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venerdì 8 marzo 2024

Sulla guerra. Pensieri sparsi e liberi di fluire



Non esiste guerra giusta.

La guerra è violenza verso gli altri e verso sé stessi.

Anche il carnefice è vittima del proprio odio e della propria ignoranza. 

La guerra è ignoranza, la forma più grave di ignoranza.

Si pone fine alla guerra praticando la gentilezza verso sé e verso gli altri.

In un animo colmo di gentilezza potrà fiorire solo amore e non ci sarà posto per nessuna guerra.

La guerra non si combatte con le bombe perché altrimenti essa rinascerà in altre forme.

La guerra, anche quella vinta, costituisce una sconfitta.

Volete porre fine alla guerra? Volete veramente? 

Iniziate dalle Vostre battaglie interiori e armatevi soltanto di gentilezza e amore.

Siate semi di gentilezza che daranno magnifici frutti nel mondo.


sabato 19 novembre 2011

ESSERE PRESENTI

DELLO STESSO AUTORE:
 ‘Quando cammini, fallo come se stessi baciando la Terra con i tuoi piedi.’ Thich Nhat Hahn

Come puoi portare calma, pace e serenità nel mezzo di un vita sempre più caotica e stressante?

La risposta è semplice, anche se non sempre agevole da mettere in pratica: imparando ad essere presente.

Non importa quanto caotica sia la tua giornata, non importa quanto stressanti siano diventati la tua vita o il tuo lavoro, il semplice atto di essere presente può diventare la tua isola felice. Imparare ad essere presente può cambiare la tua vita, ed è incredibilmente semplice.

Quando chiedo alle persone che conosco cosa davvero impedisce loro di avere una giornata serena e tranquilla, le risposte più frequenti sono:

- Il lavoro e gli impegni in generale
- I pensieri e le preoccupazioni
- I doveri familiari
- Troppe cose da fare tutte insieme
- La mancanza di controllo
- Interruzioni e distrazioni

L’aspetto meraviglioso è questo: tutti questi problemi possono essere risolti tramite un’unica tecnica. Essere Presente.

Come Essere Presente Risolve i Problemi

Se osservi da vicino tutti i problemi sopra menzionati, puoi renderti agevolmente conto che sono tutti frutto della tua mente. Certo, ci sono delle forze esterne che inevitabilmente intervengono: un lavoro incontrollabile, lo stress, il comportamento altrui, gli innumerevoli contrattempi, e così via. Ma l’aspetto cruciale è il modo in cui la nostra mente gestisce queste forze esterne.

Se sei completamente presente, le forze esterne non rappresentano più un problema, semplicemente perché in questo preciso istante ci sei soltanto tu e l’attività o la persona a cui ti stai dedicando, non ci sono più milioni di altre cose di cui preoccuparsi.

Se tuo figlio continua incessamente a reclamare la tua attenzione, certamente puoi stressarti perché in quel momento hai altre cose di cui preoccuparti e tuo figlio ora non sta facendo altro che accrescere le tue preoccupazioni o destabilizzare la tua calma. Oppure puoi decidere di essere presente, e di pensare che in quel momento ci siete soltanto tu e tuo figlio, null’altro. Puoi apprezzare tuo figlio per la meraviglia che è ed essere grato e riconoscente per questo momento che stai trascorrendo con lui.

Se il tuo lavoro richiede che tu ti focalizzi su un’attività urgente, puoi stressarti perché hai un milione di altre cose da fare in quel momento e non hai abbastanza tempo per dedicartici. Oppure puoi scegliere di essere presente, e di pensare che in quel momento ci sei soltanto tu e quella specifica attività su cui focalizzarti. Ti ci puoi dedicare con tutto te stesso e, una volta portata a termine, focalizzarti sull’attività successiva.

Essere presente diventa, dunque, una via per affrontare e gestire problemi, interruzioni, distrazioni, ogni fattore potenzialmente in grado di causarci stress. Essere presente fa sì che tutto il resto svanisca, lasciandoci la possibilità di dedicarci esclusivamente a ciò che abbiamo di fronte in quel momento.

Come Imparare ad Essere Presente

Il metodo da seguire per essere presente è piuttosto semplice, ma ciò che più conta è riuscire a metterlo in pratica.

La maggior parte delle persone non lo imparano semplicemente perché non provano a metterlo in pratica, non perché sia difficile da attuare.

Quando metti in pratica qualcosa con regolarità, inevitabilmente finisci per acquisire delle capacità in quel settore. Diventa un tuo modo di essere piuttosto che un impegno gravoso da aggiungere alla lista delle cose da fare.

Fai pratica, fai pratica, e pian piano essere presente diventerà per te qualcosa di naturale.

Ecco come fare: qualsiasi cosa tu stia facendo, impara a focalizzarti esclusivamente e completamente su quella singola cosa. In tutti i suoi aspetti, comprese le sensazioni e i pensieri che fare quella determinata cosa ti provoca.

Noterai che i tuoi pensieri tenderanno a saltare altrove, a indirizzarsi verso persone e situazioni diverse da ciò su cui ti stai focalizzando. Questo va bene – in fondo il tuo obiettivo non è quello di spazzare via dalla tua mente tutti i pensieri che non riguardino l’attività cui ti stai dedicando. Ma il semplice fatto di assumere consapevolezza dei pensieri che si formano nella tua mente ti aiuterà a riportare gentilmente la tua attenzione alla cosa su cui ti stavi focalizzando. Osserva semplicemente i pensieri che arrivano, e dolcemente riporta la tua attenzione al momento presente.

Fai con gioia ciò che stai facendo, sii grato di ciò a cui puoi dedicarti, e apprezza ogni momento e ogni sensazione legati a quella specifica cosa. Imparerai ben presto che qualunque cosa può diventare un’esperienza meravigliosa e straordinaria, che qualunque cosa può diventare un miracolo.

