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mercoledì 22 febbraio 2012

QUI E ORA... ISAAC NEWTON

Non so come il mondo potrà giudicarmi ma a me sembra soltanto di essere un bambino che gioca sulla spiaggia, e di essermi divertito a trovare ogni tanto un sasso o una conchiglia più bella del solito, mentre l'oceano della verità giaceva insondato davanti a me.


Ciò che sappiamo è una goccia, ciò che ignoriamo è un oceano!


ISAAC NEWTON

martedì 14 febbraio 2012

GURDJIEFF... FRASI

CONSIGLIATO:

La gente finge di sapere qualsiasi cosa su Dio, sulla vita futura, sull'universo, sulle origini dell'uomo, sull'evoluzione; ma, in realtà, non sa nulla, neppure su se stessa.
È ogni volta che uno parla di qualcosa che non sa come se la sapesse... mente.

L'uomo è una macchina, tutto ciò che fa, tutte le sue azioni, tutte le sue parole, pensieri, sentimenti, convinzioni, opinioni, abitudini, sono i risultati di influenze e impessioni esterne. Per "fare" bisogna essere.




L'illusione suprema dell'uomo è la sua convinzione di poter fare.
Tutti pensano di poter fare, ma nessuno fa niente.
Tutto accade.


GURDJIEFF



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lunedì 16 gennaio 2012

OSHO...DUBBI

CONSIGLIATO:
Le persone testarde saranno inevitabilmente stupide. Un uomo
vivo si muove tra le incertezze, va verso l'ignoto. Non può
vivere con morte certezze. Le tue certezze dimostrano 
semplicemente che non hai mai dubitato.
Osho

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venerdì 14 ottobre 2011

STEVE JOBS... QUI E ORA

Discorso tenuto da Steve Jobs alla Stanford University il 12 Giugno 2005.

