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venerdì 4 febbraio 2011

STEVE HAGEN: FISICA QUANTISTICA E TEMPO. QUI E ORA!

Autore: Steve Hagen, ex ricercatore scientifico, è diventato uno studente Zen nel 1975. Mentre continuava la sua esplorazione nei diversi campi della scienza, ha studiato con insegnanti di Dharma in Asia, Europa e negli Stati Uniti. Oggi tiene conferenze, insegna meditazione ed è fondatore del "Dharma Field Meditation and Learning Center" in Minnesota. È inoltre autore dei libri "Buddhism plain and simple" e "How the world can be the way it is".

Io, la grande Terra, e tutti gli esseri, simultaneamente raggiungiamo la Via. - Buddha
Il tempo è una illusione, sebbene una illusione persistente. - Albert Einstein

Come è stato possibile che l'Illuminazione del Buddha sia avvenuta simultaneamente con tutti gli esseri? Questo evento non si è verificato molto tempo fà? Se si è già verificato, dove è ora? E l'espressione tutti gli esseri non include forse noi stessi?
Nella letteratura buddhista, ci sono molti riferimenti a una sorta di atemporalità nelle cose, nelle relazioni e negli eventi. Il filosofo buddhista Nagarjuna, vissuto nel secondo secolo d.C., in un classico esempio, ci mostra come non possiamo avere un concetto coerente del tempo come entità. Come dimostra nell'opera Basi della Via di Mezzo???, il tempo può essere sperimentato solo come un insieme di relazioni interdipendenti. Il grande maestro Zen giapponese Dogen Zenji porta alla nostra attenzione la stessa percezione nel suo saggio Essere tempo (Being time). Seng-ts'an, il terzo Patriarca del Buddhismo Zen in Cina, termina il suo Aver fiducia nella Mente (Trusting Hearthmind) dicendoci che "le parole falliscono, poiché la Via non è né ieri, né oggi e né domani". E nel classico L'unione di differenza e unità ("Merging of Difference and Unity"), il maestro Zen Shih-t'ou inizia dicendo che "la mente è intimamente connessa tra est e ovest". Un evento del genere deve avvenire necessariamente al di fuori del tempo.

Ciò nonostante, noi guardiamo comunemente al mondo, e all'esperienza che ne facciamo, in modo lineare - come se le cose fossero poste in fila, dal passato, attraverso presente, verso il futuro. Qualcosa che succede ora crea un effetto in un momento successivo. Questo, pensiamo, è come le cose sono e debbono essere.

Quale tra questi punti di vista è più in accordo con ciò che la scienza ci offre oggi. E quale riflette più accuratamente come il mondo è realmente?

Alcuni fisici hanno recentemente mostrato un rinnovato interesse per un particolare modo di concettualizzare il tempo e lo spazio, schema che è stato introdotto sin dagli anni quaranta. Un modello di questa teoria riduce a due le tre dimensioni dello spazio, mentre il tempo viene proiettato nella terza dimensione.

Secondo questo schema, tutto ciò che noi chiamiamo ora - cioè, la puntuale disposizione delle cose e degli eventi - è considerato come disposto in un singolo piano. Ovviamente, questo piano - essendo il momento presente - non sta fermo. Piuttosto, sale verso l'alto nella terza dimensione, come un ascensore - tranne il fatto che in questo caso si sale attraverso il tempo anziché lo spazio. All'interno di questo modello, il passato è tutto ciò che rimane sotto l'ascensore in un dato istante; il futuro - ciò che deve ancora accadere - è ciò che si incontra quando l'ascensore sale a raggiungerlo.

Assumendo questo modello, possiamo immaginare l'insieme di spazio-tempo come un unico blocco tridimensionale, e ciascuna entità come un punto, o una serie di punti all'interno di esso. La vita può essere rappresentata come la linea tracciata attraverso questo blocco mentre si sale con l'ascensore attraverso il tempo.

Alcuni fisici vedono questo modello applicabile anche alla coscienza. Secondo il fisico-matematico, Herman Weyl, "il mondo oggettivo semplicemente è, non accade. Solo allo sguardo della mia coscienza, quando sale lentamente lungo la linea della vita tracciata dal mio corpo, il mondo appare come una immagine fugace che cambia continuamente nel tempo".

Ma perché dovremmo pensare al tempo come puro movimento? Ovviamente nello sviluppo del modello appena esposto, e, in genere, nell'analisi dei fenomeni temporali, i fisici hanno continuato a mantenere l'assunto, comunemente condiviso, che il tempo è ancora un movimento dal passato, attraverso il presente, verso il futuro. Ma mantenere questa ottica presenta alcuni problemi. Per esempio, i fisici hanno scoperto che alcuni fenomeni quantici sembrano andare ritroso nel tempo.

