stancarti, fai qualsiasi altra attività per cui dopo avrai voglia solo di riposare... e in quei momenti di intensa attività in cui la mente cesserà sempre più il suo dialogo interiore tu assoporerai brevi istanti di ESSERE che si ripeteranno sempre più. Questa è meditazione.. per cui prima di sederti in silenzio e compiere qualsiasi pratica meditativa dovresti far scorrere la tua energia o la meditazione da seduto sarà solo un tentativo di reprimerti.
Corri fino a divenire la corsa.
Nuota fino a divenire il nuoto.
Muoviti in qualsiasi modo e diventa il movimento.
Soltanto dopo, quando avrai calmato la mente liberando la tua energia, goditi il silenzio e diventane tu stesso parte.

Consiglio di lettura:

mercoledì 23 giugno 2010

RACCONTO ZEN... la tazza di tè

Nan-in, un Maestro giapponese dell’era Meiji (1868-1912), ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen. Nan-in servì il tè. Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare. Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a contenersi. "è ricolma. Non ce n’entra più!". "Come questa tazza" disse Nan-in "tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture. Come posso spiegarti lo zen, se prima non vuoti la tua tazza ?".

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ILLUMINAZIONE E RISVEGLIO DELLA COSCIENZA - La fine del "dramma" di vita di Eckhart Tolle

CONSIGLIATO:
Questo video è tratto da 'IL POTERE DI ADESSO' di Eckhart Tolle, il libro che per me, più di ogni altra lettura, ha rappresentato  un incredibile esperienza di vita! Ne consiglio la lettura a tutti, vi dico solo di fidarvi, credo sia il regalo più grande che possiate farvi. Ho letto molto tra Osho e altri maestri illuminati ma questo libro, forse per la sua chiarezza o forse per la sua magia mi ha dato barlumi di ESSERE che sicuramente coglierete pure voi.
Ho già consigliato il libro a due persone e adesso, con il solo passaparola,  lo stanno leggendo a quanto ne so, più di dieci amici e ne sono entusiasti. Leggetelo se potete...
Purtoppo il video non gli rende il giusto merito ma ho voluto proporlo ugualmente.
P.s. Spero di ricevere vostri commenti dopo che qualcuno di voi lo avrà letto.
Ciao!

 

ILTRUCCO PER TRASFORMARE LE EMOZIONI......OSHO

Questo   è un metodo splendido, che ti sarà molto utile.


Ad esempio, se ti senti scontento, cosa puoi fare? Patanjali [il più famoso esponente dello Yoga] dice di riflettere sull’opposto: se ti senti scontento, contempla la contentezza. Chiediti: cos’è la contentezza?
Porta equilibrio. Se la mente è arrabbiata, introduci la compassione. Pensa alla compassione, e subito l’energia cambierà, perché è la stessa energia; l’opposto è la stessa energia. Quando fai entrare in campo l’opposto, esso assorbe l’altro lato. C’è rabbia: contempla la compassione.
Fai una cosa: (...) Quando sei arrabbiato, vai nella tua stanza, siedi (...), e prova compassione. Subito vedrai accadere dentro di te una trasformazione: la rabbia cambia, l’eccitazione scompare… nasce la compassione. Non è un’energia diversa; è la stessa energia della rabbia che cambia la sua qualità e raggiunge un livello più elevato. Prova.
Non è repressione, ricordalo. La gente mi chiede: “Patanjali sta reprimendo? Se sono arrabbiato, e penso alla compassione, non sarà una repressione?”. No, si tratta di sublimazione, non di repressione. Se sei arrabbiato e reprimi la rabbia senza pensare alla compassione, quella è repressione. Continui a tenerla sotto controllo, sorridi e agisci come se non fossi arrabbiato – ma la rabbia è lì che bolle, pronta a esplodere. Quella è repressione. No, non stiamo reprimendo nulla, e non stiamo fabbricando un sorriso o qualcosa del genere; stiamo cambiando la polarità interna.
È il polo opposto, l’altro estremo. Se provi odio, pensa all’amore. Se senti desiderio, pensa all’assenza di desiderio e al silenzio che l’accompagna. In ogni caso, introduci l’opposto, e osserva cosa accade dentro di te. Una volta che hai scoperto il ‘trucco’, sei diventato un maestro. Ora hai la chiave: in qualsiasi momento la rabbia può essere trasformata in compassione, l’odio in amore, la tristezza in estasi. La sofferenza può diventare beatitudine, perché la sofferenza ha la stessa energia della beatitudine – non è un’energia diversa. Devi solo sapere come canalizzarla.
Non c’è repressione, perché tutta l’energia della rabbia diventa compassione – non resta nulla da reprimere. Nella compassione, in realtà, viene espressa.
Esistono due modi d’espressione. Ora in Occidente è diventata molto importante la catarsi. I gruppi di Encounter e di Primal credono nella catarsi. Anch’io ho creato un metodo catartico con la mia Meditazione Dinamica, perché la gente ha perso la chiave per la sublimazione. Patanjali non parla affatto di catarsi. Come mai? La gente ai suoi tempi aveva la chiave, conosceva il ‘trucco’. Sapevano come sublimare. Tu te ne sei dimenticato, quindi devo insegnarti la catarsi.
C’è rabbia e questa rabbia può essere trasformata in compassione, ma tu non hai idea di come fare. Non è un’arte che si può imparare, è un ‘trucco’. Puoi imparare solo facendolo – non c’è altro modo. È come quando nuoti: devi nuotare, e sbagliare, e a volte rischiare. A volte ti sentirai perso; penserai che la tua vita sia in pericolo, che stai annegando. Devi passare attraverso tutti questi momenti, e così impari il trucco, sai di che si tratta. Nuotare è semplicissimo.
Hai mai notato? Ci sono alcune cose che impari e non puoi dimenticare: nuotare è una di queste. Tutto il resto puoi imparare, e puoi anche dimenticare. A scuola hai imparato mille cose; ora le hai dimenticate tutte. L’intero sistema scolastico sembra essere un grosso spreco. La gente impara, ma poi non ricorda nulla. Fai gli esami… e poi basta, poi non ti ricordi più di nulla. Ma non puoi dimenticarti come nuotare. Se per cinquant’anni non sei più andato al fiume e un giorno di colpo vieni gettato dentro, nuoterai bene come prima – non avrai nemmeno un momento di esitazione su cosa fare. Perché accade questo? Perché è un ‘trucco’. Non puoi dimenticarlo. Non è qualcosa che impari, non è un’arte. Ciò che impari – l’arte – può essere dimenticata, ma un trucco? Un trucco è qualcosa che va in profondità nel tuo essere e diventa parte di te. La sublimazione è un trucco.
Patanjali non parla mai di catarsi. Io devo farlo per via di come sei tu. Ma quando comprendi, e sei in grado di sublimare, la catarsi non serve più, perché essa è, in un certo senso, uno spreco d’energia. Sfortunatamente, in questo momento non c’è nulla da fare. E se hai represso per tanti secoli, la sublimazione può apparirti come repressione, quindi la catarsi sembra essere l’unica possibilità. Prima devi trovare un po’ di sollievo, alleggerirti – devi scaricarti dai tuoi fardelli – e poi ti si potrà insegnare l’arte della sublimazione.
Sublimazione vuol dire usare l’energia in modo più elevato – la stessa energia viene usata con una qualità diversa. Ma tu prova. Alcuni hanno fatto la Meditazione Dinamica per lunghi periodi di tempo. Puoi provare: la prossima volta che provi rabbia o tristezza, siediti in silenzio e lascia che la tristezza si sposti verso la felicità – aiutala, dalle una spintarella. Non fare troppo e non avere fretta, perché la tristezza all’inizio sarà riluttante a muoversi verso la felicità. Per secoli, per molte vite, non le hai permesso di muoversi in questa direzione – sarà riluttante
.
È come un cavallo che vuoi costringere a prendere una nuova strada, una che non ha mai percorso prima – sarà riluttante. Cercherà di imboccare la vecchia strada, il solco che conosce già. Lo dovrai convincere, sedurre, a poco a poco. Di’ alla tristezza: “Non temere. È magnifico! Vieni da questa parte. Puoi diventare felicità, non c’è nulla di male in questo è non è impossibile”.
Persuadi la tristezza, parlale, e un giorno all’improvviso scoprirai che la tristezza si è spostata in un nuovo canale: è diventata felicità.