Sono onorato di essere qui con voi oggi, nel giorno della vostra laurea presso una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. A dir la verità, questa è la cosa più vicina ad una laurea che mi sia mai capitata.
Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, nulla di speciale. Solo tre storie.
La prima storia parla di “unire i puntini”.
Ho abbandonato gli studi al Reed College dopo sei mesi, ma vi sono rimasto come imbucato per altri diciotto mesi, prima di lasciarlo definitivamente. Allora perchè ho smesso?
Tutto è cominciato prima che io nascessi. La mia madre biologica era laureanda ma ragazza-madre, decise perciò di darmi in adozione. Desiderava ardentemente che io fossi adottato da laureati, così tutto fu approntato affinché ciò avvenisse alla mia nascita da parte di un avvocato e di sua moglie. All’ultimo minuto, appena nato, questi ultimi decisero che avrebbero preferito una femminuccia. Così quelli che poi sarebbero diventati i miei “veri” genitori, che allora si trovavano in una lista d’attesa per l’adozione, furono chiamati nel bel mezzo della notte e venne chiesto loro: “Abbiamo un bimbo, un maschietto, ‘non previsto’; volete adottarlo?”. Risposero: “Certamente”. La mia madre biologica venne a sapere successivamente che mia mamma non aveva mai ottenuto la laurea e che mio padre non si era mai diplomato: per questo si rifiutò di firmare i documenti definitivi per l’adozione. Tornò sulla sua decisione solo qualche mese dopo, quando i miei genitori adottivi le promisero che un giorno sarei andato all’università.
Infine, diciassette anni dopo ci andai. Ingenuamente scelsi un’università che era costosa quanto Stanford, così tutti i risparmi dei miei genitori sarebbero stati spesi per la mia istruzione accademica. Dopo sei mesi, non riuscivo a comprenderne il valore: non avevo idea di cosa avrei fatto nella mia vita e non avevo idea di come l’università mi avrebbe aiutato a scoprirlo, eppure ero là e stavo spendendo i soldi che i miei genitori avevano risparmiato per tutta la vita, così decisi di abbandonare, avendo fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. OK, ero piuttosto terrorizzato all’epoca, ma guardandomi indietro credo sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’istante in cui abbandonai potei smettere di assistere alle lezioni obbligatorie e cominciai a seguire quelle che mi sembravano interessanti.
Non era tutto così romantico al tempo. Non avevo una stanza nel dormitorio, perciò dormivo sul pavimento delle camere dei miei amici; portavo indietro i vuoti delle bottiglie di coca-cola per raccogliere quei cinque cent di deposito che mi avrebbero permesso di comprarmi da mangiare; ogni domenica camminavo per sette miglia attraverso la città per avere l’unico pasto decente nella settimana presso il tempio Hare Krishna. Ma mi piaceva. Gran parte delle cose che trovai sulla mia strada per caso o grazie all’intuizione in quel periodo si sono rivelate inestimabili più avanti.
Lasciate che vi faccia un esempio:
il Reed College a quel tempo offriva probabilmente i migliori corsi di calligrafia del paese. Nel campus ogni poster, ogni etichetta su ogni cassetto, erano scritti in splendida calligrafia. Siccome avevo abbandonato i miei studi ‘ufficiali’e pertanto non dovevo seguire i corsi del piano di studi, decisi di seguire un corso di calligrafia per imparare come riprodurre quanto di bello visto là attorno. Ho imparato la differenza dei caratteri serif e sans serif, a come variare la spaziatura tra differenti combinazioni di lettere, e che cosa rende la migliore tipografia così grande. Era bellissimo, antico e così artisticamente delicato che la scienza non avrebbe potuto ‘catturarlo’, e trovavo ciò affascinante.
Nulla di tutto questo sembrava avere speranza di applicazione pratica nella mia vita, ma dieci anni dopo, quando stavamo progettando il primo computer Machintosh, mi tornò tutto utile utilizzandolo per la realizzazione del Mac: è stato il primo computer dotato di una meravigliosa capacità tipografica. Se non avessi abbandonato gli studi, il Mac non avrebbe avuto molteplici caratteri e font spazialmente proporzionati. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità. Se non avessi lasciato l’università, e se non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti e spaziati in modo proporzionato. Certamente non era possibile all’epoca ‘unire i puntini’e avere un quadro di cosa sarebbe successo, ma tutto diventò molto chiaro guardandomi alle spalle dieci anni dopo.
Vi ripeto, non potete sperare di unire i puntini guardando avanti, potete farlo solo guardandovi indietro: dovete quindi avere fiducia che, nel futuro, i puntini che ora vi appaiono senza senso possano in qualche modo unirsi nel futuro. Dovete credere in qualcosa: il vostro ombelico, il vostro karma, la vostra vita, il vostro destino, chiamatelo come volete… questo approccio non mi ha mai lasciato a piedi, e ha fatto la differenza nella mia vita.
La mia seconda storia parla di amore e di perdita.
Sono stato molto fortunato – ho trovato cosa mi piacesse fare nella vita piuttosto in fretta. Io e Woz fondammo la Apple nel garage dei miei genitori quando avevo appena vent’anni. Abbiamo lavorato duro, e in dieci anni Apple è cresciuta da noi due soli in un garage sino ad una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. Avevamo appena rilasciato la nostra migliore creazione – il Macintosh – un anno prima, e avevo appena compiuto trent’anni… quando venni licenziato. Come può una persona essere licenziata da una Società che ha fondato? Beh, quando Apple si sviluppò assumemmo una persona – che pensavamo fosse di grande talento – per dirigere la compagnia con me, e per il primo anno le cose andarono bene. In seguito però le nostre visioni sul futuro cominciarono a divergere finché non ci scontrammo. Quando successe, il nostro Consiglio di Amministrazione si schierò con lui. Così a trent’anni ero a spasso. E in maniera plateale. Ciò che aveva focalizzato la mia intera vita adulta non c’era più, e tutto questo fu devastante.
Non avevo la benché minima idea di cosa avrei fatto, per qualche mese. Sentivo di aver tradito la precedente generazione di imprenditori, che avevo lasciato cadere il testimone che mi era stato passato. Mi incontrai con David Packard e Bob Noyce e provai a scusarmi per aver mandato all’aria tutto così malamente: era stato un vero fallimento pubblico, e arrivai addirittura a pensare di andarmene dalla Silicon Valley. Ma qualcosa cominciò a farsi strada dentro me: amavo ancora quello che avevo fatto, e ciò che era successo alla Apple non aveva cambiato questo di un nulla. Ero stato rifiutato, ma ero ancora innamorato. Così decisi di ricominciare.
