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venerdì 28 ottobre 2011

AFORISMI EINSTEIN... QUI E ORA

Nel mezzo della difficoltà si cela l’opportunità.  
Albert Einstein
  
La pace non può essere mantenuta con la forza, può essere solo raggiunta con la comprensione
Albert Einstein

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lunedì 17 ottobre 2011

ZEN

CONSIGLIATO:
L’insegnamento zen è come una finestra: all’inizio la guardiamo, e vediamo soltanto il riflesso indistinto del nostro stesso volto, ma nel momento in cui impariamo, e la nostra visione si fa chiara, diventa chiaro e perfettamente trasparente anche l’insegnamento, quindi vediamo attraverso. Vediamo tutte le cose: il nostro stesso volto.

Stephen Mitchell, Dropping Ashes on The Buddha


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domenica 16 ottobre 2011

AFORISMI SRI AUROBINDO

Il mondo intero aspira alla libertà
eppure ogni creatura
è innamorata delle proprie catene,
questo è il primo paradosso
e l'inestricabile nodo della nostra natura.

Sri Aurobindo


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RACCONTO: IL TAO

Un giorno un giovane monaco si recò dal suo Maestro e gli chiese:
"Maestro come dovrei mettere in pratica il Tao?"
Il Maestro gli rispose:
"Mangia quando hai fame e dormi quando sei stanco."
Il giovane monaco, stupito, replicò:
"Ma non è ciò che fanno quasi tutti?"
"No" gli rispose il Maestro "non è quello che fanno quasi tutti.
I più coltivano mille desideri mentre mangiano,
e sciolgono mille nodi mentre dormono.

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sabato 15 ottobre 2011

FRASI QUI E ORA

Quando ti sveglierai e non vedrai più il sole, o sarai morto, o sarai TU il sole. -James Douglas Morrison

Quando le porte della percezione saranno aperte le cose ci appariranno come realmente sono: Infinite. - William Blake
Io voglio essere quelle porte. - James Douglas Morrison

  
Lasciate che i miei eserciti siano le rocce, gli alberi e i pennuti del cielo. - Carlo Magno
  
Quando un uomo siede vicino ad una bella ragazza per un'ora, pensa che non sia passato più di un minuto. Ma fatelo sedere sopra un termosifone bollente per un minuto, crederà che siano passate delle ore. Ecco cos'è la relatività. 
- Albert Einstein

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venerdì 14 ottobre 2011

MEDITAZIONE: BENEFICI

Fonte: interamente tratto dall'ottimo sito http://www.vivizen.com/

Se mediti regolarmente, saprai bene che perfino una breve sessione di meditazione al mattino ha il potere di migliorare il modo in cui vivrai l'intera giornata.

Non soltanto ti sentirai maggiormente sereno e rilassato, ma riuscirai ad avere più attenzione, a essere più positivo e a sviluppare maggiore empatia.

Questo è il motivo per il quale le tecniche di meditazione sono state studiate e raffinate per migliaia di anni.

Ma è necessario meditare per anni per poter beneficiare dei benefici della meditazione? La risposta è no, basta molto meno.

Recenti studi hanno confermato che sono ravvisabili (e misurabili) cambiamenti significativi nel cervello già dopo solo otto settimane di meditazione regolare.

Come possiamo modificare il nostro cervello

Il cervello è un organo estremamente complesso. In genere si pensa al cervello come a qualcosa che non possa essere influenzato. Ma nelle ricerche condotte negli ultimi anni è emerso che attraverso l'allenamento e la pratica possiamo sviluppare nuovi neuroni e, di fatto, incidere sullo sviluppo del nostro cervello.

Il cervello è come un muscolo che possiamo allenare. Questo significa che ciascuno di noi può giocare un ruolo attivo nello sviluppo del proprio cervello e incrementare così il proprio benessere e la qualiità della propria vita.

La consapevolezza è un aspetto chiave della meditazione

La maggior parte delle tecniche di meditazione si sviluppa attorno al concetto di consapevolezza.  Più nello specifico, parliamo di allenamento della consapevolezza. La consapevolezza è qualcosa di diverso rispetto alla concentrazione. Essere consapevole significa essere in grado di notare ciò che è normalmente al di fuori della nostra esperienza conscia.