Nello specifico, la scienza ha dovuto tener conto di una particella chiamata positrone. Non si tratta di una entità teorica o ipotetica, ma di una vera particella che si manifesta in molti esperimenti quantici. Un positrone può essere considerato o come un elettrone avente carica positiva (anche se gli elettroni hanno carica negativa) oppure come un elettrone che corre indietro nel tempo. Come vedremo tra poco, quest'ultima spiegazione risolve molti rompicapo che hanno disorientato i fisici per molto tempo.

La soluzione più semplice, ovviamente, sarebbe dimenticarsi di ogni apparente non-senso riguardo entità che vanno indietro nel tempo, perché da un punto di vista matematico tali entità possono essere viste semplicemente come se corressero "in avanti". Molti fisici hanno cercato di fare proprio questo. Difatti quando hanno iniziato a concepire i positroni come elettroni in viaggio dal futuro, attraverso il presente, verso il passato, immediatamente la loro visione complessiva dell'universo si è molto semplificata. Per i fisici tale semplicità fornisce un forte incentivo a prendere le cose sul serio. Inoltre, guardando le cose con questo approccio retrospettivo, hanno recentemente scoperto che sono in grado di chiarire molti fenomeni quantici non altrimenti spiegabili - fenomeni che li hanno lasciati sconcertati per decenni.

Ma accettare uno schema del genere ci porta a molti altri aspetti sconcertanti. Per esempio, significa che l'universo, in modo concreto, non ha né dimensione né durata. Significa che abbiamo l'Intera Realtà - tutto il tempo e tutto lo spazio - simultaneamente.

In altre parole non c'è nulla che sale e scende le linee tracciate dall'ascensore temporale - non i nostri corpi, non la coscienza, né i positroni. In effetti, non esiste nessuna siffatta linea del tempo. È una illusione, ed è il perno della nostra confusione riguardo il tempo.

Semplificando molto, i fisici stanno ipotizzando qualcosa del genere: quando un elettrone vibra nella nostra cucina, ad esempio, esso emette un segnale che viaggia alla velocità della luce attraverso la dimensione spazio-temporale. Quando un altro elettrone riceve quel segnale vibra in accordo e manda un segnale di ritorno verso l'elettrone nella nostra cucina. Ciascun elettrone ottiene questo tipo di messaggi da tutte le altre particelle presenti in ogni dove - letteralmente da qualsiasi cosa raggiungibile attraverso lo spazio e il tempo. Come risultato di questo processo ogni elettrone conosce la sua esatta posizione e rilevanza nell'universo.

Proviamo ad approfondire il discorso. Poniamo il caso di eccitare un elettrone di questa pagina (chiamiamolo mittente). Esso spedisce un segnale (i.e. emette un fotone che viaggia sotto forma di onda) alla velocità della luce nell'universo, messaggio che può andare non oltre la lunghezza di questa pagina, oppure, raggiungere la galassia di Andromeda lontana due milioni di anni luce. Ma non importa dove o quanto lontano vada, poiché primo o poi il fotone sarà assorbito da qualche elettrone (che chiameremo destinatario). Questo elettrone vibra in risposta e manda un segnale di ritorno all'elettrone mittente posto in questa pagina.

Secondo il senso comune, se il segnale và ad Andromeda, lontana due milioni di anni luce, sembrerebbero necessari quattro milioni di anni luce prima che il segnale ritorni indietro.

Ma sembra (e molti esperimenti lo confermano), che il segnale di ritorno del destinatario sia ricevuto dal mittente nello stesso momento in cui questo spedisce per primo il segnale. Lungi dall'impiegare quattro milioni di anni, l'intera transazione avviene simultaneamente. Non in un microsecondo, ma nello stesso esatto momento.

In altre parole, l'intera transazione accade ora, al di fuori del tempo. Ora invece del tempo.

Alcuni fisici spiegano questo fenomeno pensando che quando il destinatario riceve un segnale, esso manda il suo messaggio di ritorno indietro nel tempo. E poiché il segnale impiega la stessa quantità di tempo ad andare in un verso e tornare indietro, l'affare si conclude nello stesso istante in qui inizia. Gli scienziati hanno dati sperimentali che supportano tale ipotesi, che essi chiamano l'interpretazione transazionale della meccanica quantistica.

