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martedì 22 novembre 2011

LEONARDO DA VINCI... QUI E ORA

L'avaro ha una somma pazzia, che sempre stenta per non stentare, e la vita a lui fugge sotto speranza di godere i beni con somma fatica acquistati.

Leonardo da Vinci 

sabato 19 novembre 2011

ESSERE PRESENTI

DELLO STESSO AUTORE:
 ‘Quando cammini, fallo come se stessi baciando la Terra con i tuoi piedi.’ Thich Nhat Hahn

Come puoi portare calma, pace e serenità nel mezzo di un vita sempre più caotica e stressante?

La risposta è semplice, anche se non sempre agevole da mettere in pratica: imparando ad essere presente.

Non importa quanto caotica sia la tua giornata, non importa quanto stressanti siano diventati la tua vita o il tuo lavoro, il semplice atto di essere presente può diventare la tua isola felice. Imparare ad essere presente può cambiare la tua vita, ed è incredibilmente semplice.

Quando chiedo alle persone che conosco cosa davvero impedisce loro di avere una giornata serena e tranquilla, le risposte più frequenti sono:

- Il lavoro e gli impegni in generale
- I pensieri e le preoccupazioni
- I doveri familiari
- Troppe cose da fare tutte insieme
- La mancanza di controllo
- Interruzioni e distrazioni

L’aspetto meraviglioso è questo: tutti questi problemi possono essere risolti tramite un’unica tecnica. Essere Presente.

Come Essere Presente Risolve i Problemi

Se osservi da vicino tutti i problemi sopra menzionati, puoi renderti agevolmente conto che sono tutti frutto della tua mente. Certo, ci sono delle forze esterne che inevitabilmente intervengono: un lavoro incontrollabile, lo stress, il comportamento altrui, gli innumerevoli contrattempi, e così via. Ma l’aspetto cruciale è il modo in cui la nostra mente gestisce queste forze esterne.

Se sei completamente presente, le forze esterne non rappresentano più un problema, semplicemente perché in questo preciso istante ci sei soltanto tu e l’attività o la persona a cui ti stai dedicando, non ci sono più milioni di altre cose di cui preoccuparsi.

Se tuo figlio continua incessamente a reclamare la tua attenzione, certamente puoi stressarti perché in quel momento hai altre cose di cui preoccuparti e tuo figlio ora non sta facendo altro che accrescere le tue preoccupazioni o destabilizzare la tua calma. Oppure puoi decidere di essere presente, e di pensare che in quel momento ci siete soltanto tu e tuo figlio, null’altro. Puoi apprezzare tuo figlio per la meraviglia che è ed essere grato e riconoscente per questo momento che stai trascorrendo con lui.

Se il tuo lavoro richiede che tu ti focalizzi su un’attività urgente, puoi stressarti perché hai un milione di altre cose da fare in quel momento e non hai abbastanza tempo per dedicartici. Oppure puoi scegliere di essere presente, e di pensare che in quel momento ci sei soltanto tu e quella specifica attività su cui focalizzarti. Ti ci puoi dedicare con tutto te stesso e, una volta portata a termine, focalizzarti sull’attività successiva.

Essere presente diventa, dunque, una via per affrontare e gestire problemi, interruzioni, distrazioni, ogni fattore potenzialmente in grado di causarci stress. Essere presente fa sì che tutto il resto svanisca, lasciandoci la possibilità di dedicarci esclusivamente a ciò che abbiamo di fronte in quel momento.

Come Imparare ad Essere Presente

Il metodo da seguire per essere presente è piuttosto semplice, ma ciò che più conta è riuscire a metterlo in pratica.

La maggior parte delle persone non lo imparano semplicemente perché non provano a metterlo in pratica, non perché sia difficile da attuare.

Quando metti in pratica qualcosa con regolarità, inevitabilmente finisci per acquisire delle capacità in quel settore. Diventa un tuo modo di essere piuttosto che un impegno gravoso da aggiungere alla lista delle cose da fare.

Fai pratica, fai pratica, e pian piano essere presente diventerà per te qualcosa di naturale.

Ecco come fare: qualsiasi cosa tu stia facendo, impara a focalizzarti esclusivamente e completamente su quella singola cosa. In tutti i suoi aspetti, comprese le sensazioni e i pensieri che fare quella determinata cosa ti provoca.

Noterai che i tuoi pensieri tenderanno a saltare altrove, a indirizzarsi verso persone e situazioni diverse da ciò su cui ti stai focalizzando. Questo va bene – in fondo il tuo obiettivo non è quello di spazzare via dalla tua mente tutti i pensieri che non riguardino l’attività cui ti stai dedicando. Ma il semplice fatto di assumere consapevolezza dei pensieri che si formano nella tua mente ti aiuterà a riportare gentilmente la tua attenzione alla cosa su cui ti stavi focalizzando. Osserva semplicemente i pensieri che arrivano, e dolcemente riporta la tua attenzione al momento presente.

Fai con gioia ciò che stai facendo, sii grato di ciò a cui puoi dedicarti, e apprezza ogni momento e ogni sensazione legati a quella specifica cosa. Imparerai ben presto che qualunque cosa può diventare un’esperienza meravigliosa e straordinaria, che qualunque cosa può diventare un miracolo.

Un modo eccezionale per fare pratica in tal senso è la meditazione. La meditazione ti consente infatti di rimuovere tutto ciò che è irrilevante, di acquisire consapevolezza del flusso di pensieri nella tua mente, e di tornare gentilmente al momento presente. Non è affatto complicato: la meditazione può essere fatta in ogni luogo, in ogni momento.

