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lunedì 29 marzo 2010

Racconto Zen: Descrivi La Brocca Senza Nominarla


In questo mirabile racconto Zen, il Maestro mette alla prova i suoi discepoli, soltanto uno darà la risposta...
Fonte immagine:https://pixabay.com/it/brocche-ceramica-fragile-278630/

Il maestro Pai-chang voleva scegliere un monaco cui affidare l'incarico di aprire un nuovo monastero.

Convocò i suoi discepoli, pose una brocca sul pavimento e disse loro: "Sceglierò chi saprà descrivere questa brocca senza nominarla".

"È un vaso di forma rotondeggiante, con un manico e un becco" rispose il più colto dei suoi allievi.

"È un recipiente di colore grigio e serve per contenere acqua o altri liquidi" disse un altro.

"Non è uno zoccolo" intervenne un terzo più spiritosamente.

Gli altri monaci non dissero nulla, perché erano convinti di non poter escogitare definizioni migliori.

"Non c'è nessun altro?" domandò il maestro.

Allora si alzò Kuei-shan, che nel monastero era un semplice inserviente.

Egli prese la brocca in mano e la mostrò a tutti senza dire nulla.

Pai-chang dichiarò: "Kuei-shan sarà l'abate del nuovo monastero".
Fonte: http://blog.libero.it/zenstories/

Consiglio di lettura:

giovedì 25 marzo 2010

LA MEDITAZIONE VIPASSANA E' SEMPLICE?

La Meditazione Vipassana è basata sulla respirazione. Probabilmente è una delle tecniche di meditazione più semplice. 
Di seguito un interessante brano di Osho per approfondire...

Fonte immagine: https://pixabay.com/it/meditare-buddhismo-theravada-monaco-2105143/
CONSIGLIATO:
Pensavo che la meditazione fosse una cosa semplice. Ma vedendo le persone fare Vipassana, ho perso ogni speranza di diventare mai un buon meditatore. Per favore, dammi un piccolo incoraggiamento.

Osho:

La meditazione è semplice. Proprio perchè è semplice, sembra difficile. La tua mente è abituata ad avere a che fare con problemi difficili, e ha completamente dimenticato come rispondere alle cose semplici della vita. Più una cosa è semplice,
più sembra difficile alla mente, perchè la mente è molto efficiente nel risolvere cose difficili. E' stata addestrata a risolvere cose difficili, non sa come affrontare quelle facili. La meditazione è semplice, la tua mente è complicata. Non è un problema creato dalla meditazione. Il problema deriva dalla tua mente, non dalla meditazione.

La Vipassana è la più semplice meditazione del mondo. Con la Vipassana Buddha si è illuminato e con la Vipassana molte altre persone si sono illuminate, più che con ogni altro metodo. Vipassana è il metodo. Certo, esistono anche altri metodi, ma hanno aiutato solo poche persone. La Vipassana ne ha aiutate migliaia ed è veramente molto semplice; non è come lo yoga.

Lo yoga è difficile, arduo, complesso. Devi torturarti in molti modi: distorcere il tuo corpo, contorcere il tuo corpo, stare seduto in questo o quel modo, torturarti, stare sulla tua testa - esercizi su esercizi.... ma lo yoga sembra avere molto fascino sulle persone.

La Vipassana è così semplice che non la prendi affatto in considerazione.
In effetti, avvicinandosi alla Vipassana per la prima volta, uno dubita che possa essere chiamata meditazione. Che cos'è? -- nessun esercizio fisico, nessun esercizio di respirazione; un fenomeno molto semplice: semplicemente osservare il tuo
respiro che entra, che esce... finito, questo è il metodo; seduto in silenzio, osservi il tuo respiro che entra, che esce; senza perdere il suo percorso, questo è tutto. Non devi cambiare la tua respirazione - non è pranayama; non è un esercizio di respirazione, in cui devi fare profondi respiri, esalare, inalare, no. Lascia che la respirazione sia semplice, così com'è. Devi solo introdurle una nuova qualità: la consapevolezza.

Il respiro esce, osserva; il respiro entra, osserva. Diventerai consapevole: il respiro che tocca le tue narici in un certo punto, diventerai consapevole. Ti puoi concentrare lì: il respiro entra, senti il tocco del respiro sulle narici; poi esce, senti ancora il tocco. Rimani lì, sulla punta del naso. Non è che devi rimanere concentrato sulla punta del naso; devi solo rimanere attento, essere consapevole, osservare. Non è concentrazione. Non perderlo, solo continua a ricordartelo.
All'inizio lo perderai in continuazione; allora ritorna lì. Se per te è difficile - per alcune persone è difficile osservarlo lì - allora puoi osservare il respiro nella pancia. Quando il respiro entra, la pancia si solleva; quando il respiro esce, la pancia si abbassa. Continui a osservare la tua pancia. Se hai davvero la pancia, questo ti sarà d'aiuto.

Ci hai fatto caso? Se guardi le statue indiane di Buddha, queste statue non hanno la pancia - in effetti non hanno per niente pancia. Buddha sembra un atleta perfetto: spalle in fuori, pancia in dentro. Ma se guardi una statua giapponese di Buddha rimarrai sorpreso: non assomiglia per niente a un Buddha - una grande pancia, talmente grande, che non riesci nemmeno a vedere il petto, come se Buddha fosse incinto, tutto pancia. Il motivo per cui è successo questo cambiamento è che in
India, quando viveva Buddha, egli stesso osservava il respiro nel naso, quindi la pancia non era per niente importante. Ma quando la Vipassana si spostò dall'India in Tibet, in Cina, in Corea, in Birmania, in Giappone, lentamente le persone si
accorsero che è più facile osservare la pancia che non il naso. E allora le statue di Buddha incominciarono a essere diverse, con pance più grandi.

Puoi osservare la pancia o il naso, quello che ti sembra più giusto per te, o quello che ti sembra più facile. Che sia più facile è il punto. E solo osservando il respiro, succedono miracoli.

La meditazione non è difficile, è semplice. Proprio perchè è semplice ti sembra difficile. Ti piacerebbe fare molte cose, e non c'è niente da fare; questo è il problema. E' un grande problema, perchè ci è stato insegnato che dobbiamo fare molte cose.
Chiediamo che cosa dobbiamo fare, e meditazione significa uno stato di non-fare: non devi fare niente, devi fermare ogni fare. Devi essere in uno stato di totale inazione. Anche pensare è in un certo senso fare - lascia andare anche quello. Avere sensazioni è in un certo senso fare - lascia andare anche quello. Fare, pensare, avere sensazioni - se tutto viene lasciato cadere, tu semplicemente esisti. Questo è essere. Ed essere è meditazione. E' molto semplice.

Nel grembo di tua madre eri in questo spazio. In Vipassana entrerai di nuovo nello stesso spazio. E ti ricorderai, avrai un deja-vu. Quando entri in Vipassana profondo, resterai sorpreso: lo conosci, lo conoscevi già da prima. Lo riconoscerai immediatamente perchè per nove mesi nel grembo di tua madre sei stato in quello stesso spazio,di non fare, solo essere.

Mi chiedi: "Pensavo che la meditazione fosse una cosa semplice, ma vedendo le persone praticare la Vipassana sto perdendo ogni speranza di diventare un buon meditatore".

Non pensare mai alla meditazione in termini di successo

Perchè questo significa portare in essa la mente conquistatrice, la mente egoista. Allora la meditazione diventa un gioco del tuo ego. Non pensare in termini di successo o fallimento. Questi termini non sono applicabili al mondo della meditazione. Dimentica tutto ciò. Questi sono termini della mente; sono comparativi. E questo è il problema: probabilmente hai osservato gli altri aver avuto successo, aver raggiunto, essere in estasi, e ti sei sentito molto giù. Ti sarai sentito stupido, seduto a guardare il tuo respiro, a osservare il tuo respiro. Ti sarai sentito molto stupido e non è successo niente. Non succede niente perchè ti aspetti troppo che qualcosa succeda.

E all'inizio, ogni nuovo processo sembra difficile. Uno deve abituarsi al suo sapore.

Il marito di una signora era un ubriacone, e lei non aveva mai assaggiato l'alcool in tutta la sua vita.
"Ehi tu, ubriacone, dammi quella bottiglia. Voglio provare la cosa che ti ha reso il buono a nulla che sei".
Afferrando la bottiglia di whiskey a buon mercato, ne prese un grande sorso. "Aargh....glompf...breecch...fuy...brrrit...ptui!" ansimò "Questo è il liquido più schifoso che ho mai avuto la sfortuna di lasciar passare nelle mie labbra. E'
terribile!"
"Vedi?" risponde il vecchio marito. "E in tutti questi anni hai creduto che io mi stessi divertendo".

Aspetta solo un pochino, Paul. Solo un po' di pazienza. All'inizio tutto sembra difficile, anche la cosa più semplice. E non avere fretta.