Non potevo accorgermene allora, ma venne fuori che essere licenziato dalla Apple era la cosa migliore che mi sarebbe potuta capitare. La pesantezza del successo fu sostituita dalla soavità di essere di nuovo un iniziatore, mi rese libero di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.
Nei cinque anni successivi fondai una Società chiamata NeXT, un’altra chiamata Pixar, e mi innamorai di una splendida ragazza che sarebbe diventata mia moglie. La Pixar produsse il primo film di animazione interamente creato al computer, Toy Story, ed è ora lo studio di animazione di maggior successo nel mondo. In una mirabile successione di accadimenti, Apple comprò NeXT, ritornai in Apple e la tecnologia che sviluppammo alla NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. E io e Laurene abbiamo una splendida famiglia insieme.
Sono abbastanza sicuro che niente di tutto questo mi sarebbe accaduto se non fossi stato licenziato dalla Apple. Fu una medicina con un saporaccio, ma presumo che ‘il paziente’ne avesse bisogno. Ogni tanto la vita vi colpisce sulla testa con un mattone. Non perdete la fiducia, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha aiutato ad andare avanti sia stato l’amore per ciò che facevo. Dovete trovare le vostre passioni, e questo è vero tanto per il/la vostro/a findanzato/a che per il vostro lavoro. Il vostro lavoro occuperà una parte rilevante delle vostre vite, e l’unico modo per esserne davvero soddisfatti sarà fare un gran bel lavoro. E l’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi.
La mia terza storia parla della morte.
Quando avevo diciassette anni, ho letto una citazione che recitava: “Se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, sicuramente prima o poi avrai ragione”. Mi fece una gran impressione, e da quel momento, per i successivi trentatrè anni, mi sono guardato allo specchio ogni giorno e mi sono chiesto: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni volta che la risposta era “No” per troppi giorni consecutivi, sapevo di dover cambiare qualcosa.
Ricordare che sarei morto presto è stato lo strumento più utile che abbia mai trovato per aiutarmi nel fare le scelte importanti nella vita. Perché quasi tutto – tutte le aspettative esteriori, l’orgoglio, la paura e l’imbarazzo per il fallimento – sono cose che scivolano via di fronte alla morte, lasciando solamente ciò che è davvero importante. Ricordarvi che state per morire è il miglior modo per evitare la trappola rappresentata dalla convinzione che abbiate qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione perché non seguiate il vostro cuore.
Un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Effettuai una scansione alle sette e trenta del mattino, e mostrava chiaramente un tumore nel mio pancreas. Fino ad allora non sapevo nemmeno cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che con ogni probabilità era un tipo di cancro incurabile, e avevo un’aspettativa di vita non superiore ai tre-sei mesi. Il mio dottore mi consigliò di tornare a casa ‘a sistemare i miei affari’, che è un modo per i medici di dirti di prepararti a morire. Significa che devi cercare di dire ai tuoi figli tutto quello che avresti potuto nei successivi dieci anni in pochi mesi. Significa che devi fare in modo che tutto sia a posto, così da rendere la cosa più semplice per la tua famiglia. Significa che devi pronunciare i tuoi ‘addio’.
Ho vissuto con quella spada di Damocle per tutto il giorno. In seguito quella sera ho fatto una biopsia, dove mi infilarono una sonda nella gola, attraverso il mio stomaco fin dentro l’intestino, inserirono una sonda nel pancreas e prelevarono alcune cellule del tumore. Ero in anestesia totale, ma mia moglie, che era lì, mi disse che quando videro le cellule al microscopio, i dottori cominciarono a gridare perché venne fuori che si trattava una forma molto rara di cancro curabile attraverso la chirurgia. Così mi sono operato e ora sto bene.
Questa è stata la volta in cui mi sono trovato più vicino alla morte, e spero lo sia per molti decenni ancora. Essendoci passato, posso dirvi ora qualcosa con maggiore certezza rispetto a quando la morte per me era solo un puro concetto intellettuale:
Nessuno vuole morire. Anche le persone che desiderano andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E nonostante tutto la morte rappresenta l’unica destinazione che noi tutti condividiamo, nessuno è mai sfuggito ad essa. Questo perché è come dovrebbe essere: la Morte è la migliore invenzione della Vita. E’ l’agente di cambio della Vita: fa piazza pulita del vecchio per aprire la strada al nuovo. Ora come ora ‘il nuovo’ siete voi, ma un giorno non troppo lontano da oggi, gradualmente diventerete ‘il vecchio’e sarete messi da parte. Mi dispiace essere così drammatico, ma è pressappoco la verità.
Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun’altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Tutto il resto è secondario.
Quando ero giovane, c’era una rivista splendida che si chiamava The Whole Earth Catalog (L’intero Catalogo della Terra), che è stata una delle bibbie della mia generazione. Fu creata da Steward Brand, non molto lontano da qui, a Menlo Park, e costui apportò ad essa il suo senso poetico della vita. Era la fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer, ed era fatto tutto con le macchine da scrivere, le forbici e le fotocamere polaroid: era una specie di Google in formato cartaceo tascabile, trentacinque anni prima che Google prendesse forma. Era idealista, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni.
Steward e il suo team pubblicarono diversi numeri di The Whole Earth Catalog, e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell’ultima pagina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste ritrovarvi a fare autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c’era scritto: “stay hungry stay foolish” (“Siate affamati. Siate folli”). Era il loro messaggio di addio, io l’ho sempre desiderato per me stesso. E ora che vi laureate per cominciare una nuova vita, io auguro a tutti voi:
Siate affamati. Siate folli.
Grazie a tutti.