Nel processo di allenamento della nostra consapevolezza abbiamo la possibilità di comprendere come i nostri pensieri siano in grado di plasmare la nostra realtà.

Proviamo un semplice esperimento.

Smetti di leggere e presta attenzione ai suoni e ai rumori attorno a te. Quando inizi a prestare attenzione ai suoni e ai rumori, percepisci con chiarezza che quei suoni e quei rumori sono stati intorno a te per tutto il tempo mentre leggevi, ma il tuo cervello in qualche modo è riuscito a schermarli e a tenerli lontano dalla tua attenzione.

E se il tuo cervello proprio ora stesse schermando molteplici altre esperienze?

I nostri dialoghi interni e i flussi dei nostri pensieri di fatto ci tengono lontani da molte esperienze e sensazioni di cui finiamo per non avere consapevolezza. Questo significa che probabilmente mentre stai vivendo la tua vita, di fatto ne stai sperimentando soltanto una frazione.

Se la tua attenzione si focalizza esclusivamente sul flusso di pensiero della tua mente, probabilmente ti stai perdendo tanti piccoli e grandi piaceri che la vita sa offrirti: un caldo raggio di sole sulla tua pelle, la dolcezza del sorriso di un amico e il delicato sapore di un piatto che stai mangiando. Se non vuoi perderti parte della vita, inizia a meditare.

La meditazione ti consente di vivere pienamente le tue giornate

Su cosa è focalizzata in genere la tua attenzione? Su quale tipo di pensieri la tua mente ritorna con maggiore frequenza?

Per la maggior parte delle persone, l'attenzione è normalmente incentrata sul proprio flusso di pensiero, sul proprio dialogo interiore.

Ma di fatto riusciamo ad assumere consapevolezza di ciò soltanto quando iniziamo a meditare. La meditazione ci aiuta a comprendere dove è rivolta la nostra attenzione e, al contempo, a prenderne le distanze come un semplice osservatore.

La meditazione ci aiuta a cambiare la nostra usuale modalità di attenzione allenandoci ad essere maggiormente presenti.

Quando impariamo ad essere consapevoli del presente, momento per momento, la nostra vita cambia radicalmente.

Quando diventiamo più presenti, siamo meno invischiati nel turbinio dei nostri pensieri.

Un importante effetto secondario di questo processo è che la meditazione ci consente di diventare maggiormente empatici. La meditazione ci aiuta a entrare in maggiore sintonia con il prossimo. Quando riusciamo a emergere dalla nebbia dei nostri pensieri e del nostro dialogo interiore, siamo in grado di sintonizzarci con i bisogni e le speranza di coloro che sono intorno a noi.

Utilizza il tuo respiro come àncora al momento presente

Un semplice modo per assumere consapevolezza del momento presente è quello di utilizzare il proprio respiro per rimanere focalizzati sul qui e ora.

Ogni qualvolta rivolgiamo la nostra attenzione al respiro, riusciamo a distogliere la mente dal nostro dialogo interiore, riuscendo anche a rilassarci.

Quando meditiamo e siamo in grado di assumere consapevolezza del costante "chiacchericcio" nella nostra mente, abbiamo la possibilità di aprire uno squarcio su chi siamo realmente.

Anche se riesci a dedicare alla meditazione soltanto pochi minuti al giorno, potrai notare notevoli cambiamenti nella tua vita dopo poche settimane. Con la meditazione puoi scoprire serenità, equilibrio e tranquillità.

E, soprattutto, attraverso la meditazione puoi assumere consapevolezza del presente e vivere in pieno la tua vita, invece di rimanere impantanato nella nebbia dei pensieri e delle preoccupazioni. 

STEVE JOBS... QUI E ORA

Discorso tenuto da Steve Jobs alla Stanford University il 12 Giugno 2005.