Questo è uno dei problemi della mente occidentale - la fretta. Le persone vogliono tutto immediatamente. Pensano in termini di caffè istantaneo, meditazione istantanea, illuminazione istantanea.

Un cittadino ereditò una fattoria piena di mucche, ed essendo un furbacchione, decise di incrementare la sua mandria. Pertanto, importò tre tra i più bei tori della zona e li chiuse per la notte nella stalla con le mucche. La mattina seguente
chiamò il padrone dei tori per lamentarsi. L'allevatore si mise a ridere. "Che cosa ti aspettavi?" chiese "Pensavi di trovare dei vitelli il giorno dopo?" "Forse no," replicò il cittadino "Ma sicuramente mi aspettavo di vedere un po' di sorriso
sulle facce di queste mucche!"

No,neanche questo succederà presto. Sedendoti per un giorno in Vipassana, non ne uscirai sorridendo. Ne uscirai completamente stanco - stanco perchè ti è stato detto di non fare niente, stanco perchè non sei mai stato in una situazione così
stupida prima d'ora. Non fare niente? Tu sei uno che fa! Se avessi tagliato legna tutto il giorno, non saresti stato così stanco. Ma seduto in silenzio, senza fare nulla, solo osservando il tuo stupido respiro che entra e che esce.... molte volte sorge l'idea: "Che cosa sto facendo qui?" E il tempo sembrerà molto, molto lungo, perchè il tempo è relativo. Il tempo diventerà lunghissimo. Un giorno ti sembrerà come se fossero passati anni e anni - "E che cosa è successo? Oggi il sole
non tramonta? Quando finirà?"

Se hai fretta, se sei impaziente, non conoscerai mai il sapore della meditazione.

Il sapore della meditazione ha bisogno di tanta pazienza, infinita pazienza.

La meditazione è semplice, ma tu sei diventato così complicato, che rilassarti richiederà tempo. Non è la meditazione che richiede tempo - lascia che te lo ricordi ancora - è la tua mente complicata. Deve essere riportata al riposo, ad uno stato di
rilassamento. Questo richiede tempo.

E non pensare in termini di successo e fallimento. Divertiti! Non essere troppo orientato ad un fine. Divertiti nel puro silenzio osservando il respiro che entra e che esce, e presto avrai una bellezza, una nuova esperienza di bellezza e beatitudine. Presto vedrai che non occorre andare da nessuna parte per essere in beatitudine. Si può essere seduti in silenzio, da soli, ed essere in beatitudine. Non c'è bisogno d'altro, basta la pulsazione della vita. Se puoi
pulsare con lei, diventa una profonda danza interiore.

La meditazione è la danza della tua energia, e il respiro è la chiave.

Osho: The Guest, Capitolo 15


Fonte: http://www.lameditazionecomevia.it/oshomed.htm
CONSIGLIATO:

La Meditazione che Cos'è? - DVD Mediocre

ANTHONY DE MELLO "MESSAGGIO PER UN AQUILA CHE SI CREDE UN POLLO"

 CLICCA IL LINK SOTTOSTANTE per visualizzare il video
http://www.youtube.com/watch?v=wkMWN6rlvc4

VEDERE E NON FARE... ECKHART TOLLE

RISVEGLIO... ECKHART TOLLE

LA NATURA DELLA MENTE SECONDO OSHO

TRATTO DA:
Premessa personale al seguente brano di Osho: la mente può essere uno strumento utilissimo ma solo se rimane uno strumento e non ci si fa dominare da essa, come espone molto bene Tolle nel suo libro 'IL POTERE DI ADESSO'
Credo cmq che non bisogna attaccarsi alle parole di Osho nè a quelle di nessun altro maestro.

La natura della mente
Il problema, che sta alla base di tutti i problemi, è la mente stessa. Quindi, come prima cosa, è necessario sapere che cosa sia la mente; di che materiale sia fatta, se sia un’entità o solo un processo; se sia sostanziale o solo un’apparenza.

E, a meno che non si conosca la natura della mente, non riuscirete mai a risolvere nessun problema della vostra vita.

Potete sforzarvi, ma se cercate di risolvere problemi singoli, individuali, siete destinati a fallire: questo è assolutamente certo. Infatti, non esiste un solo problema individuale: la mente è il problema. Anche se risolvi questo o quel problema, non servirà a nulla, perché la radice rimane intoccata.

E’ proprio come potare i rami di un albero, sfrondarlo senza sradicarlo. Nuove foglie spunteranno, nuovi rami cresceranno, anche più di prima; la potatura aiuta l’albero a diventare più rigoglioso. A meno che tu non sappia come potarlo, il tuo sforzo non ha senso: è stupido. Distruggerai te stesso, non l’albero.

In quella lotta, sprecherai energia, tempo, vita, e l’albero diventerà sempre più forte, più fitto e più folto. Sarai sorpreso di ciò che accade: fai un lavoro durissimo, cercando di risolvere questo o quel problema, ma i problemi continueranno a crescere e ad aumentare. Anche se si risolve un problema, altri dieci prenderanno il suo posto.

Non cercare di risolvere i singoli problemi separatamente: non ne esistono; la mente in quanto tale è il problema.

Ma la mente è nascosta sottoterra; per questo dico che è la radice: non si vede. Quando ti trovi ad affrontare un problema, questo è alla luce del sole, puoi vederlo, e per questo t’inganna. Ricorda sempre che ciò che si vede non è mai la radice: la radice rimane sempre invisibile, è sempre nascosta. Non lottare mai con ciò che è manifesto, perché ti troverai a lottare con delle ombre. Può accadere che tu ti perda, ma non sarà possibile alcuna trasformazione della tua vita; gli stessi problemi continueranno ad affiorare.

Se osservi la tua vita, puoi capire ciò che intendo dire. Non sto parlando della mente su un piano teorico, ma della sua realtà pratica. Questo è il fatto: la mente dev’essere dissolta.

Le persone vengono da me e mi chiedono: "Come si può arrivare ad avere una mente serena?" E io rispondo: "Non esiste niente di simile. Mente serena? Non ne ho mai sentito parlare." La mente non è mai serena, la pace è non-mente. La mente di per sé, non può mai essere serena, silenziosa. Per sua stessa natura, la mente è in tensione, è in uno stato di confusione.

La mente non può mai essere limpida; non può avere chiarezza, perché per sua natura è confusione, annebbiamento. La chiarezza è possibile senza la mente; la pace è possibile senza la mente; il silenzio è possibile senza la mente. Quindi, non provare mai a raggiungere una mente silente.

Se ci provi, fin dall’inizio ti muovi in una dimensione impossibile.

Perciò, la prima cosa da fare, è comprendere la natura della mente; solo così è possibile fare qualcosa."

Se provi a osservare, vedrai che non ti imbatti mai in qualcosa di simile alla mente. Non è una cosa, è solo un processo; non è una cosa, assomiglia a una folla. Esistono pensieri individuali, ma si agitano così velocemente che è impossibile vedere gli intervalli tra l’uno e l’altro. Non riesci a vedere questi intervalli, perché non sei molto consapevole e all’erta: hai bisogno di un’intuizione più profonda. Nel momento in cui i tuoi occhi riescono a guardare più in profondità, all’improvviso individuerai un pensiero, poi un altro e un altro ancora, ma non ci sarà nessuna mente.

L’insieme dei pensieri -- milioni di pensieri -- ti danno l’illusione che la mente esista. E’ proprio come una folla: milioni di persone che si affollano; esiste qualcosa che possa essere definibile "folla"? Puoi dire che una folla esiste, al di là di un insieme di individui che sono raccolti in uno stesso luogo? Ma il loro stare insieme, il fatto che sono raccolti in gruppo, ti dà la sensazione che esista qualcosa che puoi definire "folla".

Solo gli individui esistono.

Questo è il primo passo nella comprensione della mente. Osserva e troverai i pensieri, ma non incontrerai la mente. E se questa osservazione diventa davvero una tua esperienza diretta -- non perché te lo dico io: in questo caso non ti sarà di molto aiuto -- se diviene la tua esperienza, se diventa un elemento della tua conoscenza, all’improvviso, molte cose inizieranno a cambiare. Poiché hai compreso un aspetto così profondo della mente, seguiranno molti cambiamenti.

Osserva la mente, e guarda dov’è, che cos’è. Scoprirai che i pensieri galleggiano, e che esistono spazi intermedi fra l’uno e l’altro. E se prolunghi la tua osservazione, ti accorgerai che gli intervalli sono più numerosi dei pensieri, perché ogni pensiero deve essere separato dall’altro; di fatto, ogni parola è separata dall’altra. E più vai a fondo, e più intervalli troverai, e sempre più ampi. Vedrai un pensiero che galleggia, poi uno spazio dove non c’è alcun pensiero; quindi verrà un altro pensiero, poi un altro spazio ancora.