 


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sabato 19 febbraio 2011

ECKHART TOLLE... CONSAPEVOLEZZA



"In te, come in ogni essere umano, esiste una dimensione di coscienza molto più profonda del pensiero.  Essa è la vera essenza di chi sei tu.  Possiamo chiamarla presenza, consapevolezza, coscienza non condizionata. Negli  insegnamenti antichi prende il nome del 'Cristo dentro' o della tua 'natura di Buddha'. Trovare quella dimensione libera te e il mondo  dalle sofferenze che infliggi a te stesso e agli altri quando il 'piccolo io' costruito dalla mente è tutto ciò che conosci e governa la tua vita. Amore, gioia, espansione creativa e una duratura pace interiore non possono entrare nella tua vita che attraverso quella dimensione di coscienza incondizionata ". (E. Tolle)

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Il Potere di Adesso , Eckhart Tolle Ti consiglio di leggerlo...

giovedì 17 febbraio 2011

AFORISMI SOCRATE



Il vero sapiente è colui che sa di non sapere.
 
Sono un cittadino, non di Atene o della Grecia, ma del mondo.

Chi vuol muovere il mondo, prima muova se stesso.
 
Perché ti meravigli tanto se viaggiando ti sei annoiato? Portandoti dietro te stesso hai finito col viaggiare proprio con quell'individuo dal quale volevi fuggire

Più so, più so di non sapere.
 
Socrate

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Il Potere di Adesso , Eckhart Tolle Ti consiglio di leggerlo...

mercoledì 16 febbraio 2011

QUI E ORA... NICOLA CUSANO

« [...] La verità non ha né gradi, né in più né in meno, e consiste in qualcosa di indivisibile. [...] Perciò l'intelletto, che non è la verità, non riesce mai a comprenderla in maniera tanto precisa da non poterla comprendere in modo più preciso, all'infinito; [...]
(Nicola Cusano, De docta ignorantia, I, 2-10)




« [...] ad ha con la verità un rapporto simile a quello del poligono col circolo: il poligono inscritto, quanti più angoli avrà, tanto più risulterà simile al circolo, ma non si renderà mai uguale ad esso, anche se moltiplicherà all'infinito i propri angoli, a meno che non si risolva in identità col circolo. [...] »

(Nicola Cusano, De docta ignorantia, I, 2-10)

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sabato 25 dicembre 2010

LA VERITA'... Osho

LIBRI OSHO:
"Ricorda: tutto ciò che ti dico, non è ciò che voglio dirti. 
Tutto ciò che ti dico non ha niente a che fare con la verità, perché la verità non può essere detta. 
Tutto ciò che ti dico è solo un martellare. 
Se ti svegli, vedrai la verità." 
Osho

lunedì 15 novembre 2010

IL VELO DI MAYA...

"La felicità accade ... Non la puoi manovrare, non la puoi fabbricare, non la puoi organizzare: la felicità è qualcosa che va al di là del tuo sforzo, è al di là di te. D'altra parte, anche mentre stai scavando un buco in giardino, se sei totalmente assorbito in quell'attività - se scordi il mondo intero, incluso te stesso - ecco che essa appare. La felicità è sempre con te"     Tratto da "La Gioia" di Osho

COMMENTO: La felicità non è un concetto mentale e pertanto non la si può afferrare nè tantomeno ricercare con una mera attività intellettuale. Il velo dei pensieri impedisce di scorgere la Felicità, l'Estasi, l'Essere, o in qualunque altro modo la si voglia chiamare.Gli antichi parlavano del Velo di Maya per intendere proprio questo: l'illusione prodotta dalla nostra mente e dal suo meccanismo duale. La mente è uno strumento utilissimo ma come detto più volte in altri post, non deve dominarci.
In ogni caso non sono un maestro illuminato... posso solo consigliare la lettura di questo post... ma la verità non segue regole precise e credo che ognuno debba intraprendere la propria strada.