Un modo eccezionale per fare pratica in tal senso è la meditazione. La meditazione ti consente infatti di rimuovere tutto ciò che è irrilevante, di acquisire consapevolezza del flusso di pensieri nella tua mente, e di tornare gentilmente al momento presente. Non è affatto complicato: la meditazione può essere fatta in ogni luogo, in ogni momento.

Fai pratica, più che puoi. Senza fretta, senza ansia. Impara ad essere presente. Ogni piccolo passo in tal senso è una meraviglia di per sé, la via straordinaria per trovare la calma nel mezzo del traffico della vita.

“Vivi questo momento. Soltanto questo momento è vita.” Thich Nhat Hanh

 Fonte: http://www.vivizen.com/

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sabato 19 febbraio 2011

LA PRATICA DELLA CONSAPEVOLEZZA IN 8 SETTIMANE CAMBIA LA STRUTTURA DEL CERVELLO


La Pratica della Consapevolezza cambia la struttura del cervello in otto settimane
ScienceDaily (Jan. 21, 2011) - Un programma di meditazione di 'Pratica della Consapevolezza' della durata di otto settimane sembra indurre nel cervello dei participanti cambiamenti misurabili  nelle aree associate con la memoria, il senso del sé, l'empatia e lo stress. Uno studio condotto da un team di ricercatori del Massachusetts General Hospital (MGH) e pubblicato dalla rivista Psychiatry Research Neuroimaging, documenta per la prima volta i cambiamenti indotti  dalla meditazione sulla sostanza grigia del cervello nel corso del tempo.



La dottoressa, Sara Lazar, direttrice del Programma di Ricerca delle Neuroimmagini del Massachusetts General Hospital (MGH) e principale autore dello studio, ha detto: "La pratica della meditazione è associata a un senso di pace e di rilassamento fisico, ma i praticanti da tempo affermano che la meditazione provoca anche benefici cognitivi e psicologici che persistono nel corso della giornata. Questo studio dimostra che i cambiamenti osservati nella struttura del cervello possono essere alla base dei miglioramenti riferiti e che le persone non si sentono meglio semplicemente perchè passano un pò di tempo rilassandosi."
Un precedente studio, condotto dal gruppo di ricercatori diretto della dottoressa Lazar, aveva  evidenziato l'esistenza di differenze strutturali  tra il cervello dei meditatori esperti e quello delle persone che non meditano; nei primi è stato osservato  un ispessimento delle aree della corteccia cerebrale associate con l'attenzione e l'integrazione emozionale. Tuttavia  queste osservazioni non potevano dimostrare che le differenze erano da mettere in relazione con la meditazione.
Nello studio ultimo, invece, la struttura del cervello di 16 partecipanti è stato fotografato tramite le immagini della risonanza magnetica due settimane prima e due dopo aver partecipato al programma di otto settimane di 'Pratica della Consapevolezza' per la Riduzione dello Stress presso il Centro di meditazione dell'Università del Massachusetts.
In aggiunta alla partecipazione ai due incontri settimanali, nel corso dei quali si praticava la meditazione della consapevolezza – focalizzata sulla coscienza non giudicante delle sensazioni, dei sentimenti e dello stato mentale - i partecipanti ricevettero una registrazione audio per la pratica di una meditazione guidata e venne anche chiesto loro di registrare il tempo dedicato  quotidianamente alla pratica. Contemporanemanete, vennero prese, in un intervallo di tempo simile, immagini di risonanza magnetica del cervello di un gruppo di controllo fatto di persone che non meditavano.
I partecipanti appartenenti al gruppo dei meditatori dedicavano una media di 27 minuti al giorno alla pratica di esercizi di consapevolezza e le loro risposte a questionari sul tema indicavano miglioramenti significativi rispetto alle risposte date prima della partecipazione. L'analisi delle immagini della risonanza magnetica, che riguardavano le aree in cui le differenze associate alla meditazione erano state osservate negli studi precendenti, evidenziava un'accresciuta densità della materia grigia nell'ippocampo, noto per l'apprendimento e la memoria, e nelle strutture associate con l'auto consapevolezza, la compassione e l'introspezione.
                         



I partecipanti riferirono una riduzione dello stress che risultò corrispondere a una ridotta densità della materia grigia nell'amigdala, nota per l'importante ruolo svolto nell'ansietà e nello stress. Non è stato osservo alcun cambiamento nella struttura chiamata  insula, associata con l'autoconsapevolezza e identificata negli studi precedenti: gli autori suppongono che sia richiesto un tempo più lungo di pratiche meditative per produrre cambiamenti  significativi in quell'area. Nel gruppo di controllo, invece, non venne osservato alcun cambiamento, a conferma del fatto  che questi non dipendevano dal passare del tempo.
La dottoressa Britta Hölzel, ricercatrice dell'Università di Giessen in Germania e importante oautrice dello studio, ha affermato: "È affascinante vedere documentata la plasticità del cervello e che, attraverso la pratica della meditazione, è possibile avere un ruolo attivo  nel cambiare il cervello, accrescere il benessere e la qualità della  nostra vita. Altri studi in gruppi diversi di pazienti hanno dimostrato che la meditazione può indurre cambiamenti significativi in una varietà di sintomi, e noi stiamo ora indagando i meccanismi, evidenziabili nel cervello, che  sono alla base di questi cambiamenti”.