Se sei inconsapevole, non puoi scorgere questi intervalli: salti da un pensiero all’altro, non vedi mai quell’intervallo. Se acquisti consapevolezza, vedrai spazi sempre più numerosi; se diventi del tutto consapevole, allora ti si riveleranno spazi immensi. E proprio in quegli spazi accade il "satori". In quegli spazi, la verità bussa alla tua porta. In quegli spazi, arriva l’ospite; in quegli spazi, si realizza dio, o in qualsiasi altro modo tu voglia chiamare questa esperienza. Quando poi la consapevolezza è assoluta, allora esiste solo un unico vasto intervallo di nulla. Accade proprio come con le nuvole: le nuvole si muovono, e possono essere così dense, da non permettere di vedere il cielo nascosto dietro di loro. Si è perduta l’azzurra vastità del cielo; sei completamente avvolto dalle nuvole. In questo caso continua a osservare: una nube si muove e un’altra non è ancora entrata nel tuo campo visivo e... all’improvviso, uno squarcio nell’azzurro del cielo infinito.

La stessa cosa accade dentro di te: tu sei l’azzurra vastità del cielo, e i pensieri sono come nubi che si librano sopra di te, ti riempiono. Ma gli intervalli esistono, il cielo esiste. Intuire per un attimo, che cosa sia il cielo, è satori; diventare il cielo è samadhi. L’intero percorso, che dal satori va al samadhi, è un tuffo nella comprensione della mente: nient’altro.

La mente non esiste come entità separata. Questa è la prima cosa: solo i pensieri esistono.

La seconda cosa: i pensieri esistono indipendentemente da te; non sono un tutt’uno con la tua natura, ma vanno e vengono, mentre tu continui a esistere, permani. Tu sei come il cielo: è sempre là, né viene, né va. Le nubi invece passano; sono un fenomeno di pochi attimi, non durano in eterno. Anche se cerchi di attaccarti a un pensiero, non puoi trattenerlo a lungo: deve andare, perché nasce e muore. I pensieri non sono tuoi, non ti appartengono. Sono visitatori, ospiti, ma non sono i padroni di casa.

Osserva profondamente, e a quel punto sarai davvero il padrone e i pensieri saranno gli ospiti. E finché rimangono tali sono belli, ma se ti dimentichi completamente di essere il padrone di casa, ed essi prendono il tuo posto, allora sarai nei pasticci. Ecco cos’è l’inferno: tu sei il padrone di casa, la casa ti appartiene, ma i padroni sono gli ospiti... ricevili, prenditene cura, ma non ti identificare con loro, altrimenti diventeranno i padroni.

La mente diventa il problema, perché i pensieri sono così profondamente radicati in te, che hai scordato completamente le distanze fra te e loro, ha scordato che sono solo dei visitatori che vanno e vengono.

Ricorda sempre colui che dimora in te: quella è la tua natura, il tuo Tao. Stai sempre attento a ciò che mai va e mai viene, proprio come il cielo. Cambia la "gestalt": non ti fissare sui visitatori; rimani radicato nella consapevolezza di essere il padrone: gli ospiti potranno andare e venire. Naturalmente, ci sono ospiti buoni e ospiti cattivi, ma non te ne devi preoccupare. Un buon padrone di casa dedica a tutti gli ospiti la stessa attenzione, senza fare alcuna distinzione. Un buon padrone, è un buon padrone: si presenta un cattivo pensiero e lui lo tratta esattamente come fa con quelli buoni. Non lo riguarda affatto che i pensieri siano buoni o cattivi. Infatti, distinguendo tra pensieri buoni e cattivi, che cosa fai? Ti avvicini ai pensieri buoni e respingi lontano da te quelli cattivi; e prima o poi ti identificherai con quelli buoni, ed essi diventeranno i padroni. Qualsiasi pensiero, quando diventa il capo, crea miseria, perché non è la verità. Il pensiero è un simulatore con cui tu ti identifichi, e quell’identificazione è una malattia.

Gurdjieff, era solito affermare la necessità di una sola cosa: non essere identificato con ciò che va e viene.

Il mattino, il giorno, la sera, vengono e poi se ne vanno; arriva la notte e poi ancora il mattino. Tu permani (non in quanto "tu", perché anche questo è un pensiero) in quanto pura consapevolezza; non il tuo nome, anche questo è un pensiero; non la tua forma, anch’essa è un pensiero; non il tuo corpo, perché un giorno ti accorgerai che anch’esso è un pensiero: solo pura consapevolezza, senza nome, senza forma. Solo la purezza, l’assenza di forma e di nome; solo il fenomeno reale dell’essere consapevole; solo questo permane.

Se ti identifichi, diventi la mente. Se ti identifichi, diventi il corpo. Se ti identifichi diventi il nome e la forma, e a questo punto il padrone si è perso e tu dimentichi l’eterno e ciò che è momentaneo acquista importanza e rilievo.

Ciò che è momentaneo è il mondo, l’eterno è divino.

Questa è la seconda intuizione a cui devi giungere: riconoscere che tu sei il padrone e i pensieri sono gli ospiti.

Se continui a osservare, presto arriverai al terzo punto: ti accorgerai, cioè, che i pensieri sono stranieri, intrusi, estranei. Nessun pensiero ti appartiene: entrano sempre dall’esterno; tu sei solo un passaggio. Un uccello entra in casa da una porta e vola via da un’altra. Proprio come un pensiero entra e esce da te.

Continui a credere che i pensieri siano tuoi; non solo, combatti per loro, dicendo: "Questo è il mio pensiero, è vero." Parli, discuti, dibatti, cerchi di mostrare che quello è il tuo pensiero.

No, nessun pensiero è tuo, nessun pensiero è originale, tutti sono presi a prestito, e non sono neanche di seconda mano, perché sono stati di milioni di persone prima di te...

Un pensiero è altrettanto esterno a te, quanto un oggetto.

Il famoso fisico, Eddington, ha affermato da qualche parte, che quanto più la scienza va in profondità nell’analisi della materia, tanto più fortemente emerge la consapevolezza che le cose siano pensieri... può essere, non sono un fisico, ma d’altro canto vorrei dirvi... Eddington può aver ragione nel dire che andando sempre più in profondità, cose e pensieri si assomigliano sempre di più. Se scendi profondamente in te, i pensieri saranno sempre più simili a cose.

In effetti, sono le due facce del medesimo fenomeno: una cosa è un pensiero, un pensiero è una cosa.

Che cosa intendo dire affermando che un pensiero è una cosa? Voglio dire, che puoi lanciare i pensieri come fai con le cose. Con un pensiero si può addirittura colpire qualcuno in testa, proprio come fai con un oggetto. Con un pensiero si può uccidere una persona, come se le lanciassi contro un pugnale. Si può offrire il proprio pensiero come un dono, oppure diffonderlo come una malattia. I pensieri sono cose, hanno forza, ma non ti appartengono. Arrivano, dimorano per un po’ dentro di te, poi ti lasciano. L’intero universo è colmo di pensieri, e di cose: queste rappresentano la tensione fisica dei pensieri e quelli la tensione mentale delle cose.

Questa è la terza intuizione rispetto ai pensieri: essi sono cose, che hanno forza, e che bisogna trattare con cautela.

Di solito si continua, inconsapevolmente, a pensare a qualsiasi cosa. E’ difficile trovare una persona che, con l’intenzione, non abbia commesso molti delitti; altrettanto difficile è trovare una persona che, con la mente, non abbia commesso ogni sorta di peccati e crimini: e poi queste cose accadono. E ricorda, puoi anche non uccidere, ma pensare continuamente di uccidere qualcuno, può creare la situazione per cui quella persona venga uccisa. Il tuo pensiero, può essere catturato da qualcuno, perché intorno a te esistono persone più deboli e i pensieri scorrono verso il basso, come l’acqua. Così, se pensi di continuo qualcosa, qualcuno che sia in una condizione di debolezza, può far suo il tuo pensiero e uccidere un uomo.

Per questo, chi ha raggiunto la conoscenza dell’intima essenza dell’uomo, afferma che ognuno di noi, e tutti in verità, siamo responsabili per ciò che accade sulla terra. La guerra del Vietnam non è solo responsabilità di Nixon: ogni essere pensante ne è responsabile. Esiste solo un individuo che può non addossarsi tale responsabilità: colui che è nello stato di non-mente. Per il resto, ognuno di noi è responsabile di tutto ciò che accade. Se la terra è un inferno, tu ne sei il creatore, tu ne partecipi.

Non continuare a buttare addosso agli altri la responsabilità, perché è anche tua, è un fenomeno che interessa l’intera collettività. Può essere che la malattia esploda in un luogo qualunque: l’esplosione può verificarsi a migliaia, milioni di chilometri lontano da te: questo non fa alcuna differenza, perché il pensiero è al di là dello spazio, non ne ha bisogno.