Inoltre, se osserviamo la transazione dal punto di vista del segnale stesso, nessun tempo scorre durante il viaggio di "quattro milioni di anni". Einstein ci ha mostrato che se potessimo portare noi stessi a raggiungere la velocità della luce (a differenza dei fotoni, noi abbiamo una massa, quindi non siamo veramente in grado di farlo, ma facciamo un salto ipotetico per un momento), il tempo rallenterebbe man mano che la nostra velocità aumenta (sebbene, questo non verrebbe da noi percepito) - finché, alla fine, alla velocità della luce, il tempo fermerebbe il suo scorrere del tutto. Agli occhi di qualcuno che viaggia alla velocità della luce, tutto lo spazio attraversato - ogni centimetro o anno luce - sembrerebbe passare in un solo istante, non importa quanto sia lungo il viaggio. Così, dal punto di osservazione di un fotone in viaggio verso Andromeda, il viaggio non ha durata alcuna. In altre parole, per il fotone, Andromeda è proprio qui, in quanto non occorre alcun tempo per andare lì. E il fatto che il messaggio sia qui e lì contemporaneamente, rende il lì indistinguibile dal qui.

Questa affermazione vale per ogni coppia di luoghi nell'universo che possiamo prendere in considerazione.

In altre parole, l'universo non sembra avere intrinsecamente alcuna dimensione o alcun limite di tempo.

Per la nostra mente ordinaria, l'universo appare immenso più di quanto la nostra immaginazione possa comprendere, è antico aldilà di ogni calcolo. Ma per un essere illuminato, non ha senso tentare di qualificare (o quantificare) una Realtà oggettiva in quest'ottica.

Come afferma Huang Po, un grande maestro zen cinese, "È senza inizio, non nata, e indistruttibile. Non può essere compresa in termini di nuovo e vecchio. Non è né corta né lunga, né grande né piccola, in quanto trascende ogni limite, misura, nome, segno o confronto".

L'universo - visto dagli occhi di un risvegliato - non ha una dimensione o datazione inerente. Tutto è compreso nel qui e ora.

Tuttavia, all'interno di questo qui e ora, che non ha estensione o durata, noi sembriamo avere una dimensione e un tempo. In che modo, quindi, il tempo e lo spazio possono effettivamente manifestarsi?

Essi appaiono in quanto risultante della coscienza.

È solo nella nostra costruzione mentale dell'universo - la nostra visione concettuale di esso - che noi ci troviamo di fronte a qualcosa di così vasto e durevole. Tuttavia, nella nostra reale esperienza - i.e. ciò che realmente percepiamo, anziché ciò che concepiamo - quello che abbiamo sempre avuto è solo il qui e ora.

La nostra esperienza è sempre nel presente. Non possiamo letteralmente esistere nel passato e nel futuro - esistiamo solo nell'infinitesimo momento aldilà del tempo, che noi chiamiamo ora. In realtà possiamo solo ricordare il passato e immaginarci il futuro, ma entrambe queste attività necessariamente avvengono ora. E dove potrebbero mai verificarsi se non qui? Qui siamo in grado di concepire un lì, ma in realtà non siamo in grado di andare lì. Ovunque noi pensiamo di andare, in realtà non possiamo mai abbandonare il qui.

Ciò che sperimentiamo come estensione e durata - tempo e spazio - è il risultato del modo in cui la nostra mente opera. La coscienza li produce. In effetti, questo è ciò che la coscienza in realtà è. La coscienza è la divisione di ciò che altrimenti sarebbe sperimentato come il Tutto trascendente lo spazio e il tempo, in tempo e spazio - cioè nella distinzione tra il qui e il lì, tra il prima e l'ora.

Sono le diverse costruzioni mentali che manteniamo, e a cui teniamo, che appaiono come tempo e spazio, estensione e durata. Queste - e tutto il mondo materiale - deriva dalla coscienza, che scodella i concetti di tempo e di spazio dall'oceano che è aldilà del tempo e dello spazio.

Per la mente risvegliata, tuttavia, ciò che è Reale è il Tutto che comprende ogni cosa, aldilà dei limiti di estensione e di tempo. L'essere illuminato vede che questo Tutto non ha alcuna dimensione separata dalla Mente.

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Il Potere di Adesso , Eckhart Tolle Ti consiglio di leggerlo...

mercoledì 23 giugno 2010

ILLUMINAZIONE E RISVEGLIO DELLA COSCIENZA - La fine del "dramma" di vita di Eckhart Tolle

CONSIGLIATO:
Questo video è tratto da 'IL POTERE DI ADESSO' di Eckhart Tolle, il libro che per me, più di ogni altra lettura, ha rappresentato  un incredibile esperienza di vita! Ne consiglio la lettura a tutti, vi dico solo di fidarvi, credo sia il regalo più grande che possiate farvi. Ho letto molto tra Osho e altri maestri illuminati ma questo libro, forse per la sua chiarezza o forse per la sua magia mi ha dato barlumi di ESSERE che sicuramente coglierete pure voi.
Ho già consigliato il libro a due persone e adesso, con il solo passaparola,  lo stanno leggendo a quanto ne so, più di dieci amici e ne sono entusiasti. Leggetelo se potete...
Purtoppo il video non gli rende il giusto merito ma ho voluto proporlo ugualmente.
P.s. Spero di ricevere vostri commenti dopo che qualcuno di voi lo avrà letto.
Ciao!