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domenica 7 novembre 2010

SEI GIA' LIBERO... QUI E ORA

consiglio di lettura:
La Mia Vita con Osho
Le sette porte del cammino spirituale
Voto medio su 1 recensioni: Da non perdere
"Sei già libero"
Un giorno al maestro Seng-ts'an si presentò un giovane che dichiarò: "Vengo da te perché cerco la liberazione".
"Chi ti ha incatenato?" gli domandò il maestro.
"Nessuno."
"Allora, sei già libero".
Lo stato di realizzazione passa attraverso una fase di conoscenza. Ma non si tratta di una conoscenza letterale, culturale, intellettualistica. È un sapere che non ha a che vedere con qualcosa in particolare, piuttosto che qualcos'altro: è essenzialmente - appunto - un realizzare. Quando si dice: "Ho realizzato che...": è come dire di averlo capito, ma non solo a un certo livello, bensì totalmente, integralmente, con tutto me stesso. L'ho realizzato, quindi non ne sono più separato, ma l'ho fatto completamente mio: è duplice la realizzazione. Cioè ciò che realizzo, realizza me stesso: questa conoscenza, questa gnosi, è anche una trasformazione. Ma la trasformazione avviene su un piano puramente relativo, soggettivo: non è qualcosa di pienamente reale, oggettivo. C'è e non c'è. Perché non c'è? Perché non si tratta di passare da un piano a un altro: soprattutto non è la costruzione di qualcosa, non è l'ottenimento di una novità. Per l'ennesima volta: non è un passare da un certo stato a un altro. È invece un accorgersi, un aprire gli occhi.
Realizzi ciò che è, ciò che già c'era. Di nuovo: è un accorgersi. La ricerca stessa di una liberazione è prodotta dal non-accorgersi. Appena realizzi la non opportunità di porti questo problema, realizzi anche il tuo stato originario di libertà. Pensavi di essere incatenato, ma era solo un tuo giudizio: ora hai fatto piazza pulita, le catene erano illusorie, e allora sei libero. Sei diventato libero: ma solo nel senso che è ora che l'hai realizzato; non che prima tu fossi meno libero. Semplicemente c'erano ostruzioni che ti impedivano di vederlo, di capirlo, di sentirlo: di realizzarlo. È per questo che non dice "Sei libero", ma "Sei già libero".
Ed è per lo stesso motivo che la meditazione è sia investigazione-conoscenza che realizzazione: non cambia nulla, non trasforma niente. Semplicemente: vede, si accorge, realizza. Realizza principalmente che quel 'chi' della frase "Chi ti ha incantenato?" è inesistente. Cercavi gli occhiali per la casa, ma erano semplicemente sulla tua testa!

domenica 19 settembre 2010

LA NUDA VERITA'... una frase di Seng-Ts’an

Se vuoi raggiungere la nuda verità, non preoccuparti di giusto o sbagliato. Il conflitto tra giusto e sbagliato è la malattia della mente”.
Seng-Ts’an

UNA FRASE DI EINSTEIN... SU DIO... SULLA MENTE...

CONSIGLIATO:
La più bella e profonda sensazione che noi possiamo provare è la sensazione del mistico. E questo misticismo è ciò che sta alla base di tutta la vera scienza. Se esiste un concetto come quello di Dio, allora è un sottile spirito, non l’immagine dell’uomo che così tanti hanno fissata nella loro mente. Nella sua essenza, la mia religione consiste in un’umile ammirazione per questo infinito e superiore spirito che rivela se stesso nei minimi dettagli che noi siamo capaci di percepire con le nostre deboli e fragili menti”.
A.Einstein


martedì 14 settembre 2010

Aforisma Osho... consapevolezza consapevolezza consapevolezza

Non sono qui per darti un dogma; un dogma ti fa sentire sicuro. Non sono qui per darti una qualsiasi promessa per il futuro; ogni promessa ti dà sicurezza. Sono qui solo per renderti vigile e consapevole, cioè per farti essere qui e ora, con tutte le incertezze e le insicurezze di cui è fatta la vita, con tutti i pericoli. OSHO
 

lunedì 13 settembre 2010

Non farsi inutili seghe mentali è molto zen...