Questo è il motivo per cui viaggia velocissimo, neppure la luce si propaga alla stessa velocità, in quanto ha bisogno dello spazio per muoversi. Il pensiero viaggia ancor più veloce, in quanto non ha bisogno del tempo per muoversi, lo spazio per lui non esiste. Puoi essere qui, pensare a qualcosa, e questa stessa cosa accade in America. Come ti si può ritenere responsabile? Nessun tribunale può punirti, ma di fronte alla corte suprema dell’esistenza sarai condannato, anzi sei già stato condannato. Per questo sei così infelice.

La gente mi dice: "Non abbiamo mai fatto del male a nessuno, eppure siamo tanto infelici." Anche senza far niente, tu puoi pensare, e il pensiero è più sottile dell’azione. Ci si può difendere dall’azione, ma non dal pensiero. Tutti sono vulnerabili rispetto al pensiero.

Non pensare, è una necessità irrinunciabile per poter essere liberi dal peccato, liberi dal crimine, liberi da tutto ciò che ci circonda: questo significa essere un buddha.

Un buddha è un individuo che vive senza la mente, perciò non è responsabile. Per questo motivo, in Oriente, diciamo che un buddha non accumula mai "karma", né crea situazioni confuse e aggrovigliate che incideranno sul futuro. Egli vive, cammina, si muove, mangia, parla, fa un sacco di cose, per cui dovrebbe accumulare dei "karma", perché "karma" significa attività. Eppure, in Oriente diciamo che ciò non accade: anche se un buddha commette un omicidio, non si crea un "karma". Come mai? E perché tu, anche se non uccidi, accumuli comunque "karma"?

E’ semplice: tutto quello che un buddha fa, lo fa al di là della mente. E’ spontaneo, non si muove sul piano dell’agire, non ci pensa: accade. Non è colui che agisce, egli è un vuoto; non mette in azione la mente, non progetta qualcosa, ma se l’esistenza fa sì che qualcosa accada, egli lascia che ciò avvenga. Non c’è più in lui l’ego a opporre resistenza, non è più l’ego ad agire.

Essere vuoto ed essere un non-sé, significano questo: essere un semplice "non-essere", anatta, assenza del sé. In questo caso, niente si accumula; quindi, non sei responsabile di niente che accada intorno a te, per cui trascendi.

Ogni pensiero ha un qualche effetto concreto per te e per gli altri. Stai bene attento!

Se dico di stare bene attento, non intendo riferirmi all’avere pensieri positivi, no. Infatti, se hai pensieri positivi, ne avrai anche di negativi. Come può esistere il bene senza il male? Se pensi all’amore, scoprirai che proprio lì vicino, appena dietro l’amore, è nascosto l’odio. Come fai a pensare all’amore senza pensare anche all’odio? Puoi non pensarlo a livello cosciente; l’amore può risiedere negli spazi consci della mente, ma l’odio è nascosto nell’inconscio e si muovono insieme.

Ogni qualvolta pensi alla compassione, pensi alla crudeltà. Puoi forse pensare alla compassione, senza pensare alla crudeltà? Puoi pensare alla non violenza, senza pensare alla violenza? La stessa parola "non- violenza" contiene la violenza; è inclusa in quello stesso concetto. Puoi pensare al celibato, senza pensare al sesso? E’ impossibile: che valore avrebbe il celibato, senza l’idea del sesso? E se si fonda sull’idea di sesso, che razza di celibato è?

No, esiste una qualità dell’essere completamente diversa, che nasce dal non pensiero: non pensieri positivi o negativi, semplicemente uno stato di non pensiero. Limitati ad osservare, rimani consapevole, ma non pensare. E se qualche pensiero entra... ed entrerà sicuramente, perché i pensieri non sono tuoi, galleggiano nell’aria. Tutt’intorno esiste una noosfera, una sfera del pensiero che ti circonda completamente. Così come l’aria, il pensiero è tutt’intorno a te, e continua a entrare in te per conto suo: si ferma solo col crescere della tua consapevolezza. C’è qualcosa in lei: allorché diventi più consapevole, scompare semplicemente, si dissolve, perché la consapevolezza crea un’energia più forte del pensiero.

La consapevolezza è come il fuoco per il pensiero. Quando accendi una lampada in casa, l’oscurità non riesce più a entrare; la spegni, e da ogni parte il buio si diffonde: in meno di un attimo ti avvolge. L’oscurità, non entra in una casa con le luci accese; i pensieri sono come l’oscurità: entrano soltanto se all’interno non c’è luce. La consapevolezza è un fuoco: più diventi consapevole, meno pensieri entrano in te.

Se ti integri veramente nella tua consapevolezza, i pensieri non entrano in te: diventi come una cittadella inespugnabile, niente può penetrarvi. Ciò non significa essere chiusi, anzi, vuol dire essere incondizionatamente aperti, ma la stessa energia della consapevolezza diventa la tua roccaforte. E se i pensieri non possono entrare in te, ti gireranno intorno e se ne andranno. Li vedrai arrivare e, semplicemente, non appena ti arrivano vicini, prenderanno un’altra strada. A quel punto potrai andare ovunque, anche all’inferno: niente potrà sfiorarti più.

Questo è ciò che intendiamo per illuminazione.

Osho, Tratto da: "Tantra: La comprensione suprema"
Bompiani editore
FONTE: http://www.osho.com/main.cfm?Area=LibArchive&Sub1Menu=TalksInLanguages&Sub2Menu=TalksInLanguages&Language=Italian






Copyright © 2010 Osho International Foundation

martedì 23 marzo 2010

L'Uomo più Felice del Mondo: Matthieu Ricard

L’uomo più felice del mondo: così è chiamato Matthieu Ricard (ex-biologo dell’Istituto Pasteur e monaco buddhista) dai suoi colleghi scienziati che, studiandone il cervello, hanno constatato che 30 anni di meditazione hanno atrofizzato le aree preposte alla depressione rendendo molto più attive del normale quelle del benessere.

Fonte Immagine:https://pixabay.com/it/pensione-einstein-problema-1513946/
«Meditare -- spiega Ricard - è mirare a uno stato di lucidità, compassione e pace interiore immenso da cui affrontare le difficoltà; pensiero, parola e azione sono allora sempre adeguati, e perciò fonte di bene per sé e per gli altri, invece che di stress». Abbiamo ora la prova scientifica che il training meditativo può stabilizzarci nella felicità.



Fonte: tratto da http://www.lamentemente.com/2009/10/30/uomo-piu-felice-del-mondo-mente-meditazione-cervello-benessere-compassione-pace-pensiero-stress-felicita-saggezza-gioia-equilibrio/

Consiglio di lettura qui e ora:

Il Gusto di Essere Felici
Saggezza e benessere in ogni momento della vita

COME MEDITARE

CONSIGLIATO:

Meditare

di GUENDUNE RINPOCHE'

Meditare non vuol dire tentare di vedere colori o forme o cercare di modellare questa o quell'esperienza. Meditazione è sgombrare, liberare la mente da tutte le forme di appiglio, di attaccamento, di intenzionalità, di caratterizzazione delle cose. Non si tratta tanto di fare qualcosa, quanto di disfare i vincoli e i legami della mente. Abbandonando l'attaccamento alle cose, basato sulla convinzione che queste abbiano una realtà oggettiva, si mollerà la presa della mente nei confronti di queste cose e dell'intenzione che vi è connessa, in modo che l'apparenza si troverà ad essere libera da sola.
Spesso si crede che meditare significhi imporre uno stato di vuoto alla mente, uno stato senza pensiero nè movimento mentale: quest'idea è sbagliata, perché se la meditazione fosse uno stato senza pensiero, questo stesso tavolo starebbe meditando! La meditazione non ha niente a che fare con il fatto di creare un vuoto volontario nella mente: meditare non vuol dire bloccare il movimento dei pensieri, ma restare in uno stato in cui questi pensieri non fanno presa. Se non ci fossero pensieri o movimento concettuale nella mente, chi mediterebbe?
Meditare è semplicemente riconoscere ciò che ci lega alle apparenze, alle manifestazioni esteriori, e mollare la presa delle fissazioni mentali. Significa creare una distensione rispetto al condizionamento abituale, e lasciare che questa distensione faccia effetto: gli oggetti su cui la mente si fissa cadono da soli, i nodi si disfano da soli.
Meditare vuol dire disfarsi della corazza che ci siamo forgiati, dei vestiti superflui che indossiamo; allora, abbandoniamo a uno a uno gli abiti mentali, per restare nella nudità primordiale. In questa distensione si sperimenta lo stato naturale della mente come luce, come coscienza conoscente, come viva lucidità. Questa chiarezza della mente è definita come coscienza istantanea, immediata, uno stato esente da elaborazioni mentali o reificazione.
Semplicemente restiamo nel godimento di questo stato, lasciando la mente nella dimensione che le è propria, senza caratterizzare o giudicare nulla, senza neppure concepire la nozione di meditazione. Quando la mente riesce a mantenersi stabile in quello stato, sperimenta il proprio spazio, e tutti i fenomeni esteriori ed interiori vengono percepiti come vuoti. Questo stato non è limitato da nulla, è libero da ogni orientamento, privo di sostegno e in esso c'è la conoscenza fondamentale libera da punti di riferimento. E anche uno stato di felicità e di benessere libero da ogni impedimento concettuale. L'apparizione di queste qualità della mente è segno di successo della pacificazione mentale; lo sviluppo di questa meditazione, quando si rimane assorti in tale stato senza perderlo o alterarlo, è il conseguimento del samadhi.
È importante non giudicare la propria meditazione, non pensare che il tale stato sia «buono» e che quell'altro sia «cattivo»; che quando la mente è calma la nostra sia una «buona meditazione», mentre quando la mente è agitata la nostra sia una «cattiva meditazione». Quando, nel corso della meditazione, vengono idee del genere, si può dirigere la propria attenzione verso chi sta giudicando in questo modo, verso la coscienza che sta valutando la meditazione; con l'introspezione, questa coscienza scopre di essere priva di forma o di colore; l'osservatore è privo di qualsiasi specificità che potrebbe provare la sua esistenza. Come avevamo fatto per l'oggetto percepito, ritroviamo la dimensione vuota della mente percipiente, l'assenza di realtà del soggetto.
Dunque, quali che siano i fenomeni che sorgono nella mente si trattano cosi': non si tenta di prevenire il loro insorgere nè di farli cessare una volta che sono presenti; non vanno seguiti, ma apprezzati per quel che sono. Ogni volta che si riconosce l'essenza attraverso lo sguardo diretto, ritroviamo la dimensione della mente non ostruita, libera da ogni ostacolo.
Meditare cercando qualcosa di più all'esterno porta all'insoddisfazione. Ciò che si deve fare è esattamente il processo inverso: liberarci da ciò che ingombra la mente volgendoci all'interno, fino allo stato spontaneo in cui non sussiste nè ricerca nè sofferenza: la pienezza onnipresente.
La dimensione naturale della nostra mente è il Dharmakaya, che è spontaneo per natura. L'unico modo di incontrare la mente è armonizzarla con questa natura priva di cause e solo uno stato di distensione e di apertura può consentire a quest'essenza spontanea di sorgere da sé.