Fonte:  http://www.fiumesilente.com/forums/osho/iltrucco-trasformare-le-emozioniosho

martedì 22 giugno 2010

ANTHONY DE MELLO... LA LIBERTA'

CONSIGLIATO:
Chiediamoci con tutta sincerità: «Mi sento veramente libero?». Ognuno di noi darà certo risposte diverse, chi dirà si, chi dirà no, chi dirà non so. Se sono fra quelli che ha risposto sì, voglio esaminarmi più profondamente e mi chiedo: «In che senso mi sento libero? Se libertà significa mancanza totale di freni, intesi come restrizione alla manifestazione della mia personalità, posso dire di esserne veramente esente? Sono sempre capace di comportarmi nella maniera che ritengo più giusta, senza lasciarmi influenzare dal possibile giudizio degli altri? Riesco in ogni circostanza a esprimere la mia opinione con sicurezza, a esternare i miei sentimenti nel modo migliore e più consono alla circostanza?».
Se scavo veramente a fondo, quasi certamente troverò delle remore che mi impediscono di essere quello che sono, delle paure che mi sono state trasmesse, a livello inconscio, dall’educazione, dalla morale, dalla religione, dalle convenzioni sociali.
In definitiva, devo ammettere di non essere totalmente libero. Nasce ora il desiderio di ottenere la liberazione. Come fare?
Se cerco di combattere le cause dei vari condizionamenti sopra menzionati, rischio di lanciarmi contro i mulini a vento come Don Chisciotte. L’educazione, le abitudini, la società sono quelle che sono. In effetti non sono giganti che mi tengono la spada puntata alla gola per farmi ubbidire ai loro comandi.
I condizionamenti sono stati elaborati come dottrine, i sentimenti negativi sono forse stati trasmessi da esempi ricevuti nel passato. Chi è a decidere se lasciarsi condizionare o meno, se accettare o meno i sentimenti negativi?
Sono io, unicamente io!
Perciò sta a me decidere se voglio entrare nella gabbia della prigionia, accettando ciecamente quanto mi viene presentato come regola di vita, perché… cosi fan tutti!
Oppure scegliere di restarne fuori, avendo ormai la consapevolezza che sono capace di vagliare quanto mi viene proposto, accettare ciò che trovo confacente al mio spirito, rifiutare quello che non sento adeguato alle mie aspirazioni, alle mie necessità spirituali.
La libertà è quindi un fatto totalmente personale. Se non sono cosciente della facoltà di scelta che possiedo, sarò facile preda delle imposizioni dettatemi dal conformismo che mi circonda a tutti i livelli. Se, invece, riesco a scuotermi di dosso questi credo, queste etichette che altri vorrebbero impormi, mi rendo conto che non sono mai stato prigioniero, che le sbarre della mia cella erano e sono solo immaginarie.
- Com’è vasta la mia cella! -
L”essere umano ha sempre avuto un estremo rispetto, un’ammirazione grandissima per l’intelligenza.
In effetti è questa la facoltà che ci mette in grado di porci di fronte a un problema, studiarlo e trovare la soluzione. In matematica la soluzione deve essere esatta, l’unica possibile. Nella vita se ne presentano diverse, e i vari gradi di intelligenza ci inducono a scegliere quella che sembra, in proporzione, la migliore.
Una facoltà importantissima, quindi, che va aiutata nel proprio sviluppo da un’educazione adeguata e da una guida oculata. Pensare che l’intelligenza sia tutto nella vita è a dir poco temerario. A cosa mi serve essere un genio, se il mio cuore è arido, incapace di provare un vero sentimento di affetto, o di compassione, o di tenerezza? Se la mia anima è indifferente ai grandi problemi dello spirito, cosa ne sarà di me? A che mi servirà «aver guadagnato il mondo intero» se il mio vero “io” è sordo alle sollecitazioni del bene, dell’altruismo, della dedizione?
C’è un condannato che è fiero della vastità della sua cella. Dice: «Questo è il mio mondo, l’unico che ho. Non ne vedo altri, non ne posso immaginare altri. Perciò sono veramente fortunato ad avere una stanza più spaziosa del mio vicino».
Si è già condannato da se stesso.
“Tratto da “Il Pensiero Positivo” – di  Anthony De Mello

Fonte:tratto dall'ottimo sito
http://www.pomodorozen.com/

TU NON SEI I TUOI PENSIERI... Osho

CONSIGLIATO:
1. Non identificarti con pensieri ed emozioni
Se vuoi eliminare il dominio della mente su di te, distruggi tutte le identificazioni che hai con essa. Un pensiero nasce dentro di te – non diventare tutt’uno con esso! Perché se lo fai, gli dai forza. Rimani invece a distanza, come se ti trovassi a lato della strada e guardassi la gente passare. Guarda il pensiero come se fosse una nuvola su in alto nel cielo, mentre tu sei lontano, sulla terra. Non identificarti, non diventare tutt’uno con i tuoi pensieri. Non dire: “Questo è il mio pensiero”. Appena dici ‘mio’, ti sei identificato e, appena ti sei identificato, tutta la tua energia fluisce verso quel pensiero. È questa energia che ti rende schiavo; ed è la tua stessa energia! Non identificarti. Quando cominci a prendere le distanze dai tuoi pensieri, essi iniziano a perdere forza e a diventare senza vita, perché non ricevono più energia.
2. Aspetta la pausa
Quando arriva la rabbia, mettiti da una parte, a distanza, e osservala. Lascia che cresca e permei tutto il tuo corpo. Ti avvolgerà da ogni lato. Lasciala fare! Devi solo ricordarti una piccola cosa – tu non sei la tua rabbia. Non avere fretta di saltarci dentro, perché allora sarà difficile uscirne. Osservala, ma rimani fermo su di un punto: se davvero devi rispondere alla persona che ti ha insultato, fallo quando la rabbia è scomparsa. Per nessuna ragione fallo prima di allora.
All’inizio sarà difficile, sarà davvero arduo. Dovrai essere molto vigile, stare in guardia, ma pian piano diverrà più facile. Più grande è la distanza che crei tra te stesso e i tuoi pensieri, meglio riuscirai a prendere il controllo. Ma tu stai così vicino ai tuoi desideri da dimenticarti perfino che c’è una distanza tra te e loro, che tra voi due c’è un intervallo vuoto, una pausa.
Inizia da oggi. I risultati non verranno subito, perché la vicinanza, l’associazione con i tuoi pensieri, è esistita per vite e vite. Questi vecchi rapporti non possono essere spezzati in un giorno; ci vorrà tempo, ma anche un piccolo sforzo da parte tua produrrà dei risultati, perché questa è una falsa identificazione.
Fino a quando la mente è la padrona, tu rimarrai uno schiavo. Nel momento in cui comprendi la realtà, la libertà accade naturalmente. Non lottare con la mente. Se combatti, questa libertà spontanea non accadrà. Se lotti, stai mettendo la mente sul tuo stesso piano. Tu combatti con qualcuno solo se lo consideri uguale a te. Prima era un amico, ora è un nemico. Il padrone non è allo stesso livello, il padrone è sempre più in alto, in cielo, mentre il servo è giù, sulla terra. Quando sei il padrone, acquisti una libertà che è naturale, unica.

Fonte: tratto dal consigliatissimo sito
http://www.pomodorozen.com/

lunedì 21 giugno 2010

ACCETTA ANCHE LA MENTE... Osho

CONSIGLIATO:


Accetta anche la mente e i suoi giochi in quanto parte della natura, non vi è nulla di innaturale; non potrebbe essere altrimenti: tutto ciò che accade può accadere solo perchè la natura lo permette. Certo, anche la mente ne è parte, e anche i giochi della mente sono parte della natura.
Decidendo che non dovrebbero esistere, vai contro natura. Decidendo di opporti alla mente, hai iniziato a scegliere; e quando scegli, subentra la repressione, perchè ciò che non hai scelto dovrà essere represso, dovrai negargli ogni possibilità di manifestarsi, dovrai accantonarlo così che non ti intralci continuamente. Ma comunque, se è parte della natura - e tutto ne è parte -, sarà inevitabile che insorga, reagirà per ripicca. Tornerà in gioco con maggior energia, si imporrà; si vendicherà. Non ti lascerà in pace.
La vera comprensione della natura è questa: tutto è naturale, inclusa la mente e i suoi giochi. In questo caso ci si rilassa, tutto va benissimo così com'è...lascia che la mente giochi: se un giorno va per conto suo, benissimo; anche questo è naturale. Questo è lasciarsi andare: non decidi nulla, non scegli, non hai preferenza. Questo è vivere senza pregiudizi, nè preconcetti a favore o contro; questo è semplice vivere, ragion per cui qualsiasi cosa accada accade. Accade la mente, e allora? Semplicemente la mente sta manifestandosi: non farne un problema. Se ne fai un problema, ne rimarrai intrappolato. Osserva semplicemente un fatto evidente: tutto è naturale. A quel punto non c'è più un luogo dove andare e nulla da fare. Sai che gli scacchi sono un gioco, ma comunque ti puoi divertire; sai che il cavallo, la torre, il re sono solo artifici, finzioni prive di sostanza...comunque giochi e ti diverti!
Dunque, sappi senza ombra di dubbio che la mente gioca un'infinità di giochi, ma non c'è nulla di cui preoccuparsi; lascia che sia così. Sii ampio e permetti a ogni cosa di esistere; perchè essere chiuso e limitato? Perchè negare qualcosa? Perchè distruggere qualcosa? E in quella totale capacità di accettazione sussiste la trasformazione: quella totale accettazione è trasformazione; si viene trasportati in un altro mondo in cui è impossibile l'esistenza di qualsiasi infelicità, non è possibile alcuna ansia perchè non viene accettato alcun problema, non viene creato alcun problema.
Vivi alcuni giorni senza problemi e ne vedrai la bellezza. Allora, sempre di più percepirai il canto della natura, e sempre di più l'esistenziale si avvicinerà a te. La mente non è necessariamente un ostacolo, lo diventa se ti ci attacchi, oppure se le sei antagonista. Lascia che esista, non essere a favore nè contro. Non sono afffari tuoi! Così come sugli alberi crescono le foglie, la mente genera pensieri. Come il traffico fa rumore, la mente fa rumore...ma va benissimo così! Non c'è nulla di male o di sbagliato.