Il dottor Amishi Jha, neuroscienziato dell'Università di
Miami che indaga sugli effetti della pratiche meditative su individui in gravi situazioni di stress, ha detto:  "Questi risultati gettano luce sul meccanismo d'azione delle tecniche basate sulla pratica della consapevolezza. Essi dimostrano non solo che l'esperienza di stress di una persona può essere ridotta con un programma di allenamento di pratica della consapevolezza di otto settimane, ma che il cambiamento sperimentato corrisponde a cambiamenti strutturali nell'amigdala, una scoperta che apre le porte a molte possibilità per ricerche future sulla possibilità di ridurre lo stress, come i disordini da stress post-traumatico, mediante la 'Pratica della Consapevolezza'." Il dr. James Carmody
del Centro per la Consapevolezza dell'Università della
Medical School del Massachusetts è coautore dello studio,
che ha ricevuto il patrocinio Dell'Istituto Nazionale per la Salute,
della British Broadcasting Company e dell'Istituto per la Mente e la Vita.

Fonte: http://www.lalungavitaterapie.it/
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Il Potere di Adesso , Eckhart Tolle Ti consiglio di leggerlo...

martedì 15 febbraio 2011

UN NUOVO MONDO... di Eckhart Tolle

Consiglio: prima di leggere il Nuovo Mondo, leggete                                       Il respiro consapevole - Eckhart Tolle

Scoprite lo spazio interiore creando degli intervalli nel flusso dei pensieri. Senza questi intervalli, il vostro pensiero diventa ripetitivo, non ispirato, privo di ogni scintilla creativa, come è tuttora per la maggior parte delle persone sul pianeta.

Non avete bisogno di preoccuparvi della durata di questi intervalli, pochi secondi basteranno. A poco a poco aumenteranno da soli, senza alcuno sforzo da parte vostra. Più che la loro lunghezza è importante farli accadere frequentemente, cosi che le vostre attività giornaliere e il flusso dei vostri pensieri si alternino con lo spazio.

Recentemente qualcuno mi ha mostrato il programma annuale di una vasta organizzazione spirituale. Mentre lo esaminavo, ero colpito dalla grande scelta di interessanti seminari e gruppi di lavoro. Mi ricordava uno smorgasbord, uno di quei buffet scandinavi dove si può scegliere tra un enorme varietà di cibi abbondanti. Quella persona mi chiese se potevo raccomandargliene uno o due. “Non so” dissi. “Questi seminari sembrano tutti molto interessanti. “Ma una cosa so di sicuro” aggiunsi. “Rimani consapevole del tuo respiro più spesso che puoi, ogni volta che te ne ricordi. Fai questo per un anno e ciò produrrà una trasformazione più potente che non la partecipazione a tutti questi corsi. E non costa niente”.

Essere consapevoli del respiro sposta l’attenzione dai pensieri e crea spazio. È un modo di generare consapevolezza. Sebbene la pienezza della coscienza esista già in forma non manifestata, siamo qui per portare la coscienza in questa dimensione.

Siate consapevoli del respiro. Fate attenzione alla sensazione del respiro. Sentite l’aria che entra ed esce dal corpo. Osservate come il petto e l’addome si espandono e si contraggono leggermente con l’inspirazione e l’espirazione. Un respiro consapevole è sufficiente a creare spazio li dove prima c’era un interrotta successione di un pensiero dopo l’altro. Un respiro consapevole, due o tre sarebbe ancora meglio, molte volte al giorno, è un modo eccellente per portare spazio nella vostra vita.

Anche se meditate sul respiro per due ore o più, cosa che alcuni hanno fatto, un solo respiro è tutto ciò di cui avete bisogno per essere consapevoli o meglio, tutto ciò di cui potete essere consapevoli. Il resto è memoria o anticipazione, cioè pensiero.

Il respirare non è in realtà qualcosa che si fa, ma qualcosa che si può osservare mentre accade. Il respirare accade da solo. È l’intelligenza interna del corpo che lo fa. Tutto quello che dovete fare è osservarlo mentre accade. Non implica alcuno sforzo o tensione. Fate attenzione, inoltre, alla breve pausa nel respiro, in particolare al punto di quiete alla fine dell’espirazione, prima dell’inizio di una nuova inspirazione.

In molte persone il respiro è innaturalmente superficiale. Quanto più sarete consapevoli del respiro, tanto più questo ritroverà la sua naturale profondità. Poiché il respiro in se non ha forma, è stato fin dall’antichità considerato uguale allo spirito: l’unica Vita senza forma. “Allora il Signore Dio modello l’uomo con la polvere del terreno e soffio nelle sue narici un alito di vita; così l’uomo divenne un essere vivente”.

La parole respiro in tedesco, Atmen, deriva dall’antica parola indiana (sanscrita) Atman, il cui significato è lo spirito divino innato o Dio dentro di noi.

Il fatto che il respiro non abbia forma è una delle ragioni per cui la consapevolezza del respiro è un modo straordinariamente efficace di portare spazio nella vostra vita, di generare consapevolezza. È un eccellente oggetto di meditazione proprio perché non è un oggetto, non ha struttura né forma. L’altro motivo è che il respiro è uno dei fenomeni più sottili e apparentemente più insignificanti. “La cosa più piccola” che, secondo Nietzsche, crea “la più grande felicità”.

Praticare o meno la consapevolezza del respiro come forma di meditazione vera e propria è una vostra scelta. La meditazione praticata regolarmente, comunque, non è un sostituto del portare la coscienza dello spazio nella vita di ogni giorno.

Essere consapevoli del vostro respiro vi costringe a stare nel momento presente, che è la chiave di tutte le trasformazioni interiori. Ogni volta che siete consapevoli del respiro, siete assolutamente presenti. Potete anche rendervi conto che non potete pensare e, allo stesso tempo, essere consapevoli del vostro respiro. Il respiro cosciente ferma la mente. Ma lungi dall’essere in trance o mezzo addormentati, siete completamente svegli e totalmente vigili. Non state cadendo al di sotto del pensiero, ma vi state elevando sopra di esso. E se guardate più attentamente troverete che queste due cose, arrivare pienamente nel presente e smettere di pensare senza perdere consapevolezza, sono in realtà una sola e unica cosa, il sorgere della coscienza nello spazio.



