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lunedì 14 ottobre 2024

Quanto tempo occorre per raggiungere l'illuminazione?

RACCONTO ZEN

Un giovane allievo, che bramava l'illuminazione, fece visita ad un famoso maestro zen  e gli chiese:

<<Maestro, quanto tempo occorre affinché io possa raggiungere l'illuminazione?>>

<<Dieci anni.>> rispose il maestro.

<<Così tanti?>> aggiunge il giovane allievo, <<speravo meno.>>

<<In effetti mi sono sbagliato.>> disse il maestro, <<occorrono venti anni.>>

<<Non capisco, maestro. Perché hai raddoppiato la cifra?>>

<<Non l'ho raddoppiata. Infatti, ora che ti ho conosciuto, sono convinto che nel tuo caso ne occorrano cinquanta.>>

Fonte: immagine https://pixabay.com/it/illustrations/generato-dallai-pietre-incenso-8658442/

giovedì 24 marzo 2011

Il Profeta Kahlil Gibran

"Se il maestro è saggio veramente, non vi offrirà di entrare nella casa della propria sapienza; vi condurrà fino alla soglia della vostra mente"

"Non è religione ogni riflessione e ogni atto?
E ciò che non è atto o riflessione, ma meraviglia e sorpresa che di continuo sgorgano nell'anima, anche mentre le mani spaccano la pietra o attendono al telaio?
La vostra vita quotidiana è il vostro tempio e la vostra religione.
Ogni volta che vi entrate portate tutto con voi.
Portate l'aratro e la forgia e il maglio e il liuto,
E ogni cosa che avete costruito per bisogno o diletto."
 Il Profeta     -Kahlil Gibran-

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martedì 8 marzo 2011

LA PROFEZIA DI CELESTINO

 Sinceramente ero indeciso se postare o meno questo video, perchè come tutte le cose prese alla lettera può essere fuorviante. Oltre ad essere troppo mieloso eheh!
Cmq credo che possa portare qualche incentivo all'arte di OSSERVARE e vivere QUI E ORA.
Pertanto ho deciso di postarlo. A voi i commenti.
P.s. ovviamente evitate di sforzarvi per vedere l'energia tra le dita o le figure (entità?) che appaiono alla fine del filmato!eheh

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lunedì 7 marzo 2011

Illuminazione... Chogyam Trungpa

Un improvviso lampo di illuminazione non ha bisogno di preparazione, non richiede un sistema educativo. È natura innata, che non dipende affatto da alcun corso di formazione. L'intero concetto di aver bisogno di una formazione è un approccio molto debole, perché implica che non possiamo avere in noi il potenziale e che, pertanto, dobbiamo renderci migliori di quel che siamo: dobbiamo cercare di competere coi maestri o con gli eroi.
Così cerchiamo di imitarli, credendo che, alla fine, con qualche cambio di marcia del processo psicologico, potremmo riuscire a diventare loro. Anche se in realtà non siamo loro, crediamo di poterlo diventare solamente imitando, facendo finta, raccontandoci costantemente che siamo ciò che non siamo.
Ma quando si verifica questo improvviso lampo di illuminazione, quest'ipocrisia non esiste. Non dovete fingere di essere qualcosa. siete qualcosa. Avete alcune tendenze già presenti in voi, in ogni caso. È solo questione di metterle in luce.
(Chögyam Trungpa, da La pazza saggezza - © copyleft perle.risveglio.net)

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lunedì 14 febbraio 2011

500 Precetti per una Vita Felice, Dugpa Rimpoce

Lo stress e la stanchezza hanno origine nel tuo spirito che vagabonda e si affatica tra i giochi dell’immaginazione. Il pensiero si orienta sempre verso il rimpianto del passato, o verso le immagini di un futuro ideale. Sono fantasmagorie che portano solamente sofferenza e solitudine perche’ si svolgono in dimensioni inesistenti. Solo il presente e’ reale, e’ la tua forza vitale: a partire da esso puoi iniziare, costruire e realizzare la tua vita.


lunedì 7 febbraio 2011

STORIA SUFI

Vi è un banchetto in onore del re. Tanti invitati sono riuniti, ognuno seduto secondo il suo rango. Vi è un solo posto libero per l'arrivo del re. Un discepolo sufi, vestito di stracci, entra e si siede sulla sedia destinata al re. Il primo ministro è indignato, e avvicinandosi al sufi gli chiede:

Come osi sederti sulla sedia riservata al re? Sei un importante ministro?

Sufi: No, non sono un importante ministro, ma molto di più.