domenica 20 giugno 2010

RACCONTO ZEN


 
Un’anziana donna cinese aveva due grandi vasi, ciascuno sospeso all’estremità di un palo che lei portava sulle spalle.
Uno dei vasi aveva una crepa, mentre l’altro era perfetto, ed era sempre pieno d’acqua alla fine della lunga camminata dal ruscello a casa, mentre quello crepato arrivava mezzo vuoto. Per due anni interi andò avanti così, con la donna che portava a casa solo un vaso e mezzo d’acqua.
Naturalmente, il vaso perfetto era orgoglioso dei propri risultati. Ma il povero vaso crepato si vergognava del proprio difetto, ed era avvilito di saper fare solo la metà di ciò per cui era stato fatto.
Dopo due anni che si rendeva conto del proprio amaro fallimento, un giorno parlò alla donna lungo il cammino: “Mi vergogno di me stesso, perché questa crepa nel mio fianco fa sì che l’acqua fuoriesca lungo tutta la strada verso la vostra casa”.
La vecchia sorrise: ” Ti sei accorto che ci sono dei fiori dalla tua parte del sentiero, ma non dalla parte dell’altro vaso? È perché io ho sempre saputo del tuo difetto, perciò ho piantato semi di fiori dal tuo lato del sentiero ed ogni giorno, mentre tornavamo, tu li innaffiavi.
Per due anni ho potuto raccogliere quei bei fiori per decorare la tavola. Se tu non fossi stato come sei, non avrei avuto quelle bellezze per ingentilire la casa”.
Ognuno di noi ha il proprio specifico difetto. Ma sono la crepa e il difetto che ognuno ha a far sì che la nostra convivenza sia interessante e gratificante. Bisogna prendere ciascuno per quello che è e vedere ciò che c’è di buono in lui.


Fonte: tratto da
http://alidada.splinder.com/

IL SEGRETO DELLA FELICITA'...QUI E ORA

CONSIGLIATO:

Fonte:tratto dal consigliatissimo sito
http://www.vivizen.com/

La Mia Vita di Attesa
Quando ero giovane, non vedevo l’ora di diventare grande. Oh, la libertà! L’età adulta mi avrebbe portato la felicità. Non vedevo l’ora.

Quando sono diventato adulto, non vedevo l’ora di trovare un buon lavoro. Questo certamente mi avrebbe portato felicità. Non vedevo l’ora.

Quando ho trovato un buon lavoro, non vedevo l’ora di avere un aumento. Quando ho ricevuto l’aumento, non vedevo l’ora di sposarmi. Quando mi sono sposato, non vedevo l’ora di comprarmi una macchina più bella. Comprata la macchina, non vedevo l’ora di acquistare una casa.

Quando ho acquistato la casa, non vedevo l’ora di… pagare tutti i debiti.

Potrei andare avanti, ma credo che il concetto che voglio esprimere sia sufficientemente chiaro. Nessuno dei miei desideri, una volta realizzato, mi ha mai condotto alla felicità, per il semplice motivo che mi trovavo nella predisposizione mentale di volere sempre di più. Quando ottenevo ciò che volevo, allora volevo qualcosa in più.

La mia felicità era sempre in attesa, perché volevo sempre raggiungere un nuovo obiettivo cui legavo la concretizzazione della mia felicità. Attendevo sempre di raggiungere un obiettivo per poter essere felice. E aggiungevo sempre nuovi obiettivi. E allora la felicità non c’era, era sempre in sospeso.

Mi ci è voluto un po’, ma alla fine sono riuscito ad individuare l’unico segreto per essere davvero felici:

Smettere di aspettare la felicità. La felicità è proprio qui, proprio ora.

Suona troppo semplice, forse, ma solamente assimilando questo concetto e cercando di metterlo in pratica ogni giorno, sono riuscito a far sì che la mia vita assumesse quel meraviglioso significato che oggi le riconosco.

Obiettivi e Desideri

E’ certamente positivo avere degli obiettivi – è parte della vita e del lavoro. Ma quanto della tua felicità trova fondamento nei tuoi obiettivi?

E’ anche naturale avere dei desideri, ma se la tua vita si riassume in una serie indefinita di desideri, uno dopo l’altro, e dedichi tutto te stesso al soddisfacimento di questi desideri, sarai sempre all’inseguimento della felicità, in attesa di raggiungerla.

Al contrario, cerchiamo di ricordare e mettere in pratica il segreto:

Smettere di aspettare la felicità. La felicità è proprio qui, proprio ora.

Sentiti libero di inseguire i tuoi obiettivi e i tuoi desideri… ma non far sì che la tua felicità dipenda dalla loro realizzazione. Non concepire la felicità come qualcosa che si concretizzerà con il raggiungimento di uno scopo.

La Vita è un Viaggio – Goditelo!

Forse è un luogo comune, ma credo davvero che la cosa importante non sia la destinazione, ma il viaggio. Non l’obiettivo, la realizzazione del desiderio, ma il viaggio, il fluire della tua vita.

Pensiamoci: se siamo felici solo quando raggiungiamo un obiettivo, che ne sarà del tempo impiegato per raggiungerlo? Nella nostra vita c’è molto di più che la realizzazione di un desiderio. Se sei felice solo quando arrivi a destinazione, vuol dire che sarai infelice per gran parte del viaggio.

Come riuscire a godersi il viaggio? Apprezzando l’esistenza in tutta la sua interezza, in tutta la sua straordinaria meraviglia. Senza guardare troppo al futuro, ma focalizzandoti sul presente, proprio qui, proprio ora. Guardandoti intorno, e realizzando che tutto ciò di cui hai davvero bisogno per essere felice è già qui.

Ciò di cui Hai Bisogno per Essere Felice

Di cosa hai bisogno per raggiungere la felicità? Hai bisogno di una macchina costosa, di una villa e di un milione di euro? Sei potessi realizzare all’istante ogni tuo singolo desiderio saresti felice?

O forse puoi essere felice già ora, con ciò che hai?

Possiamo guardare al cielo e renderci conto di quale miracolo sia? Possiamo ammirare un tramonto, un fiore, un bambino e comprendere quale miracolo abbiamo davanti? Possiamo, basta vivere ogni singolo momento in tutta la sua intensità. Ogni singola emozione in tutta la sua unicità.

E allora forse potremo realizzare che anche i nostri occhi sono un miracolo. Un miracolo che ci consente di vedere altri miracoli. Le nostre orecchie sono un miracolo, possono riempirci il cuore con le note di musica sublime, le nostre gambe possono farci danzare, le nostre mani possono abbracciare i nostri amici, possiamo regalare un sorriso a coloro che incontriamo sulla nostra strada. Tutti questi sono miracoli. E’ tutto questo ciò di cui abbiamo bisogno per essere felici.

Ciò di cui abbiamo bisogno è il momento presente: trascorrere del tempo con le persone a cui vogliamo bene, guardare un film divertente, nuotare nel mare, assaporare del pane fresco, sdraiarsi e leggere un libro, correre sotto la pioggia, dare e ricevere un abbraccio.

Questo è tutto ciò di cui hai bisogno: smetti di aspettare la felicità. La felicità è proprio qui, proprio ora.

Tu? Stai aspettando qualcosa per poter essere felice? Sei in grado di trovare la felicità, proprio ora, in questo momento?

Fonte:tratto dal consigliatissimo sito
http://www.vivizen.com/

giovedì 17 giugno 2010

Entrate in profondità nel QUI E ORA...

CONSIGLIATISSIMO:

QUI E ORA la Realtà... QUI E ORA la Verità

Juddu Krishnamurti e David Bohm. Incontro tra misticismo e scienza

Juddu Krishnamurti (1895-1986) è un filosofo e un mistico che da leader predestinato della Società Teosofica ha saputo rinunciare a questa posizione di preminenza istituzionale per farsi portatore di un insegnamento basato sulla ricerca personale della verità. David Bohm (1917-1992) è un fisico, un filosofo, un mistico, un attivista sociale statunitense, che ha speso cinquant’anni a investigare l’affascinante teoria che tutte le parti dell’universo sono fondamentalmente interconnesse, e formano un tutto ininterrotto, un flusso continuo; ha creato delle teorie che si estendono alla religione, alla filosofia, alle arti, alle scienze umane oltre che a numerosi campi scientifici. Dal loro sodalizio è scaturita una visione della realtà che cerca di declinare in modo nuovo il rapporto tra le intuizioni della religiosità e della mistica e le rigorose teorie della scienza.
Al momento del loro incontro, Jiddu Krishnamurti viene da una radicalità di esperienza mistica e di vita. Nato l’11 maggio 1895 a Madanapalle, un piccolo paese vicino Madras, nell’India Meridionale, nel 1905 perde la madre, e nel 1909 si trasferisce con il padre Narianiah ed i quattro fratelli sopravvissuti ad Adyar, dove vivono in una una capanna in condizioni molto miserevoli. In quei pressi si trova il quartier generale della Società Teosofica, di cui è presidente Annie Besant. Un giorno Charles Leadbeater, suo stretto collaboratore, vedendolo, appena quattordicenne, mentre con il fratello Nitya fa il bagno sulla spiaggia di Adyar, ispirato dai poteri di chiaroveggenza di cui si ritiene dotato si convince di aver trovato in lui il ragazzo attraverso il quale la Divinità si sarebbe manifestata. Per questo motivo, nel 1910, la Besant chiede ed ottiene da Narianiah la tutela legale di Krishnamurti e di Nitya. Considerato l’ultimo Iniziato vivente in attesa della venuta del futuro Maitreya, Annie Besant lo tiene vicino come fosse suo figlio e lo alleva con lo scopo di utilizzare le sue capacità come veicolo del pensiero teosofico. Nel 1911 viene fondato l’Ordine Internazionale della Stella d’Oriente, di cui Krishnamurti è messo a capo, e il cui intento è quello di preparare l’avvento del Maestro del Mondo. I due fratelli sono trasferiti in Inghilterra dove vengono educati ed istruiti alla maniera inglese ed iniziati alle dottrine esoteriche della Teosofia.  Negli anni a seguire Krishnamurti comincia a tenere le sue prime conferenze e ad dispensare i suoi insegnamenti ai membri dell’Ordine; ben presto tuttavia inizia a mettere in discussione i metodi teosofici ed a prenderne le distanze, sviluppando un proprio pensiero indipendente.  Nel 1922 si trasferisce, sempre accompagnato dal fratello, ad Ojai, in California, dove per la prima volta ha luogo quello che viene chiamato il “processo”: per diversi mesi Krishnamurti soffre di svenimenti e dolori intensi alla nuca e lungo la colonna vertebrale, eventi che vengono interpretati come necessari per la sua trasformazione spirituale, e che egli poi racconterà come parte della sua straordinaria esperienza mistica; essi continuano a verificarsi anche in seguito, e soprattutto attorno al 1961. Nel 1925 Nitya, da tempo ammalato di tubercolosi, muore, lasciando il fratello in un profondo sconvolgimento. In questo periodo aumenta notevolmente l’insoddisfazione di Krishnamurti nei riguardi della Teosofia e delle sue pratiche; finché nel 1929, in occasione di un raduno della Stella d’Oriente tenutosi in Olanda, alla presenza di più di 3000 fedeli, Krishnamurti scioglie l’Ordine, proclamando che “La verità è una terra senza sentieri” e che non la si potrà mai ottenere attraverso nessuna organizzazione, chiesa, maestro o guru.  In seguito chiude ogni suo rapporto con la Società Teosofica e, pur volendo restituire tutte le donazioni ricevute dagli adepti – si parla di ingenti somme di denaro e di diverse ville e terreni – non gli è difficile trovare nuovi fondi per iniziare la sua nuova attività divulgatrice, grazie ai finanziamenti di alcuni benefattori ed alle vendite dei suoi primi libri: ha ormai maturato la sua verità ed è pronto per diffonderla.


Profilo di Juddu Krishnamurti
Sempre in occasione del discorso per lo scioglimento dell’Ordine, Krishnamurti dichiara: “Il mio unico scopo è rendere l’uomo assolutamente, incondizionatamente libero”. Per i successivi cinquantasette anni egli viaggia in lungo e in largo per il mondo al fine di trasmettere il suo insegnamento liberatorio, rifiutando sempre l’adulazione e lo status di guru. Crea delle fondazioni che servono ad organizzare le sue conferenze ed a pubblicare i suoi scritti e fonda delle scuole – la formazione scolastica è sempre stata una delle sue maggiori preoccupazioni – in India, in Inghilterra ed in America, dove “sia gli alunni, che gli insegnanti possono fiorire interiormente”.
Muore il 17 febbraio 1986 ad Ojai.
Nel 1938 Krishnamurti incontra Aldous Huxley che diviene suo amico e grande ammiratore. Nel 1956 viene ricevuto dal Dalai Lama. Intorno agli anni ‘60 conosce il maestro yoga B.K.S. Iyengar, dal quale prende lezioni. Nel 1984 parla con gli scienziati del Los Alamos National Laboratory in New Mexico, U.S.A. David Bohm trova nelle parole di Krishnamurti dei punti in comune con le sue nuove teorie fisiche e i due danno vita ad una serie di dialoghi che contribuiscono a costruire un “ponte” tra il cosiddetto misticismo e la scienza.
Krishnamurti parla di come nello specchio dei rapporti, umani e con le cose, ognuno può scoprire il contenuto della propria coscienza che è comune a tutta l’umanità secondo il principio del non-dualismo tipico dell’Advaita Vedanta. Sostiene che questo può essere fatto in modo diretto, scoprendo che la divisione tra osservatore e ciò che è osservato è in realtà dentro noi stessi. Proprio questa divisione dualistica, che impedisce la percezione diretta della realtà, è alla base del conflitto e dell’infelicità dell’uomo.
La sua celebre affermazione “la Verità è una terra senza sentieri” può ben rappresentare il nocciolo del suo insegnamento che vuole spronare l’essere umano a liberarsi da ogni strada già tracciata, dal passato, dai dogmi, dalle ideologie, guardando la realtà senza alcun condizionamento. Dal discorso di scioglimento dell’Ordine della Stella, il 3 agosto 1929, a Ommen, in Olanda:

Ritengo che la Verità sia una terra senza sentieri e che non si possa raggiungere attraverso nessuna via, nessuna religione, nessuna scuola. Questo è il mio punto di vista, e vi aderisco totalmente e incondizionatamente. Poiché la Verità è illimitata, incondizionata, irraggiungibile attraverso qualunque via, non può venire organizzata, e nessuna organizzazione può essere creata per condurre o costringere gli altri lungo un particolare sentiero. Se lo comprendete, vedrete che è impossibile organizzare una “fede”. La fede è qualcosa di assolutamente individuale, e non possiamo e non dobbiamo istituzionalizzarla. Se lo facciamo diventa una cosa morta, cristallizzata; diventa un credo, una setta, una religione che viene imposta ad altri. Per Krishnamurti la scuola deve essere un posto dove l’insegnante e l’allievo esplorano non solo il mondo esterno della conoscenza ma anche il proprio pensiero e il proprio comportamento per capire il condizionamento che distorce la realtà, perché solo liberi dai condizionamenti si può veramente imparare. Per comprendere è necessaria l’intenzione di non aspettarsi aiuti dall’esterno ma bensi’ di porsi come maestro di se stessi e di scavare per scoprire l’umanità partendo dalla intimità. Alcuni suoi aforismi:
Ciascuno cambi se stesso per cambiare il mondo
Non serve dare risposte, ma spronare gli uomini alla ricerca della verità
La vera rivoluzione per raggiungere la libertà è quella interiore, qualsiasi rivoluzione esterna è una mera restaurazione della solita società che a nulla serve
La rivoluzione interiore va fatta da sé per sé, nessun maestro o guru può insegnarti come.


Juddu Krishnamurti
Bohm sviluppa l’approccio delle onde pilota di Louis de Broglie,  giungendo alla cosiddetta interpretazione di Bohm della meccanica quantistica (nota anche come teoria De Broglie-Bohm). Inoltre apporta significativi contributi alla neuropsicologia e allo sviluppo del modello olonomico del funzionamento del cervello, grazie alla collaborazione con il neuroscienziato di Standford Karl Pribram. Secondo il modello olonomico il cervello opera in modo simile a un ologramma, in conformità ai principi della matematica quantistica e alle caratteristiche dei modelli delle onde d’interferenza. Queste onde possano comporre forme come ologrammi, in base ai dati dell’applicazione dell’Analisi di Fourier per decomporre le onde in singoli seni. Bohm con Pribram elabora un teoria basata su una descrizione in termini matematici dei processi e delle interazioni neuronali: i neuroni sarebbero capaci di leggere le informazioni in quanto queste si presentano sotto forma di onde, per poi convertirle in schemi di interferenza e trasformarle in immagini tridimensionali. In sostanza, noi non vedremmo gli oggetti “per come sono”  –  in accordo con quanto messo in luce dalla teoria della relatività generale – ma solamente la loro informazione quantistica. Nell’universo esiste un ordine implicito (implicate order), che non vediamo e che Bohm paragona ad un ologramma nel quale la sua struttura complessiva è identificabile in quella di ogni sua singola parte; sovrapposto a questo vi è un ordine esplicito (explicate order) che è ciò che realmente vediamo. Quest’ultimo è il risultato dell’interpretazione che il nostro cervello ci offre delle onde (o pattern) di interferenza che compongono l’universo, e secondo tale ipotesi, la localizzazione spazio-temporale degli oggetti è falsa, o comunque illusoria. Poiché Bohm ritiene che l’universo sia un sistema dinamico e quindi in continuo movimento, e siccome con il termine ologramma solitamente ci si riferisce ad una immagine statica, Bohm preferisce descrivere l’universo utilizzando il termine, da lui creato, di Olomovimento. Dopo l’esperimento di Aspect e colleghi del 1982 che rivela una comunicazione istantanea fra fotoni a distanze infinitamente grandi, Bohm, che si era già confrontato con lo stesso problema durante la sua riformulazione del paradosso di Einstein-Podolsky-Rosen, ribadisce come non vi sia alcuna propagazione di segnale a velocità superiori a quella della luce, bensì che si tratti di un fenomeno non riconducibile ad alcuna misurazione spaziotemporale. Il legame tra fotoni nati da una stessa particella sarebbe quindi dovuto all’esistenza di un insieme di variabili nascoste che formano un ordine della realtà che noi normalmente non percepiamo, nel quale ogni cosa (particella) non è da considerarsi come cosa separata o “autonoma”, bensì come facente parte di un ordine atemporale e aspaziale universale, cioè l’Olomovimento. Bohm scrive che “noi dobbiamo imparare ad osservare qualsiasi cosa come parte di una Indivisa Interezza” (“Undivided Wholeness”), cioè che tutto è Uno.