- tratto dal libro 




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martedì 7 dicembre 2010

LA MENTE IN PACE

Quando la mente è in pace, anche il mondo è in pace. 
Non c’è niente di reale, e nulla che manchi. 
Non tenendosi aggrappati alla realtà, 
E né restando attaccati alla vacuità, 
Voi non sarete nè santi e nè saggi, ma solo 
Un individuo ordinario che però ha compiuto il suo lavoro. 
P'ang Yün ( Hõ Un) (The Enlightened Heart 34) 
  
Tratto da: http://www.sacred-texts.com/bud/zen/poems.htm
 (Tradotti in Italiano da Aliberth Meng) 

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martedì 30 novembre 2010

VANGELI APOCRIFI

CONSIGLIATO:

Non è possibile che uno veda qualcuna delle realtà autentiche, a meno che non diventi come esse. La verità non è come per l’uomo nel mondo: egli vede il sole, ma non è il sole, e vede il cielo e la terra e tutte le altre cose, ma non sono per nulla quelli autentici.
Ma tu hai visto qualcuna delle cose del Luogo e sei divenuto di quelle. Tu hai visto lo spirito e sei diventato spirito. Tu hai visto Cristo e sei diventato Cristo. Tu hai visto il Padre e diventerai il Padre. Per questo, ora, tu vedi ogni cosa e non vedi te stesso. Ma ti vedrai nel Luogo, perchè quello che tu vedi, lo diventerai.
(Gesù di Nazaret – Vangelo di Filippo 44 – Vangeli apocrifi)
Fonte: http://www.pomodorozen.com/



Il Potere di Adesso , Eckhart Tolle Ti consiglio di leggerlo...