Primo ministro: Sei il re?

Sufi: No, non sono il re. Sono molto più importante.

Primo ministro: Sei il Profeta?

Sufi: No, non sono il profeta. Sono molto più importante.

Primo ministro: Sei Dio?

Sufi: No, no sono Dio. Sono molto più importante.

Primo ministro (indignato): Come puoi dire questo? Non vi è nulla di più di Dio.

Sufi: Sono quel "Nulla".



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consigliato:

lunedì 10 gennaio 2011

Racconto Zen: LASCIALO CADERE...

CONSIGLIATO:
Zen
Autori Vari
Un ricco mercante si recò un giorno dal Buddha. "Dimmi che cosa devo fare per ottenere la liberazione" gli domandò offrendogli un vaso d'argento.
Il Buddha gli rispose: "Lascialo cadere".
L'uomo lasciò cadere a terra il vaso.
Poiché il Buddha si era fatto silenzioso, il visitatore gli ripeté la domanda e, questa volta, gli offrì un piatto d'oro. "Che cosa devo fare per raggiungere la salvezza?"
"Lascialo cadere" gli rispose l'Illuminato.
Il mercante lasciò cadere a terra il piatto.
Poi, visto che non gli veniva data altra indicazione, si decise a ripetere la richiesta, porgendo il dono più prezioso che aveva: un diamante.
Il Buddha gli rispose: "Lascialo cadere". Il visitatore pensò di essere stato preso in giro.
Indignato, si alzò di scatto per andarsene. Fatto qualche passo, si voltò a dare un ultimo sguardo al Buddha.
E questi gli disse: "Lascialo cadere".
All'improvviso il mercante capì.
Fonte: http://websulblog.blogspot.com/
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sabato 25 dicembre 2010

LA VERITA'... Osho

LIBRI OSHO:
"Ricorda: tutto ciò che ti dico, non è ciò che voglio dirti. 
Tutto ciò che ti dico non ha niente a che fare con la verità, perché la verità non può essere detta. 
Tutto ciò che ti dico è solo un martellare. 
Se ti svegli, vedrai la verità." 
Osho

sabato 18 dicembre 2010

L'UOMO DELLO ZEN... Osho

CONSIGLIATO:

L'UOMO DELLO ZEN è molto ordinario, straordinariamente ordinario. È ordinario al punto che, incontrandolo, è assai probabile che tu non sia in grado di riconoscerlo. Vive esattamente come te, mangia come te, dorme come te. In ogni modo possibile, è proprio come te. Per quanto riguarda l'aspetto esteriore, non è per nulla diverso da te.

Una differenza certamente esiste, ma è una differenza interiore. Ha una visione interiore, ha chiarezza. Ci vede, mentre tu sei cieco. È sveglio, e tu dormi. Tu sei ubriaco: ubriaco di avidità, ubriaco di cupidigia, ubriaco di rabbia, ambizione, ego.
L'uomo dello Zen semplicemente non È ubriaco, è sobrio. Cammina consapevolmente, siede consapevolmente: 'Cammina nello Zen, siede nello Zen'. Non è speciale, in alcun modo. Non assomiglia agli altri cosiddetti santi. Non si stende su un letto di spine, o un letto di chiodi, non si mette a testa in giù. Non è stupido, né esibizionista. Non va in giro nudo per la strada. Non è matto, non è nevrotico! Vive in maniera molto ordinaria, molto normale.
È per questo che riconoscere l'uomo dello Zen è la cosa più difficile. Riconoscere un santo che cammina sull'acqua è facile: palesemente, il suo essere speciale è ovvio. Ma l'uomo dello Zen non cammina sull'acqua. Non fa miracoli. Non si dedica ai vani giochi dell'ego. Non è un ego, non è neppure una persona. È solo una presenza, una non-entità. È un nulla assoluto. Solo quando è un nulla assoluto, un individuo è ricco di consapevolezza. Qualunque cosa faccia, la fa con totalità. Solo un uomo che non è ubriaco agisce con totalità. In caso contrario, si rimane parziali, solo una parte si mette all'opera e contemporaneamente altre parti possono esserle antagoniste, essere distruttive. Puoi creare qualcosa con una mano e distruggerla con l'altra. Un ubriaco non sa dove sta andando. Pensa di essere sulla via giusta, ma è soltanto un sogno.
L'uomo dello Zen è consapevole in modo assoluto - senza avidità, rabbia, gelosia, ambizione. Queste sono tutte droghe: ti mantengono in uno stato di sonno. È un miracolo che tu riesca a barcamenarti con così tanti veleni che ti scorrono nel sangue, e nel tuo stesso essere. Questa è l'unica differenza, altrimenti, da fuori, non riuscirai a capirlo. Ci sono dei cosiddetti santi che creano differenze esteriori perché interiormente non ci sono differenze. Se ne stanno in piedi nudi, torturano i loro corpi, si mettono a digiunare. Devono contorcere i loro corpi, maltrattarli. Devono fare qualcosa che li rende speciali rispetto a te, “più santi di te”
Un uomo dello Zen non è “più santo di te”. Non pensa assolutamente di essere più evoluto di te. Vive la sua natura, in semplicità.
Yoka dice: "L'uomo dello Zen procede in solitudine.”

