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domenica 19 settembre 2010

ILLUMINAZIONE E FOLLIA tratto da http://www.dadrim.org/

Riporto di seguito una fantastica risposta ad una domanda posta da un lettore del sito http://www.dadrim.org/
 G. ha scritto: Ciao Dadrim, sai sono tre anni che divoro libri di meditazione, tra meditazioni riuscite e non, tra amore inviato ad altri, tra cui anche tanta sofferenza. Ora le mie meditazioni sono accompagnate da psicofarmaci perché ho sbroccato credendomi illuminato. Ti giuro, se non avessi trovato i libri di Osho mi sarei ributtato dai 30 metri a cui sono sopravvissuto a 18 anni. Ora sono stufo perché ho sofferto molto, da 17 anni ho avuto da impazzire, a tratti, per via dell'ascisc. Comunque, sia quel che sia, accetterò tutto. Ti volevo chiedere: può avvenire l'illuminazione prendendo psicofarmaci, dato che in meditazione riesco ad entrare?
Un saluto e grazie per lo spazio che ci dedichi.
Dadrim ha risposto: Caro G., non puoi chiedere a me dell'illuminazione: io non ne so nulla. Non sono un illuminato, pertanto non posso darti una risposta rispetto al fatto se tu possa o meno illuminarti prendendo psicofarmaci. Quel che ti posso dire è che dal mio punto di vista quando lavoriamo su noi stessi sperando di raggiungere l'illuminazione, la pace, ecc.., stiamo unicamente cadendo in un nuovo inganno. C'è chi insegue il denaro, chi il sesso, chi il potere e chi dio o l'illuminazione. Per me il problema non sta nell'oggetto che inseguiamo ma nell'atto stesso di voler inseguire qualcosa. Cerchiamo di raggiungere qualcosa unicamente quando vogliamo fuggire da ciò che siamo e dalla realtà che viviamo. Meditazione per me non significa ricercare la pace,  l'illuminazione..., ma smettere di fuggire in qualche desiderio futuro o sogno consolatore. Meditazione significa imparare a godere pienamente del presente, del semplice piacere che da il respirare, il camminare, il parlare con qualcuno, il sapere che si è vivi e non si sa perché. La meditazione sposta il nostro desiderio dal futuro al presente rendendoci finalmente capaci di essere reali, di godere la vita. Se ci pensiamo bene ogni desiderio che si muove nel futuro non è nulla di concreto, genera in noi unicamente tensione e speranza poiché forse si realizzerà o forse no. Inoltre ogni desiderio che rincorre un oggetto, una realizzazione futura, non appena ottiene ciò che vuole si dissolve lasciandoci vuoti, tristi. L'unico desiderio che non può lasciarci delusi, vuoti o in continua tensione, è quel desiderio che si appaga nell'esatto accadere dell'istante presente, è quel desiderio che desidera essere pienamente e incondizionatamente aperto a tutto ciò che il presente porta con sé.
Io non sono contro il desiderio, anzi, ritengo che questa stessa esistenza non sia nient'altro che desiderio che continuamente si appaga e rigenera in una possibilità di piacere sempre più vasta e profonda. Gli alberi desiderano danzare nel vento, spargere semi e moltiplicarsi, le stelle desiderano brillare nel buio degli spazi siderali, gli oceani desiderano creare il gioco delle maree, delle tempeste e dei loro abissi segreti. L'universo e le sue parti stanno continuamente desiderando ciò che vivono, per questo sono perennemente appagati e meravigliosi. Solo l'uomo continua a desiderare ciò che non ha, non è o non vive, e questo perché l'uomo è caduto vittima dell'idea di essere separato dalla vita e pertanto di dover lottare per sopravvivere. L'uomo lotta contro se stesso, conto la natura, contro i sui simili, contro la sua ombra, contro tutto, unicamente per poter affermare se stesso in un mondo che senza tregua gli ricorda che quel “se stesso” non ha alcun valore e potere perché è unicamente un fenomeno parziale e contingente. L'idea che abbiamo di noi stessi non nasce con noi e non va oltre la morte. L'idea che abbiamo di noi stessi è il prodotto di un ambiente che non ha saputo accoglierci per quel che eravamo, che non ha saputo amarci e permetterci di sentire che prima di ogni idea di fare, studiare, divenire nella società, eravamo pienamente accolti per il semplice fatto di essere, di essere vita, mistero, miracolo, occhi spalancati che guardavano colmi d'amore e fiducia ogni cosa. L'ego è il prodotto di un amore negato, violentato, soffocato, ingannato, è l'idea di dover divenire qualcosa o qualcuno per poter essere. Ecco allora che il pensiero strategico, “futuristico”, finalizzato, competitivo, diviene sempre più astuto, perfezionato e violento o fantastico. Ma tutto ciò è solo un inganno poiché nulla ci potrà donare quella pace e quell'amore che portavamo con noi in origine poiché non è un qualcosa che possa essere conquistato ma un qualcosa che deve essere riscoperto. Quel qualcosa siamo noi stessi, è la nostra natura intrinseca, è la nostra essenza. L'unico problema sono le mille idee e le mille forze che abbiamo creato nella nostra coscienza nel tentativo di rispondere alle idiote richieste di una società e un ambiente esterno alienato e ingannevole perché in se stesso ingannato. Non vi è alcun dio da raggiungere, non v'è alcuna illuminazione da sperare. Io credo che tutto sia qui ed ora nell'esatto istante in cui smettiamo di volerci diversi da quello che siamo o di volere gli altri ed il mondo diversi da quello che sono. Il mondo è perfetto così com'è, gli uomini sono perfetti così come sono, il problema è che sono convinti di dover andare chissà dove o dover raggiungere chissà cosa. Ma cosa v'è da raggiungere? In pochi anni per tutti sopraggiunge la morte e con lei la fine di ogni megalomania. Che senso ha vivere per raggiungere qualcosa? Si vive per il puro piacere di vivere: tutto il resto è solo un dono. Va bene progettare, creare nuove tecnologie, fare sogni sul futuro, amarsi , fare figli; è tutto meraviglioso, ma unicamente se si vive tutto ciò come un dono della vita, come un qualcosa che non serve a noi per sentirci qualcuno, ma che noi serviamo perché stupiti da tanta meraviglia per nulla scontata.
