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mercoledì 18 settembre 2013

GIORDANO BRUNO...libro.

Non so quando, ma so che in tanti siamo venuti in questo secolo per sviluppare arti e scienze, porre i semi della nuova cultura che fiorirà, inattesa, improvvisa, proprio quando il potere si illuderà di avere vinto.

Giordano Bruno

libri Giordano Bruno:

venerdì 18 maggio 2012

EINSTEIN... FRASI

La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere 'superato'.

Albert Einstein

lunedì 23 aprile 2012

EINSTEIN... FRASI

CONSIGLIATO:

“La struttura alare del calabrone, in relazione al suo peso, non gli permette il volo. Ma lui non lo sa e vola lo stesso.” 
Albert Einstein


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sabato 31 marzo 2012

EINSTEIN... AFORISMI


Nella confusione trova la semplicità, nella discordia trova l'armonia, nel mezzo della difficoltà giace l'opportunità. 


Albert Einstein


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martedì 31 gennaio 2012

AFORISMI EINSTEIN

Ognuno di noi viene per una breve visita sulla terra, senza sapere perchè, eppure a volte sente di avere uno scopo divino. Dal punto di vista della vita di tutti i giorni, comunque, c'è una cosa che sappiamo, che l'uomo è qui per l'amore degli altri uomini...per le innumerevoli anime sconosciute col cui fato siamo connessi da un legame di simpatia. Molte volte al giorno mi rendo conto di quanto la mia stessa vita esteriore ed interiore sia costruita sulla fatica dei miei consimili, sia i vivi che i morti, e che devo applicarmi con sollecitudine per restituire quanto ho ricevuto e tuttora ricevo.
 A. Einstein

martedì 22 novembre 2011

LEONARDO DA VINCI... QUI E ORA

L'avaro ha una somma pazzia, che sempre stenta per non stentare, e la vita a lui fugge sotto speranza di godere i beni con somma fatica acquistati.

Leonardo da Vinci 

venerdì 28 ottobre 2011

AFORISMI EINSTEIN... QUI E ORA

Nel mezzo della difficoltà si cela l’opportunità.  
Albert Einstein
  
La pace non può essere mantenuta con la forza, può essere solo raggiunta con la comprensione
Albert Einstein

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venerdì 23 settembre 2011

NEUTRINI PIU' VELOCI DELLA LUCE O DISTANZA ILLUSORIA?


Da ignorante mi chiedo: esiste davvero un limite o è la nostra mente che ha bisogno di crearne uno?

E ancora: se separiamo due corpi o due particelle, esse sono davvero separate  o in qualche modo sono interconnesse? Ricordo in maniera molto vaga un esperimento, secondo il quale, separando 2 particelle e ponendole a grande distanza l'una dall'altra, esse interagivano reciprocamente, o meglio, un'azione compiuta su una di esse aveva risvolti diretti anche sull'altra.


Dunque mi chiedo: invece di parlare di distanza e di spazio tempo tra due corpi, non sarebbe più corretto parlare di interconnessione?


E ancora: invece di guardare ai singoli spostamenti dei corpi, non sarebbe più corretto guardare al modo in cui interagiscono nel far parte di un TUTTO?


ESISTE DAVVERO UNA DISTANZA O SI TRATTA SOLO DI UNA GRANDE ILLUSIONE?
Forse siamo come onde che si guardano intorno in cerca dell'Oceano... o forse non sono un fisico e meglio che non mi faccio troppe seghe mentali.


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martedì 19 luglio 2011

QUI E ORA... ALBERT EINSTEIN

CONSIGLIATO:
"Un essere umano è parte di un tutto che noi chiamiamo Universo, una parte limitata nel tempo e nello spazio. " ma l'uomo sente se stesso, i suoi pensieri, le sue sensazioni come qualcosa di separato dal resto: una specie di illusione ottica della sua coscienza. Questa illusione è per noi una sorta di prigione che fa si che noi ci limitiamo ai nostri desideri personali e all'affetto per alcune persone che sono le più vicine a noi. E' nostro compito liberare noi stessi da questa prigione ampliando il campo della nostra compassione, affinchè questo abbracci tutte le creature viventi e l'intera natura nella sua bellezza. Nessuno è in grado di realizzarlo interamente, ma il grande sforzo che questo richiede fa di per se parte della liberazione ed è un presupposto per la sicurezza interiore".
ALBERT EINSTEIN

giovedì 3 marzo 2011

QUI E ORA...Bruce Lipton

Quando non state prestando attenzione al momento presente, tutto ciò che fate durante il giorno viene gestito dalla mente subconscia.
Bruce Lipton (1944), biologo



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sabato 19 febbraio 2011

LA PRATICA DELLA CONSAPEVOLEZZA IN 8 SETTIMANE CAMBIA LA STRUTTURA DEL CERVELLO


La Pratica della Consapevolezza cambia la struttura del cervello in otto settimane
ScienceDaily (Jan. 21, 2011) - Un programma di meditazione di 'Pratica della Consapevolezza' della durata di otto settimane sembra indurre nel cervello dei participanti cambiamenti misurabili  nelle aree associate con la memoria, il senso del sé, l'empatia e lo stress. Uno studio condotto da un team di ricercatori del Massachusetts General Hospital (MGH) e pubblicato dalla rivista Psychiatry Research Neuroimaging, documenta per la prima volta i cambiamenti indotti  dalla meditazione sulla sostanza grigia del cervello nel corso del tempo.