Fai pratica, più che puoi. Senza fretta, senza ansia. Impara ad essere presente. Ogni piccolo passo in tal senso è una meraviglia di per sé, la via straordinaria per trovare la calma nel mezzo del traffico della vita.

“Vivi questo momento. Soltanto questo momento è vita.” Thich Nhat Hanh

 Fonte: http://www.vivizen.com/

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giovedì 3 marzo 2011

QUI E ORA...Bruce Lipton

Quando non state prestando attenzione al momento presente, tutto ciò che fate durante il giorno viene gestito dalla mente subconscia.
Bruce Lipton (1944), biologo



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sabato 19 febbraio 2011

LA PRATICA DELLA CONSAPEVOLEZZA IN 8 SETTIMANE CAMBIA LA STRUTTURA DEL CERVELLO


La Pratica della Consapevolezza cambia la struttura del cervello in otto settimane
ScienceDaily (Jan. 21, 2011) - Un programma di meditazione di 'Pratica della Consapevolezza' della durata di otto settimane sembra indurre nel cervello dei participanti cambiamenti misurabili  nelle aree associate con la memoria, il senso del sé, l'empatia e lo stress. Uno studio condotto da un team di ricercatori del Massachusetts General Hospital (MGH) e pubblicato dalla rivista Psychiatry Research Neuroimaging, documenta per la prima volta i cambiamenti indotti  dalla meditazione sulla sostanza grigia del cervello nel corso del tempo.



La dottoressa, Sara Lazar, direttrice del Programma di Ricerca delle Neuroimmagini del Massachusetts General Hospital (MGH) e principale autore dello studio, ha detto: "La pratica della meditazione è associata a un senso di pace e di rilassamento fisico, ma i praticanti da tempo affermano che la meditazione provoca anche benefici cognitivi e psicologici che persistono nel corso della giornata. Questo studio dimostra che i cambiamenti osservati nella struttura del cervello possono essere alla base dei miglioramenti riferiti e che le persone non si sentono meglio semplicemente perchè passano un pò di tempo rilassandosi."
Un precedente studio, condotto dal gruppo di ricercatori diretto della dottoressa Lazar, aveva  evidenziato l'esistenza di differenze strutturali  tra il cervello dei meditatori esperti e quello delle persone che non meditano; nei primi è stato osservato  un ispessimento delle aree della corteccia cerebrale associate con l'attenzione e l'integrazione emozionale. Tuttavia  queste osservazioni non potevano dimostrare che le differenze erano da mettere in relazione con la meditazione.
Nello studio ultimo, invece, la struttura del cervello di 16 partecipanti è stato fotografato tramite le immagini della risonanza magnetica due settimane prima e due dopo aver partecipato al programma di otto settimane di 'Pratica della Consapevolezza' per la Riduzione dello Stress presso il Centro di meditazione dell'Università del Massachusetts.
In aggiunta alla partecipazione ai due incontri settimanali, nel corso dei quali si praticava la meditazione della consapevolezza – focalizzata sulla coscienza non giudicante delle sensazioni, dei sentimenti e dello stato mentale - i partecipanti ricevettero una registrazione audio per la pratica di una meditazione guidata e venne anche chiesto loro di registrare il tempo dedicato  quotidianamente alla pratica. Contemporanemanete, vennero prese, in un intervallo di tempo simile, immagini di risonanza magnetica del cervello di un gruppo di controllo fatto di persone che non meditavano.
I partecipanti appartenenti al gruppo dei meditatori dedicavano una media di 27 minuti al giorno alla pratica di esercizi di consapevolezza e le loro risposte a questionari sul tema indicavano miglioramenti significativi rispetto alle risposte date prima della partecipazione. L'analisi delle immagini della risonanza magnetica, che riguardavano le aree in cui le differenze associate alla meditazione erano state osservate negli studi precendenti, evidenziava un'accresciuta densità della materia grigia nell'ippocampo, noto per l'apprendimento e la memoria, e nelle strutture associate con l'auto consapevolezza, la compassione e l'introspezione.
                         



I partecipanti riferirono una riduzione dello stress che risultò corrispondere a una ridotta densità della materia grigia nell'amigdala, nota per l'importante ruolo svolto nell'ansietà e nello stress. Non è stato osservo alcun cambiamento nella struttura chiamata  insula, associata con l'autoconsapevolezza e identificata negli studi precedenti: gli autori suppongono che sia richiesto un tempo più lungo di pratiche meditative per produrre cambiamenti  significativi in quell'area. Nel gruppo di controllo, invece, non venne osservato alcun cambiamento, a conferma del fatto  che questi non dipendevano dal passare del tempo.
La dottoressa Britta Hölzel, ricercatrice dell'Università di Giessen in Germania e importante oautrice dello studio, ha affermato: "È affascinante vedere documentata la plasticità del cervello e che, attraverso la pratica della meditazione, è possibile avere un ruolo attivo  nel cambiare il cervello, accrescere il benessere e la qualità della  nostra vita. Altri studi in gruppi diversi di pazienti hanno dimostrato che la meditazione può indurre cambiamenti significativi in una varietà di sintomi, e noi stiamo ora indagando i meccanismi, evidenziabili nel cervello, che  sono alla base di questi cambiamenti”.