 

lunedì 21 giugno 2010

ACCETTA ANCHE LA MENTE... Osho

CONSIGLIATO:


Accetta anche la mente e i suoi giochi in quanto parte della natura, non vi è nulla di innaturale; non potrebbe essere altrimenti: tutto ciò che accade può accadere solo perchè la natura lo permette. Certo, anche la mente ne è parte, e anche i giochi della mente sono parte della natura.
Decidendo che non dovrebbero esistere, vai contro natura. Decidendo di opporti alla mente, hai iniziato a scegliere; e quando scegli, subentra la repressione, perchè ciò che non hai scelto dovrà essere represso, dovrai negargli ogni possibilità di manifestarsi, dovrai accantonarlo così che non ti intralci continuamente. Ma comunque, se è parte della natura - e tutto ne è parte -, sarà inevitabile che insorga, reagirà per ripicca. Tornerà in gioco con maggior energia, si imporrà; si vendicherà. Non ti lascerà in pace.
La vera comprensione della natura è questa: tutto è naturale, inclusa la mente e i suoi giochi. In questo caso ci si rilassa, tutto va benissimo così com'è...lascia che la mente giochi: se un giorno va per conto suo, benissimo; anche questo è naturale. Questo è lasciarsi andare: non decidi nulla, non scegli, non hai preferenza. Questo è vivere senza pregiudizi, nè preconcetti a favore o contro; questo è semplice vivere, ragion per cui qualsiasi cosa accada accade. Accade la mente, e allora? Semplicemente la mente sta manifestandosi: non farne un problema. Se ne fai un problema, ne rimarrai intrappolato. Osserva semplicemente un fatto evidente: tutto è naturale. A quel punto non c'è più un luogo dove andare e nulla da fare. Sai che gli scacchi sono un gioco, ma comunque ti puoi divertire; sai che il cavallo, la torre, il re sono solo artifici, finzioni prive di sostanza...comunque giochi e ti diverti!
Dunque, sappi senza ombra di dubbio che la mente gioca un'infinità di giochi, ma non c'è nulla di cui preoccuparsi; lascia che sia così. Sii ampio e permetti a ogni cosa di esistere; perchè essere chiuso e limitato? Perchè negare qualcosa? Perchè distruggere qualcosa? E in quella totale capacità di accettazione sussiste la trasformazione: quella totale accettazione è trasformazione; si viene trasportati in un altro mondo in cui è impossibile l'esistenza di qualsiasi infelicità, non è possibile alcuna ansia perchè non viene accettato alcun problema, non viene creato alcun problema.
Vivi alcuni giorni senza problemi e ne vedrai la bellezza. Allora, sempre di più percepirai il canto della natura, e sempre di più l'esistenziale si avvicinerà a te. La mente non è necessariamente un ostacolo, lo diventa se ti ci attacchi, oppure se le sei antagonista. Lascia che esista, non essere a favore nè contro. Non sono afffari tuoi! Così come sugli alberi crescono le foglie, la mente genera pensieri. Come il traffico fa rumore, la mente fa rumore...ma va benissimo così! Non c'è nulla di male o di sbagliato.
Fonte: Osho