Sono onorato di essere qui con voi oggi, nel giorno della vostra laurea presso una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. A dir la verità, questa è la cosa più vicina ad una laurea che mi sia mai capitata.
Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, nulla di speciale. Solo tre storie.
La prima storia parla di “unire i puntini”.
Ho abbandonato gli studi al Reed College dopo sei mesi, ma vi sono rimasto come imbucato per altri diciotto mesi, prima di lasciarlo definitivamente. Allora perchè ho smesso?
Tutto è cominciato prima che io nascessi. La mia madre biologica era laureanda ma ragazza-madre, decise perciò di darmi in adozione. Desiderava ardentemente che io fossi adottato da laureati, così tutto fu approntato affinché ciò avvenisse alla mia nascita da parte di un avvocato e di sua moglie. All’ultimo minuto, appena nato, questi ultimi decisero che avrebbero preferito una femminuccia. Così quelli che poi sarebbero diventati i miei “veri” genitori, che allora si trovavano in una lista d’attesa per l’adozione, furono chiamati nel bel mezzo della notte e venne chiesto loro: “Abbiamo un bimbo, un maschietto, ‘non previsto’; volete adottarlo?”. Risposero: “Certamente”. La mia madre biologica venne a sapere successivamente che mia mamma non aveva mai ottenuto la laurea e che mio padre non si era mai diplomato: per questo si rifiutò di firmare i documenti definitivi per l’adozione. Tornò sulla sua decisione solo qualche mese dopo, quando i miei genitori adottivi le promisero che un giorno sarei andato all’università.
Infine, diciassette anni dopo ci andai. Ingenuamente scelsi un’università che era costosa quanto Stanford, così tutti i risparmi dei miei genitori sarebbero stati spesi per la mia istruzione accademica. Dopo sei mesi, non riuscivo a comprenderne il valore: non avevo idea di cosa avrei fatto nella mia vita e non avevo idea di come l’università mi avrebbe aiutato a scoprirlo, eppure ero là e stavo spendendo i soldi che i miei genitori avevano risparmiato per tutta la vita, così decisi di abbandonare, avendo fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. OK, ero piuttosto terrorizzato all’epoca, ma guardandomi indietro credo sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’istante in cui abbandonai potei smettere di assistere alle lezioni obbligatorie e cominciai a seguire quelle che mi sembravano interessanti.
Non era tutto così romantico al tempo. Non avevo una stanza nel dormitorio, perciò dormivo sul pavimento delle camere dei miei amici; portavo indietro i vuoti delle bottiglie di coca-cola per raccogliere quei cinque cent di deposito che mi avrebbero permesso di comprarmi da mangiare; ogni domenica camminavo per sette miglia attraverso la città per avere l’unico pasto decente nella settimana presso il tempio Hare Krishna. Ma mi piaceva. Gran parte delle cose che trovai sulla mia strada per caso o grazie all’intuizione in quel periodo si sono rivelate inestimabili più avanti.
Lasciate che vi faccia un esempio:
il Reed College a quel tempo offriva probabilmente i migliori corsi di calligrafia del paese. Nel campus ogni poster, ogni etichetta su ogni cassetto, erano scritti in splendida calligrafia. Siccome avevo abbandonato i miei studi ‘ufficiali’e pertanto non dovevo seguire i corsi del piano di studi, decisi di seguire un corso di calligrafia per imparare come riprodurre quanto di bello visto là attorno. Ho imparato la differenza dei caratteri serif e sans serif, a come variare la spaziatura tra differenti combinazioni di lettere, e che cosa rende la migliore tipografia così grande. Era bellissimo, antico e così artisticamente delicato che la scienza non avrebbe potuto ‘catturarlo’, e trovavo ciò affascinante.
Nulla di tutto questo sembrava avere speranza di applicazione pratica nella mia vita, ma dieci anni dopo, quando stavamo progettando il primo computer Machintosh, mi tornò tutto utile utilizzandolo per la realizzazione del Mac: è stato il primo computer dotato di una meravigliosa capacità tipografica. Se non avessi abbandonato gli studi, il Mac non avrebbe avuto molteplici caratteri e font spazialmente proporzionati. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità. Se non avessi lasciato l’università, e se non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti e spaziati in modo proporzionato. Certamente non era possibile all’epoca ‘unire i puntini’e avere un quadro di cosa sarebbe successo, ma tutto diventò molto chiaro guardandomi alle spalle dieci anni dopo.