CONSIGLIO VIVAMENTE LA LETTURA DI: MEDITAZIONE SUL RESPIRO

lunedì 22 marzo 2010

CONSAPEVOLEZZA

CONSIGLIATISSIMO:
LA CONSAPEVOLEZZA, o “presenza mentale” (in inglese “mindfulness”, in francese “pleine conscience”), è l’energia che ci aiuta a riconoscere e accogliere “ciò che è”, ovvero ciò che esiste o avviene in noi e intorno a noi nel momento presente. Praticarla genera calma interiore, migliora la capacità di discernimento e consente di agire al meglio (piuttosto che reagire), nelle varie situazioni.

Riunendo corpo e mente attraverso la consapevolezza ci diamo la possibilità di rallentare il ritmo a volte frenetico della nostra vita, di riposare e di poter dunque entrare in contatto profondo con le meraviglie della vita che sono sempre disponibili in noi e intorno a noi nel momento presente: il canto degli uccelli, la luce della luna, la freschezza di un fiore, gli occhi di un bambino, i nostri stessi occhi e orecchi che ci permettono di vedere e sentire tutto questo.

Sviluppiamo anche la capacità di vedere i semi della sofferenza che giacciono nel profondo della nostra coscienza – rabbia, gelosia, avidità, illusione… – e della coscienza collettiva – fame, malattia, ingiustizia, oppressione… – primo passo per poterli comprendere e trasformare.

La pratica della consapevolezza ci conduce fuori dal circolo chiuso di emozioni e pensieri costantemente rivolti al passato (rimpianti, rimorsi, rancori…) o al futuro (sogni a occhi aperti, ansie, paure…) nei quali viviamo costantemente immersi senza neanche rendercene conto, e ci aiuta a radicarci nel presente, nel qui e ora, l’unico momento in cui la vita è realmente a nostra disposizione.

La pratica consiste da una parte in forme differenti di meditazione, dall’altra nel portare piena attenzione a ogni singolo atto della vita quotidiana. Questo allenamento a vivere in modo consapevole produce di per sé un effetto benefico di calma, di chiarezza e capacità di ascolto e comprensione, e la gratificazione che ne deriva costituisce a sua volta un incoraggiamento a proseguire nella pratica, che per dare frutti duraturi richiede di essere coltivata nel tempo.

In quanto fondata sull’esperienza personale e diretta, la pratica della consapevolezza non può essere appresa attraverso la semplice lettura di libri o la partecipazione a lezioni teoriche. Per riuscire a viverla in ogni aspetto della propria vita è di grande sostegno sperimentarla e approfondirla concretamente ADESSO.
 Tratto da: http://www.centrovitaconsapevole.org/menuV/CentroPerche/pratica.htm


 

Ci sono nella vita di tutti momenti in cui le cose riescono bene, senza sforzo.

Questo si verifica quando si è in armonia con l'universo. O per meglio dire quando si raggiunge un certo grado di armonia interiore.

La consapevolezza è il sorriso interiore che rende tutto facile.

Oggi c'è la tendenza a passare una grande parte della nostra vita in uno stato di leggera alienazione, fuori di noi stessi.

Per fare un esempio si può mangiare guardando la TV, ed arrivare in fondo al pasto senza aver memoria di cosa si è fatto.

In questo caso si è perduto irrimediabilmente un prezioso pezzo di vita.

A volte un gesto che ci sembra banale, come guardare fuori della finestra o toccare una stoffa ci può dare un grande piacere.

Avviene quando siamo consapevoli.

Fonte:www.lauraquinti.net/Principale/consapevolezza

domenica 21 marzo 2010

L'EGO: IL FALSO CENTRO (OSHO)

Racconto Zen: l'Ombrello ed il Momento Presente


Una breve storia zen sul significato della consapevolezza e sull'importanza del momento presente.

Gli studenti di filosofia Zen  stanno con i loro maestri almeno dieci anni prima di presumere  di poter insegnare a loro volta. Il maestro Nan-in ricevette la visita di Tenno, che dopo il consueto tirocinio era diventato insegnante.
 Era un giorno piovoso e perciò Tenno portava zoccoli di legno e aveva con  sè l’ombrello. Dopo averlo salutato, Nan-in gli disse:”Immagino che tu abbia lasciato gli  zoccoli nell’anticamera. Vorrei sapere se hai messo l’ombrello alla destra o alla sinistra degli zoccoli”.
 Tenno si concentrò, ma non seppe rispndere subito. Si rese conto che non sapeva portare con sè il suo zen in ogni istante. Diventò allievo di Nan-in e studiò ancora per sei mesi per perfezionare il suo zen in ogni istante.”(101 Storie Zen,  Adelphi)
Questa breve storia consente di capire chiaramente il significato  della consapevolezza.  Possiamo quindi, identificarla  con il sapere che cosa accade ogni istante e  nei minimi particolari, a noi e a tutto ciò che ci circonda.
Tratto dal web.

Consiglio di lettura zen:


FRANCO BATTIATO E LA MEDITAZIONE

sabato 20 marzo 2010

FRANCO BATTIATO E LA SPIRITUALITA'

GIOVANNI(DI ALDO,GIOVANNI E GIACOMO) PRATICA LA MEDITAZIONE

L'AMORE SECONDO OSHO

L'amore è fine a se stesso, e nell'amore non c'è più ego. Quando siete senza ego, c'è amore. Allora potete dare senza chiedere in cambio niente. date perché dare è bellissimo, dividete perché dividere è stupendo ...

Bhagwan Shre Rajneesh, Il seme della ribellione, Vol. I, p. 91, Re Nudo Ed. 1979

Racconto Zen: Partita a Scacchi

Un giovane si presentò ad un maestro zen e gli dichiarò: "Vorrei raggiungere la liberazione dalla sofferenza promessa dal Buddha. Ma non sono capace di lunghi sforzi e non sono in grado di meditare. Esiste una via che posso seguire?"
"Che cosa sai fare?" gli domandò il maestro. "Niente."
"Ma c'è qualcosa che ti piace fare?"
"Giocare a scacchi."
Il maestro fece portare una scacchiera e una spada. Poi chiamò un giovane monaco e disse: "Chi di voi due vincerà questa partita a scacchi raggiungerà la liberazione. Chi perderà sarà ucciso con questa spada. Accettate?
I due giovani acconsentirono e incominciarono a giocare. Sapendo che era una questione di vita o di morte, si concentrarono come non avevano mai fatto. A un certo punto il primo giovane si trovò in vantaggio e pensò che la vittoria era sicura. Guardò il suo avversario e si accorse che il maestro aveva sollevato la spada sulla sua testa. Allora ne ebbe compassione e compì un errore deliberato. Ora era lui che stava per perdere. Vide che il maestro aveva spostato la spada sulla sua testa... e chiuse gli occhi.
La spada si abbatté sulla scacchiera. "Non c'è né vincitore nè vinto" proclamò il maestro "e quindi non taglierò la testa a nessuno".
Poi aggiunse rivolto al primo giovane: "Due sole cose sono necessarie: la concentrazione e la compassione. E tu le hai sperimentate entrambe. Questa è la via che cerchi".