domenica 19 settembre 2010

ILLUMINAZIONE E FOLLIA tratto da http://www.dadrim.org/

Riporto di seguito una fantastica risposta ad una domanda posta da un lettore del sito http://www.dadrim.org/
 G. ha scritto: Ciao Dadrim, sai sono tre anni che divoro libri di meditazione, tra meditazioni riuscite e non, tra amore inviato ad altri, tra cui anche tanta sofferenza. Ora le mie meditazioni sono accompagnate da psicofarmaci perché ho sbroccato credendomi illuminato. Ti giuro, se non avessi trovato i libri di Osho mi sarei ributtato dai 30 metri a cui sono sopravvissuto a 18 anni. Ora sono stufo perché ho sofferto molto, da 17 anni ho avuto da impazzire, a tratti, per via dell'ascisc. Comunque, sia quel che sia, accetterò tutto. Ti volevo chiedere: può avvenire l'illuminazione prendendo psicofarmaci, dato che in meditazione riesco ad entrare?
Un saluto e grazie per lo spazio che ci dedichi.
Dadrim ha risposto: Caro G., non puoi chiedere a me dell'illuminazione: io non ne so nulla. Non sono un illuminato, pertanto non posso darti una risposta rispetto al fatto se tu possa o meno illuminarti prendendo psicofarmaci. Quel che ti posso dire è che dal mio punto di vista quando lavoriamo su noi stessi sperando di raggiungere l'illuminazione, la pace, ecc.., stiamo unicamente cadendo in un nuovo inganno. C'è chi insegue il denaro, chi il sesso, chi il potere e chi dio o l'illuminazione. Per me il problema non sta nell'oggetto che inseguiamo ma nell'atto stesso di voler inseguire qualcosa. Cerchiamo di raggiungere qualcosa unicamente quando vogliamo fuggire da ciò che siamo e dalla realtà che viviamo. Meditazione per me non significa ricercare la pace,  l'illuminazione..., ma smettere di fuggire in qualche desiderio futuro o sogno consolatore. Meditazione significa imparare a godere pienamente del presente, del semplice piacere che da il respirare, il camminare, il parlare con qualcuno, il sapere che si è vivi e non si sa perché. La meditazione sposta il nostro desiderio dal futuro al presente rendendoci finalmente capaci di essere reali, di godere la vita. Se ci pensiamo bene ogni desiderio che si muove nel futuro non è nulla di concreto, genera in noi unicamente tensione e speranza poiché forse si realizzerà o forse no. Inoltre ogni desiderio che rincorre un oggetto, una realizzazione futura, non appena ottiene ciò che vuole si dissolve lasciandoci vuoti, tristi. L'unico desiderio che non può lasciarci delusi, vuoti o in continua tensione, è quel desiderio che si appaga nell'esatto accadere dell'istante presente, è quel desiderio che desidera essere pienamente e incondizionatamente aperto a tutto ciò che il presente porta con sé.
Io non sono contro il desiderio, anzi, ritengo che questa stessa esistenza non sia nient'altro che desiderio che continuamente si appaga e rigenera in una possibilità di piacere sempre più vasta e profonda. Gli alberi desiderano danzare nel vento, spargere semi e moltiplicarsi, le stelle desiderano brillare nel buio degli spazi siderali, gli oceani desiderano creare il gioco delle maree, delle tempeste e dei loro abissi segreti. L'universo e le sue parti stanno continuamente desiderando ciò che vivono, per questo sono perennemente appagati e meravigliosi. Solo l'uomo continua a desiderare ciò che non ha, non è o non vive, e questo perché l'uomo è caduto vittima dell'idea di essere separato dalla vita e pertanto di dover lottare per sopravvivere. L'uomo lotta contro se stesso, conto la natura, contro i sui simili, contro la sua ombra, contro tutto, unicamente per poter affermare se stesso in un mondo che senza tregua gli ricorda che quel “se stesso” non ha alcun valore e potere perché è unicamente un fenomeno parziale e contingente. L'idea che abbiamo di noi stessi non nasce con noi e non va oltre la morte. L'idea che abbiamo di noi stessi è il prodotto di un ambiente che non ha saputo accoglierci per quel che eravamo, che non ha saputo amarci e permetterci di sentire che prima di ogni idea di fare, studiare, divenire nella società, eravamo pienamente accolti per il semplice fatto di essere, di essere vita, mistero, miracolo, occhi spalancati che guardavano colmi d'amore e fiducia ogni cosa. L'ego è il prodotto di un amore negato, violentato, soffocato, ingannato, è l'idea di dover divenire qualcosa o qualcuno per poter essere. Ecco allora che il pensiero strategico, “futuristico”, finalizzato, competitivo, diviene sempre più astuto, perfezionato e violento o fantastico. Ma tutto ciò è solo un inganno poiché nulla ci potrà donare quella pace e quell'amore che portavamo con noi in origine poiché non è un qualcosa che possa essere conquistato ma un qualcosa che deve essere riscoperto. Quel qualcosa siamo noi stessi, è la nostra natura intrinseca, è la nostra essenza. L'unico problema sono le mille idee e le mille forze che abbiamo creato nella nostra coscienza nel tentativo di rispondere alle idiote richieste di una società e un ambiente esterno alienato e ingannevole perché in se stesso ingannato. Non vi è alcun dio da raggiungere, non v'è alcuna illuminazione da sperare. Io credo che tutto sia qui ed ora nell'esatto istante in cui smettiamo di volerci diversi da quello che siamo o di volere gli altri ed il mondo diversi da quello che sono. Il mondo è perfetto così com'è, gli uomini sono perfetti così come sono, il problema è che sono convinti di dover andare chissà dove o dover raggiungere chissà cosa. Ma cosa v'è da raggiungere? In pochi anni per tutti sopraggiunge la morte e con lei la fine di ogni megalomania. Che senso ha vivere per raggiungere qualcosa? Si vive per il puro piacere di vivere: tutto il resto è solo un dono. Va bene progettare, creare nuove tecnologie, fare sogni sul futuro, amarsi , fare figli; è tutto meraviglioso, ma unicamente se si vive tutto ciò come un dono della vita, come un qualcosa che non serve a noi per sentirci qualcuno, ma che noi serviamo perché stupiti da tanta meraviglia per nulla scontata.
La meditazione per me è qualcosa che ci aiuta ad uscire dalle illusioni della mente, dall'affanno del dover raggiungere per poter essere. L'illuminazione e la meditazione, se fraintese, possono divenire l'ultimo e il più potente ego trip di un uomo. Io mi considero un osservatore, uno scopritore di se stesso che compie unicamente quei passi che la consapevolezza gli permette. Cerco di vivere quel che c'è dentro e fuori di me, senza nasconderlo, modificarlo, reprimerlo e soprattutto senza farmici ossessionare. In me scorrono mille pensieri, emozioni, turbamenti, sogni e immagini, belli, brutti, sensati, folli, ma tutto ciò non è il mio essere, poiché ciò che può essere visto non può essere colui che vede e che vive tutto quel che accade. Ecco allora che se rimango sempre più indifferente a tutto ciò che muta e pongo sempre più energia in colui che osserva, i pensieri si fanno più deboli, distanti, le emozioni si placano e sopraggiungono momenti di quiete immotivata. Ma tutto ciò non è frutto del desiderio di voler raggiungere chissà cosa o di volere pace e gioia, ma è il frutto della comprensione che tutto ciò che per molto tempo ho inseguito e ricercato non mi potrà mai appagare. Allora che fare? Nulla! Semplicemente si rimane sempre più quieti in quel che accade nel presente, ci si rilassa in quel che c'è, poiché tutto ciò che si voleva si è rivelato effimero o ci ha appagati sino al punto di non volerlo più. La meditazione non è un desiderio ma la conseguenza della comprensione che nel semplice ascolto del proprio respiro, del vento che accarezza la pelle, della voce di un amico che si accompagna a noi in una passeggiata o delle risa di un bambino che gioca su uno scivolo v'è molta più pace e serenità che in qualunque altro sforzo o obbiettivo egoico.
Siamo capaci di rendere anche la meditazione e la realizzazione di sé una fatica e una fuga dalla realtà. Guarda cosa abbiamo creato con l'idea di Dio, con le religioni e la giustizia sociale: guerre, guerre e ancora guerre!
Gli psicofarmaci servono all'individuo quando la mente prende il sopravvento. Dal mio punto di vista la meditazione non centra nulla con la mente e, pertanto nemmeno con i farmaci. Il problema però sta in cosa intendi per meditazione poiché se questa è il prodotto di un desiderio della mente le cose si metteranno sempre peggio.
Dici che Osho ti ha salvato dal gettarti nuovamente da trenta metri e ci credo! Per l'esperienza che ho avuto io anche la sola lettura di Osho può essere una meditazione. I discorsi di Osho sono formulati in modo tale da non permettere alla mente di schierarsi, di rafforzarsi, di ingannarsi e perpetrarsi. Portano ad un dolce e lento dissolvimento del pensiero esposto alla forza di una consapevolezza sempre più vasta.
Se ami i sui discorsi lasciati trasportare, leggili e rileggili per il puro piacere di ascoltarli, senza fine alcuno: lui stesso lo ripeteva in continuazione, quindi credo tu capisca cosa voglio dire. Lentamente vedrai che tutte quelle parole in realtà sono vuote, non ti vogliono comunicare nulla di oggettivo, nulla da raggiungere, ma ti vogliono semplicemente lasciare in compagnia di te stesso e del puro piacere di essere.
Credo che già questa sia una meditazione stupenda. Diversamente non so cosa intendi quando dici che riesci ad entrare in meditazione, poiché se tu riuscissi ad entrare in quello stato meditativo che io intendo non avresti bisogno di psicofarmaci.
Quel che mi sento di dirti è di non cadere nell'illusione dell'illuminazione o di qualunque altra meta che sta nel futuro e che genera solo tensione, credo che tu ne abbia già vissuta abbastanza. La meta non è alla fine del viaggio ma è il viaggiatore stesso. La pace e la gioia non sono condizioni di assenza di dolore e confusione, ma condizioni di un'anima che sa rimanere centrata nella sua capacità di osservare e lasciar andare ogni cosa.
Per me le meditazioni più belle e potenti sono quelle che coinvolgono totalmente l'individuo a partire dal punto in cui questo si trova. Il sesso può essere una meditazione e se leggi Osho sai cosa intendo. La corsa, il nuoto, la risata, il porre la propria attenzione sul respiro che entra e che esce dalle narici, il giocare a pallone, a tennis, con i propri figli al parco, tutto ciò che ci da gioia può divenire la più potente meditazione se fatto con totalità.
Tutto ciò che ci fa sentire tesi e seri non è meditazione ma un trip dell'ego che inganna se stesso.
L'illuminazione non so cosa sia, ma sento che più trovo motivi per gioire nel presente di piccole e semplici cose, e meno trovo motivi per angosciarmi e tendermi verso un futuro evanescente, più sono in pace con me stesso e tutto quel che mi circonda.
L'ultimo consiglio che mi sento di darti è quello di immergerti sempre più profondamente in tutto ciò che ti fa sentire sereno e innamorato del presente e nel presente, qualunque cosa sia: il resto è solo un ego trip.
Un abbraccio,
Dadrim
Fonte: tratto dal consigliatissimo sito http://www.dadrim.org/