Vi ripeto, non potete sperare di unire i puntini guardando avanti, potete farlo solo guardandovi indietro: dovete quindi avere fiducia che, nel futuro, i puntini che ora vi appaiono senza senso possano in qualche modo unirsi nel futuro. Dovete credere in qualcosa: il vostro ombelico, il vostro karma, la vostra vita, il vostro destino, chiamatelo come volete… questo approccio non mi ha mai lasciato a piedi, e ha fatto la differenza nella mia vita.
La mia seconda storia parla di amore e di perdita.
Sono stato molto fortunato – ho trovato cosa mi piacesse fare nella vita piuttosto in fretta. Io e Woz fondammo la Apple nel garage dei miei genitori quando avevo appena vent’anni. Abbiamo lavorato duro, e in dieci anni Apple è cresciuta da noi due soli in un garage sino ad una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. Avevamo appena rilasciato la nostra migliore creazione – il Macintosh – un anno prima, e avevo appena compiuto trent’anni… quando venni licenziato. Come può una persona essere licenziata da una Società che ha fondato? Beh, quando Apple si sviluppò assumemmo una persona – che pensavamo fosse di grande talento – per dirigere la compagnia con me, e per il primo anno le cose andarono bene. In seguito però le nostre visioni sul futuro cominciarono a divergere finché non ci scontrammo. Quando successe, il nostro Consiglio di Amministrazione si schierò con lui. Così a trent’anni ero a spasso. E in maniera plateale. Ciò che aveva focalizzato la mia intera vita adulta non c’era più, e tutto questo fu devastante.
Non avevo la benché minima idea di cosa avrei fatto, per qualche mese. Sentivo di aver tradito la precedente generazione di imprenditori, che avevo lasciato cadere il testimone che mi era stato passato. Mi incontrai con David Packard e Bob Noyce e provai a scusarmi per aver mandato all’aria tutto così malamente: era stato un vero fallimento pubblico, e arrivai addirittura a pensare di andarmene dalla Silicon Valley. Ma qualcosa cominciò a farsi strada dentro me: amavo ancora quello che avevo fatto, e ciò che era successo alla Apple non aveva cambiato questo di un nulla. Ero stato rifiutato, ma ero ancora innamorato. Così decisi di ricominciare.
Non potevo accorgermene allora, ma venne fuori che essere licenziato dalla Apple era la cosa migliore che mi sarebbe potuta capitare. La pesantezza del successo fu sostituita dalla soavità di essere di nuovo un iniziatore, mi rese libero di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.
Nei cinque anni successivi fondai una Società chiamata NeXT, un’altra chiamata Pixar, e mi innamorai di una splendida ragazza che sarebbe diventata mia moglie. La Pixar produsse il primo film di animazione interamente creato al computer, Toy Story, ed è ora lo studio di animazione di maggior successo nel mondo. In una mirabile successione di accadimenti, Apple comprò NeXT, ritornai in Apple e la tecnologia che sviluppammo alla NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. E io e Laurene abbiamo una splendida famiglia insieme.
Sono abbastanza sicuro che niente di tutto questo mi sarebbe accaduto se non fossi stato licenziato dalla Apple. Fu una medicina con un saporaccio, ma presumo che ‘il paziente’ne avesse bisogno. Ogni tanto la vita vi colpisce sulla testa con un mattone. Non perdete la fiducia, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha aiutato ad andare avanti sia stato l’amore per ciò che facevo. Dovete trovare le vostre passioni, e questo è vero tanto per il/la vostro/a findanzato/a che per il vostro lavoro. Il vostro lavoro occuperà una parte rilevante delle vostre vite, e l’unico modo per esserne davvero soddisfatti sarà fare un gran bel lavoro. E l’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi.
La mia terza storia parla della morte.
Quando avevo diciassette anni, ho letto una citazione che recitava: “Se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, sicuramente prima o poi avrai ragione”. Mi fece una gran impressione, e da quel momento, per i successivi trentatrè anni, mi sono guardato allo specchio ogni giorno e mi sono chiesto: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni volta che la risposta era “No” per troppi giorni consecutivi, sapevo di dover cambiare qualcosa.