Consiglio di lettura:


giovedì 18 marzo 2010

AFORISMI DI OSHO




Metti radici nella terra, così potrai ergerti alto nel cielo, metti radici nel mondo visibile, così da poter raggiungere l'invisibile.
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La verità non è una cosa che si trova all'esterno... E' dentro di te. La verità non è oggettiva, quindi non può essere collettiva. ...la verità è soggettiva, è il tuo nucleo più profondo.
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Sii cosciente! Qualunque cosa fai, falla coscientemente. E insisto: qualunque cosa fai! Non vi dico che dovete fare certe cose e non altre, no. Basta che tu sia consapevole di tutto quello che fai e, un po' alla volta, ogni tua azione ti renderà sempre più asciutto. Imparerai ad essere distaccato, perché il distacco è una conseguenza della consapevolezza.
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Se l'esistenza è una sola, e se l'esistenza si prende cura degli alberi, degli animali, delle montagne, degli oceani; dal più minuscolo filo d'erba fino alla stella più grande e allora si prenderà cura anche di te.Perché essere possessivi? La possessività dimostra solo una cosa, che non ti fidi dell'esistenza. Vuoi organizzare per te una forma distinta di sicurezza, di garanzia; non ti fidi dell'esistenza. Non c'è bisogno di possedere perché il tutto ti appartiene già.
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Se ti radichi bene nel corpo, il tempo della celebrazione e della festa, non è lontano.Appena senti che la serietà, e la sua amica rigidità, vengono a trovarti, parti al galoppo come un cavallo pazzo.Essere fluidi significa essere vivi. La rigidità appartiene alla morte. Abbi cura di stare dalla parte giusta... <<<>>> La consapevolezza non può esistere nel dualismo e la mente non può esistere senza il dualismo.
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La felicità è un affiorare interiore; è un risveglio delle tue energie; è un risveglio della tua anima.
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Il problema autentico è risvegliare nell'individuo quel tanto di consapevolezza capace di generare in lui il desiderio di divenire libero, intelligente, autorealizzato e pienamente consapevole. <<<>>> La meditazione è l'unico tempio in cui, quando entri, sei davvero all'interno di un tempio. <<<>>> La povertà viene considerata qualcosa di spirituale. Una vera sciocchezza. La povertà non è spirituale, è brutta. E' una ferita che bisogna curare.
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Un aspetto essenziale della meditazione è quello di guardare il lato buono delle cose, il lato buono delle persone, il lato buono degli avvenimenti, in questo modo sei circondato da tutto ciò che è buono. La tua crescita, circondato da tutte queste belle cose, è più facile.
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Ricorda: osserva semplicemente. Non sforzarti di osservare. Questo è ciò che il Buddha ha chiamato Vipassana - l'osservazione del respiro, la consapevolezza del respiro ... l'essere attenti all'energia vitale che score nel respiro. Non tentare di fare respiri profondi, non sforzarti di inspirare o espirare, non fare nulla. Rilassati semplicemente, e lascia che il respiro sia naturale - che espiri spontaneamente, e che inspiri di per sé - e molte cose si dischiuderanno davanti a te.
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Il credo è d'impedimento alla conoscenza; non aiuta. Ed è a causa del credo che l'uomo è diviso. Non è stato d'aiuto alla crescita spirituale; è stato una delle barriere più grandi. Il credo vi suddivide in cristiani, hindu e mussulmani. Il credo divide la terra, genera guerre.
<<<>>>
Quando sei nel presente senza pensare, per la prima volta sei spirituale. Una nuova dimensione si schiude, e quella dimensione è la consapevolezza.
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La meditazione funziona perché ci porta oltre la mente, in un posto di quiete, silenzio e pace. ... Perché la meditazione è semplicemente uno stato di consapevolezza rilassata.
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L'amore è fine a se stesso, e nell'amore non c'è più ego. Quando siete senza ego, c'è amore. Allora potete dare senza chiedere in cambio niente. Date perché dare è bellissimo, dividete perché dividere è stupendo ...
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Ti sorprenderà sapere che tutto ciò che vedi è stato inventato da persone giocose, non dalle persone serie. Le persone serie sono troppo orientate verso il passato, continuano a ripetere il passato, perché sanno che funziona. Non sono mai inventive.

Fonte: tratto interamente da http://ilvintes1958.blogspot.com/2009/04/aforismi-di-osho.html

CONSIGLIO DI LETTURA:

ConsapevolezzaDa non perdere

LA MEDITAZIONE MODIFICA IL CERVELLO

STUDIO CANADESE

Lo zen «modifica» il cervello
e fa sopportare il dolore

La meditazione, producendo un ispessimento della corteccia cerebrale, aiuta a non sentire il dolore

STUDIO CANADESE
Lo zen «modifica» il cervello
e fa sopportare il dolore
La meditazione, producendo un ispessimento della corteccia cerebrale, aiuta a non sentire il dolore

(Contrasto)
(Contrasto)
MILANO - La meditazione zen cambia la struttura della corteccia cerebrale, al punto da rendere chi la pratica meno sensibile al dolore. È il risultato di unostudio pubblicato su Emotion, una delle riviste dell’American Psychological Association. A condurre gli esperimenti, un gruppo di ricercatori dell’Università di Montreal guidato dal dottorando Joshua A. Grant. Il team ha valutato la sensibilità al dolore causato da una sorgente di calore in 17 cultori dell’antica pratica orientale e 18 persone che non l’avevano mai praticata. Il passo successivo è stata l’analisi della struttura del cervello dei due gruppi con la risonanza magnetica. Oltre a una maggiore capacità di sopportazione in quanti praticavano la meditazione, «abbiamo scoperto una relazione tra lo spessore di alcune aree della corteccia cerebrale e la sensibilità al dolore. Chi si dedicava a questa pratica, in particolare, aveva un maggiore spessore nella corteccia cingolata anteriore dorsale e nella corteccia somatosensoriale secondaria», ha illustrato Grant, che già in un precedente studio aveva analizzato la capacità di sopportare il dolore di adepti zen con più di mille ore di pratica. Era emerso che, mediamente, tolleravano una temperatura di 53 gradi Celsius sulla pelle, con una riduzione della sensibilità del 18 per cento rispetto alla popolazione generale.
IL DOLORE «MODIFICA» IL CERVELLO -I ricercatori si dicono per nulla stupiti della scoperta. «Le posture spesso dolorose associate con la meditazione - ha commentato il dottorando canadese - possono produrre a lungo andare un ispessimento della corteccia e ciò potrebbe ridurre la sensibilità al dolore». La meditazione, infatti, a dispetto delle apparenze, comporta un intenso sforzo di sopportazione per mantenere per lunghi periodi di tempo la postura corretta. Ciò a lungo andare potrebbe indurre una sorta di adattamento del cervello. Né è l’unico caso in cui una condizione dolorosa si associa a cambiamenti strutturali della corteccia cerebrale: da tempo i ricercatori hanno per esempio osservato cambiamenti nel suo spessore nelle persone affette da emicrania. Ma non è questa l’unica ragione per cui chi medita sente meno il dolore. La meditazione comporta infatti un rallentamento della respirazione: 12 respiri al minuto - è stato osservato dai ricercatori - rispetto ai 15 degli altri. «Ridurre la frequenza del respiro - ha dichiarato Grant - inducendo un rilassamento del corpo produce indubbiamente una riduzione del dolore».
Fonte: http://www.corriere.it/salute/reumatologia/10_marzo_16/zen-modifica-cervello-dolore_56bf994a-3117-11df-bc31-00144f02aabe.shtml

Racconto Zen: Il Maestro e il Professore

https://pixabay.com/it/versando-il-t%C3%A8-t%C3%A8-t%C3%A8-zen-bevande-1911643/
Nan-in, Maestro giapponese dell'era Meiji, ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen.
Nan-in servì il te. Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare.
Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a contenersi.
"E' ricolma. Non ce n'entra più!".
"Come questa tazza" disse Nan-in "tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture. 
Come posso spiegarti lo zen, se prima non vuoti la tua tazza ?".

CONSIGLIATO:

Zen
Autori Vari

mercoledì 17 marzo 2010

CHI VUOL VIVERE PER SEMPRE?

Who Wants To Live Forever

Artista: Queen
Titolo: Who Wants To Live Forever
Titolo Tradotto: Chi Vuol Vivere Per Sempre

Non c’è tempo per noi, Non c’è spazio per noi
Cos’è che costruisce i nostri sogni, eppure ora scorre via
Chi vuol vivere per sempre, Chi vuol vivere per sempre?