Il dottor Amishi Jha, neuroscienziato dell'Università di
Miami che indaga sugli effetti della pratiche meditative su individui in gravi situazioni di stress, ha detto:  "Questi risultati gettano luce sul meccanismo d'azione delle tecniche basate sulla pratica della consapevolezza. Essi dimostrano non solo che l'esperienza di stress di una persona può essere ridotta con un programma di allenamento di pratica della consapevolezza di otto settimane, ma che il cambiamento sperimentato corrisponde a cambiamenti strutturali nell'amigdala, una scoperta che apre le porte a molte possibilità per ricerche future sulla possibilità di ridurre lo stress, come i disordini da stress post-traumatico, mediante la 'Pratica della Consapevolezza'." Il dr. James Carmody
del Centro per la Consapevolezza dell'Università della
Medical School del Massachusetts è coautore dello studio,
che ha ricevuto il patrocinio Dell'Istituto Nazionale per la Salute,
della British Broadcasting Company e dell'Istituto per la Mente e la Vita.

Fonte: http://www.lalungavitaterapie.it/
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Il Potere di Adesso , Eckhart Tolle Ti consiglio di leggerlo...

mercoledì 16 febbraio 2011

QUI E ORA... NICOLA CUSANO

« [...] La verità non ha né gradi, né in più né in meno, e consiste in qualcosa di indivisibile. [...] Perciò l'intelletto, che non è la verità, non riesce mai a comprenderla in maniera tanto precisa da non poterla comprendere in modo più preciso, all'infinito; [...]
(Nicola Cusano, De docta ignorantia, I, 2-10)




« [...] ad ha con la verità un rapporto simile a quello del poligono col circolo: il poligono inscritto, quanti più angoli avrà, tanto più risulterà simile al circolo, ma non si renderà mai uguale ad esso, anche se moltiplicherà all'infinito i propri angoli, a meno che non si risolva in identità col circolo. [...] »

(Nicola Cusano, De docta ignorantia, I, 2-10)

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sabato 13 novembre 2010

OSHO: ANSIA

CONSIGLIATO:
Non hai mai notato una cosa? Il presente è sempre qualcosa di ricco e di estatico, di vivo e di vitale. Le preoccupazioni sono sempre create o da ciò che volevi fare in passato, e non sei riuscito a fare, oppure da ciò che vorresti fare in futuro, e non sai se sarai in grado di fare o meno. Non hai mai notato, non hai mai osservato da vicino questa semplice verità: nel presente non esistono sofferenze, non esistono preoccupazioni. Per questo il presente non disturba la mente, è l’ansia a disturbarla.

Nel presente non esiste alcuna sofferenza. Il presente non conosce alcuna sofferenza: è un istante così minuscolo da non poter inglobare alcuna sofferenza. Nel presente può entrare solo il paradiso, non l’inferno. L’inferno è troppo grande! Il presente può solo essere pace, può solo essere felicità.



Ho sentito raccontare che una vecchia signora stava viaggiando su un autobus. Era molto ansiosa, si rodeva dalla preoccupazione e chiedeva continuamente a quale fermata erano arrivati. Un altro signore, seduto accanto a lei, le disse: “Si rilassi, non si preoccupi. Il conducente annuncerà sempre la fermata, e se anche questo non la rassicura, può dirgli a quale fermata vuole scendere, lui lo terrà presente e lei si potrà rilassare”.
E quell’uomo chiamò il conducente, e la donna gli parlò: “Se ne ricordi, per favore, non voglio perdere la mia fermata… devo arrivare con urgenza a destinazione”.
Il conducente la tranquillizzò: “Va bene, lo terrò a mente. Anche se lei non me lo chiedesse, comunque annuncerei le fermate. Ma ora ne prenderò nota e verrò ad avvisarla personalmente quando saremo alla sua fermata. Ma si rilassi, non sia così preoccupata!”
La donna era tutta sudata e tremava per la tensione, disse: “Oh grazie, la prego di ricordarsene: io devo scendere al capolinea”.
Ebbene, se deve scendere al capolinea, perché preoccuparsi tanto? Come potrebbe mancarlo? È impossibile che le sfugga! Nel momento in cui ti acquieti, nel momento in cui ti rilassi, riconosci che l’esistenza è già in movimento, è già diretta verso vette più elevate. E tu ne fai parte! Non occorre che tu abbia ambizioni personali.
Questo è rilassamento: riposarsi, lasciar cadere ogni meta privata, abbandonare la mente che vuole sempre conquistare qualcosa, tutte le proiezioni dell’ego. E a quel punto la vita è un mistero: i tuoi occhi saranno colmi di meraviglia; il tuo cuore sarà colmo di stupore.
Noi non dobbiamo diventare qualcosa: lo siamo già. In breve, questo è l’intero messaggio di coloro che si sono risvegliati: tu non devi realizzare qualcosa, ti è già stato dato. È un dono di Dio. Tu sei già dove dovresti essere, non puoi essere altrove. Non esiste alcun luogo dove andare, nulla da realizzare.
E poiché non esiste un luogo verso cui dirigersi e nulla da conquistare, puoi celebrare.

E a questo punto non esiste più alcuna fretta, nessuna preoccupazione, nessuna ansia, nessuna angoscia, nessuna paura di essere un fallimento. Non puoi fallire. La natura stessa delle cose lo rende impossibile, poiché non si pone affatto il problema di avere successo. E il segreto dell’illuminazione è tutto qui: accade in un profondo stato di quiete.
Fonte: http://www.fiumesilente.com/
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Il Potere di Adesso , Eckhart Tolle Ti consiglio di leggerlo...

sabato 6 novembre 2010

ESERCIZIO: LASCIA FLUIRE I TUOI PENSIERI



Prima di leggere questo post ti consigliamo la lettura di: The Zone:Oltre il veloUn libro giallo che, pur rimanendo tale, tratta indirettamente dell'esperienza nel qui e ora, in maniera - secondo noi - più appassionante di tanti altri testi specifici sul tema.