La dottoressa, Sara Lazar, direttrice del Programma di Ricerca delle Neuroimmagini del Massachusetts General Hospital (MGH) e principale autore dello studio, ha detto: "La pratica della meditazione è associata a un senso di pace e di rilassamento fisico, ma i praticanti da tempo affermano che la meditazione provoca anche benefici cognitivi e psicologici che persistono nel corso della giornata. Questo studio dimostra che i cambiamenti osservati nella struttura del cervello possono essere alla base dei miglioramenti riferiti e che le persone non si sentono meglio semplicemente perchè passano un pò di tempo rilassandosi."
Un precedente studio, condotto dal gruppo di ricercatori diretto della dottoressa Lazar, aveva  evidenziato l'esistenza di differenze strutturali  tra il cervello dei meditatori esperti e quello delle persone che non meditano; nei primi è stato osservato  un ispessimento delle aree della corteccia cerebrale associate con l'attenzione e l'integrazione emozionale. Tuttavia  queste osservazioni non potevano dimostrare che le differenze erano da mettere in relazione con la meditazione.
Nello studio ultimo, invece, la struttura del cervello di 16 partecipanti è stato fotografato tramite le immagini della risonanza magnetica due settimane prima e due dopo aver partecipato al programma di otto settimane di 'Pratica della Consapevolezza' per la Riduzione dello Stress presso il Centro di meditazione dell'Università del Massachusetts.
In aggiunta alla partecipazione ai due incontri settimanali, nel corso dei quali si praticava la meditazione della consapevolezza – focalizzata sulla coscienza non giudicante delle sensazioni, dei sentimenti e dello stato mentale - i partecipanti ricevettero una registrazione audio per la pratica di una meditazione guidata e venne anche chiesto loro di registrare il tempo dedicato  quotidianamente alla pratica. Contemporanemanete, vennero prese, in un intervallo di tempo simile, immagini di risonanza magnetica del cervello di un gruppo di controllo fatto di persone che non meditavano.
I partecipanti appartenenti al gruppo dei meditatori dedicavano una media di 27 minuti al giorno alla pratica di esercizi di consapevolezza e le loro risposte a questionari sul tema indicavano miglioramenti significativi rispetto alle risposte date prima della partecipazione. L'analisi delle immagini della risonanza magnetica, che riguardavano le aree in cui le differenze associate alla meditazione erano state osservate negli studi precendenti, evidenziava un'accresciuta densità della materia grigia nell'ippocampo, noto per l'apprendimento e la memoria, e nelle strutture associate con l'auto consapevolezza, la compassione e l'introspezione.
                         



I partecipanti riferirono una riduzione dello stress che risultò corrispondere a una ridotta densità della materia grigia nell'amigdala, nota per l'importante ruolo svolto nell'ansietà e nello stress. Non è stato osservo alcun cambiamento nella struttura chiamata  insula, associata con l'autoconsapevolezza e identificata negli studi precedenti: gli autori suppongono che sia richiesto un tempo più lungo di pratiche meditative per produrre cambiamenti  significativi in quell'area. Nel gruppo di controllo, invece, non venne osservato alcun cambiamento, a conferma del fatto  che questi non dipendevano dal passare del tempo.
La dottoressa Britta Hölzel, ricercatrice dell'Università di Giessen in Germania e importante oautrice dello studio, ha affermato: "È affascinante vedere documentata la plasticità del cervello e che, attraverso la pratica della meditazione, è possibile avere un ruolo attivo  nel cambiare il cervello, accrescere il benessere e la qualità della  nostra vita. Altri studi in gruppi diversi di pazienti hanno dimostrato che la meditazione può indurre cambiamenti significativi in una varietà di sintomi, e noi stiamo ora indagando i meccanismi, evidenziabili nel cervello, che  sono alla base di questi cambiamenti”.



Il dottor Amishi Jha, neuroscienziato dell'Università di
Miami che indaga sugli effetti della pratiche meditative su individui in gravi situazioni di stress, ha detto:  "Questi risultati gettano luce sul meccanismo d'azione delle tecniche basate sulla pratica della consapevolezza. Essi dimostrano non solo che l'esperienza di stress di una persona può essere ridotta con un programma di allenamento di pratica della consapevolezza di otto settimane, ma che il cambiamento sperimentato corrisponde a cambiamenti strutturali nell'amigdala, una scoperta che apre le porte a molte possibilità per ricerche future sulla possibilità di ridurre lo stress, come i disordini da stress post-traumatico, mediante la 'Pratica della Consapevolezza'." Il dr. James Carmody
del Centro per la Consapevolezza dell'Università della
Medical School del Massachusetts è coautore dello studio,
che ha ricevuto il patrocinio Dell'Istituto Nazionale per la Salute,
della British Broadcasting Company e dell'Istituto per la Mente e la Vita.