domenica 20 giugno 2010

IL SEGRETO DELLA FELICITA'...QUI E ORA

CONSIGLIATO:

Fonte:tratto dal consigliatissimo sito
http://www.vivizen.com/

La Mia Vita di Attesa
Quando ero giovane, non vedevo l’ora di diventare grande. Oh, la libertà! L’età adulta mi avrebbe portato la felicità. Non vedevo l’ora.

Quando sono diventato adulto, non vedevo l’ora di trovare un buon lavoro. Questo certamente mi avrebbe portato felicità. Non vedevo l’ora.

Quando ho trovato un buon lavoro, non vedevo l’ora di avere un aumento. Quando ho ricevuto l’aumento, non vedevo l’ora di sposarmi. Quando mi sono sposato, non vedevo l’ora di comprarmi una macchina più bella. Comprata la macchina, non vedevo l’ora di acquistare una casa.

Quando ho acquistato la casa, non vedevo l’ora di… pagare tutti i debiti.

Potrei andare avanti, ma credo che il concetto che voglio esprimere sia sufficientemente chiaro. Nessuno dei miei desideri, una volta realizzato, mi ha mai condotto alla felicità, per il semplice motivo che mi trovavo nella predisposizione mentale di volere sempre di più. Quando ottenevo ciò che volevo, allora volevo qualcosa in più.

La mia felicità era sempre in attesa, perché volevo sempre raggiungere un nuovo obiettivo cui legavo la concretizzazione della mia felicità. Attendevo sempre di raggiungere un obiettivo per poter essere felice. E aggiungevo sempre nuovi obiettivi. E allora la felicità non c’era, era sempre in sospeso.

Mi ci è voluto un po’, ma alla fine sono riuscito ad individuare l’unico segreto per essere davvero felici:

Smettere di aspettare la felicità. La felicità è proprio qui, proprio ora.

Suona troppo semplice, forse, ma solamente assimilando questo concetto e cercando di metterlo in pratica ogni giorno, sono riuscito a far sì che la mia vita assumesse quel meraviglioso significato che oggi le riconosco.

Obiettivi e Desideri

E’ certamente positivo avere degli obiettivi – è parte della vita e del lavoro. Ma quanto della tua felicità trova fondamento nei tuoi obiettivi?

E’ anche naturale avere dei desideri, ma se la tua vita si riassume in una serie indefinita di desideri, uno dopo l’altro, e dedichi tutto te stesso al soddisfacimento di questi desideri, sarai sempre all’inseguimento della felicità, in attesa di raggiungerla.

Al contrario, cerchiamo di ricordare e mettere in pratica il segreto:

Smettere di aspettare la felicità. La felicità è proprio qui, proprio ora.

Sentiti libero di inseguire i tuoi obiettivi e i tuoi desideri… ma non far sì che la tua felicità dipenda dalla loro realizzazione. Non concepire la felicità come qualcosa che si concretizzerà con il raggiungimento di uno scopo.

La Vita è un Viaggio – Goditelo!

Forse è un luogo comune, ma credo davvero che la cosa importante non sia la destinazione, ma il viaggio. Non l’obiettivo, la realizzazione del desiderio, ma il viaggio, il fluire della tua vita.

Pensiamoci: se siamo felici solo quando raggiungiamo un obiettivo, che ne sarà del tempo impiegato per raggiungerlo? Nella nostra vita c’è molto di più che la realizzazione di un desiderio. Se sei felice solo quando arrivi a destinazione, vuol dire che sarai infelice per gran parte del viaggio.

Come riuscire a godersi il viaggio? Apprezzando l’esistenza in tutta la sua interezza, in tutta la sua straordinaria meraviglia. Senza guardare troppo al futuro, ma focalizzandoti sul presente, proprio qui, proprio ora. Guardandoti intorno, e realizzando che tutto ciò di cui hai davvero bisogno per essere felice è già qui.

Ciò di cui Hai Bisogno per Essere Felice

Di cosa hai bisogno per raggiungere la felicità? Hai bisogno di una macchina costosa, di una villa e di un milione di euro? Sei potessi realizzare all’istante ogni tuo singolo desiderio saresti felice?

O forse puoi essere felice già ora, con ciò che hai?