Prova per un giorno a lasciar fluire i tuoi pensieri.
Cosa intendo per fluire? Supponiamo che in questo periodo tu sia afflitto da una qualche sega mentale e non riesci a pensare ad altro, ad esempio il tuo partner ti ha lasciato oppure il lavoro va male, ecc... Supponiamo dunque che la tua mente sia focalizzata per gran parte della giornata su pensieri che non vorresti avere.
Come fare a liberarsene? Esiste un modo per lasciar andare i pensieri disturbanti? La risposta è si, a patto che tu riesca a lasciar fluire i tuoi pensieri senza macchinarci su,senza giudicarli nè come buoni nè come cattivi pensieri, senza cercare di trovare una soluzione con la tua stessa mente(infatti come può la mente risolvere un problema creato dalla mente stessa????)
Finora hai provato a risolvere il problema pensandoci, cercando di trovare soluzioni, macchinandoci sopra, riesumando immagini mentali che hanno solo avuto lo scopo di consolidare in te il ricordo negativo di un'esperienza o la paura per una data situazione. Senza rendertene conto tu stesso ogni giorno hai fatto di tutto per consolidare la tua sega mentale. Infatti i circuiti neuronali legati a quel tuo ricordo, a quel tuo stress o paura sono stati rafforzati perchè, cercando di risolverli con la mente stessa, li hai costantemente focalizzati, messi a fuoco, rivissuti con intensità emotiva e sei diventato uno schiavo in balìa dei tuoi pensieri.
Cosa fare dunque? Abbiamo detto di LASCIAR FLUIRE I PENSIERI.
Come si fa?
Prova(iniziamente per un'ora) a non risolvere i tuoi problemi macchinandoci su, sarai tentato a farlo, la mente ti tenterà in tutti i modi, ti farà credere che è importantissimo che tu pensi al problema in quel preciso momento e che magari questa volta potresti essere a un passo dalla soluzione. E' solo un inganno.
Tu lascia fluire i tuoi pensieri, lascia che la mente faccia affiorare immagini, voci o ricordi ma NON MACCHINARCI SU, NON SEGUIRE QUEI PENSIERI, OSSERVALI E BASTA, NON INDIRIZZARLI DA NESSUNA PARTE, NON GIUDICARLI, OSSERVALI COME OSSERVERESTI UN ALBERO. All'inzio sembra impossibile ma il meccanismo una volta appreso è una chiave che porterai dietro per tutta la vita e in qualunque problema. Per iniziare fai questo lavoro per un'ora soltanto.
Potresti obiettare: ma così non si diventa distaccati e indifferenti?
Assolutamente no, in questo modo si ridiventa padroni della propria testa, perchè la mente è un magnifico strumento ma non deve dominarci.
Quando siamo avvolti dai nostri pensieri e non vediamo gli altri e le cose che ci stanno intorno poichè totalmente presi dai nostri problemi... credo che quella sia la vera indifferenza.
Riuscendo invece a far fluire i pensieri sarai nel qui e ora, molto più attento, presente e disponibile alla vita REALE e non a quella mentale.
Prova per un'ora a lasciar fluire i tuoi pensieri, e non ti stressare se all'inizio non riuscirai a farlo. E' solo questione di tempo e pratica.
Si deve solo COMPRENDERE...
Per approndire rimando a un altro articolo: ELIMINARE LE SEGHE MENTALI





venerdì 29 ottobre 2010

ZEN

CONSIGLIATO:
Zen
Autori Vari
C'era una volta un grande maestro Zen, e c'era un bambino di 9 anni che lo serviva. Moltissime persone giungevano dal maestro per prostrarsi ai suoi piedi, e chiedergli un koan che potesse aiutarli. Così anche il bambino, un po' invidioso, decise un giorno, in tutta serieta', di fare lo stesso. Il maestro rise, ma visto che il bambino insisteva proprio, gli disse: "Prova ad ascoltare il suono prodotto da una mano sola. Quando l'avrai sentito, fammelo sapere." Il bambino s'impegno' a fondo, tanto che non dormiva nemmeno la notte. Dopo qualche giorno torno' dal maestro e disse: "L'ho trovato! E' il suono del vento che soffia tra gli alberi!". Ma il maestro scosse il capo: "Non è questo. Prova di nuovo." E così il bambino s'impegno' e s'impegno', e quasi tutti i giorni tornava dal maestro per suggerirgli qualche suono - inevitabilmente sbagliato. Un giorno il bambino non si trovava da nessuna parte, e il maestro preoccupato mando' dei discepoli a cercarlo. Lo trovarono nel bosco, assorto a contemplare un albero. I discepoli lo riferirono al maestro: "Non vogliamo disturbare il bambino: sembra possedere la vera natura di un buddha! Forse ha sentito quel suono." Così fu il maestro ad andare dal bambino, e gli chiese se aveva finalmente sentito il suono prodotto da una mano. Rispose il bambino: "L'ho sentito, ma è privo di suono."


Il maestro Tanzan era in viaggio con il suo allievo Ekido lungo una strada fangosa. Ad un certo punto incontrarono una bella ragazza in kimono e sciarpa di seta, che non poteva attraversare quella melma, senza rovinare il suo bel vestito. Senza problemi, Tanzan la prese in braccio e la trasportò sull’altro lato della strada. Ekido rimase pensieroso per tutto il giorno. Alla sera, non resistendo più, chiese apertamente al maestro: "Noi monaci non avviciniamo le donne, è pericoloso. Perché l’hai fatto?" Tanzan rispose: "Io quella ragazza l’ho lasciata laggiù. Tu la stai ancora portando con te"

Non cercare di seguire le orme dei saggi. Cerca ciò che essi cercavano.