Fonte: http://www.lalungavitaterapie.it/
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Il Potere di Adesso , Eckhart Tolle Ti consiglio di leggerlo...

venerdì 4 febbraio 2011

STEVE HAGEN: FISICA QUANTISTICA E TEMPO. QUI E ORA!

Autore: Steve Hagen, ex ricercatore scientifico, è diventato uno studente Zen nel 1975. Mentre continuava la sua esplorazione nei diversi campi della scienza, ha studiato con insegnanti di Dharma in Asia, Europa e negli Stati Uniti. Oggi tiene conferenze, insegna meditazione ed è fondatore del "Dharma Field Meditation and Learning Center" in Minnesota. È inoltre autore dei libri "Buddhism plain and simple" e "How the world can be the way it is".

Io, la grande Terra, e tutti gli esseri, simultaneamente raggiungiamo la Via. - Buddha
Il tempo è una illusione, sebbene una illusione persistente. - Albert Einstein

Come è stato possibile che l'Illuminazione del Buddha sia avvenuta simultaneamente con tutti gli esseri? Questo evento non si è verificato molto tempo fà? Se si è già verificato, dove è ora? E l'espressione tutti gli esseri non include forse noi stessi?
Nella letteratura buddhista, ci sono molti riferimenti a una sorta di atemporalità nelle cose, nelle relazioni e negli eventi. Il filosofo buddhista Nagarjuna, vissuto nel secondo secolo d.C., in un classico esempio, ci mostra come non possiamo avere un concetto coerente del tempo come entità. Come dimostra nell'opera Basi della Via di Mezzo???, il tempo può essere sperimentato solo come un insieme di relazioni interdipendenti. Il grande maestro Zen giapponese Dogen Zenji porta alla nostra attenzione la stessa percezione nel suo saggio Essere tempo (Being time). Seng-ts'an, il terzo Patriarca del Buddhismo Zen in Cina, termina il suo Aver fiducia nella Mente (Trusting Hearthmind) dicendoci che "le parole falliscono, poiché la Via non è né ieri, né oggi e né domani". E nel classico L'unione di differenza e unità ("Merging of Difference and Unity"), il maestro Zen Shih-t'ou inizia dicendo che "la mente è intimamente connessa tra est e ovest". Un evento del genere deve avvenire necessariamente al di fuori del tempo.

Ciò nonostante, noi guardiamo comunemente al mondo, e all'esperienza che ne facciamo, in modo lineare - come se le cose fossero poste in fila, dal passato, attraverso presente, verso il futuro. Qualcosa che succede ora crea un effetto in un momento successivo. Questo, pensiamo, è come le cose sono e debbono essere.

Quale tra questi punti di vista è più in accordo con ciò che la scienza ci offre oggi. E quale riflette più accuratamente come il mondo è realmente?

Alcuni fisici hanno recentemente mostrato un rinnovato interesse per un particolare modo di concettualizzare il tempo e lo spazio, schema che è stato introdotto sin dagli anni quaranta. Un modello di questa teoria riduce a due le tre dimensioni dello spazio, mentre il tempo viene proiettato nella terza dimensione.

Secondo questo schema, tutto ciò che noi chiamiamo ora - cioè, la puntuale disposizione delle cose e degli eventi - è considerato come disposto in un singolo piano. Ovviamente, questo piano - essendo il momento presente - non sta fermo. Piuttosto, sale verso l'alto nella terza dimensione, come un ascensore - tranne il fatto che in questo caso si sale attraverso il tempo anziché lo spazio. All'interno di questo modello, il passato è tutto ciò che rimane sotto l'ascensore in un dato istante; il futuro - ciò che deve ancora accadere - è ciò che si incontra quando l'ascensore sale a raggiungerlo.

Assumendo questo modello, possiamo immaginare l'insieme di spazio-tempo come un unico blocco tridimensionale, e ciascuna entità come un punto, o una serie di punti all'interno di esso. La vita può essere rappresentata come la linea tracciata attraverso questo blocco mentre si sale con l'ascensore attraverso il tempo.

Alcuni fisici vedono questo modello applicabile anche alla coscienza. Secondo il fisico-matematico, Herman Weyl, "il mondo oggettivo semplicemente è, non accade. Solo allo sguardo della mia coscienza, quando sale lentamente lungo la linea della vita tracciata dal mio corpo, il mondo appare come una immagine fugace che cambia continuamente nel tempo".

Ma perché dovremmo pensare al tempo come puro movimento? Ovviamente nello sviluppo del modello appena esposto, e, in genere, nell'analisi dei fenomeni temporali, i fisici hanno continuato a mantenere l'assunto, comunemente condiviso, che il tempo è ancora un movimento dal passato, attraverso il presente, verso il futuro. Ma mantenere questa ottica presenta alcuni problemi. Per esempio, i fisici hanno scoperto che alcuni fenomeni quantici sembrano andare ritroso nel tempo.