CONSIGLIATO:
Zen
Autori Vari

Un maestro offrì al suo discepolo un melone.
" Come ti sembra? " gli domandò, " Ha gusto? "
" Oh, si! Un gusto squisito! " rispose il discepolo.
Il maestro gli pose allora questa domanda:
" Dov'è il gusto, nel melone o nella lingua? "
Il discepolo rifletté e si addentrò nei meandri di un complesso ragionamento:
" Il sapore deriva dall'interdipendenza, non solo tra il gusto del melone e quello della lingua, ma anche dall'interdipendenza tra... ".
" Stolto! Tre volte stolto! " lo interruppe il maestro, in un impeto d'ira. " Perché complichi il tuo modo di pensare? Il melone è buono. Basta questo per spiegarne il gusto. La sensazione è buona. Di altro non c'e bisogno".
(Tratto da: "La tazza e il bastone. Storie Zen Narrate dal Maestro Taïsen Deshimaru")
Aggiungerei: mangia e non rompere le palle con l'interdipendenza...il maestro zen lo avrà pensato di certo...



martedì 13 luglio 2010

CONTRO LA PAURA BUTTATI NELLA DIREZIONE DELLA GIOIA...Osho

<< Sono tanto colmo di gioia – e allo stesso tempo colmo di paura. >>

Osho risponde:
Metti tutta la tua energia nella gioia, e la paura scomparirà. Ignora la paura, non prestarle alcuna attenzione, perché più le dai attenzione e più a lungo tenderà a permanere. Buttati completamente nella direzione da cui nasce la gioia, e la paura scomparirà proprio come l’oscurità scompare quando fai luce.
La gioia è luce. Ed è l’inizio di un grande pellegrinaggio che termina con la scoperta di Dio. Quindi vai pure avanti – senza alcuna paura, perché l’esistenza protegge sempre coloro che si fidano di lei. Rilassati, dona te stesso all’esistenza e lascia che la gioia ti travolga. Lascia che crei per te le ali per raggiungere le stelle.
Un cuore colmo di gioia è vicinissimo alle stelle.
Solo chi è triste e avvilito e infelice va all’inferno: sta creando il proprio inferno. Chi è gioioso, chi canta e danza e celebra sta creando il suo paradiso con ognuna delle sue canzoni, con ognuna delle sue danze.
Dipende da te creare un paradiso o cadere nell’oscurità, nel fuoco dell’inferno. Queste due cose non sono al di fuori di te; sono entrambe al tuo interno. Dipende tutto da cosa scegli di essere.
Scegli di essere divino, scegli di celebrare sempre di più, scegli di far festa, in modo che nel tuo essere sboccino sempre più fiori, e tu possa godere sempre più della loro fragranza.
Osho
Fonte: http://www.cleopa.it/2010/01/17/scegli-di-essere-divino-di-osho/