Quando Bankei predicava nel tempio Ryumon, un prete Shinshu, che credeva nella salvezza ottenuta ripetendo il nome del Buddha dell’Amore, si ingelosì del suo vasto pubblico e volle discutere con lui. Bankei stava parlando allorché comparve il prete, ma questo creò una tale confusione che Bankei si interruppe e domandò che cosa fosse tutto quel baccano. "Il fondatore della nostra setta" si vantò il prete "aveva poteri così miracolosi che stando su una riva del fiume con un pennello in mano riusciva a scrivere attraverso l’aria il sacro nome di Amida su un foglio che un suo assistente reggeva sull’altra riva. Tu puoi fare questa cosa prodigiosa?" Bankei rispose gaiamente: "Forse questo gioco di prestigio può farlo la tua volpe, ma non è questo il modo dello Zen. Il mio miracolo è che se ho fame mangio, e se ho sete bevo".

Un monaco andò da un maestro famoso ed anziano per imparare la sua filosofia. "Maestro, sono nuovo, vorrei che mi esponeste la dottrina che si insegna qui" "Hai mangiato il tuo riso?" Disse il maestro. "Si" "Allora corri a lavare la tua ciotola!"

Quando era un giovane studente di Zen, Yamaoka Tesshu andava sempre a trovare tutti i maestri. Andò a far visita a Dokuon di Shokoku. Volendo mostrare la sua preparazione, disse: "La mente, Buddha e gli esseri senzienti, in fondo, non esistono. La vera natura dei fenomeni è il vuoto. Non c’è nessuna realizzazione, nessuna illusione, nessun saggio, nessuna mediocrità. Non c’è nessuno che dia e niente che si riceva". Dokuon, che stava fumando in silenzio, non fece commenti. Tutt’a un tratto colpì Yamaoka con la sua pipa di bambù. Questo fece arrabbiare moltissimo il giovane. "Se niente esiste," domandò Dokuon "da dove viene questa tua collera?".

Al suono di un piccolo sasso dimenticò tutto il suo sapere

Quando l'allievo è pronto il Maestro appare
CONSIGLIATO:

giovedì 28 ottobre 2010

Non pensare...Osho

  Fonte: tratto dall'ottimo sito: http://eliotroporosa.blogspot.com/


C’è una qualità dell’essere completamente diversa che viene dal non pensare: non è né buona né cattiva, è solo uno stato di non pensiero. Osservi, rimane consapevole, ma non pensi. Se arriva qualche pensiero… arriverà, perché i pensieri non sono tuoi; fluttuano nell’aria. Tutt’intorno a noi c’è una noosfera, una sfera di pensiero, che ci circonda. Proprio come c’è l’atmosfera c’è anche una sfera di pensiero intorno a te, e continua a muoversi per suo conto. Si ferma solo quando diventi più consapevole. Se diventi più consapevole, il pensiero semplicemente scompare, si scioglie, perché la consapevolezza è un’energia più grande del pensiero.

La consapevolezza è come fuoco per il pensiero. È come se in casa accendessi una lampada e l’oscurità sparisse; se la spegni, il buio entra da ogni lato, senza aspettare neanche un attimo, neanche un istante. Quando la luce è accesa, l’oscurità non può entrare. I pensieri sono come l’oscurità: entrano solo quando all’interno non c’è luce. La consapevolezza è come fuoco: diventi più consapevole, e arrivano sempre meno pensieri.

Se diventi veramente integrato nella tua consapevolezza, i pensieri non possono entrare per nulla; sei diventato una fortezza impenetrabile, niente può entrare. Non che tu sia chiuso, ricordalo – sei completamente aperto; ma l’energia della consapevolezza diventa la tua fortezza. Quando nessun pensiero può penetrare, i pensieri verranno ma ti eviteranno. Li vedrai venire, ma, prima di arrivare a te, svolteranno e se ne andranno. A quel punto puoi andare dove vuoi, anche all’inferno, e nulla potrà influenzarti. Questo è ciò che chiamiamo illuminazione.




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martedì 15 giugno 2010

L'UOMO E LA TIGRE racconto zen

 

 
Un uomo che camminava per un campo s’imbattè in una tigre. Si mise a correre, tallonato dalla tigre.
Giunto ad un precipizio, si afferrò alla radice di una vite selvatica e si lasciò penzolare oltre l’orlo.
La tigre lo fiutava dall’alto. Tremando l’uomo guardò giù, dove, in fondo all’abisso, un’altra tigre lo
aspettava per divorarlo. Soltanto la vite lo reggeva. Due topi, uno bianco e uno nero, cominciarono
a rosicchiare pian piano la vite. L’uomo scorse accanto a sé una bellissima fragola. Afferrandosi alla
vite con una mano sola, con l’altro spiccò la fragola. Com’era dolce!
Da  101 Storie Zen, a cura di Nyogen Senzaki e Paul Reps. 








Se ti è piaciuto questo post ti consigliamo di leggere: The Zone:Oltre il velo

Un libro giallo che, pur rimanendo tale, tratta indirettamente dell'esperienza nel qui e ora, in maniera - secondo noi - più appassionante di tanti altri testi specifici sul tema.

venerdì 14 maggio 2010

PIANIFICARE IL FUTURO... OSHO

CONSIGLIATO:
Domanda: è possibile vivere senza pianificare? Senza contare i sogni riguardo a un vago futuro, vedo che gran parte della mia attività mentale consiste nel fare piani – per la prossima settimana, per il mese prossimo. E quando cerco di agire in modo spontaneo sembro una banderuola che non sa da che parte tira il vento.