Non abbiamo scelta, Il nostro destino è già stato deciso
Questo mondo ha un solo dolce momento messo da parte per noi
Chi vuol vivere per sempre, Chi vuol vivere per sempre?
Chi desidera amare per sempre?…Quando l’amore deve morire

Ma tocca le mie lacrime con le tue labbra, Tocca il mio mondo con la punta delle tue dita
E potremo avere per sempre, E potremo amare per sempre
L’ eternità è il nostro presente

Chi vuol vivere per sempre, Chi vuol vivere per sempre?
L’ eternità è il nostro presente…Ma chi aspetta in eterno? 




There's no time for us
There's no place for us
What is this thing that builds our dreams, yet slips away from us

Who wants to live forever
Who wants to live forever . . . . . ?
Oh ooo oh
There's no chance for us
It's all decided for us
This world has only one sweet moment set aside for us

Who wants to live forever
Who wants to live forever
Ooh
Who dares to love forever
Oh oo woh, when love must die

But touch my tears with your lips
Touch my world with your fingertips
And we can have forever
And we can love forever
Forever is our today

Who wants to live forever
Who wants to live forever
Forever is our today
Who waits forever anyway?

martedì 16 marzo 2010

IL GABBIANO JONATHAN LIVINGSTONE

MEDITAZIONE SUL RESPIRO

Meditazione sul respiro
Una delle pratiche più semplici è la meditazione sul respiro. Questa pratica alimenta sia la concentrazione che la consapevolezza. Benché fosse il metodo che secondo la leggenda condusse il Buddha all'illuminazione, ha anche trovato un uso più mondano nella psicoterapia e nella medicina comportamentale come tecnica per rilassarsi profondamente.

Fonte Immagine:
https://pixabay.com/it/buddhismo-theravada-monaco-meditando-2171647/
Per cominciare, portate la vostra consapevolezza sul vostro respiro, notando ogni inalazione ed esalazione. Potete osservare il respiro sia sentendo le sensazioni alle narici sia notando l'alzarsi e l'abbassarsi del vostro ventre mentre respirate.
Cercate di essere consapevoli di ogni respiro per la sua intera durata: l'intera inspirazione, l'intera espirazione. Non cercate di controllare il respiro - osservatelo soltanto. Se il vostro respiro diviene più leggero, lasciatelo essere leggero. Se diviene più veloce o più lento, assecondatelo. Il respiro si regola da sé. Mentre meditate, il vostro lavoro è semplicemente di esserne consci.
Ogni volta che notate che la vostra mente si è distratta, riportatela gentilmente sul vostro respiro. Durante la meditazione, il vostro patto con voi stessi è che ogni altra cosa al di là del vostro respiro - pensieri, progetti, ricordi, suoni, sensazioni - è distrazione.

Fonte: Daniel Goleman                         Libri di Daniel Goleman:
Altre parole (ma sono solo parole) su COME MEDITARE
Questa trattazione non vuole rappresentare una rigida regola ma tutt'altro.. rappresenta solo un "segnale stradale" ma la strada è possibile trovarla da sè e imboccando strade diverse. Per cui non attaccatevi alle parole che seguono...

Meditazione Facile come l'ABC - DVD“Meditazione”, è un termine che nel mondo occidentale viene spesso erroneamente usato per indicare una non ben definita sorta di estasi mistica. Benché queste esperienze mistiche, ad alti livelli di pratica siano possibili, in realtà con “meditazione” si vuole intendere più genericamente tutta una serie di pratiche contemplative che mirano a sviluppare una maggiore concentrazione e consapevolezza di se stessi.
Nel Buddhismo Tibetano ad esempio, al contrario di quanto certa fantasia popolare potrebbe immaginare, la meditazione non ha nulla a che fare con cose come il “levitare”, ma bensì la parola tibetana corrispondente a meditazione è “Gom”, il cui significato è semplicemente quello di “Abituarsi” o “Familiarizzarsi”. Dunque, nessuna acquisizione di poteri miracolosi, ma esercizi che hanno la finalità di sviluppare in noi l’abitudine, la consuetudine e se vogliamo anche un  “sano vizio” nei confronti di un certo tipo di comportamento e di visione del mondo.


Scopi Ordinari:

Al di là degli scopi prettamente spirituali, va in ogni caso sottolineato il grande beneficio che tali pratiche possono portare anche nella vita quotidiana.
E’ innegabile infatti che questa società dei consumi, colma dei più diversi stimoli sensoriali e caratterizzata da un sistema economico che favorisce la competitività fra le persone, è la causa principale di disturbi mentali quali stress, nervosismo, ansia, e nevrosi.
Purtroppo, l’uomo moderno sollecitato quotidianamente da mille pensieri trova assai difficile mantenere a lungo quella concentrazione mentale che gli permette di rimanere calmo, vigile e presente in tutto ciò che fa.
La meditazione in questi casi si rivela un metodo assai efficace,che permette di ritrovare quella calma mentale e quella serenità che migliorano di gran lunga la qualità della vita. Inoltre dal punto di vista del “Comportamento Etico”, un buon livello di concentrazione permette alla persona di non farsi condizionare troppo dalle proprie emozioni disturbanti, causa di grandi problemi per lui e per gli altri.

LA POSTURA:
Premessa

La postura del corpo può favorire una regolare circolazione delle energie sottili in tutto il nostro aggregato psicofisico, facilitando in tal modo il rilassamento e la concentrazione. In particolare nel Buddhismo, ma anche in altre discipline quali lo Yoga, viene utilizzata la posizione del Loto Completo” o del “Semiloto”
In alternativa, per coloro che hanno problemi alle gambe, anche la posizione seduta su una sedia può andare bene. Oppure ci si può coricare... a patto che non ci si addormenti!!! Meditare non equivale a dormire...


Preliminari:a) Scegliere un luogo  silenzioso e confortevole

 b) Indossare indumenti comodi e larghi che non stringano soprattutto a livello del bacino.



Posizione seduta su di una sedia :

Sedersi su una sedia cercando di non appoggiarsi allo schienale e mantenendo la schiena diritta. Le gambe devono restare parallele, ne troppo vicine ne troppo lontane. Le mani possono anche essere appoggiate sulle gambe.


Pratica sul Respiro:


1)    Una volta assunta la postura, correggere eventuali errori con movimenti lenti ed armoniosi.


2)    Predisporsi mentalmente a praticare la meditazione in modo serio. Assumere mentalmente un atteggiamento dignitoso e disciplinato.

3)    Rilassarsi completamente cercando di prendere in rassegna tutte le parti del corpo per vedere se ci sono eventuali tensioni muscolari e quindi scioglierle.

4)    Una volta conseguito un certo rilassamento, concentrarsi sul proprio respiro puntando l'attenzione a) sul petto che si alza e si abbassa, oppure b) sulla l'aria che entra ed esce dalle narici. Non controllare assolutamente il respiro ma lasciarlo naturale.

6)    Cercare di non giudicare i pensieri e le sensazioni che inevitabilmente sorgono.Non bisogna in alcun modo reprimere con la forza tali pensieri, ma chiaramente nemmeno seguirli con l’attenzione. Cercare una via di mezzo.

7)    Mantenere un atteggiamento che semplicemente “osserva” i pensieri senza alcun attaccamento o avversione, per poi lasciarli andare.

8)    Ritornare continuamente sul respiro.

9)    Sia che la meditazione stia procedendo bene oppure male, evitare in ogni caso di giudicare se stessi come dei validi o scadenti “meditatori”.

10)           Non avere alcuna aspettativa dalla meditazione.

11)           Non pensare di voler ottenere, ne eliminare qualcosa di se stessi.

12)           Se sorgono brevi istanti di pace profonda, non attaccarsi ad essi sperando che durino a lungo, ma ritornare costantemente al respiro.

13)           Rimanere nel “ Qui ed Ora”, cioè presenti nel momento in cui si vive e nel luogo nel quale ci si trova.

Liberamente tratto,interpretato e riadattato sulla base della fonte: http://web.tiscali.it/deualing/meditazione.htm

Ecco invece cosa dice OSHO sulla meditazione vipassana... semplicità...

LA MEDITAZIONE VIPASSANA E' SEMPLICE?

Domanda:
 
Pensavo che la meditazione fosse una cosa semplice. Ma vedendo le persone fare Vipassana, ho perso ogni speranza di diventare mai un buon meditatore. Per favore, dammi un piccolo incoraggiamento.

Osho:

La meditazione è semplice. Proprio perchè è semplice, sembra difficile. La tua mente è abituata ad avere a che fare con problemi difficili, e ha completamente dimenticato come rispondere alle cose semplici della vita. Più una cosa è semplice,
più sembra difficile alla mente, perchè la mente è molto efficiente nel risolvere cose difficili. E' stata addestrata a risolvere cose difficili, non sa come affrontare quelle facili. La meditazione è semplice, la tua mente è complicata. Non è un problema creato dalla meditazione. Il problema deriva dalla tua mente, non dalla meditazione.