Questa è la sua prima caratteristica. Non appartiene a una psicologia di massa. Non è indù, non è musulmano, non è cristiano, non è ebreo. Non è indiano, non è giapponese, non è cinese - non può esserlo. Non appartiene ad alcun gruppo. è solo. è un ribelle. Vive seguendo la propria luce. Non segue né imita qualcuno. Ha raggiunto
la sua meta. Qual è la meta? La meta non è da qualche parte fuori di te. Non è laggiù, remota come una stella: è dentro di te, è la tua interiorità. Egli è entrato nella sua interiorità. E l’uomo che ha raggiunto la sua meta….. può giocare lungo la via che conduce al Nirvana.
È giocoso, non è serio. Non può essere serio, la vita nel suo complesso è un gioco divino, (lila) , ed egli ne è una parte. Sta semplicemente recitando il suo ruolo. Recita il suo ruolo nel migliore dei modi, nella maniera più perfetta possibile, ma sa che il mondo è un grande palcoscenico, una grandiosa rappresentazione teatrale - ma nulla più. Quindi non lo prende sul serio. L'uomo dello Zen è gentile per natura e armonioso.
Non finge di essere speciale, è gentile per natura. È molto umano, completamente umano. La sua umanità è magnifica, intensa, assoluta. Non avanza pretese di sacralità - e poiché non ha pretese, è sacro. È armonioso. Non è diviso interiormente, non è costantemente impegnato in una guerra civile. È una melodia, una musica. Se siedi al suo fianco sarai in grado di sentire quella musica.
Proprio l'altro giorno mi è stato chiesto: "Osho, ogni volta che mi avvicino a te sento un profumo particolare. Che profumo è?". Io non uso profumi - non posso. Chi l'ha chiesto è un medico, lo sa che sono allergico... la domanda per lui ha dunque maggiore pertinenza. E dice di sentire sempre lo stesso profumo quando si trova vicino a me. Quella fragranza non ha nulla a che vedere con un profumo. È la fragranza dell'armonia, è la musica. Si esprime in molti modi. A volte la puoi udire come un suono silenzioso, un mormorio, il vento che soffia tra i pini, o il suono dell'acqua che scorre. La sentirai anche come una musica, e qualche altra volta ti arriverà come un odore, una fragranza profumata. Oppure la vedrai nella forma di aura, una luce, molto misteriosa.
Ma l'uomo dello Zen vive semplicemente in armonia, ed è dall'armonia che prendono forma tutte queste cose. Il suo spirito è semplice, pulito, puro e sincero.
Il suo Zen, che nessuno vede, è un tesoro di incommensurabile valore.
Puoi vedere il suo corpo, non puoi vedere il suo Zen. Non puoi vedere la qualità meditativa del suo essere, non puoi vedere la sua consapevolezza, a meno che anche tu non diventi consapevole. Puoi conoscere solo quello di cui hai avuto esperienza.
È una benedizione per te l'essere in grado di sentire un certo profumo. Significa che hai raggiunto una certa profondità, una certa elevatezza nel tuo essere.
Il suo Zen, che nessuno vede, è un tesoro dal valore incommensurabile. Il suo gioiello, unico e di incalcolabile valore, non cambia mai, in qualunque modo lo si usi. E gli altri ne possono godere i benefici liberamente, in tutte le occasioni.
L'uomo dello Zen trabocca sempre di gioia. Tu ne puoi favorire. È uno che dà: dona letizia, dona gioia, dona bellezza, dona verità. Irradia verità, irradia il divino, ma in profondo silenzio... senza alcuna dichiarazione. Riversa incessantemente le sue benedizioni nell'esistenza. È una benedizione per il mondo.
Tratto da:
Osho, Walking in Zen, Sitting in Zen #4
www.oshoba.it/shop/articolooti.html - 18k - 
Tratto da: http://www.fiumesilente.com/