Risposta: la pianificazione del futuro è una cosa, mettersi a vivere nel futuro un’altra. La pianificazione del futuro avviene nel presente. E più sei nel presente, meglio riuscirai a pianificare: l’attività di pianificazione è nel presente. Il problema con la mente è che si mette a vivere nel futuro. Inizia a pensare ai fantastici giorni che verranno… un roseo futuro. Questo non è pianificare, è sognare a occhi aperti. Posso capire che tu faccia dei piani, ma ricorda, pianificare per il futuro non significa vivere nel futuro. Pianificare è un’attività del momento attuale. E più sei presente, maggiori saranno la tua chiarezza e lucidità, così riuscirai a fare piani senza alcuna fumosità, senza essere insidiato dai sogni. Dici: “Vedo che gran parte della mia attività mentale consiste nel fare piani – per la prossima settimana, per il mese prossimo”. Questo non è essere nel presente. Se sei nel presente, la mente non c’è. La mente non può esistere nel presente e quando non c’è la mente, c’è chiarezza, chiarezza assoluta, e con tale chiarezza puoi vedere il futuro; allora ti accadrà qualcosa di incredibilmente importante. Ma l’attività mentale è un puro vivere nel futuro: la prossima settimana, il mese prossimo, l’anno prossimo, la prossima vita. Rinvii la vita, nel nome della pianificazione. Dovresti vivere, non rimandare! Dovresti vivere il momento presente e mentre vivi il presente – con la chiarezza che esso ti dà – puoi avere un’intuizione, una visione. Non si tratta di attività mentale. Puoi visualizzare un momento migliore che sta per arrivare: hai vissuto questo momento presente, sai che può diventare persino più intenso, sai di poter gioire di più, non c’è limite. E quando arriva il momento successivo, lo vivi immediatamente con maggiore intensità, con più gioia, con più giocosità, con più allegria. Hai solo un momento alla volta. Se dunque sei capace di vivere il momento, attraverso questa intensità puoi pianificare l’intera vita. Hai avuto un assaggio della realtà, nel momento successivo puoi averne un pezzo ancora più grosso. Ma non hai bisogno di pianificarlo, perché nel pianificare ti dimenticherai di vivere. All’uomo che vive in modo spontaneo accadono due cose: primo, non rimanda mai; secondo, vive il futuro attraverso il presente, attraverso la sua esperienza del presente. In quel caso la pianificazione non è un’attività mentale, ma un’espansione della consapevolezza, la comprensione che la vita diventa più intensa giorno dopo giorno. E più intenso sei, più belle, umane, e compiute saranno le tue azioni. Dici anche: “E quando cerco di agire in modo spontaneo sembro una banderuola che non sa da che parte tira il vento”. Non hai bisogno di sapere. L’uomo spontaneo… proprio come la banderuola – la banderuola non si preoccupa mai se il vento soffia da sud o nord o est o ovest: da qualunque direzione soffi il vento, la banderuola gira semplicemente da quella parte. Indica in quale direzione soffia il vento. Non oppone resistenza. È del tutto libera di girarsi in qualunque direzione. Non lotta con il vento. È assolutamente spontanea e non vive mai nel passato né nel futuro. Rappresenta sempre il presente. Hai scelto un termine bellissimo, ‘banderuola’, per indicare una vita spontanea. Ma che senso avrebbe per la banderuola sapere da quale direzione soffierà il vento? La tua mente vuole sapere da dove soffia il vento, perché la mente ha i suoi piani, antagonisti all’esistenza. Vuole che il vento soffi verso ovest, e invece soffia verso est. E così rimane frustrata, si arrabbia, e in qualche modo comincia ad andare, con grande riluttanza, verso est. Ma appena lo fa – e il vento non sa nulla della tua mente o del soddisfacimento delle sue aspettative – il vento comincia a soffiare verso ovest e la mente si sente di nuovo frustrata e dice: “Che strano: quando voglio andare a ovest il vento soffia verso est, quando acconsento – ‘Va bene, andiamo a est’ – il vento cambia”. Sono persone come queste che hanno creato il proverbio: l’uomo propone, dio dispone. Non c’è alcun dio e nessuno che dispone. L’atto stesso di proporre è sbagliato. Proporre qualcosa da parte tua significa che non hai fiducia nell’esistenza. Limitati a essere una banderuola, che si muove lentamente, senza riluttanza, senza resistenza, in qualunque direzione soffi il vento. E si gode tutte le direzioni. La vita dev’essere assaporata interamente, l’esistenza deve essere gustata in tutti i suoi colori. Ma la mente è una delle cose più stupide che ti porti dietro. Al mattino desidera che venga la sera, e alla sera desidera il mattino: è la causa principale di ogni nostra infelicità e frustrazione. E che bisogno c’è? Non riesco a capire per quale motivo la banderuola dovrebbe voler conoscere da che parte tira il vento. Riesci a spiegarlo? Ce n’è bisogno? Gli alberi sanno da che parte tira il vento? E le stelle lo sanno? Ad eccezione dell’uomo, nulla nell’esistenza è riluttante a seguire l’esistenza. Ecco perché ogni cosa è felice, beata. Non hanno ricchezze; cosa posseggono questi poveri alberi? Essi tuttavia hanno la spontaneità: quando soffia il vento danzano, quando non soffia si riposano. Entrambe le situazioni sono egualmente gradite. Tra la terra, il cielo, il vento e il sole esiste un’immensa fiducia. Quando al mattino il sole inizia a sorgere, gli alberi si svegliano. Non hanno bisogno di una sveglia. E quando il sole tramonta, si preparano ad andare a dormire. Con il calar del sole, gli uccelli iniziano a tornare ai loro nidi – è tempo di riposare. Nessuno insegna loro ad andare a letto presto. Nessuno glielo insegna… la mattina, con il sorgere del sole, si svegliano tutti, iniziano a cantare – sono suoni di gioia – celebrano e danno il benvenuto a un nuovo giorno. La vita fa regali in tale abbondanza – il cielo è di nuovo lì, e il sole, e la bellezza del mattino; gli uccelli sono così felici che non riescono a contenersi. Il loro canto non è pianificato. La sera, quando erano andati a riposare nei loro nidi, non avevano pianificato: ‘Domani mattina, qualunque cosa accada, mi metterò a cantare!’