La meditazione per me è qualcosa che ci aiuta ad uscire dalle illusioni della mente, dall'affanno del dover raggiungere per poter essere. L'illuminazione e la meditazione, se fraintese, possono divenire l'ultimo e il più potente ego trip di un uomo. Io mi considero un osservatore, uno scopritore di se stesso che compie unicamente quei passi che la consapevolezza gli permette. Cerco di vivere quel che c'è dentro e fuori di me, senza nasconderlo, modificarlo, reprimerlo e soprattutto senza farmici ossessionare. In me scorrono mille pensieri, emozioni, turbamenti, sogni e immagini, belli, brutti, sensati, folli, ma tutto ciò non è il mio essere, poiché ciò che può essere visto non può essere colui che vede e che vive tutto quel che accade. Ecco allora che se rimango sempre più indifferente a tutto ciò che muta e pongo sempre più energia in colui che osserva, i pensieri si fanno più deboli, distanti, le emozioni si placano e sopraggiungono momenti di quiete immotivata. Ma tutto ciò non è frutto del desiderio di voler raggiungere chissà cosa o di volere pace e gioia, ma è il frutto della comprensione che tutto ciò che per molto tempo ho inseguito e ricercato non mi potrà mai appagare. Allora che fare? Nulla! Semplicemente si rimane sempre più quieti in quel che accade nel presente, ci si rilassa in quel che c'è, poiché tutto ciò che si voleva si è rivelato effimero o ci ha appagati sino al punto di non volerlo più. La meditazione non è un desiderio ma la conseguenza della comprensione che nel semplice ascolto del proprio respiro, del vento che accarezza la pelle, della voce di un amico che si accompagna a noi in una passeggiata o delle risa di un bambino che gioca su uno scivolo v'è molta più pace e serenità che in qualunque altro sforzo o obbiettivo egoico.
Siamo capaci di rendere anche la meditazione e la realizzazione di sé una fatica e una fuga dalla realtà. Guarda cosa abbiamo creato con l'idea di Dio, con le religioni e la giustizia sociale: guerre, guerre e ancora guerre!
Gli psicofarmaci servono all'individuo quando la mente prende il sopravvento. Dal mio punto di vista la meditazione non centra nulla con la mente e, pertanto nemmeno con i farmaci. Il problema però sta in cosa intendi per meditazione poiché se questa è il prodotto di un desiderio della mente le cose si metteranno sempre peggio.
Dici che Osho ti ha salvato dal gettarti nuovamente da trenta metri e ci credo! Per l'esperienza che ho avuto io anche la sola lettura di Osho può essere una meditazione. I discorsi di Osho sono formulati in modo tale da non permettere alla mente di schierarsi, di rafforzarsi, di ingannarsi e perpetrarsi. Portano ad un dolce e lento dissolvimento del pensiero esposto alla forza di una consapevolezza sempre più vasta.
Se ami i sui discorsi lasciati trasportare, leggili e rileggili per il puro piacere di ascoltarli, senza fine alcuno: lui stesso lo ripeteva in continuazione, quindi credo tu capisca cosa voglio dire. Lentamente vedrai che tutte quelle parole in realtà sono vuote, non ti vogliono comunicare nulla di oggettivo, nulla da raggiungere, ma ti vogliono semplicemente lasciare in compagnia di te stesso e del puro piacere di essere.
Credo che già questa sia una meditazione stupenda. Diversamente non so cosa intendi quando dici che riesci ad entrare in meditazione, poiché se tu riuscissi ad entrare in quello stato meditativo che io intendo non avresti bisogno di psicofarmaci.
Quel che mi sento di dirti è di non cadere nell'illusione dell'illuminazione o di qualunque altra meta che sta nel futuro e che genera solo tensione, credo che tu ne abbia già vissuta abbastanza. La meta non è alla fine del viaggio ma è il viaggiatore stesso. La pace e la gioia non sono condizioni di assenza di dolore e confusione, ma condizioni di un'anima che sa rimanere centrata nella sua capacità di osservare e lasciar andare ogni cosa.
Per me le meditazioni più belle e potenti sono quelle che coinvolgono totalmente l'individuo a partire dal punto in cui questo si trova. Il sesso può essere una meditazione e se leggi Osho sai cosa intendo. La corsa, il nuoto, la risata, il porre la propria attenzione sul respiro che entra e che esce dalle narici, il giocare a pallone, a tennis, con i propri figli al parco, tutto ciò che ci da gioia può divenire la più potente meditazione se fatto con totalità.
Tutto ciò che ci fa sentire tesi e seri non è meditazione ma un trip dell'ego che inganna se stesso.
L'illuminazione non so cosa sia, ma sento che più trovo motivi per gioire nel presente di piccole e semplici cose, e meno trovo motivi per angosciarmi e tendermi verso un futuro evanescente, più sono in pace con me stesso e tutto quel che mi circonda.
L'ultimo consiglio che mi sento di darti è quello di immergerti sempre più profondamente in tutto ciò che ti fa sentire sereno e innamorato del presente e nel presente, qualunque cosa sia: il resto è solo un ego trip.
Un abbraccio,
Dadrim
Fonte: tratto dal consigliatissimo sito http://www.dadrim.org/

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