martedì 11 maggio 2010

ELIMINARE LE SEGHE MENTALI


 
Cosa è più stupido? mangiare,parlare,camminare e contemporaneamente pensare alle più assurde seghe mentali o vivere con quella spontaneità di quando si è bambini?
La mente, i pensieri vanno benissimo se sono utili, se sono strumenti per aiutarci nella vita, altrimenti non vanno bene.
La mente non deve dominarci, ripeto: è solo uno strumento.
Il 90 per cento dei nostri pensieri, e non lo dico io, sono inutili,classificabili come seghe mentali, tuttavia crediamo di non poterne fare a meno e soprattutto pensiamo che una volta risolti i nostri dilemmi mentali saremo felici per sempre... ma ne siamo davvero sicuri?
Non vi è già capitato nella vita di avere un pensiero che giudicavate irrisolvibile e che consideravate come il vostro ostacolo per la serenità? E vi è capitato che nel momento in cui lo avete superato,nel momento in cui non avevate più quel pensiero, ne avete percepito tutta la futilità? e soprattutto, ben presto, non sono apparsi altri pensieri?
Vi siete mai accorti che la mente sta sempre nel passato e nel futuro e MAI nel presente?
Se siete intensamente assorbiti da una situazione (qualunque essa sia) il pensiero scompare, ci siete solo voi con tutta la vostra energia e vitalità! E questo perchè? perchè la mente, i pensieri vi hanno abbondonato per un attimo e in quell'attimo voi avete vissuto totalmente.
Per cui, non credo si debba guardare con ammirazione chi si vanta di pensare 24 ore al giorno, perchè indubbiamente è il più grande segaiolo mentale che esista!
Ma come fare a usare la mente come uno strumento? come fare a non avere sempre gli stessi pensieri inutili?
La soluzione è così semplice che molti, io per primo, la consideravo una boiata assurda! Ma funziona....
La soluzione più semplice(almeno secondo me che non sono un illuminato!) è ESSERE CONSAPEVOLI DI OGNI COSA CHE SI FA, come ricorda anche la dottrina dello zen.
Cosa vuol dire essere consapevoli? vuol dire che mentre cammini  non hai bisogno di pensare a quella persona che ti sta sulle......... vuol dire che mentre mangi non hai bisogno di pensare che dopo un'ora hai una riunione importantissima, vuol dire quindi una cosa semplicissima: MENTRE MANGI MANGIA E MENTRE CAMMINI CAMMINA... ad es. mentre cammini senti il contatto con i piedi sull'asfalto, guarda gli alberi, le auto, ma fai attenzione: GUARDA E BASTA! (non pensare:ecco un albero!) ASCOLTA I RUMORI che ti stanno intorno e BASTA(non pensare: sto sentendo un clacson) 
All'inizio affioreranno mille pensieri ma tu non risolverli, non dar loro attenzione e ritorna costantemente a quello che fai: se ti lavi i denti non pensare alla tua ragazza(p.s. non vorrei aver fatto deprimere i singles!) ma lavati i denti,OSSERVA,ASCOLTA,lavati i denti e non pensare al tuo cane, non pensare neanche che non stai pensando! anche quello è un pensiero! 
Ma la mente è astuta e cercherà mille volte di distrarti.
La mente arriverà persino a farti pensare che se non pensi a quel problema la tua vita sarà peggiore! (ma anche quello è un pensiero non seguirlo e torna a quello che stai facendo qui e ora!!!)
All'inizio è difficile essere consapevole ma col tempo sarai sempre più PRESENTE in quello che fai e i pensieri diminuiranno di numero e di intensità!
Se ogni giorno, anche per pochissimo tempo, svilupperai la pratica della consapevolezza, ti accorgerai che, pian piano, riuscirai a gestire meglio qualunque pensiero, anzi... tu non devi fare proprio nulla! il pensiero cadrà da solo se non cercherai di risolverlo! col tempo andrà via da solo e in minor tempo rispetto al nostro folle,continuo e stressante tentativo di risolverlo.
Proprio il tentare di risolvere una inutile sega mentale non fa altro che rafforzarla! Siamo noi che le rafforziamo costantemente e neanche ce ne rendiamo conto, è paradossale!é l'inganno della mente: rafforza il problema nel tentativo di risolverlo!
All'inizio è molto difficile vedere affiorare il pensiero e tornare alle cose che fai ma col tempo ti verrà sempre più facile. In fondo tu finora hai sempre "fatto", hai sempre pensato, hai sempre provato a risolvere... prova invece a "NON FARE", a non risolvere le seghe mentali ma a essere PRESENTE nelle cose che fai e dovunque tu sia. Esci dalla testa!
E la cosa più bella è questa: la tua PRESENZA nella REALTA' (e non nei pensieri) aumenterà da sola, occorre soltanto che tu praticherai la consapevolezza, anche per poco tempo(ovviamente più lo fai meglio è, ma non c'è alcuna fretta, non pensare a una meta! anche quello è pensare! non pensare se pratico la consapevolezza diventerò Buddha! NOooo! E ricorda: NON PROVARE A RISOLVERE LE SEGHE MENTALI, perchè non c'è nulla da risolvere! I pensieri sono legati a impulsi neuronali quindi si attivano da soli, è lo stesso funzionamento della droga, e quindi più cerchi di risolverli più si rafforzano, rafforzi l'impulso neuronale. 
Se il pensiero da risolvere è di questo tipo:ad es come organizzo lo studio.. allora va bene... pensaci, risolvilo! Ma se il problema è: perchè penso ancora a quella ragazza che mi ha lasciato negli anni 80? allora quello è un pensiero inutile oltre che comico...
Inoltre, un' ultima precisazione: nel momento in cui praticherai la consapevolezza e quindi ripeto: quando mangi mangia, quando fai la doccia fatti la doccia ecc... potrebbe capitarti che, pensieri anche passati, affioreranno in te, ma tu continua a praticare la consapevolezza, NON RISOLVERLI con la mente: LA MENTE NON PUO' RISOLVERE UN PROBLEMA CREATO DALLA MENTE STESSA!
NON TI DICO DI SFORZARTI DI NON PENSARE!!! NO!!!! sarebbe sbagliato... ti dico di essere presente nelle cose che fai e quando affiora un pensiero non risolverlo, non soffermarti su di esso ma TORNA A ESSERE IN QUELLO CHE FAI!!! TORNA A LAVARTI I DENTI!!! 
Coma fare a sapere se la pratica funziona? semplice: quando sei veramente PRESENTE in quello che fai, ti senti FELICE, perchè sei nel QUI E ORA, l'unico luogo e l'unico tempo in cui i pensieri non esistono e in cui SENTI di essere vivo... così finalmente un giorno penserai: ma non è stupido che l'unico momento che esista è il PRESENTE e io invece sto sempre nel passato o nel futuro?( ma anche quello è un pensiero eheh... quindi riconoscilo come tale e torna a fare qualunque cosa tu stia facendo) 
Per cui non sentiamoci stupidi quando pratichiamo la consapevolezza, perchè l'essere consapevoli è il nostro stato naturale!!! Invece l'unica cosa stupida è pensare tutto il giorno in maniera convulsa!
Inoltre praticando la consapevolezza non diventate scemi! anzi... il cervello diventa molto più REATTIVO e ACUTO quando veramente serve, quando lo tirate in ballo come strumento!
Ho volutamente mantenuto un profilo banale e comico per ricordarmi che la VITA si onora con una risata!
 Alberto 