. Non è necessario. Quando sopraggiunge il mattino, il canto arriverà da solo. Si tratta di sincronicità, di una profonda comunione con l’esistenza. I fiori non decidono, non hanno comitati, non hanno documentazioni; non prendono alcuna decisione, né fanno piani per il futuro. Quando arriva la primavera sbocciano, e quando giunge l’autunno gli alberi si spogliano, tutte le foglie cadono. Non c’è tristezza: gli alberi non sono in lacrime, perché le foglie se ne sono andate. No, sono felici anche di questo. Quando si staglia nudo contro il cielo, un albero ha una bellezza tutta sua. È bello quando mette le foglie, ma quella è una bellezza diversa: l’esistenza veste tutti i colori e nessuno, ad eccezione dell’uomo, fa piani. E nessuno è pieno di problemi come l’uomo, perché con tutto il tuo pianificare, in realtà stai tentando di rimandare il vivere. Non c’è bisogno di sapere da che parte tira il vento. Seguilo e basta. Non ti porterà mai fuori strada, perché questa intera esistenza è tua, ovunque andiamo a finire, è casa nostra. Il vento non può portarti fuori dall’esistenza, la tua mente invece ti porta fuori dall’esistenza. Solo la mente è in grado di portarti dentro sogni che non esistono, che sono irreali, illusori… e ci rimani invischiato a tal punto da dimenticare che l’esistenza non ti fa mai sbagliare strada – non può! Solo l’uomo spontaneo è in armonia con l’esistenza. E solo l’uomo spontaneo è sempre felice, perché, qualunque cosa accada, egli si trova immediatamente in sintonia. Non ha desideri suoi, né proiezioni, né proposte. Ha semplicemente accettato se stesso come parte del cosmo. E dovunque vada il tutto, ci va anche lui, con gioia, perché il tutto è di certo più saggio della parte. E noi siamo parti così minuscole che tutti i nostri piani ci fanno sembrare stupidi. In questo intero universo non ci sono pianificazioni. Tutto si muove senza alcun piano, ogni momento va più in profondità. Solo l’uomo rimane in superficie, senza vivere... continua a pensare di vivere prima o poi, ma quel momento non arriva mai. La mente ti allontana ininterrottamente dalla realtà. Ad eccezione della mente, tu non hai alcun problema, né peccati né cattive azioni delle vite passate, né un dio che ti ha scritto il destino in fronte o sulle linee della mano o nelle stelle. Il tuo problema, se lo comprendi, è molto semplice: la mente ti allontana costantemente dall’esistenza. Quando dico sii spontaneo, intendo una sola cosa, sempre un’unica cosa: non essere una mente! Perché la mente non può mai essere spontanea. La mente è un meccanismo per rimandare. Non ti lascerà mai vivere! Ho sentito di un uomo che ha compreso di essere stato vivo solo dopo morto. Allora, all’improvviso ha capito: ‘Dio mio, sono stato vivo per settant’anni, ma non ho mai vissuto”. E cosa puoi fare nella tomba? Non puoi neppure girarti, perché non ti lasciano molto spazio nella tomba. Giaci supino per l’eternità. Il mio suggerimento è che potrai pianificare nella tomba. Avrai abbastanza tempo e potrai fare tutti i piani che vuoi, i più assurdi. Ora, mentre sei vivo, vivi; quando sarai morto non ci sarà alcun problema – puoi lasciare che la mente faccia i suoi piani. In realtà sarà d’ottima compagnia nella tomba: in tale solitudine, il chiacchierio della mente sarà un ottimo diversivo. Mentre sei vivo, però, devi impedire alla mente di funzionare per conto suo, devi farla fermare, a meno che tu non la voglia usare. Deve essere trattata come un servitore. Ora è diventata la padrona. La spontaneità la riporterà alla realtà. È solo un meccanismo. Non era fatta per fare la padrona. La consapevolezza è la padrona. Sebbene le persone che studiano lo yoga si mettano a testa in giù, l’esistenza non aveva mai pensato di farti stare a testa in giù, altrimenti ti avrebbe dotato di gambe sulla testa, simili a due corna, o ti avrebbe fatto come un tripode – tre gambe perfettamente bilanciate – o gambe con le ruote, in modo tale che potessi muoverti sulla testa… L’esistenza sicuramente vuole che tu stia in piedi sulle tue due gambe, non sulla testa, ma l’uomo è strano. La mente ti è stata data per essere usata come servitore. E in qualità di servitore è bella e va benissimo. È un bio-computer e nulla più. Ma tu l’hai fatta diventare padrona. E il padrone è stato messo a dormire. Quando i servitori diventano padroni, il più grande pericolo è che, come prima cosa, distruggono il padrone. Una volta che il servo si trova nella posizione di padrone, il suo primo atto sarà di sopprimere il padrone in modo tale che non possa ritornare. Questa è la sua sola paura. Se il padrone ritorna, dovrà scendere dal trono. La tua consapevolezza è stata esiliata nell’oscurità, la tua luce è stata trasformata in buio, i tuoi tesori sono stati nascosti, il tuo essere è stato scollegato. La mente deve fare tutte queste cose per rimanere al potere. Un meditatore cerca di rimettere a posto le cose. La mente deve essere un servitore e la consapevolezza deve essere riportata sul trono. E immediatamente avrai una vita spontanea. Non esiste altro tipo di vita.