Ricordare che sarei morto presto è stato lo strumento più utile che abbia mai trovato per aiutarmi nel fare le scelte importanti nella vita. Perché quasi tutto – tutte le aspettative esteriori, l’orgoglio, la paura e l’imbarazzo per il fallimento – sono cose che scivolano via di fronte alla morte, lasciando solamente ciò che è davvero importante. Ricordarvi che state per morire è il miglior modo per evitare la trappola rappresentata dalla convinzione che abbiate qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione perché non seguiate il vostro cuore.
Un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Effettuai una scansione alle sette e trenta del mattino, e mostrava chiaramente un tumore nel mio pancreas. Fino ad allora non sapevo nemmeno cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che con ogni probabilità era un tipo di cancro incurabile, e avevo un’aspettativa di vita non superiore ai tre-sei mesi. Il mio dottore mi consigliò di tornare a casa ‘a sistemare i miei affari’, che è un modo per i medici di dirti di prepararti a morire. Significa che devi cercare di dire ai tuoi figli tutto quello che avresti potuto nei successivi dieci anni in pochi mesi. Significa che devi fare in modo che tutto sia a posto, così da rendere la cosa più semplice per la tua famiglia. Significa che devi pronunciare i tuoi ‘addio’.
Ho vissuto con quella spada di Damocle per tutto il giorno. In seguito quella sera ho fatto una biopsia, dove mi infilarono una sonda nella gola, attraverso il mio stomaco fin dentro l’intestino, inserirono una sonda nel pancreas e prelevarono alcune cellule del tumore. Ero in anestesia totale, ma mia moglie, che era lì, mi disse che quando videro le cellule al microscopio, i dottori cominciarono a gridare perché venne fuori che si trattava una forma molto rara di cancro curabile attraverso la chirurgia. Così mi sono operato e ora sto bene.
Questa è stata la volta in cui mi sono trovato più vicino alla morte, e spero lo sia per molti decenni ancora. Essendoci passato, posso dirvi ora qualcosa con maggiore certezza rispetto a quando la morte per me era solo un puro concetto intellettuale:
Nessuno vuole morire. Anche le persone che desiderano andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E nonostante tutto la morte rappresenta l’unica destinazione che noi tutti condividiamo, nessuno è mai sfuggito ad essa. Questo perché è come dovrebbe essere: la Morte è la migliore invenzione della Vita. E’ l’agente di cambio della Vita: fa piazza pulita del vecchio per aprire la strada al nuovo. Ora come ora ‘il nuovo’ siete voi, ma un giorno non troppo lontano da oggi, gradualmente diventerete ‘il vecchio’e sarete messi da parte. Mi dispiace essere così drammatico, ma è pressappoco la verità.
Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun’altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Tutto il resto è secondario.
Quando ero giovane, c’era una rivista splendida che si chiamava The Whole Earth Catalog (L’intero Catalogo della Terra), che è stata una delle bibbie della mia generazione. Fu creata da Steward Brand, non molto lontano da qui, a Menlo Park, e costui apportò ad essa il suo senso poetico della vita. Era la fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer, ed era fatto tutto con le macchine da scrivere, le forbici e le fotocamere polaroid: era una specie di Google in formato cartaceo tascabile, trentacinque anni prima che Google prendesse forma. Era idealista, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni.
Steward e il suo team pubblicarono diversi numeri di The Whole Earth Catalog, e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell’ultima pagina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste ritrovarvi a fare autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c’era scritto: “stay hungry stay foolish” (“Siate affamati. Siate folli”). Era il loro messaggio di addio, io l’ho sempre desiderato per me stesso. E ora che vi laureate per cominciare una nuova vita, io auguro a tutti voi:
Siate affamati. Siate folli.
Grazie a tutti.