Nello specifico, la scienza ha dovuto tener conto di una particella chiamata positrone. Non si tratta di una entità teorica o ipotetica, ma di una vera particella che si manifesta in molti esperimenti quantici. Un positrone può essere considerato o come un elettrone avente carica positiva (anche se gli elettroni hanno carica negativa) oppure come un elettrone che corre indietro nel tempo. Come vedremo tra poco, quest'ultima spiegazione risolve molti rompicapo che hanno disorientato i fisici per molto tempo.

La soluzione più semplice, ovviamente, sarebbe dimenticarsi di ogni apparente non-senso riguardo entità che vanno indietro nel tempo, perché da un punto di vista matematico tali entità possono essere viste semplicemente come se corressero "in avanti". Molti fisici hanno cercato di fare proprio questo. Difatti quando hanno iniziato a concepire i positroni come elettroni in viaggio dal futuro, attraverso il presente, verso il passato, immediatamente la loro visione complessiva dell'universo si è molto semplificata. Per i fisici tale semplicità fornisce un forte incentivo a prendere le cose sul serio. Inoltre, guardando le cose con questo approccio retrospettivo, hanno recentemente scoperto che sono in grado di chiarire molti fenomeni quantici non altrimenti spiegabili - fenomeni che li hanno lasciati sconcertati per decenni.

Ma accettare uno schema del genere ci porta a molti altri aspetti sconcertanti. Per esempio, significa che l'universo, in modo concreto, non ha né dimensione né durata. Significa che abbiamo l'Intera Realtà - tutto il tempo e tutto lo spazio - simultaneamente.

In altre parole non c'è nulla che sale e scende le linee tracciate dall'ascensore temporale - non i nostri corpi, non la coscienza, né i positroni. In effetti, non esiste nessuna siffatta linea del tempo. È una illusione, ed è il perno della nostra confusione riguardo il tempo.

Semplificando molto, i fisici stanno ipotizzando qualcosa del genere: quando un elettrone vibra nella nostra cucina, ad esempio, esso emette un segnale che viaggia alla velocità della luce attraverso la dimensione spazio-temporale. Quando un altro elettrone riceve quel segnale vibra in accordo e manda un segnale di ritorno verso l'elettrone nella nostra cucina. Ciascun elettrone ottiene questo tipo di messaggi da tutte le altre particelle presenti in ogni dove - letteralmente da qualsiasi cosa raggiungibile attraverso lo spazio e il tempo. Come risultato di questo processo ogni elettrone conosce la sua esatta posizione e rilevanza nell'universo.

Proviamo ad approfondire il discorso. Poniamo il caso di eccitare un elettrone di questa pagina (chiamiamolo mittente). Esso spedisce un segnale (i.e. emette un fotone che viaggia sotto forma di onda) alla velocità della luce nell'universo, messaggio che può andare non oltre la lunghezza di questa pagina, oppure, raggiungere la galassia di Andromeda lontana due milioni di anni luce. Ma non importa dove o quanto lontano vada, poiché primo o poi il fotone sarà assorbito da qualche elettrone (che chiameremo destinatario). Questo elettrone vibra in risposta e manda un segnale di ritorno all'elettrone mittente posto in questa pagina.

Secondo il senso comune, se il segnale và ad Andromeda, lontana due milioni di anni luce, sembrerebbero necessari quattro milioni di anni luce prima che il segnale ritorni indietro.

Ma sembra (e molti esperimenti lo confermano), che il segnale di ritorno del destinatario sia ricevuto dal mittente nello stesso momento in cui questo spedisce per primo il segnale. Lungi dall'impiegare quattro milioni di anni, l'intera transazione avviene simultaneamente. Non in un microsecondo, ma nello stesso esatto momento.

In altre parole, l'intera transazione accade ora, al di fuori del tempo. Ora invece del tempo.

Alcuni fisici spiegano questo fenomeno pensando che quando il destinatario riceve un segnale, esso manda il suo messaggio di ritorno indietro nel tempo. E poiché il segnale impiega la stessa quantità di tempo ad andare in un verso e tornare indietro, l'affare si conclude nello stesso istante in qui inizia. Gli scienziati hanno dati sperimentali che supportano tale ipotesi, che essi chiamano l'interpretazione transazionale della meccanica quantistica.

Inoltre, se osserviamo la transazione dal punto di vista del segnale stesso, nessun tempo scorre durante il viaggio di "quattro milioni di anni". Einstein ci ha mostrato che se potessimo portare noi stessi a raggiungere la velocità della luce (a differenza dei fotoni, noi abbiamo una massa, quindi non siamo veramente in grado di farlo, ma facciamo un salto ipotetico per un momento), il tempo rallenterebbe man mano che la nostra velocità aumenta (sebbene, questo non verrebbe da noi percepito) - finché, alla fine, alla velocità della luce, il tempo fermerebbe il suo scorrere del tutto. Agli occhi di qualcuno che viaggia alla velocità della luce, tutto lo spazio attraversato - ogni centimetro o anno luce - sembrerebbe passare in un solo istante, non importa quanto sia lungo il viaggio. Così, dal punto di osservazione di un fotone in viaggio verso Andromeda, il viaggio non ha durata alcuna. In altre parole, per il fotone, Andromeda è proprio qui, in quanto non occorre alcun tempo per andare lì. E il fatto che il messaggio sia qui e lì contemporaneamente, rende il lì indistinguibile dal qui.