Fonte: tratto dall'ottimo sito http://www.axismundi.biz/?page_id=1287

mercoledì 16 giugno 2010

Il miracolo del ponte di terra... racconti Sufi



Lungo la riva di un fiume viveva in modo semplice un sufi con i suoi allievi.
Un giorno gli fece visita un sufi di città che con i propri allievi stava compiendo un viaggio.
Era un maestro d'una certa fama e ci teneva a mostrare al più modesto «fratello sulla via» le sue grandi capacità, cosicché ad un certo momento disse: «Vedi questo fiume? Io sono capace di compiere un grande miracolo: posso usare il mio grande potere per unire le due rive con un ponte di terra, e su quel ponte potremo passare tutti senza dover nuotare».
Detto fatto: tracciò grandi gesti nell'aria, pronunciò formule magiche, ed ecco che un ponte di terra, sorgendo da una riva, a poco a poco s'allungò sino a toccare l'altra, e tutti vi passarono sopra e giunsero sull'altra sponda del fiume.
Dopo di che, il grande maestro di città, con altri gesti e parole, dissolse il ponte e poi, voltosi tutto trionfante al sufi di campagna, gli disse: «Ebbene, hai visto?».
 «Sì, - rispose l'altro - ma quello che non capisco è il perché di tutto questo grande miracolo quando il traghettatore ci avrebbe ugualmente portati qui per solo due monete di bronzo».

Fonte: tratto dall'ottimo sito:
http://xoomer.virgilio.it/endonauta/endonauti1.htm

martedì 15 giugno 2010

RISVEGLIO Tratto da "Messaggio per un'aquila che si crede un pollo" Anthony De Mello


Le parole di questo bellissimo video sono tratte dal famoso best-seller internazionale di Anthony de Mello "Messaggio per un aquila che si crede un pollo"... il titolo è umoristico ma è un libro secondo me eccezionale,
che considero al terzo posto tra i mei libri preferiti.

TERZO POSTO: "Messaggio per un aquila che si crede un pollo" di Anthony de Mello

SECONDO POSTO: "La magia del semplice" di Osho

PRIMO POSTO: "Il potere di Adesso" di Eckhart Tolle        ....... quest'ultimo, secondo me, è il regalo più grande che possiate farvi... Di solito non consiglio in maniera così convinta un libro ma stavolta mi sento di farlo.  Molti amici che ultimamente lo hanno letto, hanno avuto le stesse parole... anzi sono rimasti senza inutili parole............. nel qui e ora.
Spero possiate leggerlo!

L'UOMO E LA TIGRE racconto zen

Un uomo che camminava per un campo s’imbattè in una tigre. Si mise a correre, tallonato dalla tigre.
Giunto ad un precipizio, si afferrò alla radice di una vite selvatica e si lasciò penzolare oltre l’orlo.
La tigre lo fiutava dall’alto. Tremando l’uomo guardò giù, dove, in fondo all’abisso, un’altra tigre lo
aspettava per divorarlo. Soltanto la vite lo reggeva. Due topi, uno bianco e uno nero, cominciarono
a rosicchiare pian piano la vite. L’uomo scorse accanto a sé una bellissima fragola. Afferrandosi alla
vite con una mano sola, con l’altro spiccò la fragola. Com’era dolce!
Da  101 Storie Zen, a cura di Nyogen Senzaki e Paul Reps.

ACCETTARSI... da un brano di OSHO

"Accetta te stesso così come sei. E questa è la cosa più difficile al mondo, perché va contro la tua formazione, istruzione, cultura. Fin dall'inizio ti è stato detto come dovresti essere. Nessuno ha mai detto che va bene così come sei.
Non essere ossessionato da te stesso, ma un naturale amore per sé stessi è fondamentale, è qualcosa di essenziale. Solo poi, come risultato puoi amare qualcun altro. Accetta te stesso, ama te stesso.
Nessun altro è mai stato come te e nessun altro potrà mai essere come te, tu sei semplicemente unico, incomparabile. Accettalo, amalo, celebralo e proprio in quella celebrazione inizierai a vedere l'unicità degli altri, l'incomparabile bellezza degli altri. L'amore è possibile solo quando vi è una profonda accettazione di sé, degli altri, del mondo. L'accettazione crea l'ambiente in cui l'amore cresce, il terreno sul quale l'amore fiorisce."- Osho

L'assassinio di Osho. Perché si uccide un leader spirituale. Di Paolo Franceschetti

CONSIGLIATO:
Paolo Franceschetti


Osho fu assassinato dalla CIA mediante avvelenamento da tallio e morì il 19 gennaio 1990, all’età di 60 anni. Che fu assassinato non lo dice un complottista come me; lo dice lui stesso, lo dicono i suoi allievi, e la storia del suo assassinio è narrata nel libro “Operazione Socrate”, che spiegano anche le ragioni per cui venne avvelenato.
Ritengo però che le cose non siano andate esattamente come le raccontano i suoi allievi, e qui spiegherò il perché.


Negli anni della mia adolescenza e successivamente, fino alla laurea, non avevo molta simpatia per Osho. I media infatti lo presentavano come un guru spirituale che viaggiava in Rolls Royce, e i cui seguaci facevano orge e fumavano haschisch.
Mi infastidiva poi la quantità di libri in circolazione che portavano il suo nome. Sono usciti infatti circa 400 titoli a suo nome, che trattano tutti i temi della vita; la religione, la vita, la morte, l’amore, il denaro, la depressione, la felicità, la politica, l’etica.

I suoi seguaci poi mi parevano un po’ sciroccati. Qualche anno fa ne conobbi uno ad un corso di meditazione; gli chiesi come mai, se era stato assassinato, i suoi seguaci non organizzavano manifestazioni, non scrivevano libri, aprivano siti e denunciavano il problema.
Mi rispose: “E perché mai dovremmo denunciare la sua morte? Osho non è mica morto. Se ne è andato il suo corpo ma lui è più vivo che mai”.
Un’altra volta mi imbattei in un Sannyasin seguace di Osho ad un corso di Shiatsu. Mi disse: “Osho non è stato assassinato. Chi crede di averlo ucciso si sbaglia e non ha capito niente della vita. Osho se ne è andato quando la sua anima ha deciso. Ha solo scelto di andarsene in quel modo”.
Dopo aver ascoltato queste risposte rimanevo con la sensazione che i seguaci delle idee di Osho fossero un po' sciroccati e dicevo tra me “ecco perché nessuno si occupa della sua morte; questi qui dicono addirittura che non è morto, o che ha scelto lui di morire”.
Anzi, dopo aver parlato con loro mi convincevo che la storia del suo assassinio doveva essere una balla, prima di tutto perché nessuno dovrebbe aver interesse a uccidere il leader di un branco di sciroccati; e in secondo luogo perché questa storia della CIA mi pareva una stupidaggine; “quando non si sa a chi dare la colpa, si tira sempre fuori la CIA o gli extraterrestri”, pensavo.

Qualche anno fa presi in mano un libro di Osho, “La via delle nuvole bianche”, e rimasi colpito dalla bellezza e della profondità del libro. Poi ne lessi altri e via via mi convincevo che il suo pensiero era di una profondità fuori dal comune, che mal si attagliava all’immagine di orge e Rolls Royce che i media ne avevano tramandato.

D’altronde la data della sua morte era quanto meno sospetta, perché è difficile, ai nostri giorni, morire a sessanta anni per cause naturali, specie se stiamo parlando di un uomo che viveva seguendo una dieta sana e principi anche spirituali sani.
Decisi quindi di approfondire.