Di seguito riporto un brano di Buddha, un uomo che sicuramente non aveva seghe mentali...


brano tratto dalla "Vita di Siddharta il Buddha" di Thich Nhat Hanh:
"Bambini, dopo avere sbucciato un mandarino, potete mangiarlo con consapevolezza o distrattamente. Cosa significa mangiare un mandarino con consapevolezza? Mangiando un mandarino, sapete che lo state mangiando. Ne gustate pienamente la fragranza e la dolcezza. Sbucciando il mandarino, sapete che lo state sbucciando; staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, sapete che lo state staccando e portando alla bocca; gustando la fragranza e la dolcezza del mandarino, sapete che ne state gustando la fragranza e la dolcezza. Il mandarino che Nandabala mi ha offerto aveva nove spicchi. Li ho messi in bocca uno per uno in consapevolezza e ho sentito quanto sono splendidi e preziosi. Non ho dimenticato il mandarino, e così il mandarino è diventato qualcosa di molto reale. Se il mandarino è reale, anche chi lo mangia è reale. Ecco cosa significa mangiare un mandarino con consapevolezza.
Bambini, cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza? Mangiando un mandarino, non sapete che lo state mangiando. Non ne gustate la fragranza e la dolcezza. Sbucciando il mandarino, non sapete che lo state sbucciando; staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, non sapete che lo state staccando e portando alla bocca; gustando la fragranza e la dolcezza del mandarino, non sapete che ne state gustando la fragranza e la dolcezza. Così facendo, non potete apprezzarne la natura splendida e preziosa. Se non siete consapevoli di mangiarlo, il mandarino non è reale. Se il mandarino non è reale, neppure chi lo mangia è reale. Ecco cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza.
Bambini, mangiare il mandarino con presenza mentale significa essere davvero in contatto con ciò che mangiate. La vostra mente non rincorre i pensieri riguardo allo ieri o al domani, ma dimora totalmente nel momento presente. Il mandarino è totalmente presente. Vivere con presenza mentale e consapevolezza vuol dire vivere nel momento presente, con il corpo e la mente che dimorano nel qui e ora".


Se ti è piaciuto questo post ti consigliamo di leggere: The Zone:Oltre il veloUn libro giallo che, pur rimanendo tale, tratta indirettamente dell'esperienza nel qui e ora, in maniera - secondo noi - più appassionante di tanti altri testi specifici sul tema.

lunedì 26 aprile 2010

VIPASSANA -OSHO-

CONSIGLIATO:
Rilassati, respira… in silenzio e accettazione.

Siedi in silenzio; ascolta tutto ciò che accade intorno a te, e rilassati; accetta, rilassati... e, all’improvviso, sentirai sorgere in te un’energia immensa.

Quell’energia, come prima cosa, verrà percepita come un approfondirsi del respiro. Di solito, respiri molto superficialmente e, a volte, quando tenti di fare respiri profondi, se inizi a fare del pranayama, inizi a forzare qualcosa, fai uno sforzo: quello sforzo non è necessario. Accetta semplicemente la vita, rilassati, e all’improvviso, vedrai che il tuo respiro scende più in profondità di quanto non sia mai accaduto.

Il respiro è il ponte tra te e il Tutto. Limitati a osservare, non fare nulla. E quando dico ‘osserva’, non tentare di osservare, altrimenti tornerai a essere in tensione, e inizierai a concentrarti sul respiro. Rilassati semplicemente, resta rilassato, sciolto, e guarda... cos’altro puoi fare? Sei lì, senza nulla da fare, ogni cosa viene accettata, nulla viene negato, rifiutato, non esiste lotta, tensione, conflitto, e il respiro scende in profondità... cosa puoi fare?