Possiamo guardare al cielo e renderci conto di quale miracolo sia? Possiamo ammirare un tramonto, un fiore, un bambino e comprendere quale miracolo abbiamo davanti? Possiamo, basta vivere ogni singolo momento in tutta la sua intensità. Ogni singola emozione in tutta la sua unicità.

E allora forse potremo realizzare che anche i nostri occhi sono un miracolo. Un miracolo che ci consente di vedere altri miracoli. Le nostre orecchie sono un miracolo, possono riempirci il cuore con le note di musica sublime, le nostre gambe possono farci danzare, le nostre mani possono abbracciare i nostri amici, possiamo regalare un sorriso a coloro che incontriamo sulla nostra strada. Tutti questi sono miracoli. E’ tutto questo ciò di cui abbiamo bisogno per essere felici.

Ciò di cui abbiamo bisogno è il momento presente: trascorrere del tempo con le persone a cui vogliamo bene, guardare un film divertente, nuotare nel mare, assaporare del pane fresco, sdraiarsi e leggere un libro, correre sotto la pioggia, dare e ricevere un abbraccio.

Questo è tutto ciò di cui hai bisogno: smetti di aspettare la felicità. La felicità è proprio qui, proprio ora.

Tu? Stai aspettando qualcosa per poter essere felice? Sei in grado di trovare la felicità, proprio ora, in questo momento?

Fonte:tratto dal consigliatissimo sito
http://www.vivizen.com/

venerdì 11 giugno 2010

Osho: La Pace è Non-Mente

 Premessa: Osho in questo brano, come del resto ripete spesso, non nega l'importanza della mente come strumento, ma la mente deve essere il servo e noi siamo i padroni.... Se la mente diventa il padrone, se viviamo sempre e solo nella nostra testa e nei nostri pensieri ci lasceremo sfuggire il solo momento in cui è possibile vivere: l'ADESSO.

Il problema, che è alla base di tutti i problemi, è la mente stessa.

Quindi, come prima cosa, è necessario sapere che cosa sia la mente; di che materiale sia fatta, se sia un’entità o solo un processo; se sia sostanziale o solo un’apparenza.

E, a meno che non conosciate la natura della mente, non riuscirete mai a risolvere nessun problema della vostra vita.

Potete sforzarvi, ma se cercate di risolvere problemi singoli, individuali, siete destinati a fallire. Infatti, non esiste un solo problema individuale: la mente è il problema. Anche se risolvi questo o quel problema, non servirà a nulla, perché la radice rimane intoccata.

E’ proprio come potare i rami di un albero, sfrondarlo senza sradicarlo. Nuove foglie spunteranno, nuovi rami cresceranno, anche più di prima; la potatura aiuta l’albero a diventare più rigoglioso. Distruggerai te stesso, non l’albero.

In quella lotta, sprecherai energia, tempo, vita, e l’albero diventerà sempre più forte, più fitto e più folto. Non cercare di risolvere i singoli problemi separatamente: non ne esistono; la mente in quanto tale è il problema.

Ma la mente è nascosta sottoterra; per questo dico che è la radice: non si vede. Quando ti trovi ad affrontare un problema, questo è alla luce del sole, puoi vederlo, e per questo t’inganna. Ricorda sempre che ciò che si vede non è mai la radice: la radice rimane sempre invisibile, è sempre nascosta. Non lottare mai con ciò che è manifesto, perché ti troverai a lottare con delle ombre.

Se osservi la tua vita, puoi capire ciò che intendo dire. Non sto parlando della mente su un piano teorico, ma della sua realtà pratica. Questo è il fatto: la mente dev’essere dissolta.

Le persone vengono da me e mi chiedono: "Come si può arrivare ad avere una mente serena?" E io rispondo: "Non esiste niente di simile. Mente serena? Non ne ho mai sentito parlare." La mente non è mai serena, la pace è non-mente. La mente di per sé, non può mai essere serena, silenziosa. Per sua stessa natura, la mente è in tensione, è in uno stato di confusione.

La mente non può mai essere limpida; non può avere chiarezza, perché per sua natura è confusione, annebbiamento. La chiarezza è possibile senza la mente; la pace è possibile senza la mente; il silenzio è possibile senza la mente.
Perciò, la prima cosa da fare è comprendere la natura della mente.

Se provi a osservare, vedrai che non ti imbatti mai in qualcosa di simile alla mente. Non è una cosa, assomiglia a una folla. Esistono pensieri individuali, ma si agitano così velocemente che è impossibile vedere gli intervalli tra l’uno e l’altro.

L’insieme dei pensieri -- milioni di pensieri -- ti danno l’illusione che la mente esista. E’ proprio come una folla: milioni di persone che si affollano; esiste qualcosa che possa essere definibile "folla"? Puoi dire che una folla esiste, al di là di un insieme di individui che sono raccolti in uno stesso luogo? Ma il loro stare insieme, il fatto che sono raccolti in gruppo, ti dà la sensazione che esista qualcosa che puoi definire "folla".

Questo è il primo passo nella comprensione della mente. Osserva e troverai i pensieri, ma non incontrerai la mente. E se questa osservazione diventa davvero una tua esperienza diretta, molte cose inizieranno a cambiare.

Osserva la mente, e guarda dov’è, che cos’è. Scoprirai che i pensieri galleggiano, e che esistono spazi intermedi fra l’uno e l’altro. E se prolunghi la tua osservazione, ti accorgerai che gli intervalli sono più numerosi dei pensieri, perché ogni pensiero deve essere separato dall’altro; di fatto, ogni parola è separata dall’altra. E più vai a fondo, e più intervalli troverai, e sempre più ampi. Vedrai un pensiero che galleggia, poi uno spazio dove non c’è alcun pensiero; quindi verrà un altro pensiero, poi un altro spazio ancora.