La morte di Osho.
Osho aveva lavorato, e poi fondato una comunità spirituale, in India. Nel 1981 si trasferisce in America e fonda una comunità nell’Oregon, ad Antelope. Raineeshpuram.
Venne arrestato il 28 ottobre del 1985 a Charlotte nella Carolina del nord e fu tenuto in stato di arresto per dodici giorni.
Motivo dell’arresto: immigrazione clandestina. In poche parole, per quello che, in Oregon, è un semplice illecito amministrativo, Osho fu tenuto, illegalmente, dodici giorni in prigione e gli fu comminata una pena di dieci anni di galera (con la sospensione condizionale) in aggiunta all’espulsione dagli USA.
Più nel dettaglio, venne accusato perché alcuni cittadini americani che frequentavano la comunità di Osho aveva contratto matrimoni di convenienza con degli stranieri, per far acquisire loro la cittadinanza americana.
L’accusa poi era sicuramente falsa, perché Osho era il leader di una comunità che contava oltre 7000 persone; difficile immaginare che fosse direttamente colpevole di questi reati.
Ma, quand’anche fosse stato responsabile, Osho viene sottoposto ad una serie di procedimenti illegali, e tenuto in stato di arresto per molti giorni in più rispetto a quella che sarebbe stata la normale procedura.
I suoi avvocati non vennero avvisati dell’arresto.
Venne trasferito in dodici giorni in prigioni diverse, senza motivo e senza una regolare procedura.
Fu registrato in una prigione con il falso nome (per quale motivo?) di David Washington.
Fu tradotto in un carcere di Contea e non nel carcere federale, dove per giunta rimase 4 notti anziché una, come previsto in genere per i prigionieri in transito.
Leggendo la sua biografia, e il libro che alcuni suoi discepoli hanno scritto sulla sua morte, saltano agli occhi poi alcune cose.
Anzitutto la testimonianza di un detenuto in carcere per omicidio, Jonh Wayne Hearu, che al processo dichiarò di essere stato avvicinato per gettare una bomba sulla comunità di Osho.
L’insabbiamento di alcune testimonianze di agenti federali che dichiararono che stavano indagando sugli autori di una minacciata bomba nel carcere in cui era stato tradotto Osho; pare che le telefonate partirono da centri istituzionali, ma l’inchiesta su questa vicenda venne insabbiata e il funzionario che stava indagando venne trasferito.
Il giorno dell’arresto erano pronti centinaia di militari che avevano circondato la comunità di Osho in assetto da guerra e con elicotteri da combattimento; ma Osho fu avvertito della cosa e quel giorno si fece trovare a casa di una sua seguace, dove si consegnò pacificamente.
Per giunta da giorni gli avvocati di Osho chiedevano notizie circa l’eventuale possibile arresto di Osho il quale, nell’eventualità, voleva consegnarsi spontanemente; le autorità americane rassicuravano i legali dicendo che non dovevano temere nulla, ma l’arresto fu effettuato a sorpresa e con la preparazione di un vero esercito. Questo perchè, a mio parere, avevano preparato una strage che fu sventata dall'allontanamento di Osho dalla comunità.

Un altro fatto inspiegabile di quei giorni è che Osho disse di essere stato in carcere per undici giorni, quando invece i giorni erano dodici. In altre parole, per un giorno Osho perse la memoria. Non fu mai chiarito il perché e come.
La cosa più incredibile, comunque, è che a seguito di queste vicende ad Osho fu riscontrato un avvelenamento da tallio che lo portò alla morte in pochi anni.

A questo punto, se un seguace di Osho, non essendo un complottista, si limita a riferire i fatti domandandosi il perché, per me è abbastanza chiaro il susseguirsi degli avvenimenti.
Lo spiegamento di forze militari in assetto da combattimento si spiega perché probabilmente, per il governo la cosa migliore sarebbe stato provocare un incidente per poter uccidere Osho direttamente il giorno dell’arresto. I giornali e le TV, che già negli anni precedenti avevano creato problemi alla comunità dipingendoli come satanisti, orgiastici, ecc., avrebbero fatto il resto e la vicenda sarebbe stata liquidata come un atto di ribellione da parte di fanatici fondamentalisti, repressa con le armi dall’eroico esercito americano.
Nei giorni successivi all'arresto Osho fu trattenuto in carcere più del dovuto perché doveva prepararsi l’avvelenamento da tallio; l'avvelenamento avvenne probabilmente spargendo la sostanza nel letto dove Osho dormì; lui infatti era solito dormire su un fianco, e la parte del corpo che risultà agli esami maggiormente contaminata fu proprio quella dove Osho aveva dormito.

In merito all’assassinio di Osho fu preparata anche una dichiarazione a firma di vari senatori, giornalisti e personaggi pubblici, tra cui Strik Lievers, Luigi Manconi, Marco Taradash, Michele Serra, Giorgio Gaber, Lidia Ravera, Giovanna Melandri, Gabriele La Porta, e altri, in cui dichiarano:


“Il quadro dei fatti descritto nel libro è impressionante e gravissimi sono gli interrogativi che ne escono, formulati esplicitamente dagli autori.

Va detto con chiarezza: se coloro cui spetta non vorranno o non sapranno dare risposte persuasive, saranno essi a legittimare come fondata la denuncia dei discepoli di Osho.

Da parte nostra riteniamo ci siano elementi più che sufficienti per richiedere lapertura di uninchiesta sul piano internazionale.

Ed è nostra intenzione non lasciare nulla di intentato perché si faccia luce su questa pagina oscura, per sapere se, ancora una volta nella storia, il diverso sia stato prima demonizzato e poi eliminato nellindifferenza generale.

Questo comitato di sostegno nasce perché il caso Osho Rajneesh non sia dimenticato e diventi invece coscienza internazionale.


Perché fu ucciso.La spiegazione data dai suoi allievi, che Osho fu ucciso dai fondamentalisti Cristiani, che vedono Satana in tutto ciò che non è cristiano, non mi convince per varie ragioni.
C’è infatti un particolare, non piccolo, ma anzi di assoluta importanza, che sfugge ai seguaci di Osho.
Bush padre, come il figlio, e come Reagan (presidente al tempo dell’arresto di Osho) NON sono cristiani nel senso “cristiano” del termine. Il cristiano vero, in teoria, dovrebbe essere tollerante e amorevole verso tutti, e non dovrebbe per nessun motivo uccidere. Loro sono cristiani nel senso “rosacrociano”; fanno parte cioè di quel ramo dei Rosacroce deviato, l’Ordine della Rosa Rossa e della Croce d’Oro, che parlano di Dio e di Cristo intendendo questi termini in senso esattamente opposto al senso cristiano. Non a caso in nome di Dio scatenano guerre uccidendo milioni di persone, e Bush spesso ha ripetuto infatti che “Dio è con lui”. Perché il Dio in nome del quale scatenano la guerra è il loro Dio, Horus, non il Dio dei Cristiani.
Bush quindi non è un cristiano, e, anzi, da un certo punto di vista Osho è più cristiano di molti “cattolici”, in quanto seguiva alla lettera i principi di amore e tolleranza che sono scritti nei 4 vangeli.
Anzi, dal punto di vista dei Rosacroce, il movimento di Osho contribuisce col suo sincretismo ad abbattere la forza dell’ideologia cattolica, e quindi in questo senso è funzionale agli interessi della religione di Bush.

Il problema quindi non può essere religioso.

Leggendo gli scritti di Osho mi sono convinto che la ragione dell’omicidio è di tipo spirituale. Infatti, la comprensione e l’interiorizzazione dei principi su cui si basa la filosofia di Osho è idonea a scardinare proprio quei capisaldi su cui la massoneria rosacrociana basa la sua forza: ovvero il concetto della morte, e il concetto del denaro.
Osho con i suoi scritti incita a non temere la morte ed a viverla come uno stato di passaggio, in cui addirittura si vivrà meglio che nel corpo fisico.
E, nonostante girasse in Rolls Royce, non era attaccato al denaro.
Da giovane insegnava all’università ma rifiutò una promozione perché, lui disse, non voleva regalare ancora più soldi allo stato con le tasse.

Dopo qualche tempo lasciò il lavoro perché non si ritrovava in quel mondo lavorativo.
E non si preoccupò mai del denaro, perché sosteneva che nell’universo arriva sempre esattamente ciò di cui hai bisogno, nel momento giusto.
Le Rolls Royce arrivarono perché la sua comunità attirava anche gente ricca, e ciascuno metteva in comune ciò che aveva; a Rajneeshpuram ciascuno metteva in comune ciò che aveva e che poteva. Gli avvocati gestivano gratis i problemi della comunità; i muratori costruivano, i medici curavano, i docenti di varie displine insegnavano e, ovviamente, chi aveva soldi, donava soldi.
Osho spiegava che la civiltà occidentale viveva una strana schizofrenia nel rapporto con il denaro; da una parte alcuni lo eleggono ad oggetto di culto; dall’altra, quando si incita a vivere una vita spirituale, si tende a disprezzarlo o farne senza. In realtà il denaro e il lusso sono un mezzo come un altro, che possono esserci o meno, ma che non devono intaccare la serenità interiore che invece si acquista con altri mezzi.

Apparentemente contraddittorio poi anche il suo rapporto con la vita; se da un lato insegnava ad amarla e a viverla in pieno, dall’altro non ne era attaccato.
Esemplare, in questo il racconto della sua morte effettuato dai suoi seguaci: nella notte lui si sentì male per l’ennesima volta, sfinito dagli anni del dopo carcere e dai dolori.
– Chiamiamo Amrito? – chiesero i suoi seguaci. Amrito era il medico personale di Osho.
– No, rispose lui. E’ il momento che me ne vada. Inutile forzare ancora le cose. Oramai soffro troppo in questo corpo.

Insomma, Osho faceva paura perché il sistema massonico in cui viviamo si basa su due fondamenti:
la paura della morte.
la paura della perdita economica.