Questa affermazione vale per ogni coppia di luoghi nell'universo che possiamo prendere in considerazione.

In altre parole, l'universo non sembra avere intrinsecamente alcuna dimensione o alcun limite di tempo.

Per la nostra mente ordinaria, l'universo appare immenso più di quanto la nostra immaginazione possa comprendere, è antico aldilà di ogni calcolo. Ma per un essere illuminato, non ha senso tentare di qualificare (o quantificare) una Realtà oggettiva in quest'ottica.

Come afferma Huang Po, un grande maestro zen cinese, "È senza inizio, non nata, e indistruttibile. Non può essere compresa in termini di nuovo e vecchio. Non è né corta né lunga, né grande né piccola, in quanto trascende ogni limite, misura, nome, segno o confronto".

L'universo - visto dagli occhi di un risvegliato - non ha una dimensione o datazione inerente. Tutto è compreso nel qui e ora.

Tuttavia, all'interno di questo qui e ora, che non ha estensione o durata, noi sembriamo avere una dimensione e un tempo. In che modo, quindi, il tempo e lo spazio possono effettivamente manifestarsi?

Essi appaiono in quanto risultante della coscienza.

È solo nella nostra costruzione mentale dell'universo - la nostra visione concettuale di esso - che noi ci troviamo di fronte a qualcosa di così vasto e durevole. Tuttavia, nella nostra reale esperienza - i.e. ciò che realmente percepiamo, anziché ciò che concepiamo - quello che abbiamo sempre avuto è solo il qui e ora.

La nostra esperienza è sempre nel presente. Non possiamo letteralmente esistere nel passato e nel futuro - esistiamo solo nell'infinitesimo momento aldilà del tempo, che noi chiamiamo ora. In realtà possiamo solo ricordare il passato e immaginarci il futuro, ma entrambe queste attività necessariamente avvengono ora. E dove potrebbero mai verificarsi se non qui? Qui siamo in grado di concepire un lì, ma in realtà non siamo in grado di andare lì. Ovunque noi pensiamo di andare, in realtà non possiamo mai abbandonare il qui.

Ciò che sperimentiamo come estensione e durata - tempo e spazio - è il risultato del modo in cui la nostra mente opera. La coscienza li produce. In effetti, questo è ciò che la coscienza in realtà è. La coscienza è la divisione di ciò che altrimenti sarebbe sperimentato come il Tutto trascendente lo spazio e il tempo, in tempo e spazio - cioè nella distinzione tra il qui e il lì, tra il prima e l'ora.

Sono le diverse costruzioni mentali che manteniamo, e a cui teniamo, che appaiono come tempo e spazio, estensione e durata. Queste - e tutto il mondo materiale - deriva dalla coscienza, che scodella i concetti di tempo e di spazio dall'oceano che è aldilà del tempo e dello spazio.

Per la mente risvegliata, tuttavia, ciò che è Reale è il Tutto che comprende ogni cosa, aldilà dei limiti di estensione e di tempo. L'essere illuminato vede che questo Tutto non ha alcuna dimensione separata dalla Mente.

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Il Potere di Adesso , Eckhart Tolle Ti consiglio di leggerlo...

mercoledì 2 febbraio 2011

lunedì 17 gennaio 2011

MEDITAZIONE: EFFETTI SUL CERVELLO

CONSIGLIATO:
meditazione cervello
L'interesse della scienza verso le pratiche meditative è documentato innanzitutto dal fatto che le piu significative tecniche di rilassamento occidentali vengono elaborate, nei primi decenni del secolo scorso, tenendo presente anche l'esperienza dell'oriente.
In particolare, lo psichiatra tedesco J.H. Schultz, combinando la riflessione sull'ipnosi e quella sul Raja yoga (disciplina meditativa di controllo del corpo e della mente) elabora il più famoso metodo di rilassamento occidentale: il training autogeno.
Ma la prima osservazione scientifica sugli effetti della meditazione sull'organismo umano è di Therese Brosse, cardiologa francese, che, dall'India, nel 1935, descrive così lo stato di uno yogy in meditazione: "sembrava che il suo cuore si fosse fermato".
A partire dalla seconda metà del secolo scorso, si inizia a utilizzare strumenti moderni di indagine scientifica, come l'elettrocardiogramma (ECG) e l'elettroencefalogramma (EEG), per decifrare i cambiamenti fisici, che si realizzano durante l'esecuzione di esercizi di meditazione. Le conclusioni di queste prime indagini scientifiche sono le seguenti:
  • a livello cardiorespiratorio, vi è una forte riduzione del ritmo (frequenza) del respiro e di quello cardiaco;
  • a livello cerebrale, si registra uno stato di rilassamento diverso dal sonno.
  • aumento del testosterone, ormone maschile per eccellenza, ma che può svolgere un ruolo importante anche nelle donne perché, soprattutto in meno-pausa, costituisce una riserva per la produzione di ormoni femminili (estrogeni), tramite un meccanismo di conversione enzimatica dall'ormone maschile a quello femminile che si chiama aromatizzazione.