Puoi semplicemente osservare. Ricorda: osserva semplicemente. Non sforzarti di osservare.

Questo è ciò che il Buddha ha chiamato Vipassana – l’osservazione del respiro, la consapevolezza del respiro… l’essere attenti all’energia vitale che scorre nel respiro. Non tentare di fare respiri profondi, non sforzarti di inspirare o espirare, non fare nulla. Rilassati semplicemente, e lascia che il respiro sia naturale - che espiri spontaneamente, e che inspiri di per sé - e molte cose si dischiuderanno davanti a te.

Innanzitutto, vedrai che si può respirare in due modi, perché il respiro è un ponte. Una parte è legata a te, l’altra è unita all’esistenza. Può essere quindi visto in due modi.

Lo puoi assumere come un atto volontario: se vuoi inalare profondamente, puoi farlo; se vuoi esalare profondamente, puoi farlo. D’altro canto, anche se tu non facessi nulla, il respiro continuerebbe. Senza che tu debba necessariamente fare qualcosa, esso persiste. È anche un’azione involontaria. Questa è la parte connessa all’esistenza in quanto tale.

Quindi: puoi pensare al respiro come a qualcosa che tu fai: sei tu che respiri; oppure, puoi pensare nel modo esattamente opposto: che ‘esso ti respira’. Questo secondo modo, va compreso, perché ti porterà a un profondo rilassamento. Non sei tu a respirare, è l’esistenza che ti respira: è un mutamento di gestalt, e accade da solo. Se continui a rilassarti, se accetti ogni cosa, se ti rilassi in te stesso, pian piano... all’improvviso, diventi consapevole che non sei tu a fare questi respiri, essi vengono e vanno da soli. E in modo assolutamente colmo di grazia, con un’intima dignità, con un ritmo squisito, la cui armonia è infinita... chi è ad agire? L’esistenza ti respira: essa entra in te, ed esce da te. Ad ogni istante ti rinnova, ad ogni istante torna a renderti vivo, torna a te, continuamente.

...ed è così che la meditazione dovrebbe crescere. È una cosa che puoi fare ovunque, anche nel mondo degli affari… se ascolti in silenzio, perfino sulla piazza del mercato percepirai in quel frastuono una particolare armonia: non sarà più una distrazione. Se sei in silenzio, potrai vedere molte cose, percepirai incredibili onde di energia, che si muovono tutt’intorno a te. Quando accetti, ovunque vai… percepirai il divino.

Tratto da: Osho, L’antico canto dei pini, Psiche Ed.

venerdì 23 aprile 2010

SCIENZA,COSCIENZA E DIO di Peter Russel

Per leggere l'articolo nella sua interezza è possibile visitare 
http://stazioneceleste.blogspot.com/2009/10/scienza-coscienza-e-dio.html
Un sé vacillante

Poiché la sensazione di essere un sé individuale e unico è tanto forte, continuiamo a cercarci un’identità fenomenica. Troviamo un senso d’identità nei nostri pensieri e ricordi, nel nostro corpo e nel nostro aspetto, in ciò che facciamo e in ciò che abbiamo realizzato. Ma un tale sé è perennemente alla mercé degli eventi. Perciò ci diamo tante arie, compriamo una quantità di oggetti di cui non abbiamo veramente bisogno e diciamo una quantità di cose che non intendiamo veramente dire, il tutto per puntellare questo senso di identità fittizio.

Quando questo sé si sente minacciato, tende a mettere in moto la paura. La paura è utilissima quando abbiamo a che fare con una minaccia che riguarda il nostro essere fisico. Non dureremmo a lungo senza di essa. Ma non è una risposta appropriata a una minaccia che riguarda un’identità psicologica artificiale. In questa forma la paura non aiuta, bensì danneggia la nostra sopravvivenza, e in vari modi.


La paura induce stress e di conseguenza porta a varie malattie fisiche, mentali ed emotive. Il timore che venga leso il nostro senso di identità ci porta a giudicare le persone con cui viviamo e con cui entriamo in contatto. Una mente giudicante tende a essere critica e aggressiva, non compassionevole e amorevole. La paura inoltre porta con sé l’ansia. Andiamo in ansia per ciò che abbiamo fatto in passato e per ciò che può accaderci in futuro. E mentre la nostra attenzione si fissa sul passato o sul futuro, essa non è nell’attimo presente.

La più triste e ironica conseguenza di ciò è che l’ansia ci impedisce di trovare proprio ciò che cerchiamo. Fondamentalmente, tutti vogliamo star bene. Naturalmente vogliamo evitare il dolore e la sofferenza e vogliamo sentirci in pace. Ma una mente ansiosa non conosce pace.