 


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lunedì 10 ottobre 2011

OSHO: PAURA

CONSIGLIATO:
OSHO

COSA FARE CON LA PAURA ?


Osho, non ne posso più di continuare a farmi guidare dalla paura. Si può arrivare a dominarla o a ucciderla? E come?

OSHO:
Non può essere uccisa, non può essere dominata, può solo essere compresa. La parola chiave qui è comprensione. Solo il comprenderla – null’altro – può creare una trasformazione.

Se cerchi di dominare la paura, essa rimarrà là, semplicemente repressa, magari a una profondità tale da renderla completamente inconscia.

A quel punto non ne sarai mai più consapevole, eppure lei continuerà a vivere laggiù – in cantina – e continuerà a influenzarti. Potrà dirigerti e manipolarti, ma in modo così indiretto che non ne sarai consapevole. Il pericolo, allora, sarà più intenso: non sarai nemmeno in grado di scorgerlo.

Perciò non si tratta di dominare la paura, o di ucciderla. Ucciderla non è possibile, perché essa contiene una certa quantità di energia, e l’energia non può essere distrutta.

Hai mai notato com’è grande l’energia che hai quando hai paura? E la stessa cosa accade con la rabbia; entrambi sono aspetti dello stesso fenomeno.

La rabbia è aggressiva mentre la paura è non-aggressiva. La paura è lo stato negativo della rabbia; la rabbia è lo stato positivo della paura. Hai mai osservato come diventi forte e potente quando sei arrabbiato – quanta energia hai?

Oppure, quando hai paura, corri così veloce da far invidia persino a un olimpionico. La paura crea energia: la paura è energia, e l’energia non può essere distrutta.

Nemmeno un briciolo di energia può essere rimossa dall’esistenza. Devi continuare a ricordartelo, perché altrimenti finisci col fare qualcosa di sbagliato. Non puoi distruggere nulla, tutto ciò che puoi fare è cambiarne la forma.

Non puoi distruggere una goccia d’acqua: puoi trasformarla in ghiaccio, puoi farla evaporare, ma continuerà a esistere. Da qualche parte rimarrà, perché non può essere eliminata dall’esistenza.

Allo stesso modo non puoi distruggere la paura. E nel corso dei secoli la gente ha cercato di fare proprio questo: eliminare la paura, eliminare la rabbia, eliminare il sesso, eliminare l’avidità – eliminare questo e quello.

Tutti ci hanno provato, senza sosta, e qual è il risultato? L’uomo è nel caos. Nulla in realtà è stato eliminato, è ancora tutto lì: è nata solo una gran confusione. Non occorre eliminare nulla, perché comunque nulla può essere distrutto. E allora cosa si può fare?

La paura va compresa. Che cos’è? Come nasce? Da dove proviene? Cosa ti sta dicendo? Osservala – senza alcun giudizio – solo allora sarai in grado di comprendere.

Che cos’è la paura? Per prima cosa, la paura è sempre collegata a un desiderio. Vuoi diventare famoso, l’uomo più famoso del mondo: c’è paura. E se non ci riuscissi? Nasce la paura.

La paura sorge come sottoprodotto del desiderio – per esempio se vuoi diventare l’uomo più ricco del mondo. E se non ce la facessi? Inizi a tremare; nasce la paura. Hai una donna… e hai paura, perché domani potresti non possederla più, potrebbe andarsene con un altro.

È viva, può lasciarti. Solo una donna morta non ti lascerà, e invece lei è ancora viva. In realtà puoi possedere solo un cadavere, in quel caso non ci sarà alcuna paura, il cadavere starà lì per sempre. Puoi possedere dei mobili… non ci sarà alcuna paura.

Ma se cerchi di possedere un essere umano, nasce la paura. Chi lo sa? Ieri lei non c’era, oggi è tua ma domani chissà, potrebbe appartenere a qualcun altro. Ecco la paura. La paura nasce dal desiderio di possesso, è un sottoprodotto. Vuoi possedere, ed ecco la paura.

Se non volessi possedere nulla, non ci sarebbe alcuna paura. Se non avessi il desiderio di essere questo o quello nel futuro, la paura non esisterebbe.

Se non volessi andare in paradiso, non nascerebbe alcuna paura: il prete non potrebbe spaventarti. Se non vuoi andare da nessuna parte, nessuno può farti paura.

Se inizi a vivere nel momento, la paura svanisce. La paura passa attraverso il desiderio. Fondamentalmente, è il desiderio a creare la paura. Osserva. Quando hai paura, guarda da dove proviene, qual è il desiderio che la sta provocando, e poi vedi come è futile.

La paura nasce sempre da qualcosa d’altro. Dovrai osservare queste altre cose, e l’atto stesso dell’osservare comincerà a cambiarle.

Quindi non chiedere come si fa a dominarla o a ucciderla. Non deve essere dominata, non deve essere uccisa. Non può essere dominata e non può essere uccisa.

Può solo essere compresa. Lasciati guidare unicamente da questa comprensione.

DA OSHO: IL SUTRA DEL CUORE




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