Compaiono nuove onde
Dal 1999 in avanti, si sono moltiplicati gli studi che abbinano misurazioni con l'elettroencefalogramma e immagini ottenute con apparecchiature di risonanza magnetica funzionale (fMRI in sigla) che consentono la visualizzazione delle aree cerebrali coinvolte durante i diversi esercizi meditativi.
Questi lavori confermano alcuni dati noti, come l'aumento della frequenza, dell'ampiezza e della sincronizzazione delle onde alfa e, al tempo stesso, aggiungono due novità:
  • la comparsa di scariche di onde teta soprattutto in fase di meditazione profonda;
  • la comparsa di onde gamma durante esercizi di visualizzazione e non solo.
Sui ritmi teta, uno studio giapponese del 2001 descrive una situazione davvero interessante: la comparsa di questi ritmi parte dalla linea mediale frontale del cervello dei meditanti ed è un segno inequivocabile dello stato meditativo profondo, di una liberazione dall'ansia (documentata anche da una minore attivazione cardiaca simpatica) che ricorda lo stato di "beatitudine”descritto dai meditanti.
Sulle onde gamma abbiamo studi, di cui alcuni recenti (2003), che chiariscono aspetti importanti del funzionamento del cervello, sia in condizioni normali sia durante diversi tipi di esercizi meditativi. Ma vediamo meglio l'affascinante argomento dei ritmi elettrici cerebrali.

Armonie cerebrali
È noto che il cervello è caratterizzato da una notevole attività elettrica, misurabile con l'elettroencefalogramma.
Quasi cinquanta anni fa, per la prima volta, vennero individuate nel cervello delle onde a elevata frequenza, tra i 30 e 100 Hertz (Hz, cicli al secondo), battezzate gamma. Nell'ultimo decennio, queste onde hanno ricevuto una particolare attenzione in quanto emergono in concomitanza dello svolgimento di vari compiti legati a stimoli sensoriali, ma anche ai circuiti dell'attenzione e
della coscienza.
In particolare, diversi studi hanno segnalato l'esistenza di una forte corrente di onde gamma nell'ippocampo, area fondamentale per la memoria. Ma dove è situato il generatore delle gamma e che rapporto c'è tra queste e le altre onde cerebrali e, in definitiva, qual è il significato generale dell'attività elettrica oscillatoria del cervello? Una prima importante risposta è venuta da un gruppo misto, neurofisiologi e ingegneri informatici, guidato da Gyorgy Buzsaki, dell'Università del New Jersey. Con un ampio articolo, pubblicato sul numero di gennaio 2003 della rivista Neuron, Buzsaki e colleghi dimostrano che una particolare area dell'ippocampo, denominata CA3, costituita da grandi neuroni cosiddetti piramidali, contiene il generatore del ritmo gamma.
Questi neuroni sono davvero speciali: sono, infatti, dotati di notevoli ramificazioni (una doppia arborizzazione dendritica e un grande sistema di rami collaterali all'assone) e di una intrinseca capacità oscillatoria. Da loro, parte un ritmo che, via via, pervade le altre aree dell'ippocampo proiettandosi, a seconda delle necessità, in diverse direzioni.
L'anno prima, lo stesso studioso, sempre su Neuron, aveva dimostrato che dalla medesima area ippocampale (CA3) si origina il ritmo di un'altra classe di onde, non ad alta frequenza come le gamma, ma a bassa (4-8 Hz), denominate teta. Qual è il rapporto tra i due ritmi cerebrali?
E' stato visto che, in assenza di ritmi teta, i gamma non scompaiono, ma sono disordinati e meno potenti. È evidente quindi che l'osciIlazione teta mette in fase e potenzia anche l'oscillazione gamma.