Gli altri animali, privi di linguaggio e di pensiero discorsivo, non hanno bisogno di rafforzare un illusorio senso di identità e perciò non conoscono queste paure. Probabilmente si sentono in pace molto più spesso di noi.

Trascendere il linguaggio
Sembra che la medaglia del linguaggio abbia anche un’altra faccia. Il linguaggio è impareggiabile per condividere conoscenza ed esperienza. Senza di esso la cultura umana non esisterebbe. E parlare interiormente a noi stessi può esser utilissimo quando abbiamo bisogno di concentrare l’attenzione su qualcosa, analizzare una situazione o fare dei piani. Ma altrimenti gran parte del nostro pensare è completamente inutile. Quando osservo l’attività della mia mente, trovo che di un novanta percento dei miei pensieri potrei fare a meno con vantaggio.

Se metà della mia attenzione è catturata dalla voce che parla nella mia testa, quella metà non è disponibile per notare altre cose. Non mi accorgo di quello che sta accadendo intorno a me. Non odo il canto degli uccelli, il fruscio del vento e lo scricchiolio degli alberi. Non noto le mie emozioni e le sensazioni nel mio corpo. In effetti, sono cosciente solo a metà.

Solo perché abbiamo il dono del pensiero discorsivo, non significa che dobbiamo tenerlo in funzione tutto il tempo. Questo fatto è sottolineato da molti insegnamenti spirituali. La maggior parte di questi insegnamenti comprende tecniche di meditazione o di preghiera atte ad acquietare il dialogo interno e a fermare la mente. Questo è il significato letterale del termine indiano samadhi: ‘una mente in quiete’.
Una mente tranquilla è più capace di essere nel presente ed è più in pace. È lo stato naturale della nostra mente, la nostra eredità evolutiva. È lo stato di grazia al quale vogliamo ritornare, lo stato di grazia da cui siamo caduti quando il linguaggio si è impadronito della nostra coscienza.

Inoltre, dicono i saggi, quando la mente è completamente immobile riconosciamo la nostra vera identità. Come ha detto la Chandogya Upanishad tremila anni fa: “ Ciò che è l’essenza di tutte le cose, Quello sei Tu.”

Una scienza della coscienza?
La scienza ha esplorato le profondità dello spazio, le profondità del tempo e le profondità della struttura della materia senza trovare né un luogo né la necessità di Dio. Ora che ha cominciato a occuparsi della coscienza, ha intrapreso un cammino che alla lunga la porterà a esplorare le ‘profondità della mente’. Questa esplorazione la costringerà forse ad aprirsi a Dio. Non all’idea di Dio che troviamo nelle religioni attuali - che si sono distorte e impoverite nella trasmissione da una generazione all’altra, da una cultura all’altra, da una lingua all’altra - ma al Dio di cui gli insegnamenti parlavano in origine, l’essenza del nostro sé, l’essenza della coscienza.


Questa possibilità è anatema per l’attuale super-paradigma scientifico. È un po’ come quando Galielo disse al Vaticano che la terra non era il centro dell’universo. Ma se c’è nella scienza una certezza, essa è che tutte le certezze cambiano col tempo. I modelli scientifici attuali sono, in quasi tutti i campi, radicalmente diversi da quelli di duecento anni fa. Chi sa come saranno i paradigmi del prossimo millennio?


Una scienza che includesse in sé le profondità della mente sarebbe veramente una scienza unificata. Essa capirebbe l’origine ultima di tutte le nostre paure inutili, capirebbe perché non viviamo la vita nella pienezza del suo potenziale, perché non siamo in pace interiormente. Una tale scienza contribuirebbe allo sviluppo di tecnologie interiori per acquietare la mente e trascendere le nostre paure. Ci aiuterebbe a diventare padroni anziché schiavi del nostro pensiero, in modo da convivere con questo accidente dell’evoluzione traendo profitto dai suoi benefici, ma senza permettergli di riempire la nostra mente al punto di farci perdere di vista altri aspetti della nostra realtà - ivi inclusa la nostra vera natura interiore. Non è forse questo un programma che vale la pena di realizzare?
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Peter Russell, che è una delle figure di punta dello Human Potential movement, è membro dell’Institute of Noetic Sciences, della World Business Academy, della Findhorn Foundation ed è membro onorario del Club di Budapest. Fra i suoi libri:Il risveglio della mente globale. Dalla società dell’informazione all’era della coscienza (Apogeo/Urra, 2000), From Science to God, Waking Up in Time e The Consciousness Revolution (con Stanislav Grof ed Ervin Laszlo). Ken Wilber lo ha definito ‘una delle più belle menti del nostro tempo’.
Il suo web site è www.peterussell.com
Questo articolo è apparso originalmente su “New Renaissance” magazine, (www.ru.org)


Traduzione di Shantena Sabbadini.


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