La Vipassana è la più semplice meditazione del mondo. Con la Vipassana Buddha si è illuminato e con la Vipassana molte altre persone si sono illuminate, più che con ogni altro metodo. Vipassana è il metodo. Certo, esistono anche altri metodi, ma hanno aiutato solo poche persone. La Vipassana ne ha aiutate migliaia ed è veramente molto semplice; non è come lo yoga.

Lo yoga è difficile, arduo, complesso. Devi torturarti in molti modi: distorcere il tuo corpo, contorcere il tuo corpo, stare seduto in questo o quel modo, torturarti, stare sulla tua testa - esercizi su esercizi.... ma lo yoga sembra avere molto fascino sulle persone.

La Vipassana è così semplice che non la prendi affatto in considerazione.
In effetti, avvicinandosi alla Vipassana per la prima volta, uno dubita che possa essere chiamata meditazione. Che cos'è? -- nessun esercizio fisico, nessun esercizio di respirazione; un fenomeno molto semplice: semplicemente osservare il tuo
respiro che entra, che esce... finito, questo è il metodo; seduto in silenzio, osservi il tuo respiro che entra, che esce; senza perdere il suo percorso, questo è tutto. Non devi cambiare la tua respirazione - non è pranayama; non è un esercizio di respirazione, in cui devi fare profondi respiri, esalare, inalare, no. Lascia che la respirazione sia semplice, così com'è. Devi solo introdurle una nuova qualità: la consapevolezza.

Il respiro esce, osserva; il respiro entra, osserva. Diventerai consapevole: il respiro che tocca le tue narici in un certo punto, diventerai consapevole. Ti puoi concentrare lì: il respiro entra, senti il tocco del respiro sulle narici; poi esce, senti ancora il tocco. Rimani lì, sulla punta del naso. Non è che devi rimanere concentrato sulla punta del naso; devi solo rimanere attento, essere consapevole, osservare. Non è concentrazione. Non perderlo, solo continua a ricordartelo.
All'inizio lo perderai in continuazione; allora ritorna lì. Se per te è difficile - per alcune persone è difficile osservarlo lì - allora puoi osservare il respiro nella pancia. Quando il respiro entra, la pancia si solleva; quando il respiro esce, la pancia si abbassa. Continui a osservare la tua pancia. Se hai davvero la pancia, questo ti sarà d'aiuto.

Ci hai fatto caso? Se guardi le statue indiane di Buddha, queste statue non hanno la pancia - in effetti non hanno per niente pancia. Buddha sembra un atleta perfetto: spalle in fuori, pancia in dentro. Ma se guardi una statua giapponese di Buddha rimarrai sorpreso: non assomiglia per niente a un Buddha - una grande pancia, talmente grande, che non riesci nemmeno a vedere il petto, come se Buddha fosse incinto, tutto pancia. Il motivo per cui è successo questo cambiamento è che in
India, quando viveva Buddha, egli stesso osservava il respiro nel naso, quindi la pancia non era per niente importante. Ma quando la Vipassana si spostò dall'India in Tibet, in Cina, in Corea, in Birmania, in Giappone, lentamente le persone si
accorsero che è più facile osservare la pancia che non il naso. E allora le statue di Buddha incominciarono a essere diverse, con pance più grandi.

Puoi osservare la pancia o il naso, quello che ti sembra più giusto per te, o quello che ti sembra più facile. Che sia più facile è il punto. E solo osservando il respiro, succedono miracoli.

La meditazione non è difficile, è semplice. Proprio perchè è semplice ti sembra difficile. Ti piacerebbe fare molte cose, e non c'è niente da fare; questo è il problema. E' un grande problema, perchè ci è stato insegnato che dobbiamo fare molte cose.
Chiediamo che cosa dobbiamo fare, e meditazione significa uno stato di non-fare: non devi fare niente, devi fermare ogni fare. Devi essere in uno stato di totale inazione. Anche pensare è in un certo senso fare - lascia andare anche quello. Avere sensazioni è in un certo senso fare - lascia andare anche quello. Fare, pensare, avere sensazioni - se tutto viene lasciato cadere, tu semplicemente esisti. Questo è essere. Ed essere è meditazione. E' molto semplice.

Nel grembo di tua madre eri in questo spazio. In Vipassana entrerai di nuovo nello stesso spazio. E ti ricorderai, avrai un deja-vu. Quando entri in Vipassana profondo, resterai sorpreso: lo conosci, lo conoscevi già da prima. Lo riconoscerai immediatamente perchè per nove mesi nel grembo di tua madre sei stato in quello stesso spazio,di non fare, solo essere.

Mi chiedi: "Pensavo che la meditazione fosse una cosa semplice, ma vedendo le persone praticare la Vipassana sto perdendo ogni speranza di diventare un buon meditatore".

Non pensare mai alla meditazione in termini di successo

Perchè questo significa portare in essa la mente conquistatrice, la mente egoista. Allora la meditazione diventa un gioco del tuo ego. Non pensare in termini di successo o fallimento. Questi termini non sono applicabili al mondo della meditazione. Dimentica tutto ciò. Questi sono termini della mente; sono comparativi. E questo è il problema: probabilmente hai osservato gli altri aver avuto successo, aver raggiunto, essere in estasi, e ti sei sentito molto giù. Ti sarai sentito stupido, seduto a guardare il tuo respiro, a osservare il tuo respiro. Ti sarai sentito molto stupido e non è successo niente. Non succede niente perchè ti aspetti troppo che qualcosa succeda.

E all'inizio, ogni nuovo processo sembra difficile. Uno deve abituarsi al suo sapore.

Il marito di una signora era un ubriacone, e lei non aveva mai assaggiato l'alcool in tutta la sua vita.
"Ehi tu, ubriacone, dammi quella bottiglia. Voglio provare la cosa che ti ha reso il buono a nulla che sei".
Afferrando la bottiglia di whiskey a buon mercato, ne prese un grande sorso. "Aargh....glompf...breecch...fuy...brrrit...ptui!" ansimò "Questo è il liquido più schifoso che ho mai avuto la sfortuna di lasciar passare nelle mie labbra. E'
terribile!"
"Vedi?" risponde il vecchio marito. "E in tutti questi anni hai creduto che io mi stessi divertendo".

Aspetta solo un pochino, Paul. Solo un po' di pazienza. All'inizio tutto sembra difficile, anche la cosa più semplice. E non avere fretta.

Questo è uno dei problemi della mente occidentale - la fretta. Le persone vogliono tutto immediatamente. Pensano in termini di caffè istantaneo, meditazione istantanea, illuminazione istantanea.

Un cittadino ereditò una fattoria piena di mucche, ed essendo un furbacchione, decise di incrementare la sua mandria. Pertanto, importò tre tra i più bei tori della zona e li chiuse per la notte nella stalla con le mucche. La mattina seguente
chiamò il padrone dei tori per lamentarsi. L'allevatore si mise a ridere. "Che cosa ti aspettavi?" chiese "Pensavi di trovare dei vitelli il giorno dopo?" "Forse no," replicò il cittadino "Ma sicuramente mi aspettavo di vedere un po' di sorriso
sulle facce di queste mucche!"

No,neanche questo succederà presto. Sedendoti per un giorno in Vipassana, non ne uscirai sorridendo. Ne uscirai completamente stanco - stanco perchè ti è stato detto di non fare niente, stanco perchè non sei mai stato in una situazione così
stupida prima d'ora. Non fare niente? Tu sei uno che fa! Se avessi tagliato legna tutto il giorno, non saresti stato così stanco. Ma seduto in silenzio, senza fare nulla, solo osservando il tuo stupido respiro che entra e che esce.... molte volte sorge l'idea: "Che cosa sto facendo qui?" E il tempo sembrerà molto, molto lungo, perchè il tempo è relativo. Il tempo diventerà lunghissimo. Un giorno ti sembrerà come se fossero passati anni e anni - "E che cosa è successo? Oggi il sole
non tramonta? Quando finirà?"

Se hai fretta, se sei impaziente, non conoscerai mai il sapore della meditazione.

Il sapore della meditazione ha bisogno di tanta pazienza, infinita pazienza.

La meditazione è semplice, ma tu sei diventato così complicato, che rilassarti richiederà tempo. Non è la meditazione che richiede tempo - lascia che te lo ricordi ancora - è la tua mente complicata. Deve essere riportata al riposo, ad uno stato di
rilassamento. Questo richiede tempo.

E non pensare in termini di successo e fallimento. Divertiti! Non essere troppo orientato ad un fine. Divertiti nel puro silenzio osservando il respiro che entra e che esce, e presto avrai una bellezza, una nuova esperienza di bellezza e beatitudine. Presto vedrai che non occorre andare da nessuna parte per essere in beatitudine. Si può essere seduti in silenzio, da soli, ed essere in beatitudine. Non c'è bisogno d'altro, basta la pulsazione della vita. Se puoi
pulsare con lei, diventa una profonda danza interiore.

La meditazione è la danza della tua energia, e il respiro è la chiave.

Osho: The Guest, Capitolo 15


Fonte: http://www.lameditazionecomevia.it/oshomed.htm

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