Il cervello in onda
Le onde elettriche cerebrali si distinguono in base alla frequenza e cioè in base al numero di cicli al secondo misurati in Herz (Hz). A bassa frequenza sono le delta (meno di 4 cicli al secondo, tipiche del sonno profondo), le teta (4-8 Hz) e le alfa (9- 13). Ad alta frequenza, le beta ( 14-29) e le gamma (30- 100), tipiche dell'attività.
(...)
Le armonie del Lama
Lo studio dei meccanismi cerebrali che stanno alla base della coscienza, negli ultimi anni, si è arricchito di un modello sperimentale originale: il cervello di chi pratica la meditazione, indagato in corso d'opera, quando svolge esercizi di rilassamento, concentrazione e visualizzazione.
Per esempio, Dietrich Lehamann e collaboratori, del Key Institute per la ricerca su mente e cervello dell'Università di Zurigo, hanno descritto i risultati ottenuti studiando il cervello di un meditante esperto, il Lama buddista Ole Nydahl, della scuola del Karma Kagy, una delle scuole buddiste di maggior diffusione in Occidente.
Sulla testa del Lama sono stati applicati 27 elettrodi, più due ai lati esterni degli occhi e un altro che misurava I'attività muscolare. Nydahl, con questo groviglio di fili in testa, ha eseguito una serie di cinque esercizi in successione: i primi due di visualizzazione, il terzo di ripetizione per 100 volte del mantra, il quarto e il quinto di 'dissoluzione e ricostruzione del sé".
Gli scienziati hanno posto particolare attenzione alle onde gamma, che già uno studio degli anni Settanta segnalava essere particolarmente evidenti durante la meditazione. Ma non si sono fermati qui: utilizzando un particolare strumento, chiamato tomografia elettromagnetica a bassa risoluzione (Loreta in sigla), hanno ricostruito una mappa tridimensionale della distribuzione nel cervello delle correnti gamma. l risultati dimostrano una diversa attività e localizzazione della gamma, il che indica che i diversi stati di meditazione descritti dai meditanti, non sono chiacchiere. Infatti, durante i primi due esercizi le correnti gamma erano particolarmente concentrate nelle aree occipitali destre, tipiche aree visive, attive soprattutto nei processi di visualizzazione immaginativa. Nell'esercizio del mantra, le correnti gamma si sono concentrate
nella area temporo-anteriore sinistra, tipica area del linguaggio. Nell'esercizio di 'auto-dissoluzione' era attivata l'area pre-frontale destra e il giro frontale superiore, aree che, per esempio, si attivano in esperienze di depersonalizzazione di tipo psichiatrico o da droghe. Infine, nell'auto-ricostruzione si è creata una forte corrente gamma che dall'area tempo-posteriore destra (sede della mappa dello schema corporeo) ha attraversato il cervello finendo sull'altro emisfero a livello pre-frontale. (...)


Da "Meditazione psiche e cervello" - F. Bottaccioli & A. Carosella

CONSIGLIO DI LETTURA:

La Meditazione Passo dopo Passo Da non perdere

venerdì 19 novembre 2010

ALBERT EINSTEIN... SPAZIO E TEMPO

A volte mi chiedo come sia accaduto che sia stato io a formulare la
teoria della relatività. La ragione, credo, è che un adulto non si ferma mai a riflettere sui problemi dello spazio e del tempo, perché queste sono cose su cui ha pensato da bambino. Ma il mio sviluppo intellettuale fu tardivo, e di conseguenza io cominciai a interrogarmi sullo spazio e il tempo quando ero già adulto.
-- Albert Einstein
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venerdì 29 ottobre 2010

Albert Einstein: l'uomo è parte del Tutto

CONSIGLIATO:
          " Un essere umano è parte del tutto chiamato universo. Egli sperimenta i suoi pensieri e i suoi sentimenti come qualche cosa di separato dal resto: una specie di illusione ottica della coscienza. Questa illusione è una specie di prigione. Il nostro compito deve essere quello di liberare noi stessi da questa prigione attraverso l’allargamento del nostro circolo di conoscenza e di comprensione, sino a includervi tutte le creature viventi e l’intera natura, nella sua bellezza  

  Albert Einsten

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Il Potere di Adesso , Eckhart Tolle Ti consiglio di leggerlo...

giovedì 30 settembre 2010

UNA FRASE DI HEISENBERG...

Con l’espansione apparentemente illimitata della sua potenza naturale l’uomo si trova nella posizione del capitano la cui nave è stata così saldamente costruita di ferro e acciaio, che l’ago della bussola non indica il nord ma solo la massa di ferro della nave. Con una nave del genere non è possibile raggiungere alcuna destinazione”.
W. Heisenberg
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martedì 28 settembre 2010

L'ORDINE IMPLICATO di David Peat.

Fonte: http://www.scienzaeconoscenza.it/index.php
"Tutto quello che vediamo intorno - affermò Bohm - la provincia della fisica Newtoniana altro non è che la superficie del mondo, il suo ordine esplicato. Lì giace qualcosa di molto più profondo dal quale si dispiega il nostro ordine esplicato".


Il catalizzatore, di quella che fu la maggiore trasformazione della vita e del lavoro di Bohm, fu scoperto da Saral Bohm, durante una delle loro visite in libreria. Lì, lei venne a contatto con un libro che conteneva la frase “l'osservatore è l'osservato”. Questo suonava esattamente come quel tipo di cose di cui, sempre, Bohm parlava nel contesto della teoria quantistica.

Saral gli mostrò The first and last freedom, (La prima e ultima libertà - Astrolabio 1969 - ndt) scritto dal maestro indiano Jiddu Krishnamurti. Bohm lo lesse il più velocemente possibile, poi prese in prestito altri libri dello stesso autore.

Testimoniavano l'esistenza di un pensatore che aveva visto profondamente e autenticamente nell'essenza del problema umano. […] Avendo sognato a lungo sulla trascendenza, si apriva ora per Bohm un passaggio verso ciò che giace oltre i pensieri. […] Entrò appassionatamente e con tutto il cuore dentro questo irruente mondo esoterico. Nei libri di Krishnamurti trovava un'analisi chiara della natura della coscienza e del meccanismo grazie al quale il pensatore separa se stesso - se stessa, quale entità distaccata, indipendente. […] Le osservazioni di Krishnamurti che “il pensatore è il pensiero” e “l'osservatore è l'osservato” colpirono Bohm in quanto somiglianti con la sua stessa - e di Niels Bohr - meditazione sul ruolo dell'osservatore nella teoria quantistica. Bohm aveva sperimentato personalmente il modo in cui l'osservazione di un determinato pensiero cambia il movimento del pensiero stesso. […]