Senza queste paure il sistema massonico, che vive di minacce dirette o indirette (se ti opponi perderai il lavoro; perderai la vita; perderai l’onore perché ti infagheremo) non potrebbe resistere.

Senza la paura della morte (tua e dei tuoi cari) svanisce anche il ricatto familiare che si riassume nella frase: non ti opporre al sistema se tieni alla tua famiglia.

Aggiungiamo anche che la comunità di Osho, vivendo secondo un sistema di valori e abitudini differente da quello su cui basano le comunità occidentali (ciascuno metteva in comune ciò che aveva) sarebbe perfetta per contrastare gli effetti della crisi economica in cui stiamo per piombare a capofitto.
La crisi economica infatti si basa essenzialmente sulla perdita della disponibilità del denaro, inteso come posta contabile.
Ma se imparassimo a vivere incentivando forme di scambio tipiche dell’antico baratto (io ti do ciò che ho, abilità manuali, conoscenze intellettuali, il mio lavoro di falegname, avvocato, medico, elettricista, esperto di Pc, ecc., in cambio tu mi dai ciò che hai, prodotti dell’orto, materie prime, il tuo terreno, la tua casa, ecc...) gli effetti della crisi economica potrebbero in parte essere attenuate se non addirittura azzerate (si pensi a piccoli paesi di montagna o di campagna, in cui il mettere in comune fin da subito le proprie capacità e i propri beni potrebbe essere una soluzione immediatamente praticabile).

Anche dal punto di vista religioso, Osho poteva far paura, ma per un altro motivo. Egli non ha fondato una sua religione, né si ispirava ad una religione particolare. Nei suoi libri e nei suoi discorsi utilizzava il Vangelo quando parlava a persone cattoliche, i Sutra buddisti quando parlava a buddisti, i Veda indiani quando parlava a induisti, e attingeva da fonti ebraiche, sufi, e chassidiche. Scrisse anche “Le lacrime della Rosa mistica”, tra i tanti libri.
Si possono leggere i suoi scritti, quindi, pur restando buddisti, cristiani, o ebrei.
Ma dava una lettura dei testi sacri più moderna e al passo coi tempi, il che poteva far paura a coloro che ancora ragionano con schemi che risalgono a migliaia di anni fa, e che usano la religione come uno strumento per tenere sotto controllo le menti degli adepti.

Osho, in altre parole, fu ucciso per lo stesso motivo per cui furono uccisi altri leader spirituali famosi, come Ghandi e Martin Luther King. Più in generale, fu ucciso per la stessa ragione per cui vengono uccisi tutti quelli che si ribellano al sistema denunciandolo fin nelle fondamenta, dai cantanti, agli scrittori, ai registi, ai magistrati, ai giornalisti.
La diffusione delle idee di Osho poteva contribuire a scardinare il sistema.

Ma su un punto aveva ragione Osho. Il suo pensiero, per quanto abbia potuto fare il sistema in cui viviamo, non è andato perduto. Lo testimoniano la continua ristampa e le nuove edizioni dei suoi libri, che si diffondono costantemente sempre di più.
Per certi versi Osho è più vivo che mai.

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“Si dovrebbe accogliere la morte con gioia... è uno dei più grandi eventi della vita. Nella vita, esistono solo tre grandi eventi: la nascita, l’amore e la morte. La nascita, per tutti voi, è già accaduta: non potete farci più nulla. L’amore è una cosa del tutto eccezionale... accade solo a pochissime persone, e non lo si può prevedere affatto.
Ma la morte, accade a tutti quanti: non la si può evitare. È la sola certezza che abbiamo; quindi, accettala, gioiscine, celebrala, godila nella sua pienezza.
La morte è semplice svanire nella fonte. La morte è andare nel regno di ciò che non è manifesto: è addormentarsi in Dio.
Di nuovo tornerai a fiorire. Di nuovo rivedrai il sole e la luna, e di nuovo e ancora... fino a quando non diventi un Buddha, fino a quando non riuscirai a morire in piena coscienza; fino a quando non sarai in grado di rilassarti in Dio consciamente, con consapevolezza.
Solo allora, non esiste ritorno: quella è una morte assoluta, è la morte suprema.”

“Se mi hai amato, per te, io vivrò per sempre. Vivrò nel tuo amore. Se mi hai amato, il mio corpo scomparirà, ma per te, io non potrò mai morire. Anche quando me ne sarò andato, so che tu mi verrai a cercare. Certo, ho fiducia che tu verrai a cercarmi in ogni pietra e in ogni fiore e in ogni sguardo e in tutte le stelle. Posso prometterti una cosa: se mi verrai a cercare, mi troverai... in ogni stella e in ogni sguardo... perché se hai veramente amato un Maestro, con lui sei entrato nel Regno dell’Eterno. Non è una relazione nel tempo, dimora nell’assoluta atemporalità.
Non ci sarà morte alcuna. Ιl mio corpo scomparirà, il tuo corpo scomparirà, ma questo non farà una gran differenza. Se la scomparsa del corpo creasse una pur minima differenza, dimostrerebbe soltanto che tra noi non è accaduto l’amore.”


OSHO
MAI NATO
MAI MORTO
HA SOLO VISITATO
QUESTO PIANETA TERRA
11.12.1931
19.01.1990



Fonte: tratto dall'ottimo sito
http://paolofranceschetti.blogspot.com/

lunedì 14 giugno 2010

DISCORSO PUBBLICO DI OSHO

Quando non stai facendo assolutamente nulla: con il corpo, con la mente… a nessun livello! Quando ogni attività si è acquietata e tu esisti semplicemente, il semplice essere… quello è meditazione.
Non la puoi fare, non la puoi praticare; devi semplicemente comprenderla. E ogniqualvolta puoi trovare il tempo per essere semplicemente, e lasciar perdere qualsiasi fare… anche pensare è un fare, anche concentrarsi è un fare, anche contemplare è un fare; se anche per un solo istante non fai nulla, e sei semplicemente nel tuo centro, assolutamente rilassato, quello è meditazione.
E quando ne hai colto il trucco, puoi restare in quello spazio tutto il tempo che vuoi, alla fine puoi restare in quello spazio per ventiquattr’ore: una volta che sei diventato consapevole di come l’essere può restare indisturbato, piano piano puoi iniziare ad agire, stando attento al fatto che l’essere non venga disturbato; quella è la seconda parte della meditazione.
Prima si impara come essere semplicemente, e poi si apprendono piccole azioni: pulire il pavimento, fare la doccia… ma conservando il proprio sé centrato. In seguito puoi fare cose complesse: per esempio, vi sto parlando, ma la mia meditazione non è disturbata. Posso continuare a parlare, ma nel mio centro essenziale non c’è neppure un’increspatura: è puro silenzio, assoluto silenzio.
Dunque, la meditazione non è contro l’azione: non devi affatto scappare dalla vita, semplicemente ti insegna un nuovo stile di vita. Diventi il centro di un ciclone: la tua vita continua… in realtà vortica in modo ancora più intenso, con più gioia, con maggior chiarezza, con maggior percettività, con più creatività; eppure tu resti distaccato: un semplice osservatore sulle colline. Osservi semplicemente tutto ciò che accade intorno a te: tu non sei colui che agisce, sei colui che osserva!
Quello è l’intero segreto della meditazione: tu diventi l’osservatore, il fare continua da sé, non è un problema. Tagliare legna, portare acqua dal pozzo… puoi fare ogni sorta di piccole o grandi cose, una sola cosa non è permessa; e cioè non devi perdere la tua centratura. Quella consapevolezza, quella presenza che osserva, deve restare assolutamente limpida, indisturbata.

La meditazione è un fenomeno semplicissimo.


Tratto da: From Misery to Enlightenment, discorso # 14
Fonte: tratto dall'ottimo sito:
http://www.oshoba.it/

AFORISMI OSHO

"Impara a diventare sempre di più un testimone, crea in te un'osservazione sempre più presente. Fa in modo di osservare ogni tua azione, ogni tuo pensiero; non identificarti con le tue azioni, né con i tuoi pensieri: rimani distaccato, distante, lontano, un osservatore sulla collina. Allora, un giorno sarai inondato da una beatitudine infinita."
Osho

venerdì 11 giugno 2010

Osho: La Pace è Non-Mente

 Premessa: Osho in questo brano, come del resto ripete spesso, non nega l'importanza della mente come strumento, ma la mente deve essere il servo e noi siamo i padroni.... Se la mente diventa il padrone, se viviamo sempre e solo nella nostra testa e nei nostri pensieri ci lasceremo sfuggire il solo momento in cui è possibile vivere: l'ADESSO.

Il problema, che è alla base di tutti i problemi, è la mente stessa.

Quindi, come prima cosa, è necessario sapere che cosa sia la mente; di che materiale sia fatta, se sia un’entità o solo un processo; se sia sostanziale o solo un’apparenza.

E, a meno che non conosciate la natura della mente, non riuscirete mai a risolvere nessun problema della vostra vita.

Potete sforzarvi, ma se cercate di risolvere problemi singoli, individuali, siete destinati a fallire. Infatti, non esiste un solo problema individuale: la mente è il problema. Anche se risolvi questo o quel problema, non servirà a nulla, perché la radice rimane intoccata.