OSHO: UMILTA' E TIMIDEZZA



Osho, qual è la differenza tra essere umile, essere timido e nascondersi per paura?
La differenza tra essere umile, essere timido e nascondersi per paura è grandissima.
Ma l’inconsapevolezza umana è tale che nessuno riesce a fare distinzioni tra le proprie azioni e il modo in cui interagisce con la realtà; la differenza, altrimenti, sarebbe così chiara che persino fare questa domanda non avrebbe senso.
Prima di tutto devi considerare più attentamente la parola ‘umile’. Tutte le religioni le hanno dato una connotazione sbagliata: per umile intendono solo l’opposto di egoista. Non è così. Persino l’esatto opposto dell’ego sarà ancora ego, solo nascosto dietro una facciata.
Questo si vede ogni tanto nella cosiddetta persona umile: pensa di essere più umile di chiunque altro… e quello è l’ego. L’umiltà non conosce questo tipo di linguaggio.
Per avidità, – a causa di una tremenda avidità di entrare in paradiso e godersi tutti i suoi piaceri, – un uomo è capace di reprimere il suo ego e diventare umile.
Prima che possa dirti cos’è la vera umiltà, devi comprendere quella falsa.
Se non comprendi la falsa umiltà, è impossibile definire quella vera. In realtà, quando comprendi quella falsa, la vera umiltà sorge spontaneamente nella tua visione.
La falsa umiltà è solo ego represso, che finge di essere umile ma desidera comunque essere superiore. La vera umiltà non ha nulla a che fare con l’ego: è assenza dell’ego. Non vuole essere superiore a nessuno.
È pura e semplice comprensione del fatto che nessuno è superiore, e nessuno è inferiore; le persone sono solo se stesse, uniche in modo incomparabile. Non puoi paragonarle e trovarle superiori o inferiori. Quindi la persona veramente umile è molto difficile da comprendere, perché non sarà umile nel modo in cui lo intendi tu.
Hai conosciuto centinaia di persone umili, ma erano tutti egoisti, e tu non sei in grado di riconoscere il loro ego represso.
La vera umiltà è semplicemente assenza dell’ego. Vuol dire abbandonare interamente la personalità – tutte le ‘decorazioni’ accumulate intorno a te – ed essere simile a un bambino che non sa chi è, che non sa nulla del mondo.
Ha occhi che vedono con chiarezza; può vedere il verde degli alberi con più lucidità di come lo vedi tu. I tuoi occhi sono pieni di quella polvere che chiami conoscenza, sapere.
Per quale motivo hai accumulato questa polvere che ti sta rendendo cieco? Perché il sapere dà enorme energia al tuo ego. Tu sai, e gli altri no.
La persona umile non sa nulla. Ha percorso il cerchio completo fino a tornare all’innocenza dell’infanzia.
È colmo di meraviglia. Vede misteri dappertutto.
Raccoglie sassi e conchiglie sulla spiaggia e se ne rallegra come se avesse trovato diamanti e smeraldi e rubini.
I bambini hanno una enorme chiarezza. In quella chiarezza, in quella trasparenza, in quella prospettiva il mondo appare come un miracolo. La persona umile ritorna a questa esistenza miracolosa.
Noi la diamo per scontata, ma non siamo in grado di capire come dallo stesso terreno nascano il fiore di loto, e la rosa, e milioni di altri fiori.
La terra non ha colori; e allora da dove arrivano tutti quei colori meravigliosi? La terra è rozza; da dove vengono le rose vellutate?
La terra non è verde; da dove arrivano tutti gli alberi verdi?
La persona umile è come se fosse di nuovo un bambino. Non ha pretese, ma solo gratitudine, gratitudine per ogni cosa; è persino grata per cose di cui tu non puoi nemmeno immaginare si possa essere grati.
Una persona umile vive una vita di gratitudine senza condizioni; non è solo grata a dio, ma anche agli esseri umani, agli alberi, alle stelle, a tutto.
Essere timidi è un’altra espressione dell’ego, anche se è stato trasformato quasi in un ornamento.
Una persona timida, specie una donna in Oriente, viene considerata particolarmente aggraziata proprio perché è timida; ma queste donne sono timide solo perché la cosa viene molto apprezzata.
In Occidente piano piano questa timidezza sta scomparendo nelle donne, perché non viene più considerata di qualche valore. È solo il segnale di una tradizione di schiavitù.
La donna moderna in Occidente se ne è liberata perché era anche una catena, un legame, che deve essere spezzata se la donna vuole essere libera.
Quali sono i momenti in cui inizi a sentirti timido?
Sono i momenti in cui qualcuno ti loda, i momenti in cui qualcuno ti dice: ‘Sei così bella!’ – e sai che non è vero, che non ci sono in giro così tante persone belle. Ma quasi tutti incontrano qualche idiota che dirà loro: ‘Sei così bella!’
E proprio allora sorge la timidezza perché sai che non è vero, ma soddisfa talmente il tuo ego!
Puoi provare, puoi dire a un donna molto brutta, o a un uomo brutto: ‘Mio dio! Il mondo non ha mai visto qualcuno come te.
Sei così bella che persino Cleopatra non è niente al tuo confronto’.
Persino la donna più brutta non sarà capace di negarlo. Anzi ti dirà: ‘Sei la sola persona che dimostra di avere buon gusto…’
La persona priva di ego non si sente mai timida. Se dici qualcosa di falso su di lei, lei stessa lo confuterà. Vuole mostrarsi in tutta la sua autenticità.
E l’ultima cosa: ‘nascondersi per paura’. Sono tutte diverse espressioni dell’ego: una falsa umiltà, l’essere timidi – sapendo perfettamente che ciò che viene detto non è vero – e la terza, il nascondersi per paura.
Tranne l’ego, non c’è elemento in te che possa provare paura, perché l’ego è l’unica cosa falsa e destinata a morire.
Il tuo corpo non scomparirà – semplicemente si dissolverà nei suoi elementi di base – né morirà la consapevolezza.
Continuerà il suo viaggio verso livelli e forme più alti di espressione, o si dissolverà infine nella consapevolezza universale.
Ma quella non è morte. È diventare più grandi, più vasti… infiniti ed eterni.
Non è una perdita. L’unica cosa che morirà, ed è morta tutte le volte in cui sei morto – il corpo torna ai suoi elementi materiali, la consapevolezza va nella consapevolezza universale o in una nuova forma di consapevolezza – l’unica cosa che muore più e più volte è l’ego.
Ecco perché l’ego è la causa fondamentale di tutta la paura che c’è in te.
Un uomo privo di ego è anche privo di paure.
Per quanto ti riguarda si tratta solo di una distinzione intellettuale. Non così per me: è la mia esperienza.
Il giorno in cui il mio ego è scomparso, ho scoperto un tipo completamente diverso di umiltà. Ho scoperto che non c’è nessun motivo per essere timidi, e non mi sono mai nascosto per paura.
Questa può diventare anche la tua esperienza: a meno che non diventi un’esperienza, la sola comprensione intellettuale non serve. La meditazione è un aiuto a liberarti dall’ego, e allora tutte e tre queste cose scompariranno.
Ma se ti trovi in uno stato di inconsapevolezza, sarà molto difficile distinguere tra l’umiltà autentica e quella finta.
Un uomo mi ha detto: ‘Non solo non so cosa mi porterà il domani, ma non sono ancora del tutto sicuro di ciò che mi è successo ieri’.
Viviamo tutti come sonnambuli, camminiamo nel sonno. La nostra consapevolezza è un fenomeno così superficiale, e la nostra inconsapevolezza è profondissima…
Le nostre azioni nascono tutte dall’inconscio; le nostre decisioni nascono dalla mente cosciente. Ecco perché azioni e decisioni non vanno mai di pari passo.
Dici qualcosa ma poi fai qualcos’altro, perché dentro di te sei completamente diviso.
Chi agisce è la parte inconscia, mentre la mente cosciente è così piccola che riesce solo a produrre parole. Per quanto riguarda l’azione e lo stile di vita, essi provengono dall’inconscio.
È vastissimo – la tua eredità di milioni di anni di evoluzione umana – e straordinariamente potente.
Ricorda che se sei in balia dell’inconscio, non c’è alcuna possibilità di vedere le cose esattamente come sono. Tranne che con la meditazione, non c’è altro modo di portar luce nell’oscurità inconscia del tuo essere.
Man mano che la meditazione progredisce, cresce la consapevolezza, e diminuisce l’inconsapevolezza.
Al livello più alto la consapevolezza è totale e l’inconsapevolezza è completamente scomparsa.
Quello è il momento in cui le tue parole, la tua vita e il tuo essere hanno lo stesso significato, sono in sintonia: non c’è frattura, divisione o antagonismo.
Sarà bene che non ti limiti a una curiosità intellettuale riguardo alle distinzioni tra le cose.
Vai più in profondità nella tua meditazione, e poi la risposta nascerà dentro di te. Solo una risposta che è tua, può renderti veramente saggio.
tratto da:
Osho
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The Zone: Oltre il velo. Un libro giallo che, pur rimanendo tale, tratta indirettamente dell'esperienza nel qui e ora, in maniera - secondo noi - più appassionante di tanti altri testi specifici sul tema.