Se sei inconsapevole, non puoi scorgere questi intervalli: salti da un pensiero all’altro, non vedi mai quell’intervallo. Se acquisti consapevolezza, vedrai spazi sempre più numerosi; se diventi del tutto consapevole, allora ti si riveleranno spazi immensi. E proprio in quegli spazi, la verità bussa alla tua porta. In quegli spazi si realizza dio, o in qualsiasi altro modo tu voglia chiamare questa esperienza.

Accade proprio come con le nuvole: le nuvole si muovono, e possono essere così dense, da non permettere di vedere il cielo nascosto dietro di loro. Si è perduta l’azzurra vastità del cielo; sei completamente avvolto dalle nuvole. In questo caso continua a osservare: una nube si muove e un’altra non è ancora entrata nel tuo campo visivo e... all’improvviso, uno squarcio nell’azzurro del cielo infinito.

La stessa cosa accade dentro di te: tu sei l’azzurra vastità del cielo, e i pensieri sono come nubi che si librano sopra di te, ti riempiono.

Questa è dunque la prima cosa: la mente non esiste come entità separata, solo i pensieri esistono.

La seconda cosa: i pensieri esistono indipendentemente da te; non sono un tutt’uno con la tua natura, ma vanno e vengono, mentre tu continui a esistere, permani. Tu sei come il cielo: è sempre là, né viene, né va. Le nubi invece passano; sono un fenomeno di pochi attimi, non durano in eterno. Anche se cerchi di attaccarti a un pensiero, non puoi trattenerlo a lungo: deve andare, perché nasce e muore. I pensieri non sono tuoi, non ti appartengono. Sono visitatori, ospiti, ma non sono i padroni di casa.

Osserva profondamente, e a quel punto sarai davvero il padrone e i pensieri saranno gli ospiti. E finché rimangono tali sono belli, ma se ti dimentichi completamente di essere il padrone di casa, ed essi prendono il tuo posto, allora sarai nei pasticci. Ecco cos’è l’inferno: tu sei il padrone di casa, la casa ti appartiene, ma i padroni sono gli ospiti... ricevili, prenditene cura, ma non ti identificare con loro, altrimenti diventeranno i padroni.

La mente diventa il problema, perché i pensieri sono così profondamente radicati in te, che hai scordato completamente le distanze fra te e loro, ha scordato che sono solo dei visitatori che vanno e vengono.

Ricorda sempre colui che dimora in te: quella è la tua natura. Stai sempre attento a ciò che mai va e mai viene, proprio come il cielo. Cambia la "gestalt": non ti fissare sui visitatori; rimani radicato nella consapevolezza di essere il padrone: gli ospiti potranno andare e venire.
Il mattino, il giorno, la sera, vengono e poi se ne vanno; arriva la notte e poi ancora il mattino. Tu permani (non in quanto "tu", perché anche questo è un pensiero) in quanto pura consapevolezza; non il tuo nome, anche questo è un pensiero; non la tua forma, anch’essa è un pensiero; non il tuo corpo, perché un giorno ti accorgerai che anch’esso è un pensiero: solo pura consapevolezza, senza nome, senza forma. Solo la purezza, l’assenza di forma e di nome; solo il fenomeno reale dell’essere consapevole; solo questo permane.

Se ti identifichi, diventi la mente. Se ti identifichi, diventi il corpo. Se ti identifichi diventi il nome e la forma, e a questo punto il padrone si è perso e tu dimentichi l’eterno e ciò che è momentaneo acquista importanza e rilievo.

Ciò che è momentaneo è il mondo, l’eterno è divino.

Questa è la seconda intuizione a cui devi giungere: riconoscere che tu sei il padrone e i pensieri sono gli ospiti.

Se continui a osservare, presto arriverai al terzo punto: ti accorgerai, cioè, che i pensieri sono stranieri, intrusi, estranei. Nessun pensiero ti appartiene: entrano sempre dall’esterno; tu sei solo un passaggio. Un uccello entra in casa da una porta e vola via da un’altra. Proprio come un pensiero entra e esce da te.

Un pensiero è altrettanto esterno a te, quanto un oggetto.

Esiste una qualità dell’essere completamente diversa, che nasce dal non pensiero: non pensieri positivi o negativi, semplicemente uno stato di non pensiero. Limitati ad osservare, rimani consapevole, ma non pensare. E se qualche pensiero entra... ed entrerà sicuramente, perché i pensieri non sono tuoi, galleggiano nell’aria. Tutt’intorno esiste una noosfera, una sfera del pensiero che ti circonda completamente. Così come l’aria, il pensiero è tutt’intorno a te, e continua a entrare in te per conto suo: si ferma solo col crescere della tua consapevolezza. Allorché diventi più consapevole, il pensiero scompare semplicemente, si dissolve, perché la consapevolezza crea un’energia più forte del pensiero.

La consapevolezza è come il fuoco per il pensiero. Quando accendi una lampada in casa, l’oscurità non riesce più a entrare; la spegni, e da ogni parte il buio si diffonde: in meno di un attimo ti avvolge. L’oscurità non entra in una casa con le luci accese; i pensieri sono come l’oscurità: entrano soltanto se all’interno non c’è luce. La consapevolezza è un fuoco: più diventi consapevole, meno pensieri entrano in te.

Se ti integri veramente nella tua consapevolezza, i pensieri non entrano in te: diventi come una cittadella inespugnabile, niente può penetrarvi. Ciò non significa essere chiusi, anzi, vuol dire essere incondizionatamente aperti, ma la stessa energia della consapevolezza diventa la tua roccaforte. E se i pensieri non possono entrare in te, ti gireranno intorno e se ne andranno. Li vedrai arrivare e, semplicemente, non appena ti arrivano vicini, prenderanno un’altra strada. A quel punto potrai andare ovunque, niente potrà sfiorarti più.

Questo è ciò che intendiamo per illuminazione.
 Tratto dall'ottimo sito:http://www.vivizen.com/