Il maestro indiano indicava una consapevolezza diretta del piano universale, lo stesso piano che Bohm stava cercando di descrivere nella sua fisica. Non appena ebbero modo di parlare, l'energia focalizzata di Bhom lo rese capace di penetrare e rimanere nell' “indicibile”, allo stesso tempo sollecitando il maestro indiano a chiarire ed espandere il suo insegnamento. […] Le sue conversazioni con il maestro indiano erano così importanti per Bohm che ogni anno lui e Saral andarono a Saanen, in Svizzera, dove Krishnamurti teneva i sui discorsi. Fu durante questo periodo che Bohm gli parlò di fisica. Krishnamurti non si soffermava molto sulla scienza, o su ciò che riguarda la musica, l'arte, la filosofia o la letteratura. In ogni caso avvisò Bohm di “cercare di cominciare dallo sconosciuto”. Per Bohm il tema cruciale era come dissolvere i compartimenti stagni della conoscenza e permettere che operasse qualcosa di nuovo e creativo.

Il pensiero è lo strumento grazie al quale la scienza va avanti, tuttavia, anche, il pensiero controlla il pensatore. La più profonda intuizione scientifica si manifesta, credeva Bohm, solo quando la mente raggiunge uno stato di così intensa energia che gli abituali modelli di pensiero sono dissolti. Il momento creativo di un Archimede, di un Newton o di un Einstein includono la stessa trasformazione di cui parlava Krishnamurti. […]

Egli chiedeva che il pensiero fosse spinto al suo limite, fino a quel punto in cui apre la strada a qualcosa d'altro. Bohm, in ogni caso, credeva che il pensiero avesse ancora un ruolo significativo da giocare. Quando “era portato all'interno dell'ordine”, poteva essere un valido strumento. Pensare era il centro della sua vita, come avrebbe potuto portare avanti la fisica senza? Questa domanda continuava a confonderlo. […]
Bohm era consapevole di un'intensa, attenta capacità di osservazione in Krishnamurti. In particolare aveva notato l'attenzione che Krisnhamurti dava ai movimenti degli occhi. […]

Nel 1974, quando veniva a farmi visita da Ottawa, abbiamo passato diversi giorni a parlare di Krishnamurti. A quel tempo lo provocavo, nello spirito amabile della nostra conversazione, che fino a quando egli stesso non avesse sperimentato lo stato di cui Krishnamurti parlava, la sua discussione sulla trasformazione era ipotetica e vuota. A questo replicò: "beh, lasciamelo dire, ho visto alcune delle cose di cui parla Krishnamurti. Ho guardato la realtà e ho visto che è un'illusione.” 
Molti si sono meravigliati dell'estensione del coinvolgimento con il maestro indiano. La sua comprensione di Krisnamurti era puramente “intellettuale” o dovette anch'egli entrare in uno stato di trasformazione?" […].

Bohm da parte sua arrivò a chiedersi perché tale trasformazione era accaduta solo a Krishnamurti…[…] era davvero libero dai condizionamenti? […]. Perché intorno a lui nessuno aveva sperimentato una trasformazione radicale della coscienza? Per Bohm la mente è “non locale”, perché la trasformazione non si era trasmessa? Nessuno dei suoi ascoltatori lo aveva ascoltato come si doveva? C'erano dei problemi nella sua comunicazione? C'era qualcosa d'incompleto nel suo messaggio? […]

Guardando al passato è difficile determinarlo, ma è certo che mentre alcuni dettero il benvenuto alla vicinanza tra Bohm e Krishnamurti, altri sarebbero stati felici di vedere il crearsi di un dissapore tra i due. […]
Verso la fine della sua vita per esempio[Bohm], parlò delle umiliazioni che aveva subito per mezzo di Krishnamurti il quale in sua presenza faceva delle battute taglienti sui “professori” e non aveva compreso l'importanza del lavoro di Bohm. Se solo, pensava Bohm, Krishnamurti avesse avuto la volontà di ascoltare le sue idee sull'ordine implicato, avrebbero magari trovato un modo di indagare ancora più approfondito. Forse l'idea dell'ordine implicato avrebbe aiutato le persone a comprendere quello che diceva Krishnamurti.

Tuttavia il maestro indiano non sembrò mai prendere troppo sul serio tali cose, definendole probabilmente un altro prodotto del pensiero. Se da un lato i confini del suo ego talvolta si dissolvevano in un'essenza o in piano ben più grandi, dall'altro l'immagine di Se impoverita di Bohm doveva essere difesa.

“Ora sono essenzialmente libero dai miei dolori [al petto ndt] così come sono libero, su K. e quello che dice, di prendere ciò che giusto e lasciare ciò che è sbagliato”
(da una lettera di Bohm del gennaio 1980)

Il pezzo è un mosaico di stralci tratti dal libro:
David Peat, Infinite Potential - The life and time of David Bohm - Perseus Publishing
1997
cura e traduzione di: Elsa Nityama Masetti