mercoledì 30 giugno 2010

STORIA ZEN ...LA VECCHIA E LA SPILLA

"In un villaggio dell'India Settentrionale viveva una vecchina molto saggia e molto dolce e che per questo era amata da tutti. Un giorno gli abitanti del villaggio la videro che cercava con ansia qualcosa di fronte alla sua casetta (in quel tempo il villaggio stava attraversando grandi difficoltà nei rapporti interni).
Immediatamente tutti accorsero per chiederle cosa avesse smarrito, e la vecchina rispose che le era caduta una spilla antica che le era stata donata da sua madre che, a sua volta, l'aveva ricevuta da sua nonna, e per questo era molto affezionata a quell'oggetto. Naturalmente tutti si diedero da fare per aiutarla nella ricerca. Dopo alcune ore di ricerca senza esito, un giovanotto sbottò e disse: "ma nonnina, sapresti dirci almeno in che punto piu o meno pensi che la spilla ti sia caduta?". Candidamente la vecchina rispose: "dentro casa, vicino al focolare!". Il giovanotto, visibilmente irritato, chiese di rimando se per caso fosse impazzita a cercare fuori dalla casa cio che era stato smarrito all'interno. Con un sorriso la vecchina rispose: "nelle questioni materiali siete tutti bravi a sapere cosa fare, perché dunque continuate a cercare la felicità fuori di voi e non vi rendete conto che così facendo non la troverete mai?".

Fonte: tratto dall'ottimo sito
http://www.meditare.net/consapevolezza/cenni-sulla-consapevolezza