Osho, "Sat Chit Anand", # 25

venerdì 16 aprile 2010

COME MEDITARE

Prima di leggere quest'articolo ti consiglio di leggere  http://ilpoteredelquieora.blogspot.com/2010/03/meditazione-sul-respiro.html
Ciò che facciamo è domare la nostra mente. Cerchiamo di superare ogni tipo di ansia ed agitazione, ogni tipo di schemi abituali di pensiero, in modo da essere in grado di sedere con noi stessi.
Domiamo la mente facendo uso della tecnica della presenza mentale. Molto semplicemente la presenza mentale è completa attenzione al dettaglio.  Anche se abbiamo ricordi del passato e idee sul futuro, è la situazione presente, quella che sperimentiamo.
Così siamo in grado di sperimentare la nostra vita pienamente. Potremmo ritenere che pensando al passato o al futuro rendiamo la nostra vita più ricca, ma se non prestiamo attenzione alla situazione immediata, ci perdiamo veramente la vita. Non c’è nulla che possiamo fare a riguardo del passato, possiamo solo passarlo in rassegna di nuovo e di nuovo, mentre il futuro è completamente sconosciuto.
Perciò la pratica della presenza mentale è la pratica dell’essere vivi. Quando parliamo di tecniche meditative, parliamo delle tecniche della vita. Non parliamo di qualche cosa di separato da noi. Quando parliamo dell’essere presenti e del vivere in modo presente, parliamo di pratica della spontaneità.
È importante capire che qui non si parla del tentativo di accedere a qualche stato mentale superiore, particolarmente elevato. Non stiamo dicendo che la nostra situazione attuale è indegna. Ciò che stiamo dicendo è che la situazione presente è completamente disponibile, in modo non distorto e che questo è possibile tramite la pratica della presenza mentale.

A questo punto possiamo descrivere la vera e propria forma della pratica.
La tecnica di base risiede nel notare il respiro, nell'avere la sensazione del respiro. Il respiro è ciò che usiamo come base per la nostra pratica della presenza mentale: ci riporta al momento, ci riposta alla situazione presente. Non accentuiamo né alteriamo assolutamente il respiro, semplicemente lo notiamo. Notiamo il respiro uscire ed entrare. Anche se ciò che stiamo facendo è molto semplice, sorge un numero incredibile di idee, pensieri e concetti sia sulla vita che sulla pratica stessa. Il modo con cui lavoriamo con tali pensieri consiste semplicemente nell'etichettarli. Facciamo semplicemente sapere a noi stessi che stiamo pensando e torniamo a seguire il respiro.
Perciò se ci chiediamo che cosa faremo per il resto della nostra vita, semplicemente etichettiamo ciò "pensiero", ma non ditelo mentalmente altrimenti anche quello sarebbe un pensiero. Riconoscete solamente il pensiero,osservatelo senza seguirlo, come fate vedendo passare una nuvola. Se ci chiediamo che cosa ci sarà per pranzo semplicemente sappiamo che ciò è "pensiero"e non lo sopprimete, non lo modificate, accettatelo come pensiero e riportate l'attenzione sul respiro. Ogni cosa che emerge è gentilmente riconosciuta e lasciata andare.
Non vi sono eccezioni in questa tecnica, non vi sono buoni pensieri e cattivi pensieri. Se state pensando a quanto sia meraviglioso meditare, questo è comunque un pensiero. Quanto era grande il Buddha: è comunque un pensiero. Se pensate che non state pensando esso è pur sempre un pensiero. Non importa quale estremo raggiungiate; è pur sempre pensiero; tornate al respiro.
Di fronte a tutti questi pensieri, è difficile essere nel momento e non lasciarsi deviare. La nostra vita ha creato una barriera fatta di diverse correnti, elementi ed emozioni che cercano di disarcionaci, destabilizzarci. Emerge di tutto, ma tutto è etichettato come pensiero e non siamo trascinati via.
Quando lasciamo la meditazione e torniamo ad occuparci della nostra vita manteniamo lo stesso tocco leggero che avevamo usato per lavorare con i nostri pensieri. Mantenere la propria posizione non significa rimanere rigidi e cercare di essere delle rocce; tutto il processo riguarda l'apprendere la flessibilità. Il modo con cui trattiamo i pensieri e noi stessi è lo stesso modo con cui trattiamo il mondo.
Quando iniziamo a meditare, la prima cosa che realizziamo è quanto la situazione sia selvaggia, quanto la mente sia selvaggia, quanto la nostra vita sia selvaggia. Ma quando iniziano a presentarsi le qualità della mente domata, quando siamo veramente in grado di sederci con noi stessi, vediamo che esiste una vasta ricchezza di possibilità che si presentano dinanzi a noi. La meditazione consiste nel guardare nel nostro cortiletto dietro casa, per così dire, nel guardare che cosa veramente abbiamo, per poi scoprire la ricchezza già esistente. La scoperta di tale ricchezza è un processo che avviene momento per momento e man mano pratichiamo, la nostra consapevolezza diviene sempre più acuta.
Questa presenza mentale allora avvolge tutta la nostra vita. Questo è il miglior modo per apprezzare la sacralità di tutto. Con l'aggiunta della presenza mentale improvvisamente tutta la situazione si ravviva. La pratica impregna tutto ciò che facciamo; nulla è escluso. La presenza mentale pervade suono e spazio. È un'esperienza completa.
Testo liberamente riadattato di Sakyong Mipham Rinpoche. Per consultare l'originale vai su http://lucca.shambhala.info/index.php?id=3210