E’ proprio come potare i rami di un albero, sfrondarlo senza sradicarlo. Nuove foglie spunteranno, nuovi rami cresceranno, anche più di prima; la potatura aiuta l’albero a diventare più rigoglioso. Distruggerai te stesso, non l’albero.

In quella lotta, sprecherai energia, tempo, vita, e l’albero diventerà sempre più forte, più fitto e più folto. Non cercare di risolvere i singoli problemi separatamente: non ne esistono; la mente in quanto tale è il problema.

Ma la mente è nascosta sottoterra; per questo dico che è la radice: non si vede. Quando ti trovi ad affrontare un problema, questo è alla luce del sole, puoi vederlo, e per questo t’inganna. Ricorda sempre che ciò che si vede non è mai la radice: la radice rimane sempre invisibile, è sempre nascosta. Non lottare mai con ciò che è manifesto, perché ti troverai a lottare con delle ombre.

Se osservi la tua vita, puoi capire ciò che intendo dire. Non sto parlando della mente su un piano teorico, ma della sua realtà pratica. Questo è il fatto: la mente dev’essere dissolta.

Le persone vengono da me e mi chiedono: "Come si può arrivare ad avere una mente serena?" E io rispondo: "Non esiste niente di simile. Mente serena? Non ne ho mai sentito parlare." La mente non è mai serena, la pace è non-mente. La mente di per sé, non può mai essere serena, silenziosa. Per sua stessa natura, la mente è in tensione, è in uno stato di confusione.

La mente non può mai essere limpida; non può avere chiarezza, perché per sua natura è confusione, annebbiamento. La chiarezza è possibile senza la mente; la pace è possibile senza la mente; il silenzio è possibile senza la mente.
Perciò, la prima cosa da fare è comprendere la natura della mente.

Se provi a osservare, vedrai che non ti imbatti mai in qualcosa di simile alla mente. Non è una cosa, assomiglia a una folla. Esistono pensieri individuali, ma si agitano così velocemente che è impossibile vedere gli intervalli tra l’uno e l’altro.

L’insieme dei pensieri -- milioni di pensieri -- ti danno l’illusione che la mente esista. E’ proprio come una folla: milioni di persone che si affollano; esiste qualcosa che possa essere definibile "folla"? Puoi dire che una folla esiste, al di là di un insieme di individui che sono raccolti in uno stesso luogo? Ma il loro stare insieme, il fatto che sono raccolti in gruppo, ti dà la sensazione che esista qualcosa che puoi definire "folla".

Questo è il primo passo nella comprensione della mente. Osserva e troverai i pensieri, ma non incontrerai la mente. E se questa osservazione diventa davvero una tua esperienza diretta, molte cose inizieranno a cambiare.

Osserva la mente, e guarda dov’è, che cos’è. Scoprirai che i pensieri galleggiano, e che esistono spazi intermedi fra l’uno e l’altro. E se prolunghi la tua osservazione, ti accorgerai che gli intervalli sono più numerosi dei pensieri, perché ogni pensiero deve essere separato dall’altro; di fatto, ogni parola è separata dall’altra. E più vai a fondo, e più intervalli troverai, e sempre più ampi. Vedrai un pensiero che galleggia, poi uno spazio dove non c’è alcun pensiero; quindi verrà un altro pensiero, poi un altro spazio ancora.

Se sei inconsapevole, non puoi scorgere questi intervalli: salti da un pensiero all’altro, non vedi mai quell’intervallo. Se acquisti consapevolezza, vedrai spazi sempre più numerosi; se diventi del tutto consapevole, allora ti si riveleranno spazi immensi. E proprio in quegli spazi, la verità bussa alla tua porta. In quegli spazi si realizza dio, o in qualsiasi altro modo tu voglia chiamare questa esperienza.

Accade proprio come con le nuvole: le nuvole si muovono, e possono essere così dense, da non permettere di vedere il cielo nascosto dietro di loro. Si è perduta l’azzurra vastità del cielo; sei completamente avvolto dalle nuvole. In questo caso continua a osservare: una nube si muove e un’altra non è ancora entrata nel tuo campo visivo e... all’improvviso, uno squarcio nell’azzurro del cielo infinito.

La stessa cosa accade dentro di te: tu sei l’azzurra vastità del cielo, e i pensieri sono come nubi che si librano sopra di te, ti riempiono.

Questa è dunque la prima cosa: la mente non esiste come entità separata, solo i pensieri esistono.

La seconda cosa: i pensieri esistono indipendentemente da te; non sono un tutt’uno con la tua natura, ma vanno e vengono, mentre tu continui a esistere, permani. Tu sei come il cielo: è sempre là, né viene, né va. Le nubi invece passano; sono un fenomeno di pochi attimi, non durano in eterno. Anche se cerchi di attaccarti a un pensiero, non puoi trattenerlo a lungo: deve andare, perché nasce e muore. I pensieri non sono tuoi, non ti appartengono. Sono visitatori, ospiti, ma non sono i padroni di casa.

Osserva profondamente, e a quel punto sarai davvero il padrone e i pensieri saranno gli ospiti. E finché rimangono tali sono belli, ma se ti dimentichi completamente di essere il padrone di casa, ed essi prendono il tuo posto, allora sarai nei pasticci. Ecco cos’è l’inferno: tu sei il padrone di casa, la casa ti appartiene, ma i padroni sono gli ospiti... ricevili, prenditene cura, ma non ti identificare con loro, altrimenti diventeranno i padroni.

La mente diventa il problema, perché i pensieri sono così profondamente radicati in te, che hai scordato completamente le distanze fra te e loro, ha scordato che sono solo dei visitatori che vanno e vengono.

Ricorda sempre colui che dimora in te: quella è la tua natura. Stai sempre attento a ciò che mai va e mai viene, proprio come il cielo. Cambia la "gestalt": non ti fissare sui visitatori; rimani radicato nella consapevolezza di essere il padrone: gli ospiti potranno andare e venire.
Il mattino, il giorno, la sera, vengono e poi se ne vanno; arriva la notte e poi ancora il mattino. Tu permani (non in quanto "tu", perché anche questo è un pensiero) in quanto pura consapevolezza; non il tuo nome, anche questo è un pensiero; non la tua forma, anch’essa è un pensiero; non il tuo corpo, perché un giorno ti accorgerai che anch’esso è un pensiero: solo pura consapevolezza, senza nome, senza forma. Solo la purezza, l’assenza di forma e di nome; solo il fenomeno reale dell’essere consapevole; solo questo permane.

Se ti identifichi, diventi la mente. Se ti identifichi, diventi il corpo. Se ti identifichi diventi il nome e la forma, e a questo punto il padrone si è perso e tu dimentichi l’eterno e ciò che è momentaneo acquista importanza e rilievo.

Ciò che è momentaneo è il mondo, l’eterno è divino.

Questa è la seconda intuizione a cui devi giungere: riconoscere che tu sei il padrone e i pensieri sono gli ospiti.

Se continui a osservare, presto arriverai al terzo punto: ti accorgerai, cioè, che i pensieri sono stranieri, intrusi, estranei. Nessun pensiero ti appartiene: entrano sempre dall’esterno; tu sei solo un passaggio. Un uccello entra in casa da una porta e vola via da un’altra. Proprio come un pensiero entra e esce da te.

Un pensiero è altrettanto esterno a te, quanto un oggetto.

Esiste una qualità dell’essere completamente diversa, che nasce dal non pensiero: non pensieri positivi o negativi, semplicemente uno stato di non pensiero. Limitati ad osservare, rimani consapevole, ma non pensare. E se qualche pensiero entra... ed entrerà sicuramente, perché i pensieri non sono tuoi, galleggiano nell’aria. Tutt’intorno esiste una noosfera, una sfera del pensiero che ti circonda completamente. Così come l’aria, il pensiero è tutt’intorno a te, e continua a entrare in te per conto suo: si ferma solo col crescere della tua consapevolezza. Allorché diventi più consapevole, il pensiero scompare semplicemente, si dissolve, perché la consapevolezza crea un’energia più forte del pensiero.

La consapevolezza è come il fuoco per il pensiero. Quando accendi una lampada in casa, l’oscurità non riesce più a entrare; la spegni, e da ogni parte il buio si diffonde: in meno di un attimo ti avvolge. L’oscurità non entra in una casa con le luci accese; i pensieri sono come l’oscurità: entrano soltanto se all’interno non c’è luce. La consapevolezza è un fuoco: più diventi consapevole, meno pensieri entrano in te.

Se ti integri veramente nella tua consapevolezza, i pensieri non entrano in te: diventi come una cittadella inespugnabile, niente può penetrarvi. Ciò non significa essere chiusi, anzi, vuol dire essere incondizionatamente aperti, ma la stessa energia della consapevolezza diventa la tua roccaforte. E se i pensieri non possono entrare in te, ti gireranno intorno e se ne andranno. Li vedrai arrivare e, semplicemente, non appena ti arrivano vicini, prenderanno un’altra strada. A quel punto potrai andare ovunque, niente potrà sfiorarti più.

Questo è ciò che intendiamo per illuminazione.
 Tratto dall'ottimo sito:http://www